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 Carot One Gildolo Riduci



INTRO



La Carot One è sempre più indaffarata ad ampliare la sua gamma di prodotti per gli estimatori della Micro Hi Fi. Occupare uno spazio ridotto in molti casi può essere un vantaggio, soprattutto per coloro che devono sonorizzare piccoli ambienti e magari possiedono elettroacustiche dalla buona sensibilità. Per l'audiofilo non legato visceralmente a un'alta fedeltà luculliana in fondo l'importante è che tali apparecchi non prestino il fianco a critiche per le loro prestazioni. Ma si può stare tranquilli, questa branca dell'Hi Fi non è stata trascurata dall'evoluzione tecnologica, anzi si può tranquillamente affermare che ne è figlia. La spinta miniaturizzazione cui sono giunte le realizzazioni più recenti ha consentito di non sacrificare di un pelo la qualità del suono, me ne sono reso conto testando di recente l'ultima piccola meraviglia della M2Tech, l'hiFace DAC 384/32

La vocazione della Carot One per un'oggettistica dalle dimensioni minimali (ma dalla buona cura estetico-costruttiva) è stata evidente sin dall'esordio con l'Ernestolo, un pre valvolare/ampli per cuffia più finale in classe "T" dall'aspetto molto originale: una brillante livrea color arancio metallescente che è poi diventata distintiva del brand. Al suo interno ospitava il mitico chip Tripath TA2024, un IC di scarsa potenza ma dalle formidabili qualità sonore ancora oggi in grado d’innescare furiose polemiche nei forum tra sostenitori e detrattori. Sono ormai trascorsi otto anni dalla famosa recensione del T-Amp di Lucio Cadeddu, abbastanza credo per poter tirare delle somme sul "sovvertimento etico" che ha provocato nel mercato dell'Hi Fi. Non si tratta solo di dare a Cesare quel che è di Cesare, cioè tributare un applauso alla sua straordinaria personalità, ma di riconoscere l'opportunità data a milioni di appassionati in tutto il mondo che, pur costretti a barcamenarsi tra le particolari indicazioni d'uso, con una spesa molto contenuta hanno potuto finalmente ascoltare ad alto livello, ripescare dalle registrazioni (sorgenti e diffusori permettendo) sfumature che probabilmente non avevano mai sentito prima.

Il continuo fiorire di prodotti del più disparato valore basati sul TA2024 testimonia, direi quasi certifica, come ancora oggi questo chip sia uno scrigno non ancora completamente dischiuso. Non sarebbe intellettualmente onesto affermare che tale exploit sia unicamente dovuto ai soliti furbetti che, lusingati da facili guadagni, hanno visto nel fenomeno T-Amp il classico specchietto per le allodole. Accanto a improbabili schedine da pochi euro ci sono realizzazioni pregevoli, portate a termine da progettisti che nel suono del TA2024 ci credono davvero e si sforzano di tirare fuori il massimo da lui. Anche la Carot One non è rimasta insensibile al suo fascino, tanto da volersi lanciare nell'agone alla sua maniera, cioè mettendo sul mercato prodotti che fanno leva sul glamour estetico e collaudati schemi circuitali. Ma che senso ha replicare un prodotto che già c'era, l'Ernestolo appunto, puntando su un clone? La risposta credo stia tutta nella diversità della sezione di preamplificazione, valvolare nel primo e a stato solido nel Gildolo, un particolare non irrilevante che ne diversifica in maniera sensibile il suono apportando vantaggi e svantaggi, come vedremo oltre.

Dalla mia prova dell'Ernestolo (Agosto 2010) di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e oggi il catalogo Carot One appare in grado di soddisfare ogni esigenza riproduttiva. A ben vedere è il solo settore delle meccaniche a non essere rappresentato (CD e giradischi analogico) in quanto le elettroniche ci sono tutte. Al capostipite Ernestolo sono seguiti il Fabriziolo, preamplificatore a valvole/amplificatore per cuffia mentre più di recente sono nati il preamplificatore phono MM/MC Augustolo, il Gildolo, amplificatore integrato con le sezioni pre e finale completamente separate, protagonista della nostra prova, le cuffie "in ear" Titta, il Digital-to-Analog-Converter 24 bit/96 kHz Pacolo. La gamma si completa con l'Ernestolone, ultimo nato e fratello maggiore dell'Ernestolo, un pre più finale che ne riprende la filosofia ergonomico/costruttiva ma si arricchisce di un DAC 24 bit/ 96 kHz. Ecco, ora i nani Carot One sono precisamente sette, come nella notissima fiaba dei fratelli Grimm :-)


IL GILDOLO SULLA RIBALTA

SPECIFICHE TECNICHE DICHIARATE DEL FINALE DI POTENZA

IC Tripath TA2024B
Potenza d'uscita: 2x6 watt su 8 ohm - 2x15 watt su 4 ohm (RMS)
Signal-to-Noise Ratio (SNR): 98 dB
Range Dinamico: 98 dB
Distorsione IHF IM: 0,10% a 1 watt 4 ohm
THD+Noise: 0,03% a 9 watt su 4 ohm - 0,1% a 11 watt su 4 ohm - 0,1% a 6 watt su 8 ohm - (Alta potenza) 10% a 15 watt su 4 ohm - 10% a 10 watt su 4 ohm
Efficienza: 81% a 15 watt su 4 ohm - 90% a 10 watt su 8 ohm
Ingressi: Linea Minijack stereo 3,5 mm (Line in) - DC Power Jack supply socket: 5,5 mm/2,1 mm (Power In)
Uscite: Connettori a banana multifunzione per i diffusori
Indicatore di messa in tensione (Blue LED)
Alimentatore: DC 12 V - 13.2 V (Max)


SPECIFICHE TECNICHE DICHIARATE DELL’AMPLIFICATORE PER CUFFIA

Signal-to-Noise Ratio (SNR): 92 dB
Potenza d'uscita: 3.0 watt per canale su 33 ohm
Risposta in frequenza: 15 Hz - 100 kHz (-1 db)
Impedenza d'ingresso: 10 kohm
Ingresso: RCA (Left/Right) (3 Vpp Max)


SPECIFICHE TECNICHE DICHIARATE DEL PREAMPLIFICATORE

Impedenza d'ingresso: 10 Kohm (sbilanciata)
Livello massimo d'ingresso: +18 dBV
Risposta in frequenza: 25 Hz – 150 kHz (+/- 3 dB)
Potenza d'uscita: 450 mW THD+N: 0,1% su 16 ohm - 108 mW/ THD+N: 0,1% su 300 ohm
Guadagno massimo: 20 dB/canale
Ingressi: Linea Minijack stereo 3,5 mm (pannello anteriore) - Linea RCA (pannello posteriore) - DC Power Jack supply socket: 5,5 mm/2,1 mm (Power In)
Uscite: Cuffia Minijack stereo 3,5 mm - Linea (Line Out)
Switch knob audio and power switch
Alimentatore: DC 12 V - 13 V (Max)


Alimentatore AC
AC Input: 100V - 240V / 50-60Hz
DC Output: 12V 5A (60W)
Ripple & Noise: <= 25 mV
Over-load Protection: 105% - 150%
Over-voltage Protection: 115% - 150%

Dimensioni 65 mm x 60 mm x 98 mm



Sarebbe improprio definire un amplificatore integrato il Gildolo. L'integrazione strettamente detta, cioè l'accorpamento di due o più dispositivi nello stesso chassis (e magari nella stessa PCB), è rispettata nella sezione preamplificatore/amplificatore per cuffia, ma tra pre e finale è solo parziale, visto che i due sono funzionalmente e fisicamente distinti, tanto da richiedere l'uso di collegamenti elettrici esterni. Anche all'osservatore più distratto non può sfuggire come il nostro riprenda paro paro le fattezze dell'Ernestolo: stesso pannello frontale in alluminio di buona consistenza, rifinito di un bel colore arancio metallescente con effetto spazzolato, medesima disposizione dei connettori ingresso/uscita. Presto però ci si accorge che alla sommità manca la "primadonna", la valvola 6922 che invece equipaggia Ernestolo e Fabriziolo e che tanto ne impreziosisce la struttura (e il suono). Siamo quindi di fronte a una sezione preamplificatrice, il secondo piano della bifamiliare, che rinuncia alla tecnologia termoionica in favore di due buoni operazionali. Nel frontale, reso solidale allo chassis da quattro viti con testa esagonale, spostati verso il top troviamo tre elementi: la manopola centrale del volume dotata di meccanismo di accensione a scatto, un ingresso linea Minijack stereo 3,5 mm dedicato alla connessione volante di un iPod/iPhone/iPad o Media Player e, sul lato opposto, l'uscita per cuffia, sempre su connettore Minijack. Più in basso ci sono il nome del brand, seguito dal modello e la dicitura "Audiophile Class D Amplifier", a indicare che sotto il cofano si nasconde l'efficiente tecnologia a commutazione.



Il pannello posteriore, "more solito", appare decisamente più affollato, con il parco connessioni del preamplificatore ben distinto da quello del finale. La netta separazione consegue alla disposizione delle due rispettive PCB, accolte in due sottocabinet sovrapposti. In alto, orientando lo sguardo da sinistra verso destra, vediamo l'uscita linea del preamplificatore (Line Out), gli ingressi linea destro e sinistro RCA (Line In) seguiti dal Jack di alimentazione femmina da 5,5 mm/2,1 mm (Power In). Più sotto tocca al finale di potenza con l'ingresso linea (Line In), l'interruttore di accensione a levetta, il Power Jack (Power In), sovrastati dai quattro morsetti per il collegamento dei diffusori, di qualità invero un po' dimessa. Ricordatevi all'atto dell'accensione di mettere in tensione prima il pre e poi il finale, se non volete sorbirvi i rumoretti provenienti dal piano superiore, mentre bisogna fare il contrario allo spegnimento. Dalla finestrella ricavata nel top si può osservare il blu brillante del led che segnala l'accensione del preamplificatore/amplificatore per cuffia. Appena tolto dall'imballo il Gildolo è già pronto per l'uso, in dotazione vengono forniti alimentatore switching e due corti cavetti, uno che splitta l'alimentazione indirizzandola a pre e finale e l'altro, terminato Minijack maschio-maschio, per il collegamento di segnale tra i due.



Scoperchiati i piccoli cofani accediamo alle schede di preamplificatore e finale. La visual inspection è discretamente gratificante, la disposizione dei componenti è ordinata e pulita, l'occhio insomma apprezza una buona cura costruttiva e questo al di là di considerazioni strettamente tecniche. Dicevamo che al Gildolo manca la valvolina in testa, il segnale passa quindi attraverso due amplificatori operazionali Texas Instrument NE5534P a basso rumore che si presentano con delle buone credenziali. Il datasheet parla di un Unity Gain Bandwidth (larghezza di banda a guadagno unitario) di 10 MHz, di un Common Mode Rejection Ratio (rapporto di reiezione di modo comune), che misura la capacità di respingere i segnali comuni a entrambi gli input dell'ingresso differenziale, di 100 dB. Alto Slew Rate (13 V/s) e bassa distorsione armonica. L'NE5534P ha la possibilità di lavorare in un ampio range di voltaggi, da 3 V a 20 V, producendo un cospicuo guadagno in DC (100 V/mV). Gli intenditori possono trovare queste, come altre dettagliate notizie tecniche, nel datasheet linkato.


Mediante due trimmer azzurri è possibile regolare la tensione DC di Bias, stando attenti che il valore massimo si avvicini il più possibile allo 0 V.

La scheda della sezione finale non si discosta dalla precedente all'ispezione visiva. Al centro della board è in bella vista l'elemento cruciale del finale: l'IC Tripath TA2024, qui presente in versione B ed evoluzione del capostipite (l'ultima release è la versione C). Si nota un largo uso di resistori SMD a strato metallico, immediatamente prima dell'uscita c'è il filtro passa basso antiportante, costituito da quattro induttori di potenza schermati.

L'IC Tripath TA2024B

I quattro induttori schermati di potenza che costituiscono il filtro passa basso antiportante.


LE MISURE


SETUP

Hardware:
Scheda audio E-Mu Creative Pre Tracker USB 2.0

Software:
Arta - Steps

Canale di analisi: Sinistro


SEZIONE PREAMPLIFICATORE

Guadagno: 12,451 dB

RISPOSTA IN FREQUENZA



La risposta in frequenza appare ben estesa e regolare, soprattutto all'estremo superiore dove supera di slancio i 40 kHz (45 kHz a -1 dB). Le basse frequenze accusano invece una lieve e progressiva attenuazione a partire dai 100 Hz. Seguendone il decorso troviamo i 50 Hz a -0,43 dB, una forbice che sale a -1,12 dB a 30 Hz e -2,23 dB a 20 Hz.

THD - THD+N



I grafici sono acquisiti in duplice modalità (logaritmica e lineare) per fornire un diverso punto di vista e decifrabilità della lettura. La cura con i due operazionali Texas Instruments NE5534P ha dato i suoi frutti: una THD percentuale dello 0,0023%, rilevata a una tensione d'uscita di 1,08 Volt, può essere considerata molto buona. Non altrettanto si può dire della THD+N che ha un valore di quasi dieci volte superiore, complice la presenza di un notevole contenuto di spurie multiple della frequenza di rete (50 Hz). Come noto la THD+N (Total Harmonic Distortion + Noise) include nella misurazione la distorsione di intermodulazione, oltre alla distorsione armonica.

DISTORSIONE D'INTERMODULAZIONE (13/14 kHz - 19/20 kHz - SMPTE 250/8000 Hz)



Ottimi i risultati conseguiti nelle tre rilevazioni con doppio tono a 13/14 kHz, 19/20 kHz e 250/8000 Hz, i valori sono molto contenuti, rispettivamente dello 0,0031%, 0,0031% e 0,0089%. Anche qui si nota il comportamento non certo ineccepibile mostrato dalle armoniche di rete, tutt'altro che contenute e di ampiezza decrescente dai 50 Hz in poi.

DISTORSIONI ARMONICHE (STEP)



Il software di analisi Step ci consente di esaminare le distorsioni armoniche dal punto di vista non solo percentuale ma anche nella distanza in dB dalla fondamentale, automaticamente visibile alle varie frequenze. Il quadro include il comportamento dei vari ordini di armoniche sull'intera banda audio. Il livello di misurazione rimane quello adottato nelle precedenti misure di analisi spettrale (1,08 Volt). Se si esclude la "sporcizia" alle basse frequenze i valori sono di spicco, con le armoniche dispari, le più deleterie all'atto dell'ascolto, di valore inferiore alle pari. La situazione fotografata a 992,8 Hz mostra la THD a un livello di -95,37 dB (0,00170%) rispetto alla magnitudo della fondamentale, la seconda armonica si attesta a -99,93 dB (0,001%) mentre la terza sprofonda a -112,55 dB (0,00024%).

DISTORSIONI VS AMPIEZZA



A differenza del comportamento evidenziato dal pre termoionico dell'Ernestolo, l'andamento qui è squisitamente da stato solido, vale a dire valori che partono un po' in salita sui bassi voltaggi per poi assestarsi su livelli più contenuti a voltaggi maggiori, sino alla secca impennata oltre i 9 Volt di uscita. THD, CCIF IMD (13/14 kHz - 19/20 kHz) e DIN IMD 250/8000 Hz seguono tutte la medesima logica, pur con delle differenze tra loro per quanto riguarda la soglia di aumento. I valori in Volt visibili in ascissa sono calcolati applicando al segnale test (di ampiezza nota) il guadagno del preamplificatore. 


FINALE DI POTENZA


RISPOSTA IN FREQUENZA



La risposta in frequenza rilevata su carico resistivo di 8 e 4 Ohm è il perfetto biglietto da visita della classe "T". A 8 Ohm l'andamento presenta la tipica campana sulle alte frequenze, dovuta al filtro antiportante passa basso, un cocuzzolo che tende ad accentuarsi al salire dell'impedenza e spianarsi allo scendere. Nel Carot One Gildolo la salita inizia superata la soglia dei 3 kHz, a 10 kHz siamo a +0,7 dB, a 15 kHz si raggiunge il picco massimo di esaltazione (+1,45 dB), successivamente si scende e il passaggio a 20000 Hz evidenzia il rientro nella perfetta linearità. Dal lato basse, a partire da 100 Hz si verifica una lieve attenuazione che porta i 20 Hz a essere sottoslivellati di 1,3 dB, anche questo è un dato di non infrequente riscontro nelle amplificazioni basate sul TA2024, anche se verificantesi in diversa misura a seconda del modello.



La curva di risposta in frequenza rilevata a 4 Ohm mi ha lasciato parecchio perplesso per il suo notevole roll off all'estremo superiore. La risposta appare calante già da circa 1500 Hz, i 5000 Hz segnano un -0,86 dB, i 10000 Hz addirittura un -2,83 dB. Alla luce di questo dato è da sconsigliare l'abbinamento del Gildolo con diffusori che abbiano un modulo d'impedenza che scenda sotto gli 8 - 6 Ohm sulle frequenze medio-alte.

 




ALL YOU CAN EAT
L'ASCOLTO




SETUP

Amplificatore integrato Trends Audio TA 10.2
Amplificatore integrato Lym Audio 1.0T Upgraded
Preamplificatore Rotel RC 06
Finale di potenza Rotel RB 1070
Finale di potenza EAM Lab PA 2150
Giradischi Pro-ject Debut II SE con testina Denon DL 160
Personal Computer HP G62 con player JRiver Version 18
Scheda audio E-MU Creative Pre Tracker Pre USB 2.0
Diffusori Canton LE 109
Diffusori Dynavoice Definition DF 6
Diffusori Indiana Line Diva 655
Cavi di segnale Fluxus 2*70 S
Cavi di potenza Fluxus LTZ 900
Cavi di alimentazione Fluxus "Alimentami"

Forse vi chiederete perché, in sprezzo dell'upgrade amplificativo riservato al mio setup e di alcuni oggetti di alto livello che ho recensito, mi ostino ancora a prendere in considerazione queste simpatiche "caccole". Non si tratta di autolesionismo audiofilo o altre fantasiose ipotesi riconducibili a una mia personale inclinazione all'understatement, se questa è la vostra impressione sappiate che si tratta di un atteggiamento del tutto involontario. Posso assicurarvi che, invece, la mia ammirazione per le amplificazioni "TA2024 based" è riconducibile unicamente alla loro peculiare personalità sonica, fregandomene altamente delle loro limitazioni elettriche. Ho sin dall'inizio trovato il loro suono semplicemente bello, accattivante e tremendamente preciso. Quando ho avuto in casa il mio primo T-Amp, un Fenice 20 MKT II SG, sono immediatamente entrato in sintonia con lui, ho compreso che offriva un suono "diverso", non necessariamente migliore o peggiore di altri. Come tutti gli oggetti dotati di grande personalità o lo si ama o lo si odia, senza mezzi termini: leggendo le recensioni e le opinioni di semplici appassionati, accanto a verdetti entusiastici si registrano feroci detrazioni mentre i commenti tiepidi sono davvero rari, a mio parere più ostentati che sentiti.

Anche il nostro Carot One Gildolo non tradisce le aspettative dispensando notevole analiticità, velocità sui transienti e precisione quasi chirurgica nel disegno della scena tridimensionale. Non è il miglior T-Amp in cui mi sia imbattuto, i riferimenti rimangono il non più prodotto Notsobad (ma si spera in una rinascita), un gradino sotto c'è poi il Trends Audio TA 10.2. La mia ultima frequentazione è Lym Audio 1.0T Upgraded, un prodotto curatissimo che promette molto bene, in questo periodo "under test" e prossimamente sulla ribalta di Non Solo Audiofili.

Il Gildolo ha dimostrato di avere una buona tempra. Dalle varie sessioni di ascolto succedutesi nel corso di un paio di mesi ne è uscita l'immagine di un prodotto equilibrato, ben suonante, anche se un po' distante dai vertici di dinamica e trasparenza delle migliori realizzazioni. Non si può evitare un confronto con il suo diretto concorrente di casa. Se ho buona memoria acustica, l’impressione che questo sia concettualmente una specie di blando diversivo dall'Ernestolo è stata smentita dagli ascolti. La sezione preamplificatore/amplificatore per cuffia del Gildolo dimostra prestazioni strumentali nettamente migliori sino al limite dell'erogazione, non così nel modello valvolare che è molto meno sfruttabile nella tensione indistorta erogata. Delle misure ce ne possiamo anche fregare, ma sino ad un certo punto. Chi ha orecchio riconosce immediatamente il persuasivo smalto timbrico, la trasparente definizione e il nobile tappeto di dettaglio fine che sono prerogativa della 6922, ma se giriamo la manopola del volume si raggiungono rapidamente valori di distorsione tali da inficiare la bontà dell'ascolto. Al confronto i due TI NE5534P generano un suono corretto, equilibrato, ampiamente sfruttabile ma senza la "magia" della valvolina.


CONCLUSIONI

Mi son goduto il Gildolo per un congruo periodo di tempo, è stata una parentesi distensiva nella mia attività di recensore in cui al piacere della musica si è aggiunto quello di non aver incontrato particolari difficoltà nei test strumentali. Una volta calibrata per bene la mia E-MU e regolati i livelli dei segnali test, al banco di misura tutto è filato liscio come l'olio. L'ascolto di qualsiasi genere musicale è stato sempre soddisfacente, mai un momento in cui il Gildolo non abbia compiuto il proprio dovere con onestà e diligenza. C'è un dato tangibile che mi piace ribadire: se il preamplificatore dell'Ernestolo coincide con il Fabriziolo, in un ipotetico confronto con il Gildolo quest'ultimo ne esce a testa alta, almeno se guardiamo i valori di distorsione rilevati, meno se fissiamo l'attenzione sulla bellezza e luminosità del timbro. Le indicazioni d'uso sono quelle ampiamente conosciute dagli estimatori del TA2024 e cioè l'abbinamento con diffusori di buona sensibilità (almeno 90 dB/w/m reali), con un modulo d'impedenza che non scenda troppo nella regione dal massimo contenuto energetico (le frequenze mediobasse). Soddisfatte queste regole, il Gildolo risulterà appagante nel sonorizzare un comune ambiente domestico di dimensioni medio-piccole, anche a volumi d'ascolto non proprio "condominiali".
Il Carot One Gildolo è acquistabile online dal sito ufficiale al prezzo di 249 euro con la formula "Free Shipping Worldwide".  

Ringrazio Antonio Scialò della Openitem per avermi concesso il Carot One Gildolo in prova!

Alfredo Di Pietro

Agosto 2013


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