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 Fenice 20 MKT II SG Riduci

                                                            

 

 

 

INTRO

La mia curiosità per l'Hi Fi abbordabile prosegue con l'analisi di un'amplificazione che io considero la risposta italiana al T-Amp, l'interpretazione targata "Moks Fenice" del magico Tripath TA 2024, qui presente nella versione "C", un deciso passo in avanti rispetto al Sonic Impact per qualità della scheda e suono. La ditta delle tre "S" Silicon Solution Stream è sita nell'industriosa cittadina di Bollate (MI), ha pensato bene di sfruttare questa pregevole scheda per creare un ennesimo "Best Buy".

Ormai lo sanno anche i sassi che questo chip è stato e continua a essere il protagonista della tanto acclamata (e dispregiata) classe T, un autentico pioniere che ha aperto la strada a un nuovo modo di concepire l'alta fedeltà, delineando un fenomeno la cui portata è stata più unica che rara nella storia della riproduzione audio. Checché se ne dica tra i suoi meriti c'è primariamente quello di aver svecchiato il concetto di "Entry Level" nel campo delle amplificazioni a un costo "simbolico". In un settore del mercato alquanto affollato ha affrontato elettroniche che dalla loro avevano una maggior potenza e versatilità, possedevano il "Phisique du role" degli oggetti tradizionalmente nerboruti insieme a una cera e peso da elettroniche "serie".

Cosa poteva contro di loro uno scatolino leggerissimo e, per di più, dotato di una versatilità estremamente limitata (un solo ingresso e sfornito di alimentazione), così esile da rimanere letteralmente appeso ai cavi di potenza? Eppure, in virtù delle sue straordinarie qualità sonore, è riuscito a crearsi un notevolissimo seguito non solo tra il nutrito popolo degli audiofili "Entry Level", ma anche tra alcuni appassionati che avevano la fortuna di potersi permettere apparecchiature High End. Dalla sua aveva dei forti tratti caratteriali che tantissimi altri non possedevano, non almeno a quel prezzo, compresa una visione lucida, illuminista ma non fredda della materia sonora che andava di pari passo con la capacità introspettiva, qualità riconosciute da chi aveva avuto l'intelligenza (e l'onestà...) di farlo lavorare in setup a lui congeniali.

Insomma non è esagerato affermare che, nelle giuste condizioni, ancora oggi dimostra una pericolosa vicinanza ai dettami percettivi dell'Hi End; non deve di conseguenza sorprendere se si è assistito a un continuo fiorire di elettroniche basate sul TA 2024: l'effettiva validità in primis, poi l'estrema convenienza (purtroppo non sempre sfruttata a favore del cliente...), lo stimolo verso soluzioni circuitali che potessero far brillare con sempre maggior evidenza i suoi pregi e la facilità con cui si prestava a interventi di tweaking sono stati il propellente per il suo successo planetario.

E' convinzione comune tra gli estimatori della classe T che nel catalogo "chip" della Tripath (ora fallita), tra cui i noti TA 2021 - TA 2020 - TA 2022 - TK 2050 e il potente TA 3020 è proprio il meno correntoso TA 2024 ad avere la personalità più forte. Da diversi audiofili il suono è stato paragonato a quello di un valvolare Single-Ended a monotriodo, certificando così la sua timbrica sopraffina.

L'ingegner Adya Tripathi credo sarà ricordato nella storia dell'alta fedeltà per aver profuso la sua sapienza informatica mettendola al servizio di un sound inimitabile, tutto questo in una serie di minuscoli chip di pochi millimetri. Quarantottenne della città santa indiana di Varanasi, aveva fondato la "Tripath Technology Inc.", una società costituita da 150 dipendenti con sede a Santa Clara in California. Prima di questo passo, che avrebbe avuto l'effetto di rivoluzionare il mondo dell'Affordable Hi-Fi, il dottor Tripathi aveva occupato una serie di posizioni di "Senior management" in importanti industrie del calibro di AMD, Hewlett Packard, IBM, IMP, National Semiconductor e Vitel Communications. Nel suo importante curriculum professionale Tripathi ha detenuto un corso di laurea e un Master of Science in Ingegneria Elettronica presso la "Benares Hindu University" in India. Ha proseguito poi le sue attività di ricerca presso l'Università del Nevada-Reno e l'Università di California-Berkeley, ricevendo nel 1984 il dottorato di ricerca in ingegneria elettronica. Ha inoltre insegnato presso l'Università di California-Berkeley Extension. La Tripath Technology Inc. è giunta alla formulazione di un’originale tecnologia di amplificazione audio digitale proprietaria denominata 1-bit Delta Sigma, la quale combina i progressi compiuti nell’elaborazione del segnale digitale con una grande potenza di elaborazione.

 


CONOSCERE MEGLIO LA CLASSE T E IL TRIPATH TA 2024

Può aiutarci, per una conoscenza più approfondita di questa piccola meraviglia, la lettura di due pubblicazioni cardine che sono il "White Paper" della Tripath e il Datasheet del TA 2024. Il testo che segue è strettamente connesso a questi due rivelatori documenti.

C'è una fondamentale differenza tra un classe D "tradizionale" e un Classe T. Le amplificazioni in classe D implementano la tecnologia PWM (Pulse Width Modulation), cioè la modulazione ad ampiezza d'impulso in cui il segnale audio in ingresso viene comparato con un'onda triangolare di frequenza molto maggiore del range audio (generalmente 100 - 200 KHz). Il segnale risultante pilota dei transistor in commutazione configurati in "Push Pull", l'amplificazione è ottenuta con l'alto voltaggio e corrente che i transistor d'uscita commutano sui diffusori. Prima che il segnale amplificato giunga ai morsetti, un filtro passa-basso costituito da induttanze e capacità rimuove la frequenza portante (onda triangolare), consegnando il segnale ai diffusori.

I Tripath/Classe T operano con un metodo diverso impiegando circuiti analogici e algoritmi DDP (Digital Power Processing) che modulano il segnale in ingresso con un pattern ad alta frequenza di commutazione. Si tratta di algoritmi proprietari Tripath derivati da quelli adattivi e predittivi che erano in voga negli elaboratori di telecomunicazione. In questi uno stadio d'ingresso provvede al buffering del segnale analogico d'ingresso, successivamente il segnale viene condotto al cuore del sistema: il Blocco DDP in cui un potente processore lavora con le funzioni di condizionamento adattivo del segnale, funzione digitale di conversione, controllo di "mute", gestione del sovraccarico, rilevamento d'errore, funzioni di processo predittivo e qualificazione logica. Infine, il blocco DPP governa uno stadio di potenza in cui il segnale modulato è inviato ai transistor d'uscita e poi attraversa un filtro passa-basso (esterno al chip) che lo demodula ottenendo la versione amplificata definitiva dell'input audio.

Ci troviamo quindi alla presenza di un IC largamente autonomo nelle sue molteplici funzioni, ottimizzato per lavorare bene già alla fonte. Non so se attualmente il progresso tecnologico abbia livellato il gap ma, negli anni in cui la Classe T emise il primo vagito, la PWM soffriva di alcuni inconvenienti. La qualità audio delle amplificazioni in Classe D era inferiore a causa dei problemi fondamentali dell'approccio PWM. I transistor d'uscita (generalmente Mosfet) non erano perfettamente commutati e accoppiabili e questo causava distorsione. La commutazione dei transistor causava il deleterio fenomeno del "Ground Bounce" con aggiunta di rumore, inoltre si verificava la distorsione d'incrocio (inevitabile nella configurazione "Push Pull") causata dai tempi morti tra lo spegnimento di uno dei transistor e l'accensione dell'altro, ciò che in pratica avviene nella classe AB. Infine, tutta l'energia dell'onda triangolare non poteva essere rimossa dalla banda audio con un semplice filtro passa basso e ciò che rimaneva provocava altre distorsioni.

In casa Tripath pensarono bene di tagliare la testa al toro e, invece di usare la PWM, adoperarono algoritmi proprietari e tecniche per creare un processo modulativo che pilotasse direttamente i transistor in commutazione. Un processore in Classe T offre il vantaggio di "apprendere" le caratteristiche dei transistor d'uscita quindi, basandosi sul segnale analogico d'ingresso, esso commuta i transistor esattamente con il giusto "timing" in modo da eliminare le complicazioni della Classe D: transistor non perfettamente commutati, "Ground Bounce", cattivo accoppiamento dei transistor d'uscita, distorsione da tempi morti ed energia residuale dall'oscillatore in banda audio.

Credo che chi abbia avuto l'"ardire" di paragonare il TA 2024 a un monotriodo Single Ended non si sia sbagliato, l'ascoltatore esperto percepisce la stessa purezza di suono rendendo possibile il miracolo di un Hi-End a bassissimo costo.

Ritornando a bomba sul tecnico, se volessimo prenderci la briga di confrontare la forma d'onda del filtro d'uscita di un amplificatore in Classe D/PWM con un Tripath/Classe T, sarebbero evidenti alcune rilevanti differenze. Quella di un Classe D appare come un segnale digitale che varia secondo impulsi d'ampiezza a una frequenza stabilita di 100 - 200 KHz, creata da un generatore d'onda triangolare. La forma d'onda di Classe T invece si presenta come una complessa forma d'onda digitale di frequenza variabile. Anche le frequenze di commutazione assumono valori molto diversi, Un Classe T commuta i transistor d'uscita secondo un modello tecnologico assimilabile alla "espansione di spettro", tecnica utilizzata nelle telecomunicazioni in cui il segnale viene trasmesso su una banda di frequenze che è considerevolmente più ampia di quella dell'informazione contenuta nel segnale originario stesso. Si arriva così a valori di variabili superiori a 1,5 MHz con medie di 600 - 700 KHz. La PWM ha una portante che si ferma a 100 - 200 KHz.

Il chip TA 2024 dà il meglio di se nei primissimi watt (un'altra interessante analogia con i valvolari SE), oltre i 5 watt erogati su 8 ohm si assiste a una rapida salita della distorsione e conseguente degrado del suono. Ai citati 5 watt la THD+N si attesta su circa lo 0,02% ma già a 6 watt siamo sullo 0,1% circa e a 10 watt si sfora sul 10%. Se è vero, com’è vero, che la Distorsione Armonica Totale più Rumore (THD+N) è considerata il metro più attendibile del livello di qualità audio nelle amplificazioni (generalmente si considera come bassa una THD+N inferiore allo 0,1% in una banda audio compresa tra 20 Hz e 20 KHz insieme a una Distorsione da Intermodulazione ad alta frequenza anch'essa minore dello 0,1%), la Classe T esibisce valori estremamente confortanti.

I Tripath hanno una THD+N significativamente inferiore allo 0,08% sull'intera banda audio e un’IHF-IM inferiore allo 0,04%, un livello che, senza tema di smentita, può essere considerato "Audiophile".

 


IL FENICE 20 MKT II SG SOTTO I RIFLETTORI

Questa probabilmente è la recensione più sentita che abbia fatto sinora. Il Fenice 20 fa parte stabilmente del mio impianto da quasi un anno (nove mesi per la precisione) con mia grande soddisfazione, in questo lasso di tempo ha accompagnato le mie giornate di musica, prima configurato singolarmente e poi in biamplificazione passiva con una coppia di Dynavoice Definition DF-6, anche queste da me recensite. E' probabile che le mie valutazioni siano un pochino viziate dall'affetto che nutro per lui e per questo chiedo anticipatamente scusa al lettore, questa volta non mi sforzerò di essere "obiettivo" più di tanto (ma chi può esserlo sino in fondo...) perché nel mio fervido immaginario l'MKT II non si riduce a essere un piccolo pezzo di ferro che racchiude un insieme di componenti elettronici, ma un qualcosa che da vita alle mie emozioni, spesso tra le più profonde che mi capiti di sentire.

E' passato circa un anno dalla mia disamina del Carot One Ernestolo, un'elettronica che per aspetto, concezione e suono ha una sua indubbia originalità perché in grado di offrire una tavolozza di suoni dalle tinte morbide, una "giunonicità" che forse da un chip TA 2024 non ci aspetta. Oggi invece voglio parlarvi di un Classe T non "anomalo", nel senso che rispetta in pieno la personalità del TA 2024.

La Silicon Solution Stream ha nelle tre "Esse" il suo biglietto di presentazione, nei fatti è una dinamica ditta con un ambito piuttosto vasto di prodotti trattati: si va dalle amplificazioni basate sui chip Tripath, di cui fa parte il modello in prova, per proseguire con gli alimentatori, transistor di potenza, connettori, cavi (Blufire), altoparlanti (Morel), compresi l'eccentrico "Low Frequency Audio Transducer" Buttkicker e l'altoparlante portatile "Woweeone", una curiosa elettroacustica che trasforma tutte le superfici in potenti casse armoniche. All'ultimo Milano Hi-End la S3 ha anche presentato in anteprima una nuova elettronica, dedicata a chi vuole utilizzare il PC come sorgente: il modello LMU 01 "Liquid Music USB", convertitore D/A con ingresso USB 1.0 e 2.0 (connettore B) e uscita analogica RCA. Tra i prodotti di cui si occupa ci sono anche le illuminazioni a Led.

Nell'ambito dei T-Amp la scelta, tra le schede e gli ampli finiti già inscatolati, è discretamente ampia. Sono disponibili alla clientela il New Fenice 100 Fly, integrato in perfetto stile "Dark" basato sul chip TA 2022 che presenta sul frontale una manopolona cromata, fornito anche come scheda nuda (Fenice 100) per chi ci sa fare con il saldatore. Al TA 2024 sono invece dedicati la scheda Fenice 20 MKII 1NP dotata di connessioni a ghigliottina per i diffusori, la Fenice 10 PC, pensata per essere integrata in un Personal Computer e tre versioni finite che differiscono tra loro per avere i connettori d'uscita a molla e un solo ingresso (Fenice 20 MKII 1SP), binding post dorati che accettano banane, forcelle e cavo spellato sempre con un solo ingresso (Fenice 20 MKII 1SG) e connettori d'uscita dorati come l'1SG ma due ingressi linea (Fenice 20 MKII 2SG). Nel catalogo prodotti sono disponibili per l'acquirente vari trasformatori d'alimentazione, tra cui un toroidale e diversi switching da abbinare ai vari T-Amp.

Recentemente sono state apportate delle migliorie alla produzione con l'introduzione di connessioni RCA "Panel Mount" invece che montate direttamente sulle schede. L'upgrade è particolarmente gradito poiché quelle montate a pannello sono molto meno ballerine (anzi non lo sono per nulla) dando una bella sensazione di solidità oltre a offrire un contatto più stabile e sicuro nel tempo.

Queste le specifiche del Tripath TA 2024:

- Class-T architecture
- Single Supply Operation
- 0.04% THD+N 9 watt, 4 ohm
- 0.18% IHF-IM 1 watt, 4 ohm
- 6 watt 8 ohm, 0.1% THD+N
- 11 watt 4 ohm, 0.1% THD+N
- High Power
- 10 watt 8 ohm, 10% THD+N
- 15 watt 4 ohm, 10% THD+N
- High Efficiency
- 88% 10 watt 8 ohm
- 81% 15 watt, 4 ohm
- Dynamic Range: 102 dB
- Mute and Sleep inputs
- Turn-on & turn-off pop suppression
- Over-current protection
- Over-temperature protection
- Bridged outputs
- 36 Pin Power SOP package

 


DESCRIZIONE

La descrizione del Fenice 20 MKT II SG si risolve in un esercizio piuttosto elementare tale è la sua semplicità. Basta anche un fugace sguardo per capire che, in perfetto stile T-Amp, ci troviamo di fronte a un oggetto dall'approccio francescano, appena più versatile del progenitore in quanto dotato di due ingressi linea anziché uno solo.

Alla vista si presenta come uno scatolotto nero, dotato di uno chassis metallico parecchio robusto delle dimensioni di 10 x 10 x 4 cm (larghezza - profondità - altezza) e peso di 325 grammi. I due frontali, l'anteriore e il posteriore, sono disponibili in diverse colorazioni tra cui blu, beige, rossa, bianca e nera. L'anteriore accoglie, da sinistra verso destra, la levetta di commutazione tra i due ingressi linea, una manopolina del volume dall'aspetto piuttosto dimesso (si poteva fare di meglio...), le connessioni RCA per i due ingressi, un piccolo ma potente Led di accensione che emana un'intensa luce blu e la levetta di accensione. Il retro invece ospita sulla sinistra la presa per l'alimentatore esterno "DC IN" e i quattro binding post per il collegamento ai diffusori, molto belli e di pregevole fattura, che accettano banane, forcelle e cavo spellato. Il fondo è dotato di quattro piedini di appoggio di plastica dura.

La scheda MOKS Fenice 20 MKTII rivela un layout circuitale molto pulito.

Da sinistra verso destra si notano le tre sezioni funzionali della scheda: Ingressi, IC TA 2024 e filtro passa-basso in uscita.

La realizzazione in alcuni particolari può apparire un po' spartana e le connessioni RCA, nel mio esemplare montate direttamente sulla scheda, non trasmettono una grande sensazione di fermezza, sono per di più decisamente corte poiché la loro lunghezza è limitata dallo spessore del pannellino frontale. Il risultato è che gli RCA maschio dei cavi di segnale non riescono a penetrare completamente e, all'atto dell'inserimento, le connessioni sul Fenice si muovono "affondando" ulteriormente nel frontalino.

Questi problemucci sono comunque stati risolti nella produzione più recente con l'adozione di nuovi connettori RCA "Panel mount". La luce blu del Led è talmente intensa da infastidire chi gli sta di fronte: anche se nella mia posizione d'ascolto sono distante circa tre metri dall'apparecchio, alla fine sono stato costretto a disporlo con il frontale anteriore di lato... bastava il suono a ipnotizzarmi :-)

Il nuovo Fenice con le connessioni RCA "Panel Mount".

L'alimentatore è acquistabile a parte, se vogliamo anche attingendo al nutrito catalogo della S3 Shop. Con una cifra molto modesta (7 euro) sono venuto in possesso di un Linearity 1 della Electronics CO.,LTD, modello LAD6019AB4(A) con input 100-240 VAC, 1.5 A, 50-60 Hz e output di 12 VDC, 3 A, non mi è stato fatto un favoritismo perché la S3 Shop pratica abitualmente questa offerta per tutti i clienti. Non ho avuto modo di provare altri tipi di trasformatore poiché già quello in mio possesso mi pare funzionasse benissimo, francamente ho ritenuto inutile spendere di più giacché la cifra sborsata (sette euro) mi è sembrata congruente con il livello di costo del Fenice.

Giunto il momento di aprire il cabinet per mettere nudo la scheda, sono rimasto molto perplesso non trovando neanche l'ombra di una vite da rimuovere, non ho voluto peraltro effettuare alcuna manovra strana ne forzare alcunché nel timore di rovinare o rompere qualcosa. La risposta all'enigma mi è arrivata da un tecnico, il quale mi ha detto che le quattro pareti dello chassis vanno fatte scorrere in senso antero-posteriore a mo' di slitta, io per la verità ci ho provato, mettendoci anche una certa forza, ma non ci sono riuscito. Alla fine ho tagliato la testa al toro chiedendo di poter avere una fotografia della scheda, richiesta prontamente esaudita da un gentile operatore.

 


GLI ASCOLTI

Il setup di "servizio" utilizzato per il test d'ascolto è quello stesso con cui sento musica abitualmente. In otto mesi ho avuto modo di pilotare con il Fenice 20 MKT II, oltre alle mie attuali Dynavoice Definition DF-6 e Canton LE 109, anche tutti i modelli di diffusori che ho recensito: parlo delle Scythe KroCraft Rev B, Proson Event 41 e Dynavoice Challenger M-65 EX (in biamplificazione).

Preamplificatore Rotel RC 06
Giradischi Pro-ject Debut II SE con testina Denon DL-160
CD Player Rotel RCD 1070
Personal Computer HP G62 con player Foobar 2000
Scheda audio E-MU Creative Pre Tracker Pre USB 2.0
Sintonizzatore Denon TU 1500 AE
Doppia piastra a cassette Teac W-600R
Cavi di segnale Fluxus 2*70 S
Cavi di potenza Fluxus LTZ 900
Cavi di alimentazione su CDP e Preamplificatore Fluxus "Alimentami"

Andando a spulciare i miei "archivi d’imbalsamazione", memorie annotate su pizzini digitali in formato ".txt", una specie di spartano database in cui recuperare esperienze passate, riscopro di aver ascoltato all'inizio il Fenice anche in configurazione non preamplificata. Ora, dotare i miei due MKT II di un pre è una necessità, visto che li adopero in biamplificazione e con diverse sorgenti, ma è sulla qualità del suono che ho dovuto registrare delle piacevoli sorprese. Grazie probabilmente a un matching d'impedenze più favorevole, facendo passare il segnale proveniente dalle varie sorgenti prima dall'RC 06 ho registrato un ingentilimento del suono, una prestazione più delicata e tonalmente corretta rispetto a quella del Fenice usato "liscio".

Altra differenza saltata alle orecchie, questa volta tra la mono e la biamplificazione, è che in quest'ultima tutto appare più rilassato, le elettroniche sembrano lavorare meno tirate per il collo e più in "souplesse" mentre sul versante SPL le cose non cambiano di molto. La sensazione è quella di avere a disposizione una maggior riserva dinamica e soprattutto un surplus di articolazione tra le varie gamme di frequenza. Ecco allora che le tre gamme principali della banda audio (soprattutto la alta) acquistano più incisività, pulizia e indipendenza nel reciproco comportamento, corroborando una lotta contro l'impastamento in cui già in monoamplificazione il nostro se la cava egregiamente.

Senza avventurarmi in voli pindarici, al di fuori della mia modesta portata tecnica, ipotizzo che la minor fatica d'ascolto e gli altri vantaggi denotati nel pilotaggio in biamplificazione possano trovare una loro ragione nel fatto che le alimentazioni passano da una a due e ogni singolo canale non deve sopportare lo stress reattivo dell'intero crossover ma solo di una sua parte (alta o bassa). Ma, ripeto, siamo nel campo delle mere ipotesi, per quanto probabili possano essere.

L'aver ascoltato tanto a lungo il Fenice con il più vario software musicale e con diversi partner mi pone, credo, in una posizione di vantaggio, primo perché con il tempo si ha modo di assimilare meglio il suono di un apparecchio e poi perché il tempo stempera gli entusiasmi iniziali ridimensionando certi "eccessi".

Il tempo medio di permanenza degli oggetti nella sala d'ascolto/laboratorio di un recensore generalmente non sono così lunghi da protrarsi per un periodo vicino all'anno, penso che la media sia al massimo di pochi, pochissimi mesi.
Della serie "Come ti accalappio l'audiofilo Hi-End" questo MKT II SG con il suo fascino è in grado di circuire anche il più smaliziato degli audiofili, impavidamente mette in mostra prestazioni sonore da "grande amplificazione". Certe qualità carismatiche che sembravano relegate a ben diversi ambiti vengono ottenute grazie al disegno di una mano felice e ricca di perizia tecnologica.

Dal lato basse frequenze la sensazione che provo è spiazzante e anche un po', passatemi il termine, schizoide. Se il TA 2024 non ha la potenza necessaria per produrre un "punch" entusiasmante, la gamma bassa è molto veloce e controllata oltre che ottimamente definita. Nel confronto con il correntoso Rotel RB 1070 perde inesorabilmente nell'impatto ma sembra scendere in frequenza ancora di più.
I salti dinamici sono immediati, "violenti", arrivano con fermezza senza alcun tipo d'indecisione, tutte caratteristiche queste che ci rendono quei pochissimi watt a disposizione tremendamente efficaci (ovviamente se li riversiamo sulle giuste elettroacustiche). Le strappate di contrabbasso di Charles Mingus in "Pithecanthropus Erectus" arrivano alle orecchie nette, prive d’impastamenti e approssimazioni, nessun accenno di lentezza mortifica i loro guizzi.

L'ascolto del genere sinfonico e vocale sottolinea nel carattere del Fenice una grande inclinazione alla trasparenza. Rimarchevole la capacità di riprodurre con assoluta precisione il tappeto di strumentini nel "Capriccio spagnolo" di Rimsky-Korsakov sotto la vigorosa interpretazione di Valery Gergiev, la gamma alta rivela una rara finezza di grana che ben si sposa alla buona brillantezza e incisività. Da questo punto di vista l'MKT II mette il TA 2024 nella condizione di poter ben esprimere le sue qualità più salienti senza ammorbidimenti di sorta.

Da battimani è la superba focalizzazione, ampiezza e minuziosità olografica della scena tridimensionale. Al largo da interpretazioni "labirintiche", l'analiticità a lama di coltello rende evidenti quei particolari che, diversamente, il nostro cervello si sforzerebbe di ricostruire con l'inevitabile insorgere della fatica d'ascolto. Il Fenice 20 rende un grande servigio all'audiofilo porgendogli su un piatto d'argento quelle sottili nuances riposte tra i microsolchi o i byte, sottigliezze che forse in precedenza non era riuscito ad ascoltare.

Delicatissima la pittura sonora del liuto di Paul O'Dette in capolavori di fantasia come "The frogg galliard", "A fancy" e "Mrs Cliftons Allmaine" di John Dowland. L'effetto ambienza della registrazione è riprodotto con grande accuratezza così come il naturale pizzicato dello strumento è reso con tempi di attacco, sostenimento e decadimento praticamente perfetti. Il risultato finale è la percezione di una stupefacente naturalezza.
Colgo l'occasione per rispolverare l'integrale delle sinfonie di F.J. Haydn diretta da Antal Dorati, faccio un paio d'orette di "zapping" tra Allegri, Presto, Adagio e Minuetti, incantato da edifici musicali dall'equilibrio miracoloso dove tutti i sentimenti umani vengono scandagliati a fondo. Ed è l'estasi musicale che qui prevale sulle ubbie audiofile, su quell'estenuante spaccare il capello in otto a cui noi audiofili masochisticamente ci sottoponiamo. Chiudo gli occhi, tutto scompare per lasciar posto alle più sublimi emozioni...

Con il tempo mi sono creato una discreta collezione di file "Studio Master" in alta risoluzione, la mia postazione "liquida" (Notebook HP G62 e scheda audio E-MU Creative Pre Tracker USB 2.0) sono per la giusta soluzione, insieme al player Foobar 2000, per poter gustare l'eccellenza di tale software. Anche in quest'occasione l'MKT II riesce nell'impresa di valorizzare quel surplus di dettaglio, ariosità e ricostruzione d'ambienza che sono il loro asso nella manica. In tal senso la resa dei Carmina Burana nell'edizione Chandos, diretti da Richard Hickox con la London Symphony Orchestra e Chorus, lascia davvero senza fiato per grandiosità e magniloquenza.

Il gran finale di questo mio test d'ascolto è tutto al femminile, vado letteralmente in sollucchero lasciandomi accarezzare le orecchie dalle mie due "Lady" preferite: Rickie Lee Jones e Joni Mitchell. In virtù di una resa microdinamica da urlo, conservano tutta la loro pulsante vitalità sotto uno smalto luminoso e vellutato.

Insomma, questo Fenice è vera "poesia" per chi ha orecchie per intendere...

 


CONCLUSIONI

La Classe T è diventata ormai uno stile di vita, accolto con favore anche tra gli appassionati ecologisti vista la sua straordinaria efficienza e i conseguenti ridotti consumi elettrici. La guerra consumata tra gli estimatori della classe T e i suoi affossatori non è ancora terminata e riemerge ancora prepotentemente l'annosa querelle: ma questi piccoli, sorprendenti amplificatori, sono o no degli ammazzagiganti? La risposta la trovo nella fascinazione del TA 2024, con il suo tourbillon di suoni che accompagna le mie giornate di musica e al quale non riesco ancora ad assuefarmi del tutto.

Il Fenice 20 MKT II SG tratta la materia sonora con grande rispetto, il segnale amplificato non lascia nulla per strada ma riporta integro alle orecchie dell'ascoltatore quello che gli viene dato in pasto offrendo un ottimo compromesso tra qualità di realizzazione, prestazioni e costo (non dimentichiamo che le schede Fenice 20 sono utilizzate su integrati da 300 euro e passa come il T-HIFI Micro-TI). E' inoltre costruito in maniera robusta, per certi aspetti appare un po' spartano, ma è una rudezza che sottende a una grande sostanza.

Le indicazioni per l'uso sono le solite per questa tipologia di apparecchi: diffusori con un'elevata sensibilità (almeno 93 - 94 dB/w/m "reali" in un ambiente domestico medio), modulo d'impedenza che non salga troppo e argomento non eccessivamente tormentato nelle rotazioni di fase. A causa del filtro passa basso in uscita un'impedenza di carico che salga oltre i 6 - 8 ohm provoca un'enfasi delle alte frequenze. Consiglio l'accoppiamento con torri da pavimento di buona sensibilità in quanto il pilotaggio di modelli bookshelf, pur se non proibitivo, in diversi casi può mettere facilmente alla corda le capacità dinamiche del Fenice (in via generale i piccoli monitor difficilmente superano la sensibilità di 85 - 86 dB/w/m). Esistono comunque sul mercato dei modelli adatti alla bassa potenza del TA 2024, come i monitor della produzione Klipsch.

Avendo personalmente sperimentata la biamplificazione passiva con le mie Dynavoice Definition DF-6 e qualora abbiate un diffusore predisposto per il bi-wiring/bi-amping non posso che consigliarvela caldamente: otterrete dei vantaggi quasi nulli sulla SPL sviluppabile ma accrescerete lo spunto dinamico e soprattutto ridurrete la fatica d'ascolto con un enhancement di pulizia e incisività dei vari registri. Il suono del Fenice 20 avvince, questa è la mia convinzione dopo mesi e mesi di ascolti, nella potente freschezza dei colori, nella lancinante focalizzazione, l'impagabile ricchezza e lucidità del messaggio sonoro senza imporre sacrifici di nessun tipo sul fronte della musicalità.

Considerata l'esigua potenza erogata bisogna curare con attenzione gli abbinamenti, ritagliargli il giusto contorno per farlo vivere e respirare, come un delicatissimo fiore non va soffocato con delle elettroacustiche inopportune che tanto hanno aiutato i suoi denigratori nel tentativo di distruggere la sua immagine. Poniamoci davanti a lui con gli occhi di un bambino, lontani da rumori e clamori avversi, tendendo l'orecchio per godere di tutto il suo incredibile "Esprit de géométrie/Esprit de finesse".

Alfredo Di Pietro

Maggio 2011


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