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martedì 16 agosto 2022 ..:: Concerto "Per il giorno della memoria" ::..   Login
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 Sabato 12/03/2022 - Concerto "Per il giorno della memoria" Riduci


 

 

IL FESTIVAL MUSICA ATTRAVERSO

 



La musica non sta mai con le mani in mano, nemmeno in tempi critici come i nostri, anzi non è mai stata così presente come ora. È proprio in ossequio a questa che nasce la rassegna "Musica Attraverso", articolata in sei appuntamenti tra il 12 marzo e il 18 giugno. Tre sono i luoghi eletti a cornice delle esibizioni: il Teatro dell'Oratorio San Luigi, la Sala Polivalente della Biblioteca e il Parco della Villa De Strens, tutti orbitanti intorno a Gazzada Schianno, paese della provincia di Varese sorto nel 1927 dall'unione dei due precedenti comuni autonomi di Gazzada e Schianno. Già a una prima vista fotografica, di notevole fascino appare la Villa De Strens, edificata nei primi del 1900 in stile Liberty dal marchese Emilio De Strens. Chi sale al secondo piano può godere di un ameno panorama, vedere a distesa tutto il parco che la circonda, mentre dalla sua torretta si può ammirare il lago di Varese, nel quale si specchia la catena del Monte Rosa. Un'ubicazione davvero affascinante per godersi gli ultimi due eventi di domenica primo maggio, Riccardo Tesi e Banditaliana, e di sabato diciotto giugno, con Anais Drago al violino ed elettronica in "Solitudo". Un progetto quest'ultimo che si preannuncia di grande interesse, dove l'artifex sonoro contrappone la "solitudine" del violino alla grande pluralità di voci da questo generate. Magie della moderna tecnologia. La sua voce naturale viene trasmutata in ardite declinazioni timbriche grazie all'uso di effetti digitali, loop station e sovraincisioni. Per la gioia di chi ama l'arte, anche quest'anno la stagione musicale organizzata dal Comune e dalla Biblioteca di Gazzada Schianno continua il suo percorso con un nuovo sguardo di ottimismo verso il futuro che ci attende.

 



Dice la brochure, ma è la pura verità, non una carta moschicida per indurre le persone alla partecipazione. Non esiste musica senza la condivisione, la socialità, la vicinanza. I suoni tornano ad animare la vita e raccontano di memorie, di visioni, di persone, di luoghi e d'esperienze. Musicisti immaginifici capaci di generare nuovi percorsi nella musica di oggi, che si nutre di mescolanze, incontri, fantasia, al di là delle barriere, senza divisioni di generi e di provenienze. E di questa bella iniziativa ci danno contezza, nell'introduzione al concerto, Claudio Tosetto, Consigliere di Maggioranza del Comune di Gazzada Schianno, e il direttore artistico Claudio Farinone. Con il 2022 siamo al secondo ciclo di Musica Attraverso. Come già era avvenuto l'anno scorso, non per pura volontà dell'organizzazione, la data del primo evento è stata posticipata per poter mettere pubblico e artisti in condizioni di sicurezza. Previsto per metà gennaio, il concerto dedicato al Giorno della Memoria (una ricorrenza internazionale che si celebra il 27 gennaio di ogni anno per commemorare le vittime dell'Olocausto) è stato quindi prorogato al dodici marzo. A questa commemorazione se ne aggiunge un'altra, quella del Giorno del ricordo, solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno, in ricordo dei massacri delle foibe e l'esodo giuliano dalmata. Va da sé che è di grande importanza tramandare la memoria di questi terribili eventi, poiché i superstiti stanno scomparendo. Da cui l'importanza d'impegnarsi, con la musica e con tutti i canali che abbiamo a disposizione, affinché il rischio che questi eventi cadano dell'oblio venga fugato.

 



Claudio Farinone, in veste di direttore artistico della rassegna, ritiene essenziale credere nella musica e nell'impulso a creare stagioni musicali nuove, specialmente in un momento di relativa rarefazione sociale come quello che abbiamo recentemente vissuto. Poter assistere a un concerto, frequentare l'arte sono cose molto importanti per la salubrità spirituale di qualsiasi comunità. La musica è un rito condiviso, senza di questo non potrebbe esistere e rischierebbe di perdere il suo senso. Ma andiamo nello specifico di questa casa accogliente e ricca di stanze a sorpresa. Per questa rassegna sono stati scelti dei concerti che non s'identificano all'interno di un contesto specifico, inteso come genere musicale. Non è un festival esclusivamente di musica classica, jazz o altri generi, poiché al direttore artistico non piacciono né le etichette né tantomeno i compartimenti stagni. Nel suo ambito si potrà quindi assistere a espressioni musicali e creative tra loro diverse. La stagione, aperta da questo concerto del 12 marzo e protratta sino al 18 giugno, vede un secondo appuntamento dedicato al cinema, dove sarà proiettato il documentario "Score" di Matt Schrader. Questo rappresenta l'universo della musica da film, in particolare legata a Hollywood, con protagonisti come John Williams o Hans Zimmer, insieme con altri autori che hanno scritto colonne sonore formidabili. Seguirà uno spettacolo/tributo dedicato al grande Ennio Morricone, orgoglio nazionale, uno dei musicisti italiani in assoluto più conosciuti al mondo. Ci sarà la voce narrante di Alessandro De Rosa, che con il libro "Inseguendo quel suono", edito da Mondadori, si è meritatamente conquistato la fama di essere il suo più importante biografo.

 

Claudio Tosetto

E l'evento "Omaggio a Morricone" prende il titolo proprio da questo. Tra l'altro De Rosa è uno dei protagonisti del documentario "Ennio" di Giuseppe Tornatore. Insieme con lui c'è Fausto Beccalossi alla fisarmonica e lo stesso Claudio Farinone alla chitarra. Di rilievo è pure l'appuntamento del primo maggio, "Banditaliana - La musica è un lavoro" nella ricorrenza della Festa dei lavoratori. Si potranno ascoltare le avvincenti trame musicali proposte da un quartetto di World Music nato trent'anni or sono da una felice intuizione di Riccardo Tesi, uno dei più noti a livello internazionale in questo genere. Sarà utile sapere che Riccardo Tesi è un virtuoso di organetto e studioso di musica etnica (quasi un etnomusicologo dichiara Farinone) che ha condotto il gruppo verso un lavoro di ricerca, oltre che di rappresentazione musicale; un motivo in più per non mancare a questo concerto. In qualche modo propedeutico a quest'incontro è il precedente del 30 aprile, "La musica è un lavoro", con Franco Fabbri, uno dei più importanti musicologi di Popular Music a livello internazionale, già musicista di grande livello nonché chitarrista, cantante e compositore negli Stormy Six, famoso gruppo di Rock progressivo attivo da metà degli anni 60 sino ai primi dell'80. Lui ci porterà all'interno di una conferenza multimediale, con dei video musicali legati alla Festa del lavoro. Collateralmente a questo concerto del primo maggio avrà luogo l'esposizione fotografica: "L'eclissi - L'uomo e il lavoro", di Claudio Farinone. Una visita negli spazi della fabbrica di Pietro Prosino a Grignasco, nell'incantevole paesaggio della Valsesia.

 

Claudio Farinone

Anche loro collaboreranno all'arricchimento del discorso sul tema del lavoro in generale. Ultimo, ma non ultimo, evento della rassegna è "Solitudo - Nel giorno della festa della musica", cui accennavo nel mio cappello introduttivo. Protagonista la giovanissima virtuosa di violino Anais Drago, la cui genialità e bravura ha davvero impressionato il direttore artistico, convincendolo a dedicargli una serata finale in cui si coglie l'occasione di celebrare la Festa della Musica. Questa in realtà ricorre il 21 giugno, ma è stata anticipata a sabato 18 giugno. Anais condurrà il pubblico in un percorso musicale che si avvale dell'elettronica, da lei utilizzata in una maniera molto interessante e creativa tramite delle pedaliere. Il suono naturale del suo violino viene così registrato ed elaborato con l'esito di creazioni timbriche particolari e inedite. È una delle giovani musiciste legate al mondo del jazz, in senso molto ampio, tra le più interessanti che abbiamo in Italia. La sua è una sorta di performance molto poco definibile all'interno di un contesto musicale e di sicura originalità.

What else?


IL CONCERTO


Ernest Bloch (1880 - 1959)
- Prayer, da Three Scenes from Jewish Life B.54


Dmítrij Šostakóvič (1906 - 1975)

Sonata in re minore per violoncello e pianoforte Op. 40

- Allegro non troppo
- Allegro
- Largo
- Allegro


Olivier Messiaen (1908 - 1992)
- Louange à l'Éternité de Jésus, quinto movimento del Quatuor pour la fin du Temps.


Sergej Rachmaninov (1873 - 1943)

Sonata in sol minore per violoncello e pianoforte Op. 19

- Lento - Allegro moderato
- Allegro scherzando
- Andante
- Allegro mosso

Mattia Zappa, violoncello
Massimo Giuseppe Bianchi, violoncello

 



È inutile negarlo, una forte componente civile ed emotiva ha animato questo concerto, intitolato "Per il giorno della memoria". Prayer è il brano che apre la serata, la prima delle Three Scenes from Jewish Life B.54 di Ernest Bloch, una silloge di tre brevi brani, o movimenti, scritti dal compositore nel 1924 per il violoncellista Hans Kindler. Il primo di questi, Prayer: Andante moderato, nelle mani del duo acquista il sapore di una calda invocazione recitata con fervore, formalmente un inno di petizione in una tradizionale sinagoga ashkenazita. La generosa "vocalità" del violoncello di Mattia Zappa e il lirico apporto del pianoforte di Massimo G. Bianchi ampliano di fatto uno spettro emotivo già ricco di suo. I toni imploranti dal forte sapore ebraico perforano agevolmente lo schermo interprete/ascoltatore, favorendo quasi una presa diretta con la musica. È un "mood" sapientemente ricreato nel dialogo, vicendevolmente rispettoso, tra i due strumenti, che mai tendono a prevalere uno sull'altro. L'avvicinamento all'immaginario mistico/religioso è davvero lì a un passo da noi. La Sonata per violoncello e pianoforte Op. 40 fu scritta da Dmítrij Šostakóvič dopo lo "shock" della Lady Macbeth di Mzensk, opera schiettamente avanguardistica sulla quale si avventarono le autorità della politica e della cultura sovietiche. Compositore anticonformista, con "Il naso" aveva già avuto modo di manifestare la sua insofferenza verso un regime deciso a influenzare, oltre che il corso politico, anche quello dell'arte. Un totalitarismo che in nessun modo tollerava quelle che considerava tendenze deviazionistiche.

 



Per tutta la vita Šostakóvič fu lacerato tra il suo desiderio di ricerca musicale avanzata, svincolata dal passato, e l'obbedienza a dettami basati sulla conservazione del repertorio classico e popolare russo. Anche se il compositore s'impegnò in una pubblica abiura della propria ricerca musicale pioneristica, in realtà certe istanze interiori continuarono a manifestarsi, seppur "camuffate" in forme più ammorbidite. Il suo genio illuminante portò alla creazione di un linguaggio molto complesso, oscillante tra malinconici ripiegamenti, momenti di tagliente vigoria ritmica e un sarcasmo che diventava molto spesso aspro e violento. Sono tutti caratteri che ritroviamo nell'Op. 40. Il reintegro di forme più tradizionali è solo apparente poiché la struttura formale della sonata si sfrangia in piani complessi, con accumuli di forte tensione destinati a sfociare in episodi frenetici, alternati a zone di singolare rarefazione. Non si può quindi parlare di ossequio al sonatismo romantico, se non come spoglia vuota da riempire di altri significati. Se le prime battute dell'Allegro non troppo possono far pensare a un impianto tardo-romantico, le acque presto s'intorbidano con un destabilizzante "assemblaggio" d'immagini sonore. Pensiamo soltanto al misterioso e circospetto Largo, dove il pianoforte accompagna il violoncello con perseveranti accordi di crome in un'atmosfera quasi ipnotica. Non media il compositore russo, ma passa bruscamente da una tonalità all'altra, parimenti per le atmosfere, non smussate negli spigoli nel passaggio da una all'altra.

 



Il secondo movimento (Allegro) si presenta vivace e saltellante, mutevole nella carrellata di umori, dove fa capolino la proverbiale ironia dell'autore. È Ricco di tensioni sotterranee che premono costantemente per venire allo scoperto. Una sorta di diabolica tarantella. Chiude l'enigmatica composizione un ammiccante e ironico Allegro, percorso da screziature demoniache e improvvisi soprassalti che sconfessano quell'aria leggera, innocente che crediamo di ravvisare nell'incipit. Bianchi e Zappa ci regalano una lettura sempre attenta a ogni minimo particolare, molto pulita ed esente da qualsiasi incidente di percorso. L'estetica palesata in ogni aspetto di questa sonata può trovarci d'accordo o meno, ma la maestria dimostrata nell'eviscerare questa non facile partitura è obiettivamente incontestabile. In quest'opera, come d'altronde in tutto il programma di sala, il nostro duo non ricorre a "speziature" di sorta, evita accuratamente quegli artifici che potremmo definire "esaltatori di sapidità". Ciò ha il pregio di rendere trasparente la scrittura, lasciando libera la mente di chi ascolta da eventuali e indebiti condizionamenti espressivi. Tra le due sonate è frapposto Louange à l'Éternité de Jésus, quinto movimento del Quatuor pour la fin du Temps di Messiaen, molto particolari sono le condizioni in cui questo brano fu composto ed eseguito. Il Quartetto per la fine del Tempo fu scritto tra la fine del 1940 e i primi giorni del 1941. In occasione dell'entrata della Francia nel secondo conflitto mondiale, nel 1939, Messiaen fu chiamato alle armi.

 



Nel 1940 venne catturato dai tedeschi e internato nel campo di concentramento Stalag VIII-A di Görlitz, dove rimase per un anno. L'ufficiale responsabile del campo era un appassionato di musica, venne a sapere delle competenze di Messiaen permettendogli di lavorare per un concerto che sarebbe stato organizzato nello Stalag. Messiaen allora scrisse per i musicisti conosciuti durante la prigionia, un violoncellista, un violinista e un clarinettista, dapprima un breve trio e in seguito, con l'aggiunta di un pianoforte realizzò il Quartetto. Il Quatuor pour la fin du temps fu eseguito nel gennaio del 1941 in un edificio del campo usato come auditorium, di fronte ai prigionieri dello Stalag VIII-A. Ritornano in qualche modo i frangenti espressivi di Prayer, anche se Louange à l'Éternité de Jésus è evidentemente un'altra cosa. Un'attonita espressività pervade chi ascolta, echi provenienti da sfere siderali eppur così umane. Musica senza luogo e senza tempo. Le larghe volute del violoncello disegnano una storia di amore e riverenza per la figura di Gesù, una melodia intrisa di dolore prende vigore sino al "climax" per poi riappianarsi in risonanze lontane, nel paradosso creato di estrema lontananza/estrema vicinanza. La Sonata in sol minore per violoncello e pianoforte Op. 19 di Rachmaninov si presenta sotto una luce molto diversa da quella dell'Op. 40 di Šostakóvič. Se quest'ultima si muoveva in vista di un orizzonte nuovo e diverso, il grande Sergej poteva essere considerato un esponente del conservatorismo formale, in polemica con l'estetica rinnovatrice del gruppo dei Cinque.

 



La sua musica diventa foriera di un'evidente discrasia, tra il successo decretato dal pubblico e il disprezzo nemmeno tanto velato di gran parte della critica colta, la quale individuò nella figura del compositore di Velikij Novgorod quella di un mero epigono postromantico. Alcune sue pagine per violoncello e pianoforte, tra cui questa sonata, sono la più perfetta testimonianza della sua felice vena melodica, emblema di una scrittura cesellata con raffinatezza e del vigore romantico, spesso travolgente, residente nella sua poetica. All'elegante primo movimento di Lento - Allegro moderato si contrappone l'incipit tellurico del pianoforte nell'Allegro scherzando. Nel tema centrale, dolce ed espressivo, troviamo un'accorata cantabilità, in contrasto chiaroscurale con la marcata energia ritmica dell'inizio (il fibrillare delle crome e i bicordi in ottava nella regione più bassa della tastiera). Il dialogo fra i due strumenti è ora mosso, a tratti tempestoso, in altri momenti intimamente cantabile. La legge dei chiaroscuri si ripresenta costantemente in tutti i movimenti, estesa anche alla dinamica nel variegato gioco di diminuendo e crescendo tra i due strumenti. Ritorna la scintillante energia che era propria del compositore nell'Allegro finale. Nell'ambito esecutivo, la volontà del duo di non sottolineare eccessivamente un pathos già doviziosamente contenuto nello spirito dell'opera, mette al riparo da una lettura che potrebbe risultare sovrabbondantemente enfatica.

 



Emerge allora un perfetto equilibrio, anche decibelico, tra pianoforte e violoncello, in un'attenzione che deriva da quel sentirsi l'un l'altro che dovrebbe essere sempre nelle corde del camerista perfetto. Un'esibizione questa del 12 marzo in cui due valentissimi musicisti, non dimentichi della fondamentale importanza della cultura, hanno offerto al pubblico un'interpretazione particolarmente bilanciata, rigorosa ma allo stesso tempo empatica. Evidente l'intento di non auto relegarsi semplicemente nell'accademia, ma produrre un'esecuzione contrassegnata dalla freschezza del momento, dove anche la bellezza del suono ha pieno diritto di cittadinanza (anzi deve averlo), scevra da intellettualismi e mirata alla sostanza delle emozioni. Al termine del concerto Massimo Giuseppe Bianchi e Mattia Zappa regalano un "encore" al pubblico plaudente, il Largo dalla Sonata in sol minore per violoncello e pianoforte Op. 65 di Chopin. Un modo tenero e riflessivo per lasciarsi ancora andare tra le braccia della musica in quest'incantevole serata di metà marzo.

 




Alfredo Di Pietro

Marzo 2022


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