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 Freudvoll und leidvoll - Monika Lukásc - Stefano Ligoratti Riduci

 

 

Come in una sorta di riflesso pavloviano, il nome di Franz Liszt provoca nell'appassionato l'aprirsi di scenari squisitamente pianistici. Un esempio per tutti i funambolici "Douze Études d'exécution transcendante", spesso eletti a cavallo di battaglia da quei pianisti che vogliono dimostrare le loro doti virtuosistiche. Personaggio dal quale la storia del pianoforte non può prescindere, considerato uno dei più grandi virtuosi dell'800, se non di tutti i tempi, Liszt è uno dei primi esempi di "Rock Star", cioè di una figura foriera d'intensa spettacolarità, dall'aspetto e dai comportamenti diventati un modello da imitare, con una forte ricaduta sulla cultura di massa, tanto da indurre il poeta Heinrich Heine a coniare il termine "Lisztomania" per descrivere l'esagitazione degli ammiratori durante le sue straordinarie performance concertistiche. I riferimenti alla sua immagine non sono confinati solo agli ambienti musicali, ma si trovano in abbondanza anche in letteratura. Non di rado si è usata la sua icona per coniare monete o emettere francobolli, per fare statue o busti commemorativi in varie città d'Europa, a Eisenstadt, Vienna, Weimar, Raiding, Bayreuth, Kalocsa, Budapest, Mecseknádasd, Kiev e altre. Senza dimenticare che dal 1986, esattamente cento anni dopo la sua morte, ogni tre anni si svolge a Utrecht il prestigioso Concorso Pianistico Internazionale Franz Liszt. Un caso di fama esorbitante: l'asteroide 3910 Liszt porta questo nome in suo onore. Una risonanza che si allarga anche al campo della televisione, della radio e del cinema, il quale ha spudoratamente saccheggiato diversi suoi brani incorporandoli nelle colonne sonore in più di centosettanta film.

Anche il mondo dei cartoni animati gli è debitore, vista la larghissima fama di "Tom & Jerry Jerry pianista", che arrivò addirittura a vincere l'Oscar nel 1947. Tuttavia, l'enorme prestigio che il genio di Raiding si è conquistato nell'ambito pianistico rischia di oscurare una parte meno nota, ma non per questo meno pregevole, della sua produzione artistica, parliamo di quella liederistica. Una specie di fotografia rimasta malauguratamente sottoesposta. Franz Liszt compose settantasei Lieder scritti in diverse lingue, la maggioranza in tedesco, cinquantaquattro, tredici in francese, cinque in italiano, tre in ungherese e uno soltanto in inglese. Non irrilevante è l'energia che spese nell'esplorazione di questo genere, essendosi esteso il suo impegno dal 1839 sino al termine dell'attività compositiva, né i ripensamenti mirati a un perfezionamento che ha del certosino (di alcuni ha rilasciato differenti versioni). D'altronde, la testimonianza del suo amore per il Lied sta anche nel tributo a uno dei più grandi liederisti della storia, se non il più grande, Franz Schubert, con le trascrizioni dei due cicli Die Winterreise e Schwanengesang, più altri. Nei quattordici brani per voce e pianoforte di quest'album è condensata l'intera visione poetica del compositore, soddisfatta la sua motivazione a orientare le proprie volontà artistiche facendo leva sul suo genio, sulla capacità di renderizzare un'ampia gamma emotiva per il tramite di una formidabile tavolozza espressiva. La sua ispirazione affonda in un terreno dai forti contrasti, una prospettiva che questo CD è intenzionato a mettere in risalto sin dal titolo, "Freudvoll und leidvoll", in quell'intima commistione tra la gioia (Freude) e il dolore (Leid).

Si tratta di una produzione che, dandosi la pena di conoscere non superficialmente, non soffre di complessi d'inferiorità rispetto a quella corrispondente di Schubert, Schumann, Brahms o Wolf, autori ben più eseguiti di Liszt nel repertorio liederistico. L'illustre nome di Goethe compare nella prima traccia, "Freudvoll und leidvoll", Lied che dà il titolo all'album. È un testo proveniente dalla tragedia Egmont, dove la contraddittoria condizione dell'amore viene declamata dall'amante del protagonista, Klärchen. Liszt non si sottrae al confronto tra parola e musica, declinando in pura poesia un dramma che fu anche un manifesto politico. Scritto in tempo Andantino, "Freudvoll und leidvoll" è rappresentativo di quel misto tra gioia e dolore che porta con se la condizione dell'amore. Monika Lukács modula il canto con estrema amabilità ("dolce" è indicato in partitura), mettendo in campo la sua ampia tavolozza coloristica. Al languido sussurro, sul verso "Himmelhoch jauchzend" (gioiosa come chi tocca il cielo) segue un trasalimento, preceduto al pianoforte da sei accordi distribuiti in due terzine. Come un lampo, al quale subito segue la sconsolata melopea "Zum tode betrübt" (accasciata fino alla morte). I toni si alleggeriscono, tutto si rasserena in un'umanissima teatralità sugli ultimi versi "Glücklich allein ist die seele, die liebt" (Felice soltanto è l'anima che ama). Un Lied anche legato a una contingenza squisitamente biografica: la prima versione fu scritta subito dopo la rottura finale del compositore con Marie d'Agoult, con le conseguenti lacerazioni d'animo che lui ha così ben esternato.

La grande sapienza melodico/armonica di Liszt focalizza i due contrapposti sentimenti della gioia e del dolore tramite un do-mi bemolle e do bemolle-mi bemolle, significativi del subitaneo passaggio dalla gioia al dolore. Una pace riconquistata compare nel finale, dove radiosa una luce si diffonde da sfere angeliche. Una delicatezza sovrana permea Kling leise, mein Lied (Suona dolcemente, la mia canzone), in cui l'attenzione a non turbare il sonno dell'amato ("sotto voce" in partitura) non impedisce il manifestarsi di un sentimento profondo. Il canto si spande sul paesaggio, sugli alberi, sui fiori e su un usignolo, preso a prestito come simbolo di melodiosità. "Erwecke sie nicht mit zu stürmischem gruß" (Non svegliarli con saluti troppo tempestosi). È naturale che il catalizzatore verso l'incanto, suggerito da questo Lied pieno di tatto, richieda una vocalità quasi incorporea ma al contempo intensamente espressiva. Emozione e commozione suscita la nota tenuta, un fa diesis alto sulla parola "erwacht", che estaticamente si prolunga per il tempo di una minima e due semibrevi ("perdendo"). In simbiosi con il canto è il portamento del pianoforte, Stefano Ligoratti ci fa dimenticare che stiamo ascoltando uno strumento a percussione e con cullante dolcezza accompagna l'estasi d'amore. L'atmosfera idilliaca è però spezzata da un concitato "Anmutig, fast gesprochen" (Con grazia, quasi parlando). Nell'accompagnamento, le sincopi alla mano destra a partire da "Tritt behutsam nur auf, wie des pilgers fuß" (Cammina con cautela come il piede del pellegrino), rendono a meraviglia il moto del camminare.

Il canto muta ancora e il "Tempo I" segna il ritorno al sognante clima iniziale, con il pianoforte che disegna pacificanti arpeggi. Il testo è di Johannes Nordmann, giornalista e scrittore di viaggi austriaco, probabilmente scelto dall'autore per la sua idoneità allo spirito di una serenata condita dai sentimenti contrastanti della bramosia d'amore e della volontà di non infastidire l'amante. Una curiosità: in questa seconda versione, castigata, Liszt eliminò il verso francamente erotico sulla camicia da notte che aderiva al corpo e al seno della fidanzata, troppo audace per l'epoca. Una vera delizia è il ritornello "Kling leise, mein Lied", musicato su una tenerissima cantilena, quasi una ninna nanna che compare nella sezione interna più mossa. Sul semplice testo di Heine, Du bist wie eine Blume scorre nell'alveo di una melodia che il pianoforte accompagna con tono meditativo. La musica è di una profondità sublime e orna di significati reconditi una poesia di una semplicità che rasenta l'anodino. Affascinante il portamento di Monika Lukács nella "mezza voce", una fascia dalla quale si allontana e rientra per dosare ogni più piccola nuance espressiva. Non è solo la dinamica a essere considerevole, ma anche la gestione dell'agogica, costantemente mirata a esaltare i frangenti espressivi del testo poetico. "Mir ist, als ob ich die hände. Aufs haupt dir legen sollt" (Mi sento come se dovessi porti le mani sul capo) è un gesto lirico che viene esaltato da una vocalità che fa del controllo dell'emissione uno dei suoi punti di forza, un "sotto voce" che coinvolge anche l'accompagnamento del pianoforte in una totale comunione d'intenti.

Come carezzevole è l'incipit, altrettanto lo è la chiusa, che trae ispirazione dalle parole "Betend, dass gott dich erhalte. So rein und schön und hold." (pregando che Dio ti conservi pura, bella e soave). Una melodia si eleva nell'aere, sembra provenire dal cielo empireo, ancora una volta sostenuta al registro acuto da una voce di angelica purezza. Parlavamo dell'elementarità del testo, in realtà solo apparente perché intenzionale, secondo alcuni musicologi avente una valenza ironica. Una specie di presa in giro fatta da Heinrich Heine della poesia romantica, ad ogni modo sublimata da Liszt in questo Lied. Una grande suggestione si cela dietro Im Rhein, im schönen Strome. Dopo quattro battute d'introduzione del pianoforte in fluide terzine di semicrome (le onde del Reno), la voce esordisce solenne, ha uno scatto d'orgoglio nel citare la grande città affacciata sul fiume "Das große, das heil’ge Köln" (La grande, la santa Colonia) Il riferimento è palesemente al Duomo di Colonia, grandiosa opera architettonica ricca di storia. La poesia e il canto si distendono sull'immagine della Vergine, che in questo Lied è rappresentata dalla famosa tela del pittore tardo gotico Stephan Lochner. Dal verso "Hat’s freundlich hineingestrahlt" (S'irradiava in modo amichevole) gli alati arpeggi del pianoforte in "pianissimo" e "dolcissimo" assumono un tono celestiale, come in una soffice "crema" sonora sembrano muoversi le dita di Stefano Ligoratti e il registro alto agevola questa sensazione eterea.

"Es muss ein Wunderbares sein" è l'occasione per esternare una sensuale carnalità: "Ums Lieben zweier seelen" (Ritrovarsi tutti stretti) abbraccia calde vibrazioni tonali e armonie sofisticate che non fanno semplicemente da decorazione al testo del poeta bavarese Oscar von Redwitz-Schmölz, ma contribuiscono a creare un indissolubile "unicum". Una complice intimità accompagna dall'inizio alla fine questo Lied dalle movenze lievi, breve come un abbraccio, fugace come un sospiro. Racconta di un amore che ogni gioia e ambascia comprende nel mutuo confessarsi ogni cosa: "Sich nie ein wort verhehlen, und freud und leid und glück und not so mit einander tragen" (Mai nascondersi una parola, affrontare insieme gioia, dolore, fortuna, necessità). Dal primo bacio all'ultimo fiato l'arte pianistica di Stefano Ligoratti e quella vocale di Monika Lukács trovano singolare fusione. Come non rimanere ammaliati dal rubato che prende vita tra le parole "ein" e "wort" in "Sich nie ein wort verhehlen"? Un fremito sale verso una dolcissima eternità, sottolineato dal soprano ungherese con finissima sensibilità. L'armonia che il compositore sviluppa sulla parola "Sagen" è di una densa espressività cromatica e chiude questo autentico gioiello con la discesa verso regioni più scure. La prerogativa di Über allen Gipfeln ist ruh è la contemplazione di una natura che assorbe completamente l'animo sensibile. Il genio di Liszt ne differenzia sensibilmente il "climax" rispetto ai Lied d'amore, modulando l'armonia affinché suggerisca la maestosità delle cime, l'eterna grandiosità delle montagne.

Varia sottilmente il suo cantato la soprano, e con lei il pianista, che abbandonano per un attimo il languore delle anime innamorate per stagliarsi con grande limpidezza verso alte visioni rupestri. Una solenne quiete regna su "Über allen gipfeln ist ruh" (Su tutte le cime c'è silenzio), "Die vögelein schweigen im walde" (L'uccellino tace nella foresta). L'andamento è rarefatto, come il tempo che intercorre tra un ampio respiro e l'altro, una magia sonora perfettamente ricreata dai nostri interpreti. Un sussulto agita il Lied nel tensivo crescendo "Warte nur, balde ruhest du auch" (Aspetta, presto riposerai ancora), raggiunge il suo apice per frantumarsi dopo il "poco a poco rallentando" di battuta 28. Il severo clima iniziale è così ripristinato nella chiusa. Questo sublime Lied origina da un grande capolavoro della poesia tedesca, scritto da Goethe nel 1780 sulla parete di una capanna di legno in cima al monte Kickelhahn. Dal paesaggio montano percola nel nostro animo una profonda quiete, mentre nelle ripetizioni degli ultimi due versi, i citati "Warte nur, balde ruhest du auch", emerge il desiderio e l'apprensione che precedono l'implorazione della pace ultima, dove le armonie dell'inizio vengono elevate su un piano superiore. Si mette da parte ogni forma di misticismo con Oh! Quand je dors, elegante e disinvolto Lied è in lingua francese su testo di Victor Hugo. Questo presenta dei risvolti schiettamente erotici: "Oh! Quand je dors, viens auprès de ma couche" (Ah! Mentre dormo, vieni nel mio letto), ma viene in qualche modo angelicato nel verso "Pose un baiser, et d’ange deviens femme …" (Metti un bacio, e da angelo diventa donna...), forse un modo abbastanza scaltro di rendere tollerabile all'epoca l'esternazione dell'ardore erotico.

Favoloso l'accompagnamento del pianoforte, con le sue ampie volute di arpeggi, rilassati e "charmant". In ossequio allo schema predominante dell'itinerario sonoro di questi Lieder, anche qui troviamo una parte centrale più mossa, dal carattere episodico, che in questo caso sottolinea il moto ascensionale verso il cielo "Que ton regard comme un astre se lève…" (Possa il tuo sguardo alzarsi come una stella...), ma è un momento passeggero, appena un'istantanea, dopo il quale tutto ritorna nell'alveo di una meditabonda cantabilità. Non manca una citazione letteraria: "Comme à Pétrarque apparaissait Laura" (Come una volta apparve Laura al Petrarca), emblema dell'amore di Liszt per l'arte e la letteratura italiana. Incantano Stefano Ligoratti e Monika Lukács per l'uso suggestivo dei silenzi, per il magistrale rubato e il tratteggio delle flessuose linee melodiche di squisito gusto francese. La voce della soprano ungherese è morbida, calda, emana una grande dolcezza ma sa diventare reattiva e fremente nei passaggi più impetuosi. L'amore come impellente necessità è la tematica che affiora in Ich liebe dich. L'affermativo verso "Ich liebe dich, weil ich dich lieben muß" (Ti amo, perché devo amarti) lascia presagire una forma di fato ineluttabile, così come "Ich liebe dich, weil ich nicht anders kann" (Ti amo, perché non posso fare altro), segna il corso inarrestabile della natura nell'indissolubile legame tra la rosa e il cespuglio, il sole e i suoi raggi; una vita che non può esistere senza il respiro "Dich liebe ich, weil du bist mein lebenshauch" (Ti amo, perché sei il respiro della mia vita).

La sottile poesia del grande Friedrich Rückert è l'anima di questo teso Lied. Liszt scandisce il passo del destino con interventi rarefatti, quasi evanescenti del pianoforte e della voce. Note e accordi rimasti quasi sospesi nell'aria che non ammettono alcun tentativo di declassamento a mera tappezzeria sonora, tale è la loro forza espressiva. Un improvviso "ff" sulla parola "Himmelsschluß", come un fulmine a ciel sereno scuote per un attimo l'ascoltatore. Ai nostri due artisti va dato atto di possedere un raro senso del rubato, senza di esso queste piccole gemme perderebbero di valore. Da parte sua, l'autore ordisce con rara maestria anche la più piccola nuance armonica, fra rarefazioni e trasalimenti, persuadendo chi ascolta che l'amore è una forza alla quale non è possibile opporsi. In Der Fischerknabe il canto arriva dopo una lunga introduzione del pianoforte, ampi arpeggi e tremoli di accordi evocano il movimento acquatico. La ricerca di un clima pacifico, dal sapore bucolico, caratterizza questo Lied, in cui un ragazzo si gode la natura: "Es lächelt der see, er ladet zum bade" (Il lago sorride, ti invita a nuotare). All'improvviso lui ode uno squillo "Da hört er ein klingen" (Poi sente uno squillo) che richiama il suono di flauti talmente dolci da sembrare voci angeliche "Wie Stimmen der engel" (Come voci di angeli). La linea di confine fra l'ameno e il tragico si rivelerà tuttavia molto labile, nel finale il giovane viene circondato dall'acqua: "Da spielen die wasser ihm um die brust" (Poi l'acqua gli giocò intorno al petto) e alla fine attirato nelle profondità del lago.

Der Fischerknabe prende spunto dall'interpretazione schilleriana della mitologia dell'acqua riferita al mondo tedesco (il cosiddetto Wasser-Mythos), foriera dell'attrazione che esercitano sull'uomo le creature acquatiche come le sirene. Una seduzione che sarà fatale per il giovane: "Ich locke den schläfer. Ich zieh ihn herein" (Attiro il dormiente. Lo tiro dentro.) Difficile, per la calma solo apparente che si trasforma rapidamente in tragedia, l'interpretazione di questo Lied. Pianoforte e canto portano sapientemente in superficie un clima ambiguo e instabile. Il sensibile allargamento del tempo rende quel senso di rarefazione che prelude all'attesa, quasi una sospensione presaga della tragedia, sui versi "Und es ruft aus den tiefen" (E chiama dal profondo). Ma questa si consuma sotto la luce di una paradossale mansuetudine "Lieb' Knabe, bist mein!" (Caro ragazzo, sei mio!). In Die Lorelei troviamo la stessa tematica di attrazione e morte manifestatasi in Der Fischerknabe. È abbastanza facile riconoscere in questo Lied suggestioni e cromatismi di stampo wagneriano, soprattutto nell'apertura del pianoforte ("Nicht schleppend"), degni del Tristan und Isolde. I primi quattro versi rappresentano un'introduzione in forma di recitativo alla narrazione, si affaccia poi un'aria incantevole, il corpo del Lied, che trae alimento dallo splendido testo poetico di Heinrich Heine. È una rievocazione della leggenda di Lorelei, la bellissima ondina del fiume Reno che con il suo canto irresistibile attirava i naviganti, che, affatturati, morivano tra le onde del fiume.

Al motivo iniziale segue una sezione, coincidente con l'entrata in scena di Lorelei, la cui forza drammatica s'intensifica in un dirompente crescendo che descrive la tragica morte di un navigante. "Gewaltige melodei" (Con la dolce melodia) dà l'avvio a un dramma che precipita con ritmo serrato: "Der schiffer im kleinen schiffe" (Soffre e piange il barcaiolo). Nella serafica chiusa si riaffaccia la cullante melodia del Reno, il grande fiume imperturbabile nel suo scorrere. Un raggio di calda luce c'investe sul verso "Im Abendsonnenschein" (Declinando all'occidente). Un Lied bellissimo e inquieto, in cui la notevole varietà ritmica, 3/4 - 4/4 - 9/8 (3/4), sottolinea con efficacia i mutevoli frangenti espressivi. Nell'avvincente percorso tracciato da Freudvoll und leidvoll, ci riavviciniamo al sentimento dell'amore con Hohe Liebe, un Lied breve in tempo di Andantino sostenuto che parla dell'ebbrezza d'amore e invita a godere della sua pienezza. È questa la vera ricchezza per l'uomo, superiore a ogni fortuna materiale che si può accumulare in vita. Su un accompagnamento cullante del pianoforte "sempre dolcissimo" si sviluppa una melodia ricca d'inflessioni. Sulle parole "Und blick, ein märtyrer" (E guarda, un martire) si sviluppa un "quasi recitativo" che prelude all'interrogazione finale "Denn über mir in goldner ferne hat sich der himmel aufgetan." (Perché sopra di me nella distanza dorata si è aperto il cielo?). Hohe Liebe è su testo di Ludwig Uhland e contempla una vicenda dove il tema della vita e della morte si abbracciano in un afflato meravigliosamente lirico.

Lo strategico uso dell'enarmonia favorisce l'emersione di questi due elementi come due facce della stessa medaglia. In Wie singt die lerche schön (Come canta meravigliosamente l'allodola), delle rapide quartine ascendenti e discendenti di note in intervallo di terza allettano l'ascoltatore, è il canto meraviglioso dell'allodola, che s'interrompe sul verso "Wenn der Morgen graut" (Quando sorge il giorno). Il saliscendi si acquieta nel "poco ritenuto" per lasciare posto a un altro incantevole episodio, quello del sorgere di un nuovo giorno. La garrula allegria riprende vita da "So sing, mein herz, nun auch" (Quindi canta, cuore mio, anche tu adesso); sono le voci della natura che di nuovo trovano corrispondenza in un preciso stato d'animo. Qui il canto viaggia tra gli opposti stati d'animo dell'intimismo e dell'estroversione. Nella chiusa è riposta una confortante aspettativa: dopo il dolore oscuro della notte si affaccerà la speranza: "Dein auch harrt ein sonnenschein" (Anche per te ci sarà il sole). Il testo è di August Heinrich Hoffmann von Fallersleben, poeta amico di Liszt. L'immagine dell'allodola che sale verso il cielo è in qualche modo precorritrice di un impressionismo "ante litteram", una corrente artistica che sarà pienamente sviluppata solo nel Novecento. Bist du! è un Lied che immerge nella "staticità" dell'incanto. Su "Kalt wie der gletscher, der gletscher der Alp, fest wie der felsen, der fels von granit" (Fermo come la roccia, la roccia di granito, calme come le acque, le acque del lago) la melodia rende il senso di questa soprannaturale immobilità, si fa più lontana, quasi gelidamente intangibile, nel corso di uno dei tanti imprevedibili cambi d'espressione di cui è disseminata la liederistica lisztiana.

Un altro mutamento quindi avviene (e qui entriamo in quella dimensione angelicata che spesso appare in queste pagine), accompagnato da un crescendo, sul verso "Denn aus den sphären, den sphären des lichts" (Perché dalle sfere, le sfere di luce): è la figura dell'amata che viene innalzata a una dimensione cosmica, si allarga alle sfere celesti, ai mondi ideali della bellezza e dell'amore. La voce di Monika Lukács sul "Du!" finale, un fa diesis acuto, diventa impalpabile respiro proiettato verso l'infinito. Così termina uno dei Lied più struggenti dell'intera raccolta. O lieb so lang du lieben kannst, quattordicesimo e ultimo di questo CD, porta l'incanto di una delle melodie più note di sempre, terza e ultima della triade Liebestraum (Sogno d'amore), piccola raccolta che comprende anche Hohe Liebe e Seliger Tod. Si risolve nel fervido invito a godere dell'amore sinché si può "O lieb, solang du lieben kannst!" (O amore, ama finché puoi!), nell'intima è fusione tra i sentimenti dell'Eros e Thanatos, sostanziati nella figura di un uomo che prega la sua amata affinché dia sfogo con profonda sincerità al sentimento che l'agita. Un giorno non potrà più farlo perché morirà. Ed è proprio la precarietà della condizione umana che rende sublime l'amore. Se qualcosa c'insegna questo "Freudvoll und leidvoll" è il non lasciarsi condizionare da preconcetti, dalla sottostima di aree della produzione artistica di un compositore che la storia ha messo in minor luce rispetto ad altre. Conosciamo già Franz come autore versatile, ugualmente brillante nelle piccole come nelle grandi forme, ma forse non eravamo consapevoli che tali doti entrassero a pieno diritto anche nella sua produzione di Lied.

Il padre della musica a programma orchestrale, creatore di tredici poemi sinfonici, forma in cui diede memorabili risultati (basti pensare a Tasso. Lamento e trionfo o Mazeppa) è anche colui che nel Lied più breve del CD, "Es muss ein Wunderbares sein", una splendida miniatura della durata inferiore ai due minuti, riesce aforismaticamente a raccontarci momenti di tenerissima e amorosa carnalità. Questi Lied entrano con una sorprendente immediatezza nella carne viva della nostra memoria, in presa diretta con i sentimenti più profondi che ci hanno attraversato, come un lindo specchio che dice sempre la verità. Lasciamo agli addetti ai lavori la ricerca del perché abbiano avuto una minor fortuna di quelli scritti da altri compositori e concentriamoci invece sulla cifra artistica dei nostri due valorosi interpreti, Monika Lukásc e Stefano Ligoratti, talvolta impegnati in duo nell'ambito di eventi concertistici. Innanzitutto, questo lavoro si risolve in una grande prova per Monika Lukács, soprano di coloratura, qui impegnata in un terreno a lei presumibilmente meno congeniale, visto che la sua "specializzazione" comporta la capacità tecnica di eseguire degli ornamenti virtuosistici su una parola o su una sillaba, mettendo a frutto un elevato grado di agilità vocale. Ma chi nutre qualche sospetto sulla sua adeguatezza a interpretare efficacemente i quattordici Lieder di questa collezione, viene sonoramente sconfessato. Artista dal grande cuore, in "Freudvoll und leidvoll" apprezziamo la sua di attitudine all'approfondimento espressivo, l'abilità a navigare in zone vocali scure, tenebrose, di wagneriana intensità espressiva.

Cantante eclettica, poco disposta a farsi confinare in quelli che sono i tipici "cliché" del soprano leggero di coloratura, riesce a dirigere una vocalità dal timbro morbido e avvolgente verso ambedue le polarità del drammatico e del sereno, entrando sempre in grande empatia con ciò che interpreta. Sono qualità che possiamo senz'altro attribuire, "mutatis mutandis" a Stefano Ligoratti, anzi è lecito parlare di una singolare concordia artistica tra i due, indispensabile nell'interpretazione di brani che, come questi, assumono un certo tipo di espressività come valore fondamentale. Massima dev'essere dunque l'intimità di partecipazione, la flessibilità ad adattarsi ai più vari frangenti espressivi. Coinvolti in un processo di osmosi, il pianoforte è chiamato a diventare voce e la voce strumento. Non c'è differenza. Un disco che induce a riconsiderare le proprie idee sul termine, oggi forse inflazionato, di virtuosismo. Virtuoso è anche quell'interprete che riesce a gestire la propria vocalità in una maniera che può diventare estremamente sottile, per esempio terminare in pianissimo una nota senza che essa perda né d'intelligibilità né d'intonazione, o caricare il canto di enfasi drammatica e di estasi, a seconda dei momenti. Stefano Ligoratti e Monika Lukács in questo lavoro hanno dimostrato un grande affiatamento tra loro, la brillantezza nel comunicare una gamma espressiva camaleontica, apparentemente priva di limiti. Il pianista milanese offre i frutti della propria ricerca sonora con estrema serietà, senza clamori si pone tra i più raffinati strumentisti della sua generazione.

Musicista quanto mai versatile, diplomatosi ad appena vent'anni al Conservatorio "G. Verdi" di Milano con il massimo dei voti, lode e menzione d'onore, in pianoforte, organo e composizione organistica, è pure un egregio direttore d'orchestra. Ho ancora nella memoria la sua potente lettura della Sonata Appassionata e della Sinfonia Pastorale di Beethoven alla rassegna Non capisco! Son profano! Esecutore energico, è al contempo capace dei più delicati risvolti cameristici. In questo CD In "Freudvoll und leidvoll" mostra una dialettica che in nessun modo desidera prevaricare ma fondersi in un'esemplare coesione, sia espressiva che timbrica, con la voce. L'arco sotteso a questo appassionante iter liederistico ci indica delle conturbanti melodie, dall'insuperabile intensità. Sono brani che spazzano definitivamente il campo da ogni sospetto sul valore del Liszt compositore. Possiamo allora considerarli come l'esternazione della parte più intima e nascosta del genio ungherese? Come il confessionale di un artista funambolico alla tastiera quanto di larghissime frequentazioni culturali e dall'estrema sensibilità? Per quel che mi riguarda la risposta è ampiamente affermativa.


Alfredo Di Pietro

Gennaio 2022


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