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Friday, May 07, 2021 ..:: Audionet Humboldt - L'Alieno ::..   Login
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 Amplificatore Integrato Stereo Audionet Humboldt - L'Alieno Minimize




INTRO

È sempre un grande piacere rendere visita ad Angelo Jasparro, uno dei pochissimi appassionati di audio con cui il mio rapporto di amicizia non si è dissolto nel tempo. A dire il vero, non sono andato a trovarlo tante volte, ma ognuna ha lasciato il segno. Gli ingredienti dei nostri pomeriggi audiofili sono sempre stati pochi ma irrinunciabili, quelli giusti per rendere veramente memorabile una seduta d'ascolto. Si possono ridurre a due soli: un impianto audio in continua evoluzione, formato da oggetti eccellenti e ben armonizzati tra loro, insieme a un grande amore per la bella musica. Forse è una consuetudine che non trova larga condivisione tra gli audiofili, ma a casa sua si ascolta sempre della musica importante, quella che il musicologo Quirino Principe definisce "forte", e non i soliti due o tre dischetti dimostrativi da audioshow. Questa volta però l'occasione è stata più che ghiotta, si prospettava infatti la conoscenza di un qualcosa destinato a interrompere quello che in Hi Fi può essere considerato una sorta di circolo vizioso. Parlo dell'eterna insoddisfazione dell'audiofilo, la sua tendenza alla continua rotazione di apparecchiature in vista di un Nirvana che puntualmente s'illude di aver raggiunto, salvo poi ricredersi qualche tempo dopo, una volta smaltito l'effetto novità del cambiamento. Così, quando ho letto su Facebook che Angelo si apprestava a recensire l'Audionet Humboldt, macchina semplicemente stratosferica, la voglia di ascoltarla si è affacciata con prepotenza, anche se non gli ho avanzato alcuna richiesta in tal senso. Mi sarei rammaricato nel ricevere un eventuale diniego, pur se ammorbidito da quella delicatezza che si usa quando non si vuole ferire un amico. Me ne sono stato tranquillo con il mio desiderio nascosto in tasca, senza manifestarlo a nessuno ma con la speranza che si potesse avverare. Immaginate allora la mia contentezza quando, una bella sera, ho letto sul mio Smartphone il messaggio WhatsApp di Angelo dove lui m'invitava nella sua sala da musica per una sessione di ascolti. Appena un giorno dopo ero lì da lui, armato della mia nuova fotocamera Panasonic Lumix DC-FZ1000II e pronto a scoprire questa meraviglia tedesca dell'alta fedeltà.


AMPLIFICATORE INTEGRATO STEREO AUDIONET HUMBOLDT




Specifiche Tecniche

Tipo: Amplificatore stereo integrato analogico
Potenza d'uscita: 2 x 320 Watt su carico di 8 Ohm - 2 x 460 Watt su 4 Ohm
Risposta in frequenza: 0 - 700.000 Hz (-3 dB) in DC / 0,3 - 700.000 Hz (-3 dB) AC
THD+N: <-100 dB a 1 kHz
SNR: > 120 dB (Pesato A)
Separazione dei canali: >140 dB - 20-20.000 Hz
Impedenza d'ingresso: RCA (Line): 50 kOhm - Bilanciata (XLR): 35 kOhm
Tensione di alimentazione: 220--->240 Volt o 110--->120 V - 50--->60 Hz
Consumo di corrente: < 0,5 Watt in Stand By - Massimo 1800 Watt
Ingressi: 3 RCA Linea in Rodio (Furutech) - 2 XLR bilanciati placcati oro (Neutrik) - 1 porta seriale D Sub 9 (per solo controllo) - 1 porta SMA per WLAN (per solo controllo)
Uscite: 1 RCA Linea in Rodio (Furutech) - 1 XLR bilanciata placcata oro (Neutrik) - 2 Audionet Link (ottica) - 1 placcata oro per la connessione addizionale di terra.
Dimensioni: Larghezza 450 mm - Altezza 320 mm - Profondità 505 mm
Peso: 61 kg
Finiture/Colori: Corpo in Alluminio da 9 mm, Silver o Black.
Display: TFT a colore chiaro o scuro.



Ho davanti a me quest'imponente oggetto, 61 kg di pura tecnologia, che credo rimarrà per molto tempo materia onirica per tantissimi audiofili, un amplificatore integrato che già il solo vederlo suscita forti sensazioni. Occorrono buone braccia per sollevarlo. L'estetica è tesa all'eliminazione di qualsiasi fronzolo, si rivela sostanziale, quanto mai lontana da quell'Hi Fi che Daniel Caimi definì tutta "maniglioni e lucine". Corrispondente soprattutto alla sua personalità, senza discrasia tra l'apparire e l'essere. Unica deroga alla monoliticità è la conformazione a onde del pannello superiore, che sicuramente una qualche ragione tecnica l'avrà. Si tratta di un corpo "giunonico", fatto da pannelli flottanti la cui risonanza è controllata da cuscinetti su un telaio in alluminio, in grado di assicurare una resistenza ottimale contro gli effetti microfonici e la stabilità della temperatura. La sua configurazione tecnico/progettuale palesa la volontà di raggiungere il massimo possibile delle prestazioni, obiettivo confermato da misure di elevatissimo livello. Sulla potenza non ci sono discussioni, con 320 Watt su 8 Ohm e 460 Watt su 4 Ohm non esiste sistema al mondo che in ambiente non possa essere autorevolmente pilotato dall'Humboldt. Ma a colpire ancor di più è l'elevatissima banda passante di 0 - 700.000 Hz (-3 dB) in DC e 0,3 - 700.000 Hz (-3 dB) in AC, insieme al livello della distorsione armonica totale, ben -100 dB a 1000 Hz, che in percentuale significa lo 0,001%, valore degno di un'ottima scheda audio, come la mia Focusrite Clarett 2 Pre USB, ed estremamente difficile da raggiungere in un amplificatore.



Di pari rango il rapporto segnale-rumore (>120 dB) e assoluta la separazione dei canali (>140 dB), dovuta alla configurazione Doppio Mono di tutti i circuiti e dell'alimentazione (ben quattro gli alimentatori per le correnti positiva e negativa, separati per stadio d'ingresso, driver e stadio di potenza). Il resto sta tutto in una serie di sofisticate soluzioni tecnologiche, come il layout circuitale magneticamente e capacitivamente ottimizzato, con l'assenza di materiali ferromagnetici. Purtroppo non è stata possibile un'ispezione visiva dell'interno, ma sappiamo che i due trasformatori toroidali da 100 VA e i due da 850 VA, tutti in acciaio inossidabile, non solo sono incapsulati e disaccoppiati ma anche montati e assemblati tramite robusti bulloni. Mi è concesso soltanto sbirciare l'interno da una fessura, creata tra il top e i pannelli laterali, quanto basta per vedere la luce rossastra degli optoaccoppiatori che rendono possibile la perfetta separazione galvanica di tutti i circuiti analogici. Non è per caso se quest'integrato esibisce un'incredibile silenziosità di base, con un tappeto di rumore a livelli infimi, e non è nemmeno una sorpresa se la sua dinamica è da primato, grazie anche ai condensatori di potenza a bassa impedenza che arrivano a una capacità di 312.000 µF, mentre 400.000 µF è l'impressionante capacità complessiva di filtro dell'alimentazione. I quattro grossi woofer da 38 cm delle JBL 4350B di Angelo hanno ringraziato... Ma com'è il vestito di questo capolavoro partorito dalla geniale mente di Hartmut Esslinger?



Cominciamo dagli ingressi RCA rodiati (anche i fusibili sono fatti di questo materiale) e il connettore di alimentazione Furutech, dall'aspetto di sostanza, raffinato e insieme robusto, per proseguire con il grande controllo di volume su doppio asse con cuscinetti a sfera dall'azionamento magnetico e rilevamento ottico. L'Audionet Humboldt implementa un controllo a microprocessore con monitor di alimentazione separato e controllo di tutte le funzioni, che il fortunato utente può visualizzare sul display ad alta risoluzione, come su questo può vedere i nomi, da lui definibili, per ogni ingresso. Individualmente regolabile è il loro livello, così non capiterà di sobbalzare sulla poltrona nel passare dal giradischi al lettore CD, per esempio, fugando anche il rischio di far passare a miglior vita qualche altoparlante, vista anche la significativa potenza in gioco. Accontentato è pure chi volesse utilizzare l'Audionet in qualità di preamplificatore: le uscite RCA e XLR consentono il collegamento di un amplificatore finale di potenza esterno.




L'ALIENO
L'ASCOLTO


L'IMPIANTO



Giradischi Basis 2001 con braccio Graham 2.2 e testina Lyra Kleos
Preamplificatore Phono Einstein "The Turntable's Choice" bilanciato
Lettore CD/SACD Yamaha CD-S3000
Diffusori JBL 4350B
Cablaggio. Segnale: MIT Oracle MA-X Proline, MIT Shotgun S2 RCA, Transparent Super XLR, Transparent Super RCA - Phono: Cammino PH B 2.2 Ref XLR - Potenza: MIT Magnum MA, Vovox Initio - Alimentazione: MIT Shotgun AC 1, Black Noise Pearl e altri auto-costruiti, Distributore di rete Lector Edison 230/8
Filtro di rete Black Noise 2500.


BRANI ASCOLTATI

Jethro Tull - Stand Up (Warner Music - CD)
A New Day Yesterday - Jeffrey Goes to Leicester Square - Bourée - Back to the Family - Look into the Sun - Nothing is Easy - Fat Man - We Used to Know - Reasons for Waiting - For a Thousand Mothers.

Arvo Pärt - Miserere - Festina Lente - Sarah was ninety Years old - The Hilliard Ensemble - Orchester Der Beethovenhalle Bonn (ECM Records - Vinile)
Miserere - Sarah was ninety Years old

Arvo Pärt - Fratres - Festina lente - Summa - Cantus in memory of Benjamin Britten - Hungarian State Opera Orchestra - Direttore: Tamás Benedek (Naxos - CD)
Cantus in memory of Benjamin Britten

Janáček - Orchestral Works Vol. 2.
James Ehnes, violin - Bergen Philharmonic Orchestra - Edward Gardner (Chandos - Super Audio CD)

Taras Bulba: The Prophecy And The Death Of Taras Bulba

Janáček - Sinfonietta - Taras Bulba - Czech Philharmonic Orchestra - Conductor Karel Ančerl (Supraphon - LP)
Sinfonietta: Allegretto - Allegro - Maestoso / Andante - Allegretto - Maestoso - Tempo I - Allegretto / Moderato - Con moto - Prestissimo - Tempo I - Moderato / Allegretto - Adagio - Presto - Andante - Presto - Prestissimo

Ludovico Einaudi - Live (CD)
Lady Labyrinth

Pat Metheny - What's It All About (Nonesuch Records - CD)
The Sound of Silence - Pipeline

Burmester Art For The Ear II (Not On Label - CD)
Anne Sofie von Otter & Musica Antiqua Köln. G.F. Händel "Mariengesänge"
J.S. Bach: Passacaglia in do minore BWV 582 - Gerhard Oppelt - Lindenkirche Berlin

Mendelssohn - Complete Organ Music - Guido Piovani (Brilliant Classics - CD)
Prelude in D Minor MWV W2

Manu Katché - Manu Katché (ECM - CD)
Loose

Genesis - Seconds Out (Charisma - LP)
The Cinema Show

Cecilia Chailly - Istanti (Vidol - CD)
Aurora

Ludovico Einaudi - Undiscovered (Universal Classic CD)
Nuvole Bianche con Alessia Tondo

Misa Criolla - Mercedes Sosa (Universal CD)
Kyrie (Vidala-Baguala)



Forse non lo troverete molto elegante, ma credo sia vantaggioso citare la Treccani per far comprendere a chi legge perché io abbia scelto il termine di "alieno", ritenendolo adatto a riassumere le sensazioni provate ascoltando l'Audionet Humboldt. "Alièno: aggettivo e sostantivo maschile (femminile -a) [dal latino alienus «altrui»]. – 1. aggettivo. Di altri, che appartiene ad altri. Quindi anche (non comune), diverso, estraneo. Che rifugge da qualche cosa, contrario, avverso. Nel linguaggio fantascientifico, per lo più al plurale, gli abitanti di un altro pianeta, di un altro sistema, di un’altra galassia; in senso figurato, chi è diverso rispetto a un ambiente, a un contesto sociale e simili". In realtà, la paternità del vocabolo è di Angelo, questo per onestà devo dirlo. Mi accingo quindi a sentire un impianto dotato di un motore fenomenale, sul quale fior di stampa ha emesso i più encomiastici giudizi. Michael Lang di Stereo+ ha detto: "È stata un'esperienza scioccante vedere come l'Humboldt divorava i suoi avversari senza sforzo", la rivista SoundRebels si è spinta ad affermare: "L'Humboldt va trattato in termini assoluti come una sorta di punto di riferimento obbligato per tutti coloro che, alla ricerca del proprio sogno e di un riferimento senza compromessi, hanno deciso, per ragioni più o meno ovvie, di optare per una soluzione integrata." La cronaca della mia avventura audiofila inizia sottovoce, con le tracce del CD Stand Up che scorrono in sottofondo mentre io e Angelo parliamo del più e del meno, lanciandoci anche nel campo del gossip. Perché no? Partiamo bene poiché non occorre farsi sfondare i timpani per cogliere sin da subito le qualità di quest'integrato tedesco.



Nel corso della mattinata verrà il momento di apprezzare le sue elevatissime possibilità dinamiche, espresse sempre con naturalezza, assenza di forzature e con una fatica d'ascolto ridotta ai minimi termini anche portando il volume su livelli poco "condominiali". Non sfruttiamo all'inizio la ragguardevole potenza disponibile, sembra che io dica una banalità, per amplificare il messaggio sonoro, poiché sono sufficienti pochissimi Watt per infondere al suono un realismo che appare insuperabile. Per'altro, non credo di affermare nulla di azzardato nel ritenere l'artiglieria pesante dell'Humboldt come "ininfluente" sul risultato sonico, nel senso che il progredire del wattaggio aumenta certamente la forza di ciò che ascoltiamo, ma senza minimamente cambiarne i lineamenti. Tutto rimane immutato e non si riceve, girando la manetta, nessuna aggiunta o sottrazione alle specificità del messaggio originario, che rimane pulitissimo, mai sottoposto a indurimenti o "gonflage", a patto che i diffusori non siano loro per primi ad alzare bandiera bianca. È un comportamento che si distacca sensibilmente da quello dei "normali" amplificatori. Detto in altro modo, il dettaglio fine, che è udibile anche a livelli molto bassi di pressione sonora, rimane intonso, come tutti gli altri parametri d'ascolto, al variare del volume; unico effetto dell'incremento di dB è l'avanzare di una rappresentazione che man mano diventa più maestosa e fisica. L'estrema asciuttezza dell'immagine sonora è una delle cose che più mi hanno impressionato, vale a dire la capacità di far trasparire il messaggio musicale così com'è, quasi in presa diretta con la sorgente. Si tratta di un'essenzialità che non è assolutamente da considerare un "minus", un impoverimento, ma, al contrario, come quella virtù che permette di far risaltare in ogni occasione e con estrema chiarezza la nervatura del suono, mettendone allo scoperto i tendini e i muscoli.



È una prerogativa che ha riscontro nell'assoluta assenza di colorazioni, caratterizzazioni o artificialità "elettroniche" di sorta. L'Audionet Humboldt non suona come un valvolare né come uno stato solido, queste sono categorie che grazie alla sua classe e rigore si lascia dietro per consegnarci un suono quintessenziale, ricchissimo di quei particolari che altre elettroniche tendono invece a perdere per strada. Bandita insomma ogni approssimazione. Fatto sta che non ho mai sentito le JBL di Angelo suonare così bene, il nostro integrato riesce ad asciugare anche quelle esuberanze tipiche dei driver a compressione, come il tweeter e super-tweeter delle 4350B, che tendono a vitaminizzare ogni registrazione, e non solo dinamicamente. L'Humboldt dona una vivezza alla riproduzione pressoché sconosciuta agli altri sistemi che ho ascoltato, controlla perfettamente le membrane di tutti gli altoparlanti, pure quelle impegnative dei due grossi woofer da 38 cm e il medio da 30 cm. Ascoltiamo per intero lo splendido album Stand Up di una formazione mito, i Jethro Tull, che ha accompagnato il tempo della nostra giovinezza e che qui risalta in tutto il suo splendore. Una curiosità: il brano We Used to Know è molto simile nella progressione armonica a Hotel California degli Eagles. Lo stesso Ian Anderson ne parlò, dimostrando una non comune generosità, non come di un plagio (anche se gli estremi per farlo c'erano), quanto di tributo degli Eagles nei confronti della sua band. Le due formazioni ebbero modo di collaborare in un tour del 1972.



Di entusiasmante presenza le percussioni all'inizio di Fat Man (e qui il volume è andato un po' su), corpose e veloci allo stesso tempo, con uno sbalzo micro e macro-dinamico di primissimo livello. Angelo m'invita a ruotare la manopola dell'Encoder; già il solo maneggiarla dà una misura del livello di precisione scientifica raggiunta in questa fantastica macchina da musica, gli scatti sono morbidissimi, estremamente calibrati. Le suggestioni mistiche di Arvo Pärt nel Miserere e in Sarah was ninety Years old acquistano magniloquenza e inusitata profondità scenica. Il sacro di stampo minimalista prende vita in un'atmosfera dove la tensione è palpabile, un senso di nuda trascendenza c'investe con grande purezza. Il suono della campana tubolare e del Tam-tam sono di un realismo impressionante, sembrano provenire da un mondo lontano, dalla strada, dal cielo, da ovunque non sia l'impianto. In Cantus in memory of Benjamin Britten sentiamo le campane tubolari materializzarsi da astrali lontananze. Il suono è svincolato dall'ambiente in cui stiamo, sembra provenire da un luogo-non luogo completamente sganciato dal nostro. Una magnifica sensazione di libertà mi coglie, posso viaggiare libero da qualsiasi costrizione, anche spaziale. Lo scenario si amplia verso una maggiormente magmatica densità strumentale, il palcoscenico da rarefatto si fa assolutamente grandioso, cosmico direi, con delle forti venature di nostalgia e rimpianto. A svegliarci dall'incanto sonoro, a un certo punto arrivano due amici decisi a partecipare all'ascolto, uno di loro viene con un bel po' di CD da dare in pasto all'impianto, aprendo quasi una sessione di ascolti collaterale.



Viene la volta di Leos Janáček con i suoi intensi colori inconfondibilmente cechi, con gli incontenibili empiti orchestrali della rapsodia per orchestra Taras Bulba. Sulla catena di Angelo, dove l'alieno aleggia, il maestoso finale The Prophecy And The Death Of Taras Bulba risplende in tutta la sua potenza sinfonica. Non sono molti gli impianti che possano realmente esaltare una tale musica e qui ne ho di fronte uno che riesce in pieno a restituirmi le più sottili nuance come le più esplosive apoteosi. Ho come un flash, all'improvviso... Non è mio desiderio impantanarmi nella sinfonica in questa mattinata di ascolti, di musica che urge alle porte ce n'è davvero tanta, ma vengo colto dalla voglia di ascoltare il Finale: Adagio - Allegro moderato della Sinfonia N. 5 di Anton Bruckner, giusto per disseppellire le emozioni che provai (avevo quindici o sedici anni), la prima volta che a una mostra barese ascoltai le 4350. Riproducevano il movimento conclusivo della nona di Bruckner a volume sostenuto, ricordo che rimasi talmente impressionato dalla loro performance da non riuscire ad alzarmi dalla sedia per qualche minuto. Angelo conosce la mia predilezione per la Sinfonietta di Janáček, ma vuole farmela gustare in analogico, anche perché nell'Orchestral Works Vol. 2 della Chandos non c'è, essendo presente nel Vol. 1. Dalla sua nutrita discoteca estrae allora un vinile di eccezionale qualità artistica, un Supraphon del 1962. In questo, non si ammira tanto la pur onesta qualità della registrazione (un po' dura la gamma media) quanto la superba interpretazione della Czech Philharmonic Orchestra diretta dal grande Karel Ančerl.



Perfezionismo tecnico orchestrale e assoluta pertinenza stilistica sono i due elementi che fanno grande questo disco. Il nostro integrato assume pieno dominio delle JBL, sento dai quattro grossi woofer da 15" venir fuori delle basse frequenze che così estese, controllate e vigorose non le avevo mai sentite, a dimostrazione che l'amplificazione è un elemento che non va assolutamente sottovalutato nell'ambito di una catena. C'è chi si diverte a dare degli ordini d'importanza ai singoli anelli; è un esercizio che non mi ha mai convinto né divertito più di tanto. È sotto le nostre orecchie il fatto che questi colossi dell'elettroacustica sono in grado di sfoderare le loro grandi qualità solo se opportunamente pilotati. Inutile dire che il subwoofer Velodyne SPL-1200 è stato messo in "tacet". Ascoltiamo Lady Labyrinth, un brano di Ludovico Einaudi estratto da un "live", l'alchimia sonora trae alimento ancora una volta da un'esaustività armonica, una vivezza dinamica e un'accuratezza da primato nel consegnarci l'onda sinusoidale complessa. Il brano ha un carattere garbato ma allo stesso tempo incisivo, riempie ogni spazio della stanza, effonde con autorevole sicurezza ma senza aggressività. La prepotenza scorbutica non è nel DNA dell'Humboldt, ma bensì una naturalezza sovrana, intesa come assoluta assenza di artefatti o retrogusti "elettronici". E il rigore, un rigore davvero smisurato. L'onda calda che ci pervade si prolunga con l'ammaliante album What's it all about di Pat Metheny, pubblicato nel 2011, una bellissima raccolta di brani composti da altri artisti ed eseguiti in solitaria dal chitarrista con tre diversi strumenti, una chitarra baritona (che aveva già utilizzato nel disco One Quiet Night), una a 42 corde in The Sound of Silence, una a 6 corde in Pipeline e un'altra con corde di Nylon nel brano And I Love Her.



Il suono che viene fuori dalle JBL è terso come una giornata primaverile di sole, fulmineo nei transienti, meno affetto da quel "gigantismo" che ogni tanto fa capolino in questi gloriosi diffusori, probabilmente mitigato dalla grande asciuttezza sonica dell'Humboldt. È venuto il momento di ascoltare qualche voce, la prendiamo dal CD dimostrativo Burmester Art For The Ear Vol. II, uno di quelli che spopolano nelle mostre audio, con la stupenda Anne Sofie von Otter nel "Mariengesänge" di Händel. Le voci femminili della von Otter, Alessia Tondo e Mercedes Sosa risaltano in ogni loro più piccola inflessione. L'abilità dell'Audionet nel padroneggiare quel tappeto fine di dettagli che prende corpo a basso livello, con la resa mai mutilata o impoverita di questi, si trasforma in una sensazione di esaltante realismo. Non vuole colpire, in maniera ostentata, ma consentire agli stessi strumenti e voci di sprigionare tutta la loro peculiare personalità. Sempre dal CD Burmester, traccia 7, veniamo spettinati dai profondi bassi di pedale dell'organo appartenente alla Lindenkirche di Berlino, con Gerhard Oppelt alle prese con una Passacaglia in do minore BWV 582 di J.S. Bach particolarmente drammatica. È un discorso quello della resa dell'organo che va assolutamente approfondito, lo facciamo approfittando dell'arte di Guido Piovani in Mendelssohn - Complete Organ Music. Per essere potente l'Humboldt è potente, molto, ma privo di quella gravezza che talvolta le amplificazioni dotate di tanta corrente hanno.



Ha insieme forza e agilità, velocissimo sui transienti, anche in bassa frequenza; ha solo bisogno di un'elettroacustica che possa stargli dietro. Il doppio ascolto (Vinile originale e rimasterizzato dagli Abbey Road Studios nel 2021), condotto su un capolavoro come Seconds Out dei Genesis, ci dà modo di verificare la loro differenza, che emerge in pieno poiché il confronto è fatto su un impianto altamente rivelatore come questo, in questo caso davvero giudice inflessibile. Il CD di Manu Katché s'impone con assoluta naturalezza; a parte l'impatto dinamico delle pelli, nulla si perde del complesso e articolato disegno ritmico, i rulli in piano sono una delizia di microdinamica finemente intarsiata. Possiamo ascoltare ogni minima sottigliezza, non solo di dettaglio, ma anche di conformazione armonica e accuratezza spaziale. Sono ambiti in cui l'Audionet eccelle. In realtà, questo non presta il fianco ad alcuna critica in nessuno dei parametri riproduttivi: i tecnici del marchio tedesco hanno fatto di tutto affinché questo sia inattaccabile e si affermi come una vera cartina al tornasole della qualità di una registrazione e, soprattutto, delle intenzioni che in essa il sound engineer ha manifestato. Una rivelazione così puntuale delle relazioni spaziali di strumenti e voci all'interno del palcoscenico non l'avevo mai sentita. Sono convinto che in un ideale iperuranio dell'alta fedeltà, un mondo dove possiamo riconoscere le idee immutabili e perfette con le quali ogni progettista deve fare i conti, questo Audionet Humboldt abbia pieno diritto di cittadinanza.



Si tratta di un oggetto impressionante in tutto, nel sapersi liberare non solo da restrizioni dinamiche o di banda, ma anche e soprattutto da quei fattori inquinanti che mascherano la realtà del segnale che proviene dalla sorgente: colorazioni, caratterizzazioni di ogni specie e approssimazioni non rientrano nel suo vocabolario. In tal senso, siamo al cospetto di un'amplificazione totalmente "sfacciata", senza veli e massimamente trasparente, con un incredibile grado di aderenza al messaggio musicale. Il prezzo, di circa 46.000 euro, può sembrare un'enormità, ma è quello che si deve pagare per possedere una macchina in qualche modo rivoluzionaria, che sicuramente apre una nuova strada nel campo delle amplificazioni senza compromessi. Mi scuserà l'amico Angelo Jasparro se ho pretenziosamente travestito questa mia prova d'ascolto da recensione; quella vera è la sua, il mio è solo il passaggio di un viandante che avuto la fortuna di transitare attraverso una nuova dimensione. Dove c'è vera amicizia non ci può essere antagonismo, ma solo la gioia di aver condiviso e apprezzato una macchina che avvicina in modo impressionante alla verità della musica.




Alfredo Di Pietro

Febbraio 2021


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