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 Mahler. The Wunderhorn World - Alessandro Maria Carnelli - Ensemble Progetto Pierrot Riduci


 

 

Esordisce con la candida freschezza della Sperl-Polka, brano di Johann Strauss Senior, il "padre del valzer", questo "Mahler. The Wunderhorn World", un disco che si discosta dalle convenzionali produzioni di classica per seguire la strada poco battuta della creazione nella creazione. Lo sconsiglio per questo ai misoneisti, suggerendolo invece caldamente a chi vuole lasciarsi trasportare dal suo delizioso "continuum" musicale, ricevendo la sensazione di trovarsi nel bel mezzo di un sinuoso percorso fluviale. Il disco contiene diciassette nobili tracce che si avvicendano senza soluzione di continuità, illuminate di nuova luce dall'Ensemble Progetto Pierrot, nell'ambito di una rielaborazione estrosa e moderna. In realtà, più che sciogliere le briglie della fantasia, Alessandro Maria Carnelli, direttore del citato Ensemble e ideatore del progetto, giustifica il suo originale approccio con quella che fu l'attenzione di Gustav Mahler alla dimensione cameristica della musica. Per comprendere meglio la sua personalità può essere utile leggere il decimo capitolo del libro da lui curato (Amata e lontana. Sguardi sulla musica dei compositori di lingua tedesca), intitolato "Tempo e silenzio. Le sinfonie di Bruckner", da lui stesso stilato. Da questo si evince un approccio analitico alla materia, ma assolutamente non freddo, in cui ogni aspetto del fenomeno Bruckner, "Un compositore diverso dagli altri", viene trattato in un sottocapitolo dedicato e tutti insieme convergono alla delineazione di un nitido ritratto, coerente e indivisibile dai punti di colore che lo compongono.

È uno scritto che possiamo anche utilizzare come chiave di lettura di questo progetto discografico, anch'esso formato da entità musicali che concorrono alla rievocazione di un inconfodibile "humus" musicale mitteleuropeo. Parliamo di quell'"Europa di Mezzo" rappresentativa dell'ambiente e della tradizione culturale dell'Impero asburgico colto nel suo tramontare, in uno scenario "fin de siècle" le cui inquietudini trovano una delle massime espressioni proprio nella musica Mahler. Fine musicologo, oltre che direttore d'orchestra, Carnelli nella sua attività di ricerca ha scoperto che il compositore austriaco era specialmente interessato alla natura di musica da camera dei Lieder da lui composti e inclusi nel ciclo Des Knaben Wunderhorn (Il corno magico del fanciullo). Per questo ne aveva diretti alcuni nella Sala Piccola del Musikverein di Vienna, uno spazio idoneo solo per un'orchestra costituita da pochi elementi. Dei frutti raccolti dal processo di "camerizzazione" Mahler fu ben consapevole, tanto che inserì nelle sue sfarzose sinfonie dei momenti di rarefazione strumentale, esaltati proprio dal loro coesistere con il nutrito organico orchestrale tardoromantico. Come non ricordare l'utilizzo del mandolino e della chitarra nella Sinfonia N. 7 in mi minore, impiegati per creare un'atmosfera di serenata notturna nelle due Nachtmusik?

Un proposito che si rivela complesso e ambizioso quello di Carnelli, connotato dalla convergenza di due importanti elementi: l'emulazione dell'adattamento che Gustav Mahler fece per l'esibizione nella Sala Piccola e l'opera di rinverdimento in chiave moderna delle piccole orchestre con pianoforte, si dice nelle belle note di copertina orizzonte musicale di riferimento del mito asburgico. Mi espongo al rischio di dire un'eresia, ma ipotizzo anche un velato ammiccamento verso le orchestrine klezmer, soprattutto dopo aver apprezzato la bella "voce" del clarinetto di Simone Margaroli (Carnelli, nel caso, mi bacchetterà...). Così i brani vengono riplasmati, devo dire con grande gusto e finezza, per poi essere offerti a noi in una successione tonalmente stratificata, uno saldato direttamente all'altro oppure mediato da piccole transizioni appositamente composte per favorirne l'incrocio. Letto senza prestare particolare attenzione, il titolo del CD potrebbe far pensare a un album monografico dedicato a Gustav Mahler, ma così non è già nell'intestazione stessa, recante il termine "World", suggestivo di un mondo più che la focalizzazione verso uno specifico autore. Nell'immagine frontespizio del CD vediamo riportate le illustrazioni di copertina per Deutsche Märchen Seit Grimm (Fiabe tedesche dai tempi di Grimm) di Friedrich Schneidler, tipografo e calligrafo tedesco, un modo per entrare subito in connessione con l'atmosfera di "fabula" che questa registrazione instaura, con l'insieme dei tasselli narrativi considerati nei loro sottili rapporti interni.

Ognuno di questi potremmo vederlo come un "topos" musicale. Nell'economia del lavoro si creano in realtà delle diadi, dove possiamo ascoltare brani anche di Johann Strauss, Franz Schubert e Alban Berg, puntualmente alternati a brani mahleriani, in un gioco di rimandi e significanze, non solo di posizionamento tra i "pit" e "land" del dischetto argentato, ma di autentica sostanza musicale. L'accostamento tra Mahler e gli altri compositori non è, infatti, aleatorio, ma foriero di una continuità tra lui e la tradizione musicale austriaca, con uno sguardo che si aggetta sul futuro, su Alban Berg, compositore la cui produzione giovanile fu influenzata non solo da Mahler ma anche da Arnold Schönberg, Richard Strauss e, più in generale, dal tardoromanticismo. Un mondo, qui rappresentato, che si rivela avere un'ampiezza anche maggiore di quanto il "semplice" ascoltatore possa pensare, sintomatico delle notevoli frequentazioni musicali e culturali di Alessandro Maria Carnelli. In quest'occasione cantore di uno spirito squisitamente mitteleuropeo, dobbiamo doverosamente citarne l'esibizione al Musikverein di Vienna, come nelle principali sale da concerto di Milano, la direzione dell'Histoire du soldat con l'Ensemble del Teatro Regio di Torino, il Dido and Aeneas al Festival Incanti, sempre a Torino.

Da musicista colto, ha il pregio di riunire la ricerca musicologica con l'attività concertistica. Il fatto di aver portato avanti uno studio approfondito sulla Verklärte Nacht di Schönberg, cui ha dedicato un intero libro e registrato un CD con l'Orchestra da Camera di Mantova, permette d'inquadrarlo come autorevole esegeta di questo "Wunderhorn World", nonchè, in qualità di fondatore dell'Ensemble Imaginaire e dell'Ensemble Progetto Pierrot, entrambi con Cristina Corrieri, come entusiasta creatore di nuove realtà collaborative. I musicisti che in particolare costituiscono il Pierrot sono: Marco Rainelli (flauto/ottavino), Simone Margaroli (clarinetto/clarinetto basso), Stefano Raccagni (violino), Nicola Sangaletti (viola), Anna Freschi (violoncello) e Gaston Polle Ansaldi (pianoforte). Un gruppo di musicisti, ricordiamo, nato in occasione di un progetto sul "Pierrot Lunaire" di Schönberg, rappresentato in varie sedi in Italia e Germania, e in diverse forme come progetto multimediale in collaborazione con IED (Istituto Europeo di Design). Ma andiamo al nostro CD. Alla Sperl-Polka segue il primo Lied mahleriano. Dopo la fatica di Des Knaben Wunderhorn, ciclo liederistico dedicato alla raccolta di poesie popolari curate e pubblicate da Achim von Arnim e Clemens Brentano, Mahler conobbe le liriche del poeta Friedrich Rückert, scoprendo una grande affinità con la sua sensibilità e con la poetica intima e raffinata delle sue poesie.

I Rückert-Lieder sono testimoni di un periodo felice del compositore, quello del fidanzamento con Alma Schindler e della costruzione di una nuova casa a Maiernigg, sul lago Wörthersee. La loro "première" avvenne alla Großer Musikvereinsaal di Vienna nel gennaio 1905 con la direzione dello stesso Mahler. La pudicizia per l'intimità dell'atto creativo è ispiratrice del Lied Blicke mir nicht in die Lieder!, primo dei cinque Rückert-Lieder. "Non guardare nelle mie canzoni! Abbasso i miei occhi come fossi colto in fallo." e la gioia per la creazione infine perfezionata: "Quando hanno poi rivelato al giorno i loro favi carichi di miele. Allora prima di tutti potrai gustarli!" L'Ensemble Pierrot coglie con singolare efficacia gli intimi trasalimenti del poeta, accompagna la soprano Federica Napoletani che ammanta di una moderna freschezza la sua vocalità, sempre essenziale, intensa, fluente e leggera, mondata da stilemi e ogni altra cosa che remi contro una spontanea genuinità. Con il Lied Das irdische Leben (La vita terrena), si entra nella magia di Des Knaben Wunderhorn, ciclo di Lieder in cui il compositore musicò ventiquattro poesie dall'omonima raccolta curata da von Arnim e Brentano. Una generosa madre accoglitrice di fertili idee musicali, visto che anche i Lieder interamente composti da Mahler, testo e musica, inerenti alla sua prima raccolta "Lieder eines fahrender Gesellen" (Canti di un viaggiatore) sono evidentemente basati sui testi di Des Knaben Wunderhorn.

Il topos qui rappresentato è quello del bambino affamato che chiede del pane alla madre (in partitura "con espressione straziante). Strofa dopo strofa, assistiamo alla triste vicenda della morte per fame del piccolo, dopo i numerosi rinvii al giorno successivo, ora per la semina, ora per il raccolto, ora per la preparazione del pane. Ma quando questo finalmente esce dal forno, il bambino è già spirato. Tutto il brano è percorso dall'inquietudine per l'attesa che si prolunga e per le sorti del povero bimbo: "Mamma, o mamma, ho fame. Dammi del pane, altrimenti io muoio!" L'attesa: "Aspetta, aspetta ancora mio caro bambino!" dice la madre per tre volte, sino al sopraggiungimento della morte: "E quando il pane fu sfornato, Giaceva il bambino già nella bara!". L'accorata supplica viene espressa dal soprano come un soprassalto di dolore che scuote le nostre coscienze, un'artista che riesce in ogni occasione a modulare la sua magnifica vocalità, adeguandola al frangente espressivo del momento. Le richieste del piccolo affamato "Mutter, ach Mutter, es hungert mich." diventano sempre più pressanti, urgenti, colte nelle loro più sottili screziature dall'Ensemble, fino al loro spegnersi per lasciare spazio alla desolazione della morte. Incaricata di spezzare la drammatica atmosfera è la melodia del Balletmusik I Rosamunde. Se il salto di circostanza è molto grande, possiamo ravvisare in questo brano quel "fil rouge" che collega Mahler a Schubert, in quell'inscindibile combinazione di elementi fantastici ed esistenziali.

Anche in queste musiche di scena si affaccia il tema della morte, qui rivestito non da un sentimento di contrizione ma di rivalsa, poichè il governatore Fulgenzio, già responsabile della morte dei genitori di Rosamunde, cerca alla fine di avvelenare la giovane principessa, non riuscendoci e morendo a causa del veleno da lui stesso preparato. Troviamo nel CD tre citazioni dal Rosamunde schubertiano, alla quarta, sesta e quattordicesima traccia. È una musica sublime, capace di spazzare via temporaneamente il forte carico di tensione stabilito dai brani di Mahler, che tiranno fu come direttore d'orchestra ma anche un po' con chi lo ascolta. Il ritorno altalenante alle composizioni di Mahler, nell'olografia del Wunderhorn World, avviene alla quinta traccia non con un Lied ma con "Kräftig bewegt, doch nicht zu schnell, Recht gemächlich", in particolare il Trio, Molto tranquillo, tratto dal secondo movimento della Sinfonia N.1. L'Ensemble Progetto Pierrot ci dà un preclaro esempio di quella rarefazione cameristica prima citata. Ne viene fuori un quadro piuttosto placido ma nelle ultime misure percorso da quelle tensioni sotterranee presaghe del tempestoso finale. Nella Romanza di Rosamunde la voce esordisce da sola, seguita dopo qualche misura dall'accompagnamento degli altri strumenti. La viola entra per prima, gradualmente seguita dagli altri strumenti. Una nuda declamazione che ha quasi il sapore di un'intonazione ebraica.

S'innesta su questa Rheinlegendchen (Piccola leggenda del Reno), in modo "indolore", senza che all'ascolto si avverta alcuno scalino ma solo un morbido trascolorare. È questo uno dei maggiori meriti che è possibile ravvisare in "Mahler. The Wunderhorn World". L'atmosfera di questa leggenda è lieta, leggera, un 3/8 che nel suggerimento espressivo Gemächlich (Comodamente) ripone tutta la sua placida serenità. Il protagonista getta nel fiume Reno un anellino che poi viene inghiottito da un pesce. Il re mangerà quel pesce e troverà l'anello, restituendolo al legittimo proprietario: "Quell'anellino appartiene a me! Il mio tesoruccio valicherà monti e valli, e restituirà a me il mio vero anellino d'oro!" Schilflied e Die Nachtigall, tratti dalla raccolta Sieben frühe Lieder (Sette Lieder giovanili) di Alban Berg, sono due composizioni che potrebbero risultare come delle intruse in quest'album, in realtà aderiscono perfettamente a quello spirito mitteleuropeo che si è voluto crucialmente identificare in questo progetto. Anche gli argomenti trattati tradiscono l'affezione dell'autore per le tematiche del passato, configurandosi come una specie di rivisitazione in chiave moderna della produzione "viennese" che vide come suoi massimi esponenti Schubert, Brahms, Wolf e lo stesso Mahler.

In Schilflied prevale la visione prettamente romantica dell'amore verso una donna in uno scenario naturale: "Al chiarore serale volentieri m'inoltro pei segreti sentieri del bosco, verso la riva deserta del canneto, fanciulla, e penso a te!". Ma le acque presto s'intorbidano: "Ma quando poi i cespugli imbrunano, le canne frusciano misteriosamente; lamenti s'odono, bisbigli e sussurri che a piangere, a piangere mi inducono." Una simbiosi con la natura che si ripete in Die Nachtigall (L'usignolo): "È colpa dell'usignolo che tutta notte ha cantato; la dolce risonanza ha provocato, nel rimbalzare dell'eco, lo sboccio delle rose." In Wo die schönen Trompeten blasen (Dove suonano le belle trombe), c'è il messaggio dell'addio alla vita, sostanziato nella vicenda di un soldato che rende visita per l'ultima volta alla donna amata prima di partire per la guerra. Nel disco esordisce con dei lugubri rintocchi del pianoforte, la sua struttura è in forma di rondo, con un ritmo che dal 2/4 passa al 3/4. Wer hat das Liedlein erdacht? (Chi ha inventato la canzoncina?) narra invece la storia della figlia di un oste che canta una canzone d'amore: "Lassù sul monte nella casa alta guarda fuori una bella e cara ragazza.....Chi ha inventato allora questo piccolo canto tanto carino?" Nel secondo movimento della Sinfonia N. 4, In gemächlicher Bewegung. Ohne Hast (A passo lento, senza fretta), affiora un ritmo ländler, con il suono spettrale di un violino le cui corde sono innalzate di un tono.

Una sorta di danza macabra che lo stesso Mahler spiega con queste parole: "La morte inizia la danza per noi; stride in modo bizzarro il suo violino e ci conduce su in cielo." La sublime commistione tra musica e parola, condensata nella sostanza del Lied, acquista un aspetto trasversale in Mahler, che include il canto in quattro sue sinfonie su dieci (mettendo nel conto anche l'incompiuta decima), anzi cinque, se tale consideriamo anche Das Lied von der Erde. Nella N. 3 rinveniamo Ablösung im Sommer (Cambio della guardia in estate), un ennesimo topos musicale contenuto nel terzo movimento Comodo. Scherzando, dove la prima sezione è proprio una rielaborazione del Lied omonimo presente nella prima raccolta per voce e pianoforte di Des Knaben Wunderhorn. Possiamo qui apprezzare la luciferina abilità dell'autore nel passare da un clima serenamente bucolico a un altro denso d'inquietudini: "Il cuculo è morto cadendo nel tronco cavo d'un salice; chi per l'estate intera ci aiuterà ad ammazzare la noia? Oh, dovrà farlo il signor usignuolo che se ne sta sul verde ramo; canta e salta ed è allegro in ogni tempo quando altri uccelli tacciono." Il triste episodio della morte del cuculo viene superato con irrisoria agevolezza dalla subitanea sostituzione. Viene ripescato nella quindicesima traccia l'Andante-Allegretto Blumine, contenuto nelle prime tre esecuzioni della Sinfonia N. 1 di Mahler come secondo movimento.

L'Ensemble Progetto Pierrot dona a questa sorta di serenata un andamento dolcemente cullante. Il movimento era in origine uno dei sette brani di musica di scena composti per un'esecuzione dell'opera di Joseph Victor von Scheffel "Der Trompeter von Säkkingen" (Il trombettista di Säkkingen), successivamente rimosso dallo stesso compositore dopo talune critiche ricevute. In chiusura di CD ci sono ancora due Lieder mahleriani: Des Antonius von Padua Fischpredigt (Sant'Antonio da Padova predica ai pesci) e il commovente Urlicht (Luce primordiale), un Lied che dopo essere stato inserito da Mahler nel quarto movimento della Sinfonia N. 2 "Risurrezione", fu espunto dal ciclo Des Knaben Wunderhorn. Termina così, in una luce crepuscolare, questo affascinante viaggio nella musica. Possiamo definire quest'album, pur nella sua unità concettuale di fondo, come molto vario. Nelle sue desiderata c'è sicuramente la volontà di presentare panorami musicali cangianti, tutti ruotanti intorno al perno Gustav Mahler. Ogni brano trascolora nell'altro, pur nel diverso significato che assume, senza turbare quel continuo canto ideale che a tutti è sotteso. Questo è il piccolo prodigio che qui si verifica. Anche nei due Lieder di Alban Berg l'atmosfera non viene interrotta, il canto viene solo proiettato in una temperie cronologicamente più avanzata, mai tuttavia spezzando il filo ideale del discorso. Una connotazione elegiaca è ravvisabile nei brani liederistici e non, dalla voce si passa agli strumenti senza quasi accorgersene, come naturale prosecuzione nel campo sinfonico di un mondo che si muove tra il crudele e il fatato.

Due facce in fondo della stessa medaglia. Le figure che si alternano a quella di Mahler sono, come in un ipotetico valzer, quelle di Strauss Sr., Schubert e Berg. Possiamo figurarci una visione comune anche nell'ambito dei brani dello stesso Mahler, divisi tra liederistici e strumentali, la quale altro non fa che avvalorare la tesi di un compositore fortemente orientato alla forma del Lied come strumento di profonda intimizzazione del suo sentire. Si toccano punte di grande intensità emotiva, spinte sino al commovente in taluni frangenti, agevolate dal quella condizione di raccoglimento che un ensemble cameristico può in sommo grado dare. Il fatto che i Lieder siano eseguiti da un organico ridotto, privati quindi della sontuosa orchestrazione originale, non appare come un "minus" quanto un concentrare nelle mani di pochi musicisti un carico emozionale semplicemente enorme, compito svolto senza alcun affanno dall'Ensemble Progetto Pierrot. Anzi, sono fermamente convinto che questo ridotto corredo strumentale non diminuisca, anzi agevoli la discesa della nostra coscienza nelle acque maternali della creazione, colta nel suo spontaneo fiorire. La magnifica cattura del suono di questa registrazione, a cura di Rino Trasi, realizzata dal 9 all'11 ottobre 2020 al Palacongressi Marina e Marcello Salina di Arona, raggiunge l'obiettivo di un perfetto nero infrastrumentale e di una rara nitidezza di contorni, favorendo non poco l'evidenziazione timbrica di quella monade che è ogni singolo strumento. Chapeau!


Alfredo Di Pietro

Gennaio 2024


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