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 Indiana Line Diva 655 Riduci




INTRO

Di pari passo con l'assottigliamento della "middle class" da tempo in alta fedeltà sembrano essersi estinte le mezze misure, c'è chi apprezza i bookshelf e le torri snelle di piccole proporzioni e chi no. E' facile assistere a un arroccamento di posizioni tra chi considera i grossi sistemi, magari a tromba, come gli unici degni di essere presi in considerazione e chi invece per diverse ragioni predilige i diffusori "user friendly".

Se il criterio dirimente è quello puramente fisico è impossibile dar torto ai primi: la gamma bassa espressa da un 15 pollici è differente da quella di un 6", lo è nella SPL indistorta sviluppabile, nella capacità dinamica e nel senso di potenza "fisica" che solo i trasduttori più nerboruti riescono a trasmettere. Se ne avvantaggerà non solo la forza bruta di una registrazione live di heavy metal ma anche il fortissimo di una sinfonia mahleriana piuttosto che le note di pedale di una composizione organistica.

Ma la vita, si sa, è fatta di compromessi e spesso gli audiofili devono fare i conti non solo con le loro tasche ma anche con la limitatezza dimensionale delle loro abitazioni, senza dimenticare il temibile fattore WAF (Wife Acceptance Factor), un ostacolo talvolta insormontabile anche da parte di chi potrebbe osare qualcosa di più ma trova la propria consorte poco "collaborante". Per quanto mi riguarda cerco di tenermi a debita distanza dalle guerre di religione e dai talebanismi pelosi che ammorbano il mondo dell'Hi Fi.

A ben vedere i grandi e piccoli sistemi hanno una loro storia parallela che coincide con gli albori dell'alta fedeltà, incarnano due modi alternativi di affrontare il problema della riproduzione ma aventi uguale dignità agli occhi degli appassionati. Non bisogna mai perdere di vista un concetto molto importante e spesso trascurato: in Hi Fi l'ambiente è parte integrante della catena riproduttiva e non ha minor importanza delle altre componenti, considerazione che porta a respingere seccamente ogni assolutizzazione del concetto di diffusore ideale. Posto che esso rispetti i requisiti di qualità necessari ad un ascolto di livello, va considerato sempre in relazione al volume e alle caratteristiche acustiche del locale che deve sonorizzare, giudicarlo solo e soltanto come cosa a se, slegata dal contesto ambientale, sarebbe fuorviante.

Ma quanto è diffusa la Home Hi Fi? Uno sguardo al mercato ci consente di tastare il polso della situazione, dai trend di vendita si tratteggia uno stato di cose in cui la stragrande maggioranza degli impianti domestici utilizza elettroacustiche di cabotaggio medio-piccolo, pur non mancando gli audiofili che in casa hanno sia queste che i grossi sistemi.

Indiana Line è sicuramente uno dei marchi più autorevoli del panorama Home, nel corso della sua ultraquarantennale carriera si è indefessamente dedicato alla progettazione/produzione proprio di quei sistemi titolati a integrarsi con successo in un ambiente casalingo. La sua storia è emblematica di come si possa abbracciare la causa dell'Hi Fi abbordabile lavorando sodo in direzione del continuo affinamento dei propri prodotti. Nella mia recensione delle Tesi 560 ho raccontato sinteticamente la storia del marchio torinese, impegnato sin dagli esordi alla diffusione di un'alta fedeltà dal volto umano, accessibile a tutti ma non per questo sommaria nelle prestazioni.

L'azienda di Rivoli è riuscita a portare a termine un'impresa non facile, quella di instillare in ogni suo prodotto una personalità ben riconoscibile. Questo significa che ogni modello è un piccolo mondo che reca l'inconfondibile feeling di casa, vale a dire un ben riuscito mix di qualità estetiche e sonore in equilibrio tra loro per le quali l'appassionato non si sentirà chiedere un prezzo esoso, men che meno rimarrà abbacinato dall'ostentazione di caratteristiche sonore miracolose quanto improbabili. Quando si dice... l'onestà prima di tutto!



La mia prima presa di contatto con questa interessante slim tower è avvenuta al Top Audio/Video 2012, importante manifestazione milanese (che purtroppo quest'anno non si replicherà) nell'ambito della quale veniva presentata al pubblico la nuova serie "Diva". La commercializzazione della nuova linea, composta da un floorstanding (Diva 655), un bookshelf (Diva 255) e un centrale (Diva 755), era prevista a partire dal mese di Novembre 2012. Le fiere di grandi proporzioni di solito vengono vissute in stile "mordi e fuggi", passando come un'ape di fiore in fiore, pensai però che in quel caso era opportuno fare uno strappo alla regola.

Ricordo di essere rimasto ad ascoltarle per una mezz'oretta buona in sala Vega, pilotate per l'occasione da un Naim All in One, comodamente seduto in una bassa poltrona. Fui favorevolmente colpito non solo dal suono ma anche dall'impeccabile finitura, nella circostanza scambiai anche due chiacchiere con Marco Visonà, responsabile alle vendite ed export manager della Indiana Line, il quale pazientemente mi illustrò le novità contenute nell'ultima creazione. Si ventilò così la possibilità di una mia recensione delle Diva 655, opportunità concessami dal gentilissimo Andrea Pirrone di Hi Fi Prestige che me ne ha prontamente fornita una coppia per un approfondito test.


INDIANA LINE DIVA 655.
ANALISI DI UN PICCOLO GIOIELLO




SPECIFICHE DICHIARATE

Tipo: 3 vie da pavimento
Caricamento: Bass-reflex
Amplificatore suggerito: 30 - 150 watt
Impedenza di carico dell'amplificatore: 4 - 8 ohm
Risposta in frequenza: 38 - 22000 Hertz
Sensibilità: (2.83 V / 1 m) 91 dB
Altoparlanti: 2 Woofer da 140 mm - 1 Midrange da 140 mm - 1 Tweeter a cupola da 26 mm
Frequenze di crossover: 300/2800 Hertz
Dimensioni: 162 x 900 x 270 mm
Peso: 14,8 Kg
Connessioni: bi-wiring/bi-amping
Finitura: Black high-gloss più palissandro

                                                           

                                                           

                                                 

Le Diva si presentano come un aggraziato parallelepipedo di 162 x 900 x 270 mm, interrotto in basso da una sottile scanalatura che demarca la base. Osservandolo si ha subito l'impressione di trovarsi di fronte a un oggetto dalla finitura impeccabile, meticolosamente curato sin nei minimi particolari. A corredo del diffusore vengono forniti dei piedini adesivi di plastica dura da porre alla base, da sostituire a piacimento con delle punte o altro tipo di accessorio. Per il cliente viene messa a disposizione una sola finitura, differenziata per i pannelli laterali (in palissandro vero) e le altre superfici che sono in nero laccato lucido, compreso il baffle frontale che abbandona la miscela di vernice grigia e gomma butilica trovata a suo tempo sulle Tesi 560.

La risicata larghezza del pannello frontale, appena 162 mm, limita i fenomeni di diffrazione e agevola la dispersione orizzontale a tutto vantaggio della ricostruzione tridimensionale. Il condotto di accordo è collocato frontalmente, subito sotto il woofer inferiore, è lungo 11 cm e largo 5 cm, la svasatura della parte terminale fa sì che il suo diametro tenda progressivamente a ridursi verso l'interno sino a diventare costante dopo i primi centimetri. Il nome del marchio è presente oltre che sulle tele fonoassorbenti anche sul top del mobile, in prossimità del pannello frontale.

La vaschetta portacontatti è situata nella parte posteriore, i collegamenti elettrici sono assicurati da quattro binding post multifunzione di buona fattura dotati di copertura in plastica per evitare contatti accidentali. Previsto il bi-wiring/bi-amping, commutabile in mono tramite due ponticelli di lamina metallica.

La cura che è stata messa nel costruire queste Diva si vede anche dai particolari: i quattro perni di attacco del telaio su cui è montato il tessuto fonoassorbente sono di metallo, non in plastica come è dato di vedere nel 99% dei casi e garanzia di una notevole longevità.



Una volta rimossi i quattro altoparlanti, resi solidali al baffle per mezzo di quattro viti esagonali a brugola ciascuno, si può accedere all'interno del mobile. Alla "visual inspection" si ha il piacere di apprezzare una notevole cura costruttiva, i due volumi separati dedicati al midrange e alla coppia di woofer hanno le pareti foderate di materiale fonoassorbente acrilico a bassa densità ma di buon spessore. La camera superiore è di minor litraggio, sigillata e destinata a caricare acusticamente il medio. Per evitare anche il più piccolo trafilaggio di aria proveniente dal volume inferiore, il tramite di passaggio dei cavi che dal crossover vanno ai trasduttori sottostanti è coibentato con abbondante colla termica.

 

La più grande camera inferiore è invece riservata ai due woofer e sbocca all'esterno mediante una porta reflex posta frontalmente. L'intera struttura è resa tetragona alle sollecitazioni grazie a diversi rinforzi interni, i principali sono disposti nei punti strategici e si presentano configurati a "T". Il primo, più esteso, va dal top sino alla linea di demarcazione dei due woofer, è costituito da un asse verticale che si trova più o meno a metà del mobile in senso antero-posteriore, raccordato in basso a una tavoletta longitudinale che collega i pannelli anteriore e posteriore. Un'altra, posta subito al di sotto del midrange, si ferma all'incrocio con l'asse verticale, sul quale è ospitato anche il filtro crossover. Un rinforzo simile ma più corto si trova in basso, al di sotto del condotto reflex. Se la descrizione vi sembra un po' lambiccata basta dare un'occhiata all'immagine che, come al solito, vale più di mille parole. Il cablaggio non è di particolare pregio ma appare di spessore adeguato, terminato con Fast-On differenziati per le due polarità.



Il Diva 655 è un tre vie equipaggiato con quattro altoparlanti contraddistinti da una buona cura costruttiva, espressamente creati per questo modello. Spiccano in particolar modo due originali soluzioni: il materiale utilizzato per la membrana del medio e la capsula di isolamento del tweeter. I woofer siglati AGF20-135W07 hanno una membrana dal diametro effettivo di 11 cm, 8 cm invece è il diametro del magnete. Con il mio multimetro PCE-UT 61E ho misurato una Re di 7,05 ohm.

Il materiale impiegato per il cono è un impasto di cellulosa trattata con un composto smorzante che gli conferisce un aspetto piuttosto "rustico", la cupola parapolvere è rovesciata, anch'essa trattata nello stesso modo della membrana, le sospensioni sono in gomma butilica. Molto bello il cestello aerodinamico in pressofusione di alluminio, le ampie finestre create tra le razze favoriscono un'ottima ventilazione nella zona critica della bobina mobile. Eventuali colorazioni che dovessero insorgere dall'onda posteriore di ritorno sono così eluse sul nascere.



Il midrange (AGF20-135W01) presenta due elementi in comune con i woofer: il diametro effettivo di 11 cm e la struttura del cestello mentre leggermente maggiore è il diametro del magnete (8,5 cm contro gli 8 del woofer). Riprendo in mano il mio UT 61E (lo farò ancora per il tweeter) rilevando una Re di 3,55 ohm. Completamente diversa invece è la membrana, tratto distintivo di questo altoparlante e direi dell'intera gamma Diva.

Per la prima volta la ditta di Rivoli introduce in un suo sistema un trasduttore munito di membrana in CURV, materiale realizzato presso l'unità tessile dall'industria tedesca Propex Fabrics di Gronau, uno dei maggiori fabbricanti mondiali di tessuti sintetici intrecciati. Il materiale di partenza è polipropilene al 100% (come sappiamo largamente usato nelle membrane dei trasduttori), poi trafilato. I filamenti così ottenuti vengono successivamente adoperati per intrecciare una specie di tessuto che vanta gli stessi benefici (soprattutto l'alto smorzamento interno) del materiale di partenza ma con il valore aggiunto di una maggior leggerezza e rigidità.

Tra i numerosi vantaggi del CURV ci sono quindi il basso peso (conferito dalla ridotta densità), la facilità di lavorazione tramite termoformatura, la rigidità superiore al polipropilene "liscio" e la notevole resistenza meccanica. Con questa innovazione la Indiana Line ha preso due piccioni con una fava, è stata infatti mantenuta la nota predilezione per il polipropilene ma con i significativi miglioramenti menzionati. Al centro della membrana del troviamo una piccola ogiva (Phase Plug) che ha il compito di regolarizzare la dispersione alle frequenze superiori del range di pertinenza del trasduttore. In sede d'ascolto vedremo di cosa è capace questo bel midrange...



Anche il tweeter FL-T 10 a cupola morbida da 26 mm (Re 5,51 ohm) ha dei sicuri punti d'interesse, uno di questi non strettamente connesso alla sua struttura fisica. Parlo della capsula in gomma morbida disaccoppiante di cui è rivestito e che ha la funzione di isolarlo dalle vibrazioni provenienti dal mobile, una finezza che non mi era mai capitata sinora d'incontrare, almeno su sistemi di questo livello. Il risultato è conseguito grazie allo spessore del rivestimento gommoso che si frappone tra tweeter e fresatura rendendo "flottante" il trasduttore. Il "cappotto" di gomma fascia non solo i due anelli di ferrite che formano il complesso magnetico ma riempie, tramite una sottile struttura anulare, lo stacco tra essi e fa anche da punto di ancoraggio della capsula stessa. La flangia estetica integra una minimale guida d'onda. Subito al di sotto della cupola c'è una struttura di materiale morbido che ne segue il profilo, deputata ad assorbire eventuali colorazioni (in giallo nell'esploso).




IL FILTRO CROSSOVER

 



Dirimpetto alla membrana posteriore del midrange è collocata la PCB del filtro crossover, su cui è ordinatamente disposta la componentistica passiva. Le induttanze sono ben distanziate tra loro, poste alle quattro estremità della scheda. Delle tre di maggior valore (4 - 2,2 - 0,9 mH) due sono collocate ai lati opposti, superiormente e inferiormente, mentre l'altra è piazzata in prossimità del lato sinistro, ortogonalmente rispetto alle prime due. La quarta più piccola (0,2 mH) è sul versante contrario, disposta tra due resistenze (2,7 ohm 10 watt e 1 ohm 5 watt). Al centro del quadrilatero troviamo i restanti componenti: due resistori da 2,7 ohm 5 watt e 2,2 ohm 5 watt e quattro condensatori Cyc, di cui tre elettrolitici bipolarizzati (120 μF 100 V - 82 μF 100 V - 18 μF 100 V) e uno più pregiato in polipropilene da 5,6 μF 250 V in serie al tweeter. Dallo schema circuitale vediamo che i due woofer sono connessi in parallelo, con la fase elettrica corrispondente all'ingresso, non così avviene per midrange e tweeter, collegati in fase opposta rispetto a quella dei morsetti d'ingresso.

 

I due woofer in parallelo sono filtrati da un induttore serie da 4 mH e una cella RC parallelo, costituita da un condensatore bipolarizzato da 120 μF/100 V serializzato a un resistore da 1 ohm/5 watt. Si tratta quindi di un passa basso rinforzato nella sua azione da una cella RC che rende più decisa la piegatura. Sia midrange che tweeter sono collegati in controfase rispetto alle polarità d'ingresso.

Il filtro passabanda destinato al midrange è del secondo ordine elettrico, realizzato con una capacità da 82 μF/100 V in serie a un induttore da 0,9 mH (inframezzati da una resistenza che vale 2,7 ohm/10 watt) cui seguono un'induttanza da 2,2 mH e condensatore parallelo da 18 μF/100 V. Sul tweeter infine troviamo una cella passa alto sempre del secondo ordine elettrico (12 dB/ottava), smorzata a monte e a valle tramite due resistenze da 2,2 ohm/5 watt e 2,7 ohm/5 watt.



Il risultato del lavoro compiuto dal filtro è ben illustrato dal grafico della sua risposta elettrica. E' interessante notare i livelli differenziati necessari per compensare le discrepanti sensibilità dei trasduttori e l'enfasi intorno ai 100 Hz.


LE DIVA 655 ALLE MISURE

SETUP

Microfono Superlux ECM 999
Alimentatore Phantom Behringer Micro Power PS400
Calibratore PCE-SC41 in classe 2
Multimetro TRMS PCE-UT 61E
PC Notebook HP G62
Scheda audio E-Mu Creative Pre Tracker USB 2.0
Preamplificatore Rotel RC 06
Finale di potenza Rotel RB 1070
Jig per il modulo e argomento d'impedenza autocostruito
Voltage probe con attenuazione di 20 dB per la rilevazione in Dual Channel
Cavo di potenza Supra Ply 3.4 S
Software di misura: Arta - Limp - Steps

RISPOSTA IN FREQUENZA IN ASSE



La risposta in frequenza in asse è stata ottenuta secondo la tecnica del "Free Field Response", la quale prevede la misurazione del sistema in campo lontano allargando la finestra temporale sin dove la "clemenza" dell'ambiente consente, e un'altra in Near Field per la ricomposizione di una gamma bassa che sia scevra da riflessioni e risonanze ambientali. Nel caso di sistemi caricati in bass reflex, vale a dire la quasi totalità di quelli in commercio, le cose si complicano perché si dovrà tenere conto dell'emissione della porta reflex, scalarla in rapporto al diametro degli altoparlanti ed effettuare il "Sum and Load". Così è stato fatto per le nostre Diva che denunciano un una buona regolarità complessiva con due soli allontanamenti dalla linearità, uno in gamma bassa con una certa enfasi localizzata intorno ai 100 Hz mentre il secondo riguarda uno stretto avvallamento centrato a 600 Hz. Altro elemento d'interesse è l'andamento dell'estremo inferiore nei dintorni della frequenza di accordo (Fb), dove è evidente la "spezzatura" a circa 50 Hz. In questi casi è corretto parlare di andamento a doppia pendenza, cioè diversificata prima e dopo la Fb. Nella fattispecie osserviamo una piegatura più decisa al di sotto di quest'ultima.

RISPOSTA IN FREQUENZA IN AMBIENTE A TERZI D'OTTAVA



Riporto di seguito la risposta in ambiente con i due diffusori posizionati a una distanza reciproca di 190 cm, 70 cm dalle pareti laterali e 120 cm dalla parete di fondo. L'andamento rispecchia abbastanza fedelmente quanto riscontrato nella misura @anecoica, a riprova che alla Indiana Line hanno lavorato molto bene nella direzione di una buona integrazione tra risultati strumentali e resa in ambiente. Ritroviamo la discreta enfasi delle frequenze medio basse, un'estensione non da primato con una risposta valida a partire dai 60 Hz circa. Molto somigliante anche il punto in cui si verifica la flessione: a 500 Hz si vede il culmine di una depressione che abbraccia le frequenze da 300 a 700 Hz. In leggera evidenza anche la zona dai 4 ai 7 kHz mentre superati i 10000 Hz compare un progressivo roll off che porta i 20000 Hz a una distanza di circa -7 dB dai 5000 Hz.

RISPOSTA IN FREQUENZA ASSE - FUORI ASSE



Nel fuori asse si osserva una risposta che accusa un roll-off piuttosto perentorio al progredire dell'angolo, a partire da 6-7 kHz. A 45° i 10 kHz sono sotto di circa 7 dB rispetto all'emissione in asse. C'è tuttavia da sottolineare il dato di una buona omogeneità di comportamento, privo di particolari "sorprese" su tutto il range osservato (400 - 20000 Hz).

DIAGRAMMI POLARI - WATERFALL - SONOGRAMMA



I diagrammi polari completano dettagliando con precisione quanto riscontrato nei grafici di risposta asse/fuori asse, ne viene fuori un quadro in cui le Diva 655 brillano per regolarità di comportamento. L'energia sonora viene distribuita in modo sempre armonioso, magari senza dei lobi dispersivi da urlo sulle alte frequenze ma nemmeno senza perturbazioni che ne possano compromettere l'equilibrio. E' probabile che il progettista abbia focalizzato il suo lavoro privilegiando un certo risultato in funzione dell'utilizzo cui il sistema è destinato, tipicamente ambienti domestici alquanto riflettenti. Nella transizione dai 3000 ai 4000 Hz si nota il passaggio di testimone dal midrange al tweeter con un ampliamento del lobo dispersivo.

RISPOSTA IN FREQUENZA PORTA REFLEX CAMPO VICINO



Il massimo di emissione si concentra nella zona della frequenza di accordo (40 - 50 Hz), la risposta rimane sostenuta sino al limite dei 100 Hz. Oltre si verifica la tipica brusca discesa che porta il livello dei 200 Hz a essere 15,61 dB sotto quello dei 100 Hz. I residui in gamma media (1000 Hz) si posizionano 30 dB sotto i 45 Hz, una differenza che sale a 35 dB se prendiamo in considerazione i residui a 2000 Hz.

RISPOSTA IN FREQUENZA WOOFER ALTO/BASSO CAMPO VICINO

Sussiste una piccola differenza di risposta tra i due woofer, dovuta probabilmente al diverso affaccio nella camera di risonanza. Il trasduttore alto ha il suo minimo emissivo alla frequenza di 47,9 Hz mentre per quello basso il valore sale a 41,4 Hz. Da questi dati, di concerto con il modulo e argomento d'impedenza, si evince che la frequenza di accordo si trova a circa 45 Hz.

RISPOSTA IN FREQUENZA DEGLI ALTOPARLANTI FILTRATI



La funzione di trasferimento dei trasduttori filtrati rappresenta la somma della risposta elettrica del filtro più la risposta acustica individuale di ciascuno di loro.

RISPOSTA AL GRADINO



La risposta al gradino delle Diva 655, oltre ad altre importanti informazioni, ci dice ciò che già sapevamo dall'esame del filtro crossover, cioè che midrange e tweeter sono collegati elettricamente in controfase. Questo particolare si deduce dalla punta dell'impulso, rivolta verso il basso per entrambi mentre la più ampia e ritardata risposta dei woofer ha la punta in alto, indice di corrispondenza con le polarità presenti ai morsetti d'ingresso. Lo step response è la valida fotografia della risposta di un sistema in cui il tweeter è più veloce nel partire quanto nello smorzarsi rispetto ai trasduttori dotati di maggior massa mobile.

ENERGY TIME DECAY



La curva tempo energia è una misura più che altro utilizzata per valutare la risposta acustica di un ambiente e mostra l'estinguersi dell'energia sonora a partire da un impulso sonoro. Nel caso di un diffusore è utile per testare il decadere dell'energia emessa dai traduttori. Le nostre Diva si comportano bene dimostrando di calmare i loro bollenti spiriti in un millisecondo circa. Analogamente a quanto avvenuto nella risposta al gradino i tempi di arrivo di tweeter, midrange e woofer sono sequenziali (qui midrange e woofer allungano un po' il tempo decadimento).

CUMULATIVE SPECTRAL DECAY - BURST DECAY WOOFER



Buono il decadimento di pertinenza del woofer, si evidenzia una elongazione temporale nel range 1500-2000 Hz, ma siamo già abbondantemente al di là della frequenza di taglio. La risposta all'impulso (BD) rilevata in campo vicino si esaurisce in circa sette cicli, appena turbata alle frequenze di 250 e 450 Hz (vedi a confronto il CSD). In tutte le rilevazioni ho posto come limite di ispezione i -40 dB.

CUMULATIVE SPECTRAL DECAY - BURST DECAY MIDRANGE



Nel CSD la zona compresa tra 600 e 3000 Hz si smorza più lentamente, prolungando il proprio decadimento sino a oltre 20 millisecondi a fronte dei 9 medi delle zone contigue. Non sono in grado di dire se esista una specifica corrispondenza, ma ai rilievi di distorsione armonica notiamo nella medesima zona un relativo aumento "a campana" dei tassi, riguardante soprattutto la terza armonica. Nel BD il segnale si prolunga mediamente per sei - sette cicli mentre nella zona incriminata si nota che ne occorrono circa 20 per l'estinzione del segnale.

CUMULATIVE SPECTRAL DECAY - BURST DECAY TWEETER



Seppur non perfettamente omogeneo, il decadimento del tweeter a cupola morbida è molto rapido: occorrono circa due millisecondi affinché l'impulso decada di -40 dB, analoga situazione mostrata nel Burst Decay dove siamo intorno ai 20 cicli.

RISPOSTA IN FREQUENZA 500 - 20000 HZ CON E SENZA GRIGLIA

Mi pare di aver detto in più occasioni che non esistono tele fonotrasparenti, almeno non del tutto, ma quelle adoperate nelle Diva 655 lo sono più di altre sinora testate. Le variazioni di livello con e senza sono decisamente limitate e interessano fondamentalmente il range 4500-9500 Hz. La forbice massima è posta a circa 6 kHz e vale 3,7 dB.

DISTORSIONE ARMONICA

Le misure di distorsione armonica sono state elaborate con l'ausilio del software Steps della nota triade (Arta - Steps - Limp) del professore croato Ivo Mateljan. La rilevazione è stata fatta a 90 dB di SPL con il microfono posizionato a 25 cm dagli altoparlanti, una distanza che riduce sensibilmente gli influssi dell'acustica ambientale. La gamma bassa e medio-alta sono state facilmente splittate grazie alla morsettiera differenziata per le due vie (midrange/tweeter e woofer).

COMPARTO BASSI



Con riferimento ai 100 Hz, a fronte di una magnitudo del segnale di 108 dB, la THD si pone a -36,55 dB, la seconda armonica a -36,76 dB e la terza su un ottimo -50,07 dB. Particolarmente favorevole risulta quest'ultimo dato, in considerazione del fatto che la terza è quella che incide maggiormente all'ascolto. Un'ottava sopra (200 Hz) la situazione migliora con una THD a -49,27 dB, -51,09 la seconda e -54,10 la terza. Progressivamente minori gli ordini superiori (4° e 5°). Dopo i 200 Hz si verifica un'inversione di tendenza che vede le armoniche pari sopravanzare le dispari. Ragionando in termini percentuali, la THD si mantiene al disotto dell'1% superati i 100 Hz, seconda e terza armonica si incrociano a 215 Hz con la terza inferiore alla seconda sino a quel limite. Oltre si assiste a una discesa della seconda mentre la terza rimane sostanzialmente stabile, sempre sotto l'1%. Medesimo trend per gli ordini superiori (4° e 5°) ma con tassi in questo caso inferiori allo 0,1%.

COMPARTO MEDIO-ALTI



A 1000 Hz abbiamo la seguente situazione: THD -49,56 dB, seconda armonica -56,49 dB, terza armonica -50,80 dB, quarta -82,68 dB e quinta -63,28 dB. Il quadro complessivo è ben omogeneo, tra 700 e 3000 Hz si vede la larga campana di cui abbiamo discusso nel CSD e BD. Nell'ambito di questo intervallo i valori rimangono comunque sempre molto contenuti.
I minimi di distorsione armonica totale si raggiungono a 736 Hz (0,104%), 3169 Hz (0,097%) e 6913 Hz con lo 0,078%. Seconda e terza procedono armonicamente con dei discostamenti tutto sommato contenuti. Da 200 a 700 Hz la prima prevale sulla seconda, dopo tale limite l'andamento s'inverte con una ricongiunzione sui medesimi valori a1200 - 1500 Hz e 2900 - 3900 Hz). Quarta e quinta armonica sono sotto l'1%, la quarta in particolare "sprofonda" sotto lo 0,01% medio.

TNDM

Eccovi la TND del diffusore, misura venuta fuori dal laboratorio di AudioREVIEW. La valutazione della distorsione d'intermodulazione definita mascherante indica con chiarezza la natura di tre vie delle Diva 655, si evince dall'assenza di significativi scalini nell'intervallo di frequenze considerato. L'intera banda audio ha un tasso distorsivo omogeneo, senza l'improvviso abbattimento nel passaggio tra mid-woofer e tweeter che si verifica sovente nei due vie. Uno sguardo più attento ci rivela che, dopo l'impennata iniziale, a 35 Hz si scende al 4%, a 40 Hz siamo già al 2% mentre all'ingresso del midrange (dopo i 300 Hz) si nota un trend decrescente sino a 1000 Hz, dove la TNDM si stabilizza sullo 0,5%. Prevedibile l'ulteriore discesa in gamma alta: dopo i 6 kHz il tasso è dello 0,2% medio. Si tratta di una prestazione complessiva molto convincente che denota la buona capacità di articolazione di questa nuova torre Indiana Line.

MODULO E ARGOMENTO D'IMPEDENZA



Le Diva 655 non si rivelano un carico facilissimo per l'elettronica a monte. Il parallelo dei due woofer porta il modulo a raggiungere il minimo a 117 Hz con 2,74 Ohm, preceduto da una notevole rotazione di fase negativa (60,4° a 85 Hz). Non c'è un grande dislivello tra i due picchi tipici del bass reflex, con il primo più elevato del secondo di 2,63 ohm, avvisaglia di un discreto allineamento e bilanciamento tra le caratteristiche di emissione del reflex e quelle del woofer. In gamma media si raggiungono quasi 11 ohm tra 1500 e 2500 Hz, segue una blanda rotazione di fase che vale -21,5°. Per un elevato rendimento le Indiana Line abbisognano di amplificazioni non gracili, dal buon comportamento sui bassi carichi oltre che di qualità timbriche adeguate.

SENSIBILITA'



La sensibilità media è stata rilevata in regime anecoico e in ambiente, un tipico salotto discretamente riflettente di 6 x 4 metri. Il computo in entrambi i casi è stato fatto su una media di oltre 200 punti di ripresa, il range esaminato va da 200 a 10000 Hz.


CASTA DIVA
L'ASCOLTO

L'IMPIANTO

Amplificatore integrato Trends Audio TA 10.2
Amplificatore Integrato Lym 1.0T Upgraded
Amplificatore finale di potenza EAM Lab PA 2150
Preamplificatore Rotel RC 06
Finale di potenza Rotel RB 1070
Personal Computer HP G62 con player Foobar 2000
M2Tech hiFace DAC 384/32
Cavi di segnale Fluxus 2*70 S
Cavi di potenza Fluxus LTZ 900
Cavi di alimentazione Fluxus "Alimentami"

Non è stato difficile trovare un posizionamento dei diffusori in ambiente tale da consentire alla gamma bassa di esprimersi senza scompensi. La distanza reciproca, lo spazio lasciato libero dalla parete di fondo e dalle pareti laterali è stato il medesimo adottato per le misure di risposta in frequenza in ambiente a terzi d'ottava. Giunto il fatidico momento di decidere l'amplificazione principe degli ascolti pensavo che i "mingherlini" di famiglia (Trends Audio TA 10.2 e Lym 1.0T Upgraded) fossero incandidabili. Un'occhiata alla misura di modulo e argomento d'impedenza rende bene l'idea del carico, non esattamente facile, proposto all'amplificatore. Ho constatato invece, non senza sorpresa, che nonostante i presupposti sfavorevoli la resa con le due elettroniche carrozzate TA2024 è stata superiore alle aspettative. La condotta in gamma bassa è stata discreta, insieme a una SPL più che adeguata per un ascolto a volumi normali. Certo, con programmi particolarmente dinamici la spia dell'overload del Lym si metteva a lampeggiare furiosamente, invitando a non insistere con il volume, anzi a ridimensionarlo. Non sarebbe onesto pretendere di più da due piccoli amplificatori dalle buone qualità timbriche ma dalla potenza scarsa. Scartato a priori il vecchio Rotel RB 1070 ho trovato nell'EAM Lab (non che ci fossero dubbi a riguardo...) il partner più idoneo a ricreare pressioni, dinamiche e musicalità adeguate alla classe delle Diva.

Qualcosa mi suggerisce d'iniziare l'ascolto con la musica pianistica, non voglio attendere oltre per soddisfare la mia curiosità circa le prestazioni in gamma media. L'aspettativa sul nuovo midrange in CURV è piuttosto alta e desidero capire subito di che pasta è fatto. Nell'album François Couperin Tic,Toc, Choc et autres pièces de clavecin, interpretato dal pianista francese Alexandre Tharaud, lo strumento si presenta con il biglietto da visita di una notevole liquidità in gamma media, abbinata a una coerenza timbrica e omogeneità tra i registri davvero pregevoli. Il tweeter non si fa mai protagonista integrandosi alla perfezione con gli altri trasduttori, lo stesso avviene nella legatura tra basso e medio basso. Il timbro è sempre molto "smooth", mai tagliente o aspro e assolutamente privo di spigolosità. Le note gravi sono pronte, ben articolate e smorzate anche se la regione medio bassa risulta un po' insistente, moderatamente enfatizzata a dare un tocco di elegante "ruffianeria" all'insieme.

Il conosciutissimo Cantate Domino mi da l'occasione di catturare altri particolari importanti, come la resa sulle voci. Ben intellegibile il tessuto corale che si muove nell'ambito di una buona accuratezza timbrica, i dettagli non sfuggono, sempre accompagnati da una buona naturalezza. La scena non si può propriamente definire faraonica anche se è ben proporzionata, sviluppata principalmente in larghezza, meno in profondità e altezza. Ho come l'impressione che in alcuni momenti tenda un po' a rarefarsi al centro dislocandosi verso le estremità, decido allora di ruotare i diffusori a convergere verso il punto d'ascolto (Toe in), così il centro risulta bene a fuoco e con la giusta energia. Se con le Diva si perde un po' in "grandeur" si guadagna invece in compattezza e una coerenza tra le gamme che di rado ho trovato così valida in diffusori di questo livello. Le nuance vocali sono rispettate, il tessuto vocale è ricco di inflessioni e riconcilia l'ascoltatore con la completezza dell'ascolto dal vivo.

Proseguo con la musica classica, è la volta dell'album Telarc "Bach and Franck Organ - Michael Murray" che di grandiosità ne ha da vendere. Forse è una registrazione poco congeniale a una piccola torre snella, ma l'organo dei Fratelli Ruffatti sotto le abilissime mani di un interprete del calibro di Michael Murray ha modo di farsi ugualmente valere nella resa smagliante dei timbri. Grande è la delicatezza, l'aderenza delle Diva alla nervatura armonica dei vari registri dello strumento, ancora una volta la suggestione di vivere un evento dal vivo è tangibile. Senza tema di esagerare ritengo che su questo parametro di valutazione le nostre Diva siano realmente sorprendenti. Nella Fantasia e Fuga in sol minore BWV 542 di Johann Sebastian Bach siamo in presenza di uno strumento rimpicciolito nelle proporzioni, alleggerito nelle note di pedale ma integro nella restituzione dei colori. Salendo con il volume si apprezza una buona tenuta in potenza, il diffusore rimane tetragono all'"insulto" dei watt ben oltre le aspettative e il consentito di un ascolto condominiale. Il potente e raffinato EAM Lab si rivela un ottimo partner, l'equilibrio riscontrato ai volumi medi viene sostanzialmente conservato agli alti, altrettanto avviene per la coerenza timbrico-tonale a patto di non esagerare con il volume, non dimentichiamoci che le 655 sono pur sempre una torre snella di dimensioni limitate. La scena in queste occasioni assume maggior respiro, diventa più ampia e coinvolgente.

Si cambia genere, entro in presa diretta con le atmosfere misteriose di Universal Syncopations II del bassista Miroslav Vitous, una registrazione ECM del 2007 che spicca per lucidità. Basso e cassa della batteria sono quelli giusti per far risaltare la disposizione del sistema all'articolazione e smorzamento. La performance delle Indiana line è lusinghiera, senz'altro da sottolineare la grande piacevolezza delle percussioni, le pelli di cassa e tom tom sono tese, pulsanti e nel contempo pervase di un'appagante rotondità che rende l'ascolto molto godibile. E' confortante sapere che quella gobbetta sui 100 Hz non inficia minimamente né la precisione né velocità di risposta ai transienti. Leggermente sottotono o, se vogliamo, estremamente civili le alte frequenze, di grana fine e mai taglienti. In alcuni momenti avrei desiderato una maggior ariosità, un po' di pepe in più. Le Diva sembrano concentrate a dare il massimo soprattutto in gamma media e medio bassa, con il procedere degli ascolti la loro indole appare sempre più orientata verso tinte calde ma dai contorni nitidi, sempre sorretta da una carezzevole musicalità.

Questo medio basso mi intriga parecchio. Mi concedo un ascolto disimpegnato con Level 42, album d'esordio dell'omonimo gruppo musicale new wave britannico. Emerge un amalgama perfetta di voci e strumenti e un punch molto godibile. Si conferma la lieve insistenza del mediobasso e un acuto sempre morigerato ma di estrema correttezza. Il volume diventa rapidamente alto (altrimenti che divertimento sarebbe?). Siamo nettamente al di sopra del consentito condominiale, mi prendo la briga di misurare la SPL con il fonometro di Arta, il quale mi avverte che il livello di pressione è sui 95 dB medi. Ora qualche giostraio mi verrà a dire che si tratta di una quota risibile, ma vi assicuro che non lo è affatto, almeno per le mie orecchie. Il poliedrico midrange in CURV dona alla gamma centrale definizione, accuratezza e una veridicità timbrica superiore a quella riscontrate a suo tempo con le Tesi 560, che proprio in questo range non mi convinsero del tutto. Tutto risulta "in tune", la riproduzione è ricca e completa, tendente a un sensibile effetto presenza che ricorda i diffusori monitor.

A seguire mi trastullo  con il simpatico album di Tessa Souter "Beyond The Blue", dodici squisite tracce che contengono anche tre conosciutissimi standard, interpretate con sicura sensualità dalla cantante jazz inglese. E' ancora una volta l'impasto timbrico a carpire la mia attenzione, il tipo di riproduzione "Middle Ground" sembra privilegiare pastosità e corpo senza però rinunciare a una buona focalizzazione delle silhouette sonore. Il raccordo tra mediobasso e basso, punto critico per parecchi sistemi, nelle Diva è pressoché perfetto, indolore, una conferma verrà dall'ascolto della "difficile" voce di Fabrizio De Andrè. La scena vanta una buona larghezza, il suono tende a essere spinto in avanti avvicinandosi parecchio all'ascoltatore, la sensazione che si riceve è quella di ascoltare dalle prime file. Il passaggio di consegne al tweeter è inavvertibile, cosa che non avviene sulle mie Canton LE 109 e ancor meno con le Dynavoice.

Tiro fuori dalla custodia il terzo CD della raccolta di Fabrizio De Andrè "In direzione ostinata e contraria", un habitué in tutte le mie sedute d'ascolto, nessuna esclusa. Complice l'eccellente lavoro di rimasterizzazione di Antonio Baglio e Claudio Bozano a partire dai nastri originali delle registrazioni, la voce dell'indimenticabile Faber è davvero la prova del nove sulla coerenza e controllo della gamma media a scendere. Ogni eventuale scollamento viene impietosamente messo in luce. Ascolto d'infilata tutte le 15 tracce contenute nel dischetto argentato, il timbro vocale è persuasivo, mai aggressivo o sbilanciato, si presenta dai contorni ben definiti, fluente nel suo incedere. La voce entra direttamente nella sala d'ascolto senza titubanza. In Hotel Supramonte ogni più piccola sfaccettatura ha il giusto risalto, viene a galla con spontaneità, senza approssimazioni e soprattutto priva di forzature. Sempre generose le medio basse, di una munificità che non diventa mai eccessiva perché sorretta da una valida articolazione e smorzamento. Molto bella la chitarra, fedele e corposa, le Indiana Line tengono ben lontane dall'ascolto esilità o suoni tendenti all'aguzzo.

L'arte sopraffina di Fabrizio De Andrè, la sua disincantata poesia mi incita a proseguire in quella direzione con un altro grande della canzone italiana d'autore: Ivano Fossati. Mi immergo nel clima di Ivano Fossati Live "Dopo tutto" dove non manca la grinta e una grande presenza di strumenti e voce, valida la dinamica.

Con l'album Hejira di Joni Mitchell affiorano ricordi di una freschezza che non credevo di percepire così indenne nonostante i tanti anni trascorsi. Ero un ragazzo... giornate indimenticabili passate ad ascoltare due grandi artisti: Jaco Pastorius e lei, una delle maggiori songwriter mai esistite. L'intesa tra i due appare perfetta, il pulsare ritmico del più grande bassista elettrico del '900 è puntuale e limpido, la voce della Mitchell emerge indisturbata, senza indesiderabili impastamenti. La raffinata atmosfera che prende vita dal ricco tessuto ritmico del basso e i lampi melodici della Mitchell avanza con eleganza. Il timing, altrimenti detto senso del ritmo, beneficia di una definizione armonica al di sopra delle aspettative, intendendo per questa la capillare scansione delle componenti che qualifica la personalità di ogni suono. Segue l'incantevole "Travelogue", lavoro di vasto respiro del 2002 dove Joni Mitchell celebra diversi suoi grandi successi, nobilitati dal bellissimo accompagnamento orchestrale curato da Vince Mendoza (che gli valse un Grammy Award nel 2004). Otis and Marlena, Woodstock e The Sire of Sorrow (Job's Sad Song) sono soltanto tre perle di un'ammaliante collana capace di rapire con la sua musicalità. Le Diva 655 si comportano molto bene nel ricreare un clima di rara intensità. Gli archi suonano distesi, privi di innaturali forzature, ogni intervento strumentale si rivela pertinente, si integra bene in un insieme scenico appena appiattito da una concezione sonora che strizza l'occhio alla filosofia monitor.

In finale di ascolto voglio mettere alla prova le Diva con uno dei due strumenti che strimpellavo da ragazzo: la batteria. Il suono di batteria e clarinetto è ben sedimentato dentro me per averli frequentati, anche se in anni oramai lontani. Lascio spazio agli esplosivi assoli di "Spectrum", album di Billy Cobham e "Post Improvisation Vol 2 Air Mail Special" del percussionista e batterista jazz olandese Han Bennink, un musicista che ho avuto la fortuna di conoscere molti anni fa in una sua performance all'auditorium Nino Rota di Bari. La buona tenuta in potenza invita ad osare, a spingersi sul terreno delle alte SPL in ambiente domestico. Ad onta di chi disprezza i "conini" le Diva 655 sono in grado di esprimersi con adeguata forza regalando un ascolto emozionale. E vero, il basso non è sismico ma quello che c'è è ben smorzato e preciso quanto basta per non smarrire né le linee melodiche del basso, i suoi slap, né il sapore di pelle tesa dei tamburi.

Si sarà capito a questo punto che siamo lontani dall'indistinto muggire che talvolta si sente su certi diffusori economici accordati "alla grossa". I piatti privilegiano il corpo del metallo piuttosto che lo scintillio sfolgorante, sono sempre molto corretti e privi di fastidiose connotazioni dovute a fenomeni di colorazione. La loro estrema neutralità potrà sulle prime deludere chi è abituato a gamme alte protagoniste, create ad arte per impressionare l'ascoltatore, ma che alla lunga stancano. Con il tempo se ne apprezzerà il contegno, l'atteggiamento non invasivo così come un buon orchestrale non si lascia prendere da smanie da protagonismo ma concorre con umiltà al risultato finale.


CONCLUSIONI


Sono sempre più convinto che la Home Hi Fi oggi possa dire autorevolmente la sua esprimendosi ad alti livelli. Le Indiana Line Diva 655 nascono con le migliori intenzioni di questo mondo: hanno un eccellente rapporto qualità prezzo, sono belle, rifinite con grande cura, poco invasive nelle dimensioni e soprattutto molto ben suonanti. Nascono da un progetto serio, oculato, mirato ad avere le migliori prestazioni possibili nell'ambito della categoria entry level. Se dovessi individuare la loro caratteristica più saliente non avrei dubbi nel citare la coerenza timbrica, l'accuratezza nel disegnare la personalità armonica di strumenti e voci. I driver destinati alle tre vie sono armoniosamente accordati, nessuno di loro si erge a protagonista ma tutti insieme concorrono a fornire un quadro organico di grande coesione. Con questo non voglio dire che sia un sistema amorfo, carente di personalità. La sua natura è tendenzialmente calda e musicale (ma non imprecisa) con la gamma mediobassa in leggera evidenza e la alta molto ammodo, del tutto priva di colorazioni.

Alcune soluzioni come la membrana in CURV del midrange, la struttura non banale del tweeter, il mobile molto solido e rigido sono elementi di spicco da non sottovalutare che concorrono alle buone prestazioni complessive.
Se volete tirare fuori il massimo da queste torri vi consiglio caldamente di utilizzare amplificatori correntosi e di buona potenza, oltre che timbricamente raffinati, in grado di fornire buone dosi di corrente anche sui bassi carichi.

Le Indiana Line Diva 655 sono vendute a un prezzo di listino di 920 euro la coppia.

Ringrazio Andrea Pirrone di Hi Fi Prestige per avermene concesso una coppia in prova!

Alfredo Di Pietro

Agosto 2013


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