Buscar English (United States)  Italiano (Italia) Deutsch (Deutschland)  Español (España) Čeština (Česká Republika)
sábado, 21 de mayo de 2022 ..:: Intervista al maestro Chiara Burattini ::..   Entrar
Navegación del Sitio

 Intervista al maestro Chiara Burattini Minimizar


 

 

Alfredo Di Pietro: Maestro, vorrei aprire l'intervista con una domanda forse inflazionata ma che per me è molto importante: quando, dove e come nasce il suo amore per la musica e il violoncello?

Chiara Burattini: Sono stata iniziata alla musica fin da piccolissima. Mio padre è diplomato in flauto traverso e, il giorno in cui sono nata, suonava la Partita in la minore per flauto di Johann Sebastian Bach per intrattenere la mia mamma durante il travaglio.
Ricordo con emozione il coro di voci bianche a cui presi parte verso i 4-5 anni e poi il flauto dolce con cui mio padre mi ha pazientemente e sapientemente insegnato a leggere la musica e soprattutto iniziato a far scoprire la mia musicalità. A 8 anni mi è stato messo in mano il violoncello, scelta dei miei genitori a posteriori molto azzeccata, visto che non saprei davvero immaginarmi con nessun altro strumento.

ADP: Il festival di musica da camera "Il tempo sospeso", di cui lei è direttore artistico, punta alla valorizzazione dei giovani talenti. Quanto è ampio oggi il vivaio di nuovi musicisti desiderosi di trasmettere al pubblico la propria arte?

CB: Il livello tecnico delle nuove generazioni è sempre più alto e spesso in Italia sono poche e congestionate le occasioni per esibirsi e mettere a frutto i tanti anni di studio e sacrificio, costringendo molti ad emigrare all’estero. Personalmente, trovo encomiabile l’impegno profuso da giovani colleghi nella ricerca di repertorio dimenticato, spesso addirittura inedito benché di grande valore, in particolare nell’ambito cameristico, che a mio modesto avviso merita di trovare spazio nelle programmazioni a fianco delle opere dei grandissimi di ogni tempo. In questo, le nuove leve sono sicuramente agevolate dall’informatizzazione globale e dalla conseguente nascita di piattaforme quali Petrucci Music Library, OPAC SBN, YouTube e Spotify, che costituiscono fonti pressoché inesauribili e stanno contribuendo a riformare in senso plurale i nostri ascolti e il nostro studio. Beninteso, il rischio di una deriva archivistica c’è ed è già tangibile, oltreché di una direzione artistico-professionale mediamente sempre più rivolta alla quantità piuttosto che alla qualità. In merito a ciò, mi è capitato in passato di discutere con diversi colleghi sulla necessità che gli insegnanti non smettano mai di educare i giovani alla serietà e sacralità del nostro mestiere. La superficialità, per chi esercita la professione di musicista, è un crimine.

ADP: Una scelta forse impopolare del suo festival è quella di non avvalersi della modalità di fruizione in "Streaming", richiesta dalla difficile situazione pandemica. Nel condividere le sue idee in merito, soprattutto per quanto riguarda la ricchezza sensitivo/emozionale insita in una partecipazione reale all'evento, posso chiederle quanto le è costato rinunciare alle dirette online?

CB: Il festival di musica da camera “Il tempo sospeso” è stato ideato alla fine del 2019 e si è dovuto interrompere bruscamente nella primavera del 2020 a causa della pandemia. La scelta di non utilizzare lo strumento dello streaming è stata dettata dall’incompatibilità strutturale dello stesso con il format della rassegna, che prevedeva anche delle degustazioni enogastronomiche al termine di ogni concerto e una visita guidata al Museo di arti monastiche del Comune di Serra de’ Conti. La finalità composita del festival era la valorizzazione delle eccellenze della mia splendida regione natale, le Marche, tanto nel capitale artistico umano-professionale, quanto nella cultura in senso ampio. Rispondendo alla parte finale della domanda, rinunciare alle dirette ha purtroppo contribuito, insieme alla difficoltà della comunità di ripartire dopo il primo lockdown, ad arrestare allo stato il progetto.
Da musicista posso dire che ovviamente lo streaming non può e non deve sostituire il concerto dal vivo, che resta un’occasione unica ed irrinunciabile di fruizione di un’arte così densa di significato e allo stesso tempo effimera, come è l’ascolto dell’opera di un compositore. L’esecuzione momentanea degli interpreti veicola le idee e i pensieri immortali scritti dai compositori e prende vita sul legno del palco, tra le luci dei riflettori, davanti agli occhi, al silenzio, alla concentrazione del pubblico. Gli stessi corpi degli spettatori rifrangono, ognuno a proprio modo, il suono degli strumenti di chi suona, contribuendo all’unicità della performance dei musicisti. Detto questo, lo streaming è uno strumento potente e prezioso e in questi mesi bui ci ha aiutato a lavorare, a non sentirci soli e ad allargare le nostre platee. Idealmente sarebbe bello avere per ogni concerto la sala da concerto con il “tutto esaurito” e allo stesso tempo anche la diretta streaming per raggiungere davvero tantissime persone.

ADP: Ho avuto il piacere di guardare alcuni suoi video sulla piattaforma YouTube, tra cui le Danze Balcaniche Op. 32c del talentuoso compositore Luca Moscardi, che lei ha suonato con la pianista Martina Giordani. È un video che mi dà il destro per chiederle quanto conta nel suo vissuto di artista il genere cameristico.

CB: La musica da camera è il mio habitat, l’espressione artistica che mi appassiona e affascina di più e al tempo stesso che mi viene più naturale esplorare. Proprio in questo momento sono in viaggio per Mantova, dove mi attendono delle prove in quartetto con pianoforte, splendida formazione con cui avrò presto il piacere di esibirmi. Da violoncellista posso dire che il repertorio cameristico è ricchissimo; dal duo, trio e quartetto con pianoforte al trio, quartetto, quintetto e sestetto d’archi sono davvero tantissimi i capolavori con cui ho la fortuna di confrontarmi. Il lavoro di un camerista è arricchente anche a livello umano; ascoltare gli altri è la cosa più importante per instaurare un dialogo musicale sano in cui ognuno abbia il proprio spazio, consentendo alla Bellezza e al significato delle idee del compositore di emergere e illuminare chi suona e chi ascolta. Il ruolo del violoncello è delicato, la sua voce deve essere molto flessibile, per passare dal ruolo di sostegno armonico a quello di solista, incastonandosi perfettamente nell’architettura della composizione. Quando si ha poi la fortuna di lavorare con musicisti con cui nascono anche bellissime amicizie, il momento delle prove e del concerto diventa ancora più prezioso, come nel caso del duo con la bravissima pianista Martina Giordani e del compositore Luca Moscardi, che mi ha da poco dedicato il suo “Adagio doloroso per violoncello ed archi”, eseguito in prima esecuzione assoluta lo scorso dicembre.

 



ADP: Un altro video che vorrei citare riguarda la sua interpretazione dell'elettrizzante Concerto per violoncello di Friedrich Gulda, che lei esegue con autentico fuoco, grande brillantezza e un senso dello "swing" insospettabile per una musicista classica. Il violoncello, strumento che alcuni relegano sconsideratamente in un ruolo soltanto lirico, per lo più come succedaneo della voce umana, ha davvero delle possibilità ancora tutte da scoprire?

CB: Innanzitutto grazie per i complimenti! Il senso dello “swing” è qualcosa a cui tengo moltissimo, per molte ragioni. Parlando di senso del tempo in generale, è fondamentale per ogni musicista di qualsiasi genere sentirsi a proprio agio e padroneggiare l’ineffabile “ritmo”, che è una sorta di respiro continuo e infinito della musica. Sicuramente avere iniziato da piccolissima ad entrare in contatto con vari generi musicali - tra i primi brani eseguiti al violoncello ricordo ancora indelebilmente i formidabili arrangiamenti di canzoni di Fabrizio De Andrè scritti da mio padre e suonati con lui al flauto e alla chitarra - mi ha aiutata a maneggiare questo linguaggio con facilità e naturalezza. Negli ultimi anni della mia vita, prima studiando e suonando con Giovanni Sollima – che più di ogni altro violoncellista adora distruggere confini e barriere che circondano il nostro strumento e l’ambito accademico in generale – e poi avendo la fortuna di avere accanto un marito jazzista, ho ampliato i miei orizzonti con ascolti, letture e jam session che mi hanno davvero aperto occhi e orecchie su quanto sia sconfinato in primis il mondo musicale, in particolare proprio nell’aspetto del ritmo, e poi su come il violoncello possa cambiare veste e dialogare come un sassofono Parkeriano di cui non ha nulla da invidiare, anzi!

ADP: Vuole raccontarci un momento che lei reputa determinante per la sua carriera, o che ricorda con particolare piacere?

CB: È davvero difficile scegliere un momento preciso. Mi viene subito in mente la mia partecipazione ed affermazione al Concorso di Vittorio Veneto, il mio primo concorso importante. Il Presidente di giuria era il Maestro Rocco Filippini, scomparso purtroppo da pochi mesi, che sarebbe diventato successivamente una guida preziosa durante il periodo di studio presso l’Accademia Stauffer di Cremona e che mi mostrò, a distanza di anni, gli appunti sulla mia performance che ancora conservava. Ci sono i concerti che non dimenticherò mai per il loro prestigio, come il concerto con i Solisti Aquilani al Quirinale alla presenza del Presidente Mattarella e la toccante esecuzione del Requiem di Verdi sul Sacrario Militare di Redipuglia diretta dal Maestro Muti. Poi ogni musicista ha i suoi concerti del cuore. Per me certamente vi rientrano il già citato concerto in veste di solista in occasione del Capodanno 2020, nel Teatro delle Muse di Ancona, la mia città, per l’occasione gremito di un pubblico entusiasta e partecipe nell’ascoltare il non convenzionale concerto di Gulda e l’esecuzione delle prime tre Suite di Bach a Ravello a poche settimane dalla nascita della mia prima bambina.
Provando a riassumere, mi viene spontaneo citare Novalis, che ha scritto che ogni oggetto amato è il centro di un paradiso; mi piace quindi pensare che il momento determinante lo vivo ogni giorno, quando il mio violoncello esce dalla sua custodia per riprendere vita.

ADP: Lei si è esibita, oltre che in Italia, anche in Paesi come la Germania, Slovenia, Spagna, Francia, Palestina, Irlanda del Nord, Austria. In base alla sua capacità di captare gli umori del pubblico, potrebbe riferirci i diversi atteggiamenti di questo a seconda della nazionalità?

CB: Il bello di questo lavoro è che la tua casa alla fine diventa la sedia su cui suoni, il palco che ti ospita, la città che hai occasione di visitare mentre sei fuori per concerti.
Raccogliendo qualche ricordo qua e là, della Germania ricordo in particolare il palco della Konzerthaus di Berlino, in cui per la prima volta ho suonato letteralmente circondata dal silenzio concentrato del pubblico, dato che gli spettatori hanno la possibilità di sedersi anche dietro ai musicisti. Il concerto in Palestina è stato speciale perché suonavamo proprio nella Basilica della Natività di Betlemme, per cui pubblico e musicisti erano avvolti da un’aura spirituale davvero fortissima. In Irlanda del Nord, come in quasi tutti gli altri paesi devo dire, ho percepito una grande ammirazione e un rispetto direi quasi ancestrale per noi artisti italiani, che siamo ancora visti come portatori di una grande tradizione di cultura e valori, nonostante tutte le difficoltà e discriminazioni che incontriamo nel portare avanti la nostra professione nel nostro paese. Detto questo ho infiniti ricordi molto belli di concerti tenuti nel nostro Bel Paese che non smette di continuare a sorprendermi con la varietà e moltitudine di location artistiche e naturalistiche bellissime e un pubblico che, anche se varia molto di tipologia da città a città, mi fa sempre sentire orgogliosa di suonare “a casa”.

ADP: Il suo è un curriculum di quelli importanti: parla della sua precocità di musicista, degli ottimi risultati conseguiti al diploma presso il Conservatorio G. Verdi di Milano, delle vaste frequentazioni di Accademie, della vincita di numerosi premi nazionali e le collaborazioni con illustri colleghi e direttori d'orchestra. Ma c'è un qualcosa che i curricula non dicono, quel certo non so che riposto nel profondo di ogni musicista. Chi è oggi davvero Chiara Burattini?

CB: Bellissima domanda, a cui posso rispondere ovviamente solo in parte.
Posso dire di essere una musicista alla ricerca continua ed instancabile di conoscere e di migliorarsi. Posso dire di ritenermi davvero orgogliosa di poter svolgere la mia professione e fortunata che oltre ad essere un lavoro sia la mia più grande passione. Quello che i curricula non dicono è che sono mamma di due meravigliose bambine che mi insegnano e donano tantissimo, giorno dopo giorno; è bellissimo infondere questa esperienza e ricchezza di vita nelle note che suono. Tutto è collegato. Davvero, non riesco a immaginare qualcosa di più bello.

ADP: Dal 2014 si cimenta anche nel repertorio jazzistico con un suo trio. Quanto è importante per lei quest'attività e quanto tempo la tiene impegnata?

CB: Il mio trio jazz, “Just Another Door”, è stato fondamentale innanzitutto perché mi ha fatto incontrare mio marito, pianista e compositore del gruppo, fonte di ispirazione e incoraggiamento costanti, grazie al quale la mia carriera di musicista e di mamma possono coesistere. Mi sono buttata un po’ incoscientemente e a mo’ di sfida nel repertorio jazzistico per poi scoprire un mondo incredibile e che mi ha arricchita tantissimo musicalmente e tecnicamente. Per ricollegarmi alla domanda di prima, il violoncello ha davvero delle possibilità inesplorate e un potenziale altissimo, a patto però di sganciarsi da una visione accademica della tecnica dello strumento, reinventandosi per far funzionare le cose, sperimentando e rubando i segreti musicali dei grandi jazzisti del passato e contemporanei. Posso dire che Charlie Parker mi ha aperto gli occhi, tra le tante cose, anche su cosa voglia dire suonare – improvvisando! – a un’altissima velocità di metronomo (300 bpm? Noi musicisti “classici” non sappiamo neanche cosa sia!); Niels-Henning Orsted Pedersen, Jaco Pastorius e Scott LaFaro sono impareggiabili maestri su cosa vuol dire essere il “basso” e suonare con personalità travolgente (utile anche per i quartetti di Beethoven, ad esempio!); Chick Corea è un esempio nel suonare utilizzando un linguaggio alto e complesso, riuscendo però allo stesso tempo a comunicare in modo davvero universale. E la lista potrebbe continuare all’infinito. Concludo affermando che se esistesse un corso di armonia e improvvisazione jazz obbligatorio per tutti al Conservatorio il nostro mestiere sarebbe incredibilmente più facile e… divertente!

ADP: Mi consenta un'ultima domanda maestro: può anticiparci qualcosa dei suoi futuri progetti, anche discografici?

CB: Per quanto riguarda la mia attività di camerista, come accennavo, ho appena iniziato a collaborare stabilmente in un quartetto con pianoforte di cui a breve uscirà il sito ufficiale e tutto il resto, per cui non voglio anticipare troppo.
Proseguirò con le mie storiche collaborazioni in duo con pianoforte e a questo proposito nei prossimi mesi uscirà anche un disco, in duo con il pianista Umberto Jacopo Laureti, frutto di un lavoro di approfondite ricerche sul repertorio italiano durante il lockdown del 2021, che ha generato un progetto che abbiamo denominato Italian Cello Files.
Inoltre, da pochi mesi, faccio parte del Comitato artistico della neonata Orchestra Lino Liviabella, con cui collaboro anche in veste di solista e primo violoncello. Si tratta di una nuova orchestra nata nelle Marche grazie all’entusiasmo e ad un pizzico di follia di giovani colleghi, in primis il direttore e amico Matteo Torresetti, tra le mille difficoltà di questo particolare momento storico. Speriamo che questa realtà ci riservi bellissime sorprese nei prossimi mesi!
Per quanto riguarda i miei impegni solistici, a maggio mi cimenterò in un importante concorso internazionale che si terrà a Dubai.
Infine, conto di mettere presto a frutto le tante idee di programmazione ricostituendo il festival di musica da camera.

La ringrazio per le bellissime domande!

 




Alfredo Di Pietro

Gennaio 2022


 Imprimir   
Copyright (c) 2000-2006   Términos de Uso  Declaración de Privacidad
DotNetNuke® is copyright 2002-2022 by DotNetNuke Corporation