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 Largo ai giovani! Riduci

LARGO AI GIOVANI

Largo ai giovani, al loro entusiasmo, alla loro voglia di fare e Giacomo è sicuramente fra questi!
L'intima speranza di noi cinquantenni è rimanere contagiati un po' dalla loro vitalità, noi che di capelli bianchi ne abbiamo parecchi sulla testa, e quale miglior bagno rivitalizzante se non quello di accostarci al loro mondo cercando di capirne le ragioni, le spinte propulsive che talvolta, avendone le capacità, li spingono verso la via della creazione individuale. Molto più semplicemente il nostro amico è uno che di elettronica se ne intende parecchio essendo in grado di mettere le mani dentro le nostre amate apparecchiature, modificarle, persino costruirsele da solo se è il caso. Diverse volte Giacomo aveva parlato nel forum di Videohifi del fastidioso ronzio che si manifestava sul suo Audible Illusion accoppiato con i due finali mono 2A3 di Tim De Paravicini, ronzio che io stesso avevo apprezzato in una precedente visita presso di lui. Svariati tentativi aveva fatto per eliminarlo compresi dei cambi di valvole, ma il disturbo era rimasto lì imperterrito al suo posto importunando non poco il fluire della musica soprattutto in quei momenti che più facilmente permettono il risaltare dei rumori di fondo come i piano, i pianissimo ed i silenzi. Nella mia ultima tornata invece questo fastidioso "Hum" era completamente scomparso lasciando intravedere un bellissimo tappeto di...silenzio! E' successo praticamente che accantonati i pur ottimi 2A3 Giacomo si è messo in testa un'idea meravigliosa che avrebbe posto fine alle sue pene audiofile: costruirsi un bel First Watt F4 su progetto del grande Nelson Pass. Non mi intendo di autocostruzione, ma di certo deve essergli costata molta fatica la gestazione di questo apparecchio, lo si nota anche dalla cura estetica. Pur essendo semplice nelle linee la "scatola" dà subito un impressione di possanza dovuta probabilmente alla sua volumetria piuttosto importante, dal logo "First Watt F4" minuziosamente scolpito sul frontale, dalle belle alette di raffreddamento ed i due intriganti LED gialli posti in basso sulla parte destra del frontale. In precedenza Giacomo mi aveva inviato delle foto che proponevano diverse riprese dell'interno con la componentistica elettronica in bella vista e qualcuna anche dell'esterno che mostrava una finitura grigio-satinata molto "Hi Tech". Successivamente, nella versione definitiva, lo chassis è stato verniciato di nero rendendo meno visibile il logo, ma conferendo un aspetto luciferino in cui spiccano i due occhietti gialli, testimoni della messa in tensione dell' F4. In questa livrea a mio parere c'è maggior corrispondenza tra le sembianze e l'incredibile feeling che il First Watt riesce ad esprimere.
Ma che tipo di apparecchio è questo First Watt F4?


FIRST WATT F4 DI NELSON PASS

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L'F4 è un finale a zero controreazione che non guadagna in voltaggio, ma soltanto in corrente. Il progetto è stato anche definito "Amplificatore a conversione d'impedenza", più comunemente riferito alla sua funzione di buffer, un power buffer in questo caso. Il "Primo watt" in un amplificatore audio è quello più importante, quella macchina che tiene lontane le distorsioni tenendo bassa la potenza tende a suonare meglio di un altra così come a parità di condizioni un circuito più semplice suona meglio di uno complesso. Questo avviene in un amplificatore con una controreazione piccola o, meglio, inesistente, ecco perchè è più facile costruire un apparecchio di alta qualità poco potente rispetto ad uno maggiormente potente: il popolo degli audiofili estimatori dell'alta efficenza questo deve averlo capito molto bene! Il manuale di istruzioni ci dice chiaramente che ci troviamo di fronte ad un apparecchio inusuale, dal comportamento eccellente a bassi livelli di potenza. Ha un'impedenza d'ingresso di 48.000 Ohms mentre quella di uscita si attesta su circa 0,2 Ohms, il che lascia presagire una pressochè completa indipendenza dal carico. Risulta particolarmente indicato per il pilotaggio di diffusori ad alta sensibilità, come appunto sono le Laura di RDC, non guadagnando in tensione sfrutta il voltaggio d'uscita del preamplificatore oppure i livelli d'uscita delle sorgenti se provviste di regolazione del guadagno. Funziona egregiamente anche con diffusori non ad alta efficenza in biamplificazione dove questo riceve il segnale in ingresso dall'uscita di un preamplificatore convenzionale. E' un finale stereofonico "Single Ended" in ingresso ed uscita in grado di erogare 25 watts su 8 Ohms con un fattore di smorzamento di 40, su 4 Ohms erogherà invece 50 watts ed infine, adoperato come amplificatore monoblocco con ingressi ed uscite paralleli esso ci donerà 100 Watts su 8 Ohms. Ad un volume d'ascolto normale opera in classe A e la distorsione è prevalentemente di seconda armonica, crescente o decrescente in proporzione lineare alla potenza d'uscita. E' accoppiato in diretta in ingresso ed uscita con un roll-off tra 1 Hz e 200 Khz di -0,5 dB. La combinazione tra circuitazione in classe A senza controreazione e l'attenzione verso il raggiungimento di prestazioni eccellenti rende quest'apparecchio superbamente suonante. Il mix di bassa distorsione, estensione di banda, alto fattore di smorzamento conferiscono un perfetto bilanciamento tonale con medie frequenze chiare, alti dettagliati e grande controllo sul basso. Il tempo di riscaldamento necessario per raggiungere la temperatura ottimale di utilizzo è di un'oretta circa. L'impedenza d'ingresso di 48 Kohms e la capacità molto bassa lo rendono facilmente pilotabile anche da preamplificatori valvolari, esso inoltre è largamente indifferente al carico del pre cosicchè anche alte impedenze non rappresentano un problema. Impressionante la capacità totale in microfarad dei condensatori usati nell'alimentazione: ben 150.000! L'Audible Illusions Modulus 3 che pilota l'F4 è un oggetto dall'altissimo guadagno, che mal si sposa in termini di versatilità nella regolazione del volume con la maggior parte dei finali di potenza, specie quelli moderni. E' perfetto invece per l'accoppiamento con il First Watt perchè ribalta il suo difetto in un pregio e cioè sfruttare intelligentemente tutto il grande guadagno di tensione in uscita indirizzandolo verso un "Power Buffer" che non agisce in tensione, ma funge da adattatore di impedenza. E' interessante leggere alcune dichiarazioni postate su www.diyaudio.com, sito il cui intento è dichiaratamente volto all'autocostruzione secondo la filosofia "Do It Yourself", relative al suono dei vari amplificatori della serie First Watt (F1 - F2 - F3 - F4 - F5). Si dice dell'F1 che sia super pulito, dinamico e rigoroso: "Se la tua sorgente è scarna anche la tua musica sarà scarna mentre se la sorgente è ricca lo sarà anche la musica che ascolterai, questa è la pura verità sul carattere della macchina, la quale nulla omette e nulla aggiunge". Dell'F2 si dice: "Aggiunge alcune componenti di seconda armonica rispetto all'F1. Sui segnali "scarni" suona meglio dell'F1 grazie ad una piccola colorazione del suono sui materiali "secchi"; è un'aggiunta che risulta piacevole. L'F3 "Suona con un tocco di luminosa dolcezza, è più vicino nell'impostazione ad un grande amplificatore valvolare che uno a stato solido, eccetto il notevole bilanciamento tra alti e bassi c'è in questo amplificatore l'autentica magia delle valvole". Infine dell'F4 si dice che suoni come una incrocio tra l'F1 e l'F3. Maggiormente pulito dell'F2 è un prodotto molto eccitante". Nell'ascolto fatto a casa di Giacomo effettivamente le mie impressioni erano vicine a quelle dichiarate nel sito di autocostruzione dagli appassionati. Chi poi ha visto letteralmente crescere tra le mani la propria creatura ha sicuramente una marcia in più rispetto a chi semplicemente lo ascolta perchè ne ha seguito da vicino l'evoluzione, conosce la componentistica usata e ritengo possa azzardare con buona approssimazione la corrispondenza tra il costrutto ed il risultato. Magari l'amico invitato per un "rapporto occasionale" sarà più distaccato, asettico, ma non riuscirà ad andare così in profondità come chi ha fatto con le proprie mani quell'oggetto e lo ascolta ogni giorno. Penso che sia superfluo ribadire la grandezza di Nelson Pass, ciò che nel campo delle amplificazioni rappresenta il suo nome. Quale di questi amplificatori è il migliore? Potrebbe indubbiamente svelarcelo Nelson stesso in qualità di progettista della serie, ma per  il comune audiofilo non avrebbe molto senso disquisire se il gusto vaniglia sia migliore di quello fragola piuttosto che cioccolato. Nella vita, fermo restando il livello qualitativo, alla fine della fiera è una questione di gusti! Molti dei flames e polemiche sui forum e non verrebbero meno se si riconoscesse questa elementare verità e non ci si battesse ai ferri corti su cosa è buono e cosa non lo è.


IL SETUP

Ma il resto del setup? Se non spendo qualche parola probabilmente qualcuno di questi nobili componenti potrebbe offendersi o forse il proprietario stesso. Nell'incertezza passo subito a parlarvene.


LETTORE CD INTEGRATO REVOX B 226 S

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Che un vecchio lettore CD potessere esprimere una personalità precisa e soprattutto potesse avere delle prestazioni sonore interessanti ne avevo avuto sentore durante l'evento sulle sorgenti della Domus AudeA, associazione cultural-audiofila purtroppo recentemente sciolta. Nel Febbraio 2007 infatti era stata organizzata una prova d'ascolto a confronto tra 4 sorgenti digitali tra cui il primo CDP integrato della storia: il Philips CD 100 e proprio quest'ultimo mi aveva fortemente impressionato per la sua resa musicale calorosa, niente a che vedere con il suono vetroso e tagliente di certi oggetti di quell'epoca ed anche oltre. Un suono epico di un Hi Fi emozionale di cui forse si è persa la memoria, ma che in qualche vecchio audiofilo vive ancora coccolato con la tenerezza che si deve ai vecchi ricordi... ma non dovevamo parlare del Revox? Si tratta di un lettore a 16 bit con meccanica di lettura e chip di conversione DAC della Philips. E' robustissimo (peso 9 Kg) e costruito con quella proverbiale meticolosità che riconosciamo ai prodotti elvetici, l'esemplare in possesso di Giacomo è la versione "audiophile" della serie che dall'entrata in produzione ha visto il proliferarsi di diversi upgrade successivi. Monta un DAC Philips TDA 1541 Silver Crown, la sua dotazione comprende due coppie di uscite analogiche delle quali una è fissa e l'altra dispone di un controllo di volume, due coppie di uscite digitali coassiali, completa il tutto una uscita cuffia asservita allo steso controllo di volume presente sul frontale dell'apparecchio, soluzione abbastanza in voga all'epoca sinche non si è scoperto che i lettori che non l'avevano suonavano meglio (vedi interferenze ed effetti nefasti circa lo sdoppiamento del segnale). Il B 226 S era anche una macchina molto versatile con una ricca scelta di microtasti sul frontale, testimone anch'essa di un'altra epoca.


GIRADISCHI LINN AXIS CON TAPPETINO EXTREMEPHONO DONUT PIU' SKIN. BRACCIO LINN AKITO MKII. TESTINA BENZ WOOD H2

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Considerato il discendente del Sondek fu lanciato sul mercato nel 1987 quando il Compact Disc si affermò prepotentemente. Nella mente dell'ideatore probabilmente questo modello doveva porre un argine alla diffusione del digitale inducendo i veri audiofili ad un ritorno all'analogico. Una sorta di "Best Buy" costando circa 300 dollari, ma con prestazioni che facevano impallidire i pesi massimi dell'epoca. Era dotato di un intelligente sistema di alimentazione attiva che dava non solo la possibilità di variare la velocità (33-1/3 - 45 RPM) tramite un pulsante, ma permetteva anche di variare la potenza del motore in funzione del carico presente sul piatto. Un'altra interessante caratteristica era la novità di un sistema di sospensione in gomma fisso, la quale però non fu accolta molto favorevolmente dagli estimatori dei Linn che considerarono non "figo" questo metodo in quanto privava il sistema di una facile regolazione "Flat Earth". La versione originale dell'Axis fu venduta per 299 dollari, completa di braccio LVX+, una somma modesta se consideriamo che il Valhalla LP 12, senza braccio, costava più del doppio. L'esemplare del nostro Giacomo monta invece un più performante Akito MKII. Il sound che esprime questo intrigante front end analogico richiama alla mente gli stilemi del PRAT (Pace, Rhythm and Timing) manifestando un grande senso del ritmo, bella dinamica, sia micro che macro ed un rispetto per il dettaglio e dei colori strumentali che ha del sorprendente, naturalmente in sinergia al fonorivelatore. La testina è una Benz Wood H2; le specifiche parlano di un voltaggio d'uscita di 2.5 mV, impedenza 90 Ohms, peso 9 grammi, cedevolezza 14 cm/dyne, il range della forza d'appoggio va da 1,8 a 2,2 grammi. Il suono? Dai precedenti ascolti fatti a casa di Giacomo le mie impressioni, naturalmente nell'ambito del suo specifico setup (e questo concetto di interattività dei componenti non verrà ricordato mai abbastanza) sono di una riproposizione con una grande attenzione alla dinamica, alla cura del dettaglio sia inteso come precisione che come meticolosità nel riprodurre gli armonici. Queste caratteristiche inquadrano questa eccellente testina nell'ambito del "delizioso" a prescindere da qualsiasi altra considerazione. La grande analiticità inoltre non è ottenuta a discapito dell'amalgama o del bilanciamento tonale, i quali rimangono coretti, coerenti. Certo che dev'essere terribilmente difficile per un progettista/costruttore raggiungere questo risultato, ma Albert Lukaschek, deus ex machina della Benz Micro, ci è riuscito evidentemente in pieno.


PREAMPLIFICATORE AUDIBLE ILLUSIONS MODULUS 3A

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Anche quì la classe non è acqua se la rivista Stereophile parla in termini molto lusinghieri di questo oggetto. Massima neutralità ed assenza di colorazioni per un preamplificatore valvolare che sembra il partner ideale della Benz Wood H2 e del CDP Revox, prodotto in oltre 15000 unità, un numero molto alto per un oggetto di caratura high end, specialmente se consideriamo che è un valvolare. Ma non sono tutte rose e fiori...come ben sà chi frequenta il forum di videohifi ed ha seguito le traversie del buon Giacomo...della serie "I dolori del giovane audiofilo". Il Modulus 3 difatti ha mostrato inizialmente una notevole dose di "Hum", la quale disturbava non poco la riproduzione. Sono state sotituite le valvole più di una volta, ma il ronzio permaneva sinchè in occasione della mia ultima visita a Giacomo dove l'Audible pilotava il First Watt F4 ho potuto apprezzare il silenzio più assoluto! C'è però una spiegazione tecnica a tutto ciò come mi spiegava Giacomo stesso. In verità l'Audible è costituzionalmente una elettronica molto silenziosa, ma con i 2A3 sussisteva un insormontabile problema in quanto entrambi hanno un gain di tensione molto elevato. La somma di questi enormi guadagni faceva sì che il tappeto di rumore di fondo (fruscio) venisse talmente innalzato da risultare decisamente udibile. Alla luce di quanto detto qualsiasi altro finale con un fattore contenuto di guadagno avrebbe reso giustizia al pre così come ogni altro preamplificatore ad alto gain se connesso ai Tim De Paravicini avrebbe riproposto lo stesso esagerato ronzio. L'Audible Illusions Modulus 3 che pilota l'F4 è un oggetto quindi dall'altissimo guadagno, che mal si sposa in termini di versatilità nella regolazione del volume con la maggior parte dei finali di potenza, specie quelli moderni. E' perfetto invece per l'accoppiamento con il First Watt (che ha guadagno unitario) perchè ribalta il suo difetto in un pregio e cioè sfruttare intelligentemente tutto il grande "gain" di tensione in uscita indirizzandolo verso un "Power Buffer", il quale non agisce in tensione, ma funge da adattatore di impedenza. La filosofia di progetto dell'Audible illusions è sintetizzata nel motto "Simpler is better" e si riflette nella semplicità circuitale. Guardando e toccando lo chassis solidamente costruito in alluminio anodizzato non si avrebbe mai il sospetto che il Modulus 3 fosse un preamplificatore "Budget" anche se di elevatissime prestazioni. Ha dei potenziometri "a scatti" come il mio vecchio amplificatore Pioneer SA 608 (ma il paragone finisce quì) separati per ciascun canale, ideali per un facile livellamento del guadagno; da notare il curioso andamento del "Gain" nel pilotaggio dell'F4, scarsamente modulabile, per cui sino al penultimo scatto dei potenziometri il volume percepito aumenta molto poco al progredire della rotazione mentre nell'ultimo scalino, quello in cui si arriva allo zero dB in attenuazione, l'aumento è molto consistente.


DIFFUSORI ROYAL DEVICE LAURA MKII

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Si tratta di un sistema a due vie con woofer largabanda caricato posteriormente a tromba ripiegata, l'efficenza medioalta (98,5 dB /w/m) ne consente l'utilizzo con amplificatori valvolari a triodo senza controreazione funzionanti in modalità "Single Ended". Il woofer è un elemento custom da 21 cm. con membrana in carta e "fungo" frontale di rifasamento per il controllo del punto di "Break-up" e la correzione della caduta della risposta nella parte alta. Il modello posseduto da Giacomo monta un tweeter caricato a tromba "RD-Horn" con un range di frequenze riprodotte da 2 Khz a 20 khz, la tromba è costituita da due semigusci di legno massiccio con superfice interna corrugata. Il largabanda lavora in connessione diretta senza quindi che il segnale passi attraverso un crossover mentre l'unità per gli alti si incrocia con il woofer a circa 9 Khz laddove cioè inizia la sua caduta naturale. Il filtro utilizzato ha una pendenza di 24 dB ottava, quindi a sfasamento zero per una perfetta emissione in fase elettrica oltre che acustica, il vantaggio di un incrocio spostato così in alto consiste nell'eliminazione di scompensi di fase nella risposta acustica e limita il fenomeno della nasalità dovuto all'utilizzo della tromba in gamma media. La risposta in frequenza va dai 24 Hz a 20000 Hz.

Cavi di segnale CD-Pre: DIY: 007 (Progetto di Roberto Delle Curti)

Cavi di segnale pre-finale: DIY: Ubyte-I (Progetto di TNT-Audio)

Cavi phono: Van Den Hul D502 Hybrid

Cavi di potenza: DIY: The Twisted Twins (progetto di TNT-Audio)


UN ASCOLTO "SOLIDO"

La seduta d'ascolto nell'ambiente di Giacomo ha evidenziato tutta l'emozionalità di cui il sistema è capace. Questo First Watt F4 è davvero formidabile! L'impianto sonoro ha quella caratura tipica delle grandi amplificazioni, esibisce una notevole autorevolezza rispettando al contempo la delicatezza della musica, il classico pugno di ferro nel guanto di velluto. I colpi di grancassa della batteria sono potenti, profondi, secchi, ma sempre estremamente controllati, nessun segno di sbavature o cedimenti di sorta sino ai massimi livelli di SPL che il sistema consente di raggiungere e vi assicuro che la pressione in certi brani era davvero alta, realistica direi. Unico segno a quei livelli era un lieve indurimento della gamma acuta, sopportabilissimo comunque ed inferiore a tanti setup che ho ascoltato se messi alla corda. Altra caratteristica del sistema, probabilmente imputabile ai diffusori, è una gamma media piuttosto in avanti che determina il tipico effetto monitor per cui ci si ritrova seduti ad ascoltare in prima fila, non in decima o quindicesima. E' un effetto che conferisce grande drammaticità all'evento sonoro rendendo generosamente emozionale la riproduzione delle voci, talvolta però queste risultano un po' gonfie, e tutti gli strumenti che hanno un sostanzioso contenuto in frequenza prossimo a quello dove la sensibilità dell'orecchio umano è massima (medie) sono piuttosto enfatizzati, il grafico della risposta in ambiente d'altronde conferma queste impressioni. Inoltre le trombe RD Horn son piuttosto direttive per cui è bene porsi perfettamente in asse con queste per un ascolto ottimale. Come ogni sistema ad alta efficenza che si rispetti c'è un accurato trattamento dei segnali di basso livello a tutto vantaggio della risoluzione, la quale infatti è particolarmente alta (incisione permettendo) così come il rispetto della microdinamica. Mentre scrivo queste mie note ho un pensiero ricorrente, quasi un leitmotiv, che mi ha accompagnato durante tutta la stesura del report: il già citato PRAT (Pace, Rhythm and Timing), destinato a diventare un vero chiodo fisso e obiettivo da raggiungere nei miei prossimi upgrade. Il trattamento ritmico è talmente coinvolgente che non riesco a stare fermo, ma sono "costretto" a battere il piede sul pavimento e le mani sui braccioli del divano sul quale sono seduto. Facendo un confronto con il mio impianto, il quale ha un pulsare più flemmatico, un incedere più rilassato, noto come l'approccio verso la musica cambi, psicoacusticamente parlando, a seconda di come viene riproposta. Magari il mio impiantino è godibilissimo sui generi più tranquilli, ma lo "swing" che esprime quello di Giacomo è davvero elettrizzante. Proseguendo nell'ascolto mi accorgo di come cambiando registrazione cambia molto anche il suono, non ci troviamo quindi di fronte ad un sistema che appiattisce, eufonizza, ma ad uno che evidenzia con lucidità eventuali limiti o pregi di ciò che gli si dà in pasto; questa la ritengo cosa buona e giusta perchè l'esperienza mi ha insegnato che quando le registrazioni tendono a suonare un po' tutte uguali manca la capacità di analisi ed il tutto viene posticciamente colorato. Avviene lo stesso per il dettaglio per cui su certe incisioni un po' scarsine, non me ne vogliate ma è accaduto con un disco in vinile, sembra che questo sia spazzato via. Per onestà devo dire però che nella precedente mia visita dall'amico Giacomo era stato proprio un vinile di jazz a lasciarmi letteralmente stupito per l'incredibile quantita di informazioni che conteneva nonchè per i deliziosi colori strumentali. In un assolo di batteria (CD) ascoltato a volumi praticamente realistici, il suono non perde mai la sua coerenza e lucidità: il tutto suona forte e profondo senza distorcere ed è un notevolissimo risultato! A tale proposito vorrei dirvi che da ragazzo suonavo la batteria ed ho quindi perfetta cognizione di causa circa le sonorità e SPL che tale strumento riesce a raggiungere...e per di più ero un discreto "pestone"; questo sia detto per rendere più autorevole e credibile il mio giudizio...a proposito suonavo anche il clarinetto, ma a casa di Giacomo non abbiamo ascoltato clarinetti! Il percorso audiofilo di Giacomo è deciso, volitivo, un mix di sapienza tecnica e sensibilità ai valori dell'ascolto che lo ha portato ad esaltare tutti quei parametri che davvero contano se vogliamo rendere VIVA e PALPITANTE la musica. Con il First Watt l'ensemble intero ha acquistato solidità e tenuta nella ricerca del conseguimento di un realistico volume massimo indistorto non disgiunto da quel senso del ritmo, concretezza tipico delle grandi amplificazioni, quelle progettate dai genii dell'elettronica (e Nelson Pass sicuramente lo è) . Un'ottima medicina per tenere ben lontano il clipping, visto che questa possibilità non era certo remota (e non solo ad alti volumi d'ascolto) quando venivano utilizzati i finali monofonici valvolari 2A3. Nel caso del First Watt F4 parlerei di arte e non di fredda tecnica con la dovuta attenzione a ciò che fà davvero la differenza in una amplificazione; non mi stupirei di sorprendere il grande Nelson accordare con amorevolezza i propri circuiti come un violinista fà con il suo Stradivari. In poche parole il tutto mi è parso talmente emozionale, forte e gentile, con una lucidità e solidità che ha dell'impressionante, da poterlo considerare come il vero punto d'arrivo di un audiofilo maturo.

Keep Up Giacomo!!!

Alfredo Di Pietro

Dicembre 2008


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