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Montag, 29. November 2021 ..:: Michael Tsalka - Mozartiana ::..   anmelden
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 Michael Tsalka - Mozartiana - Rarities and arrangements performed on historical keyboards minimieren


 

 

Sin da una prima occhiata la domanda sorge spontanea: possiamo considerare questo "Mozartiana - Rarities and arrangements performed on historical keyboards" alla stregua di una qualsiasi compilation presente sul mercato discografico? Di dedicate al sommo compositore salisburghese ve n'è una vera inflazione, per non parlare di quei centoni generalmente intitolati "The best of Mozart" che affollano YouTube o Spotify, dove ogni cosa sembra comodamente disponibile per l'ascolto. Un CD che tra l'altro non avrebbe (il condizionale è d'obbligo) nemmeno la "griffe" di un interprete illustre, come afferma lo stesso Michael Tsalka - sottostimandosi - nelle belle note di copertina. Egli, infatti, tende a sminuire il suo valore al confronto con quello di autentici giganti della tastiera come Vladimir Horowitz, Wanda Landowska, Murray Perahia, Dinu Lipatti. Una levatura la sua che io, al contrario, considero alta poiché l'interprete olandese/israeliano non ha soltanto un'eccezionale cultura musicale, ma anche quelle inconfondibili qualità umane, parlo della simpatia, affabilità e umiltà, che lo rendono degno di entrare nella non larghissima schiera dei musicisti con un grande cuore. Un artista che sa guardare lontano, con un vasto orizzonte davanti, in grado di padroneggiare ogni tastiera, antica o moderna che sia, forte di un repertorio che può agevolmente spaziare dal periodo barocco al contemporaneo. Il pianoforte moderno, clavicembalo, fortepiano, clavicordo, piano da tavolo, organo positivo e anche quel misterioso strumento chiamato Tangentenflügel per lui non hanno segreti.

La sua poliedricità gli consente di suonare con disinvoltura tutti questi strumenti. Forse gli ascoltatori più inavveduti potranno pensare che sempre di pigiare dei tasti si tratta, ma solo chi lo fa praticamente può illuminarci sulla grande differenza di approccio che si deve avere passando da un moderno Steinway & Sons a un clavicordo del XV secolo o a un organo positivo, cioè un piccolo strumento a canne spostabile dotato di un unico manuale. Ho avuto la fortuna di conoscere Michael Tsalka qualche tempo fa, in occasione del concerto che ha tenuto il 18 ottobre dell'anno appena passato a Varallo Sesia, nell'ambito del Festival Musica a Villa Durio. Si trattava di un recital tenuto da lui e Massimo Giuseppe Bianchi, altro eccellente musicista e direttore artistico del Festival, dove tra gli altri pezzi veniva affrontata una Riduzione per pianoforte a quattro mani del Concerto N. 1 in re minore Op. 15 di J. Brahms che m'impressionò davvero. Ho subito capito che da questo musicista avevo molto da imparare, così da quella sera cominciò a frullarmi in testa l'idea d'imbastire con lui una conversazione, in forma d'intervista, dove poter sviscerare alcune tematiche connesse al mondo delle tastiere; colloquio che Michael mi ha poi generosamente concesso. Per tali motivi, all'arrivo del CD è subito caduto ogni sospetto di trovarmi di fronte a un album anodino e non ho affatto avvertito quel senso di stucchevole "déjà vu" che può insorgere all'ascolto delle solite raccolte di "hit".

Nel materializzarsi di questo progetto discografico dobbiamo tener conto anche di una bella storia di fratellanza poiché, all'inizio del 2019, il caro amico Pooya Radbon lo contattò dicendogli di aver appena restaurato un Berner Tangentenflügel risalente alla fine del XVIII secolo e un Maucher Pantalon del 1780 circa; sarebbe stato felice se Michael avesse preso in considerazione la possibilità di registrarli. Incuriosito da questo personaggio, mi sono dato poi la pena di visitare il suo sito e lì mi si è aperto davvero un mondo... Al visitatore appare una fantastica collezione di fortepiani, clavicordi, clavicembali, pianoforti da tavolo, spinette e pianoforti, tra cui uno splendido mezza coda Bechstein del 1890, alcuni disponibili per l'acquisto da parte di chi ne fosse interessato. Disseminati qua e là nella lunga lista degli oggetti venduti dal 2016 sino a oggi, ci sono anche parecchi video, dove si possono apprezzare le qualità timbriche altamente evocative che tali strumenti antichi possiedono. Veniamo investiti da suoni desueti eppur freschissimi, che paiono provenire da epoche e mondi lontani: portano sino a noi le atmosfere sonore in cui si muovevano i compositori dell'epoca, quei particolari timbri da cui certamente trassero ispirazione sia i noti che i meno noti. Un sito ricchissimo, prodigo anche d'informazioni riguardanti le macchine adoperate per il restauro degli strumenti, compresa la descrizione di alcune fasi del restauro atto a riportarli a nuova vita, come l'utilizzo di speciali colle, pelli e tessuti che sono in buona sostanza una riproduzione degli originali usati dai vecchi produttori.

 

Maucher Pantalon (circa 1780) - Foto di Pooya Radbon

Così come particolarmente delicato è il processo di preparazione della superficie dei vecchi mobili, cui segue la verniciatura e la lucidatura con ricette tradizionali del XVIII e XIX secolo. Ma la collaborazione tra i due amici non si è limitata all'individuazione dei due strumenti antichi da utilizzare per la registrazione, in quanto essi condividono non solo la grande passione per le tastiere storiche rare, ma anche per la musica di Wolfgang Amadeus Mozart. Così Pooya portò all'attenzione di Michael il completamento di Franz Beyer del 1995 e l'arrangiamento per pianoforte del balletto-pantomima Pantalon und Colombine K. 446-Fs, mentre un altro suo buon amico, il costruttore di clavicordi Sebastian Niebler, gli mostrò la sua edizione rara degli anni '30 di Mozartiana, raccolta di arrangiamenti per pianoforte, a cura del grande Edwin Fischer, di diverse composizioni: dai Minuetti infantili K. 1 e K. 2, il K. 94, la Fantasia K. 608 per organo meccanico, l'Andantino K. 236 tratto dall'aria "Non vi turbate" dell'Alceste di Gluck, la Contraddanza K. 534 "Das Donnerwetter", la Romanza K. Anh. 205 alle Variazioni su un'arietta dal dramma giocoso "I finti eredi" di Giuseppe Sarti, originalmente attribuite a Mozart ma probabilmente composte da Emanuel Aloys Förster. Nel gioco di specchi che offre questo CD, oltre alla scoperta di arrangiamenti rari di opere incomplete di Mozart, possiamo godere della felice intuizione timbrica che ha portato Michael Tsalka a eseguire i cinque pezzi tratti dal Londoner Skizzenbuch K. 15 Anh. 109b con il Maucher Pantalon piuttosto che con il Berner Tangentenflügel.

Scelta quanto mai opportuna perché le sonorità dolci, rotonde e delicate del Pantalon, quasi un carillon, sono quelle ideali per esaltare la componente infantile che trapela dai quarantatré pezzi e schizzi che Mozart scrisse tra il 1764 e il 1765 mentre si trovava a Londra. E non è un caso se, per converso, Tsalka approfitta della voce più robusta e stentorea del Berner Tangentenflügel per dar corpo alle indicibili malinconie dell'Adagio in si minore K. 540 oppure alla giocosa estrosità del balletto-pantomima Pantalon und Colombine K. 446-Fs, opera di carattere orchestrale tra l'altro contenente due movimenti sinfonici: quello dell'Ouverture (l'Allegro dalla sinfonia N. 11 K. 84) e del brano conclusivo, il Finale, il quale altro non è che il Presto della Sinfonia N. 48 K. 111. Lui affronta con grande gusto questa composizione di geniale semplicità e inimitabile inventiva. Abbiamo fondati motivi di essere persuasi, nel corso di un ipotetico confronto con un'esecuzione fatta su un pianoforte moderno, che il Tangentenflügel esca vincitore sul piano del brio ritmico e su quello di un'espressività mai appesantita da inflessioni che potrebbero sconfinare in un'indebita voluminosità. Ed è proprio questo balletto-pantomima a occupare un posto particolare nel CD "Mozartiana - Rarities and arrangements performed on historical keyboards", anche perché viene qui presentato in prima registrazione mondiale, come ricordavo prima completato, editato e arrangiato dal musicologo tedesco Franz Beyer, uno studioso scomparso appena due anni fa. Non si riescono a trovare in rete grandi notizie su questo lavoro, credo sconosciuto ai più, che Michael Tsalka riporta alla luce con la sua sfavillante lettura.

 



Il biografo di Mozart Georg Nikolaus Missen ci mette a conoscenza del fatto che il compositore era un appassionato di danza e non perdeva mai i balli in maschera pubblici a teatro o quelli organizzati in casa con gli amici, passione che lo indusse a scrivere pantomime e balletti come questo. L'azione scenica c'introduce in una bellissima cristalleria. Così avviene nei bisticci di "Pantalon und Colombine zanchen sich"o nel graziosissimo Poco adagio staccato di "Dottore und Colombine steht unbeweglich". Accenti di pensosa mestizia emergono nell'Adagio: Colombine ist ganz traurig (Colombine è molto triste); negli Adagio Michael Tsalka mette in azione gli smorzatori, che hanno l'effetto di ammantare la musica d'un velo di ulteriore tristezza. Si tratta in realtà di una scena, la sesta, piuttosto composita e dai mutevoli umori, dove la chiarezza di ogni frangente è ben sottolineata dall'efficacia delle melodie, dall'incalzare continuo delle situazioni mimiche. Esaltante è lo stretto di "Arlequin will davon laufen. Pierò ihm nach. Erwischt ihn", evocativo di una rincorsa per acchiappare Arlecchino, un Allegro assai cui segue la settima scena. Il N. 7, Allegro maestoso, regale ed enfatico, potrebbe fare il paio con la ieraticità della Scena II "Der Doctore kommt", dove il sangue quasi si raggela all'incedere misterioso del dottore. Il cadenzato "Larghetto: Pierò geht auf und ab, sieht den Türken" (Pierò cammina su e giù, vede il turco), da l'impressione di un riflessivo camminare, con screziature espressive d'ineluttabilità. Toni più sereni appaiono all'orizzonte nel N. 11 Allegro - Presto. Dopo il Maestoso, entra il Finale (il Presto conclusivo della Sinfonia N. 48 K. 111), un vero tripudio di luminosa gioia di vivere.

Ogni cosa in questo disco appare come un formidabile "mix" tra perizia strumentale, conoscenza storico/filologica e puro sentimento per una musica così bella. Il professore e il bambino incantato convivono senza problemi. Come giustamente si sottolinea nelle pregnanti note di copertina, scritte con stile brillante dallo stesso Michael Tsalka, c'è un evidente parallelismo tra il Quintetto in si minore Op. 115 di J. Brahms il Quintetto in la maggiore K. 581 di Mozart. Due preziosi strumenti, un Berner Tangentenflügel di fine XVIII secolo e un Maucher Pantalon costruito all'incirca nel 1780, fulcro e cagione di questo lavoro, si dividono la scena, figurando il primo nelle tracce dalla 1 alla 14 e dalla 21 alla 28, mentre l'amabile voce del secondo si fa sentire nelle tracce dalla 15 alla 20. Maucher Pantalon: al centro della vicenda di questo rinomato pianoforte da tavolo c'è la storica figura di Pantalon Hebenstreit, abile violinista e maestro di danza in servizio presso la corte di Weissenfels intorno al 1698, da cui la denominazione dello strumento. Intorno al 1700 Hebenstreit sviluppò e perfezionò una sorta di dulcimer a martello, ma molto più grande e più lungo. In qualità di esecutore, divenne a tal punto famoso da essere addirittura invitato a comparire davanti al re Luigi XIV a Versailles, nel 1705. Questo strumento era equipaggiato da corde sia di metallo che di budello. Diverse fonti parlano di un dulcimer Pantalon dotato di ben 276 corde, che potevano essere percosse con martelli duri (di corno o legno nudo) alternati a martelli morbidi, avvolti con lana o altro materiale soffice.

Tuttavia, il Pantalon era tutt'altro che facile da gestire. Le sue corde di budello tendevano a rompersi con eccessiva facilità e quelle di ricambio erano piuttosto costose. Inoltre, era di grandi dimensioni (lungo quasi 270 cm), quindi difficile da trasportare e anche da commercializzare. Costruirne uno era complesso, costoso e, per sovrappiù, risultava di durata limitata. Padroneggiarlo richiedeva grande pazienza e un lungo apprendistato. Intorno al 1730, il produttore Wahlfried Ficker di Zeitz aveva costruito uno strumento del genere, che lui chiamò "Cymbal Clavir", in grado di riprodurre gli effetti del famoso "Pandalon", ma decisamente più "user friendly" ed economico del progenitore, privo di smorzatori e dotato di corde di ferro e ottone più diversi fermi a mano. Il meccanismo di percussione agiva verso il basso, analogamente al funzionamento di un dulcimer. Uno speciale fermo a pedale faceva avanzare un telo sotto i martelli, il cosiddetto "moderatore", con l'effetto di ottenere una sonorità alternativa più morbida. Dopo il 1750, i Pantalon furono costruiti per lo più in forma rettangolare, la maggior parte di loro aveva un'estensione di quattro ottave e mezzo ma alcuni, come il Gottfried Maucher costruito a Costanza nel 1780 e impiegato in questa registrazione, arriva a cinque ottave. Berner Tangentenflügel: un fondamentale contributo alla sua storia è stato dato dallo studioso tedesco Heinrich Herrmann con la sua dissertazione del 1927 "Die Regensburger Klavierbauer Späth und Schmahl und ihr Tangentenflügel" (I cembalari Späth e Schmahl di Regensburg e il loro Tangentenflügel), presentata nel 1927 all'Università di Erlangen.

In base a questa, il termine Tangentenflügel (Tangent Piano in anglosassone) è entrato nel lessico per indicare uno strumento dotato di martelletti che non sono imperniati ad alcun elemento della meccanica, diversamente da quelli del pianoforte. Essi scorrono in senso verticale, esattamente come i salterelli del clavicembalo, all'interno di una guida sistemata al di sotto delle corde. Viene quindi implementata una speciale tipologia di martelletti, detti "tangenti", che hanno un movimento diverso da quello rotazionale su un asse, cosiddetto "a catapulta", impiegato ancora oggi nei pianoforti. Questa particolarità, cioè il moto perpendicolare alla corda, ha accomunato i Tangentenflügel con strumenti a tastiera dotati di meccaniche analoghe, come i clavicembali con martelletti percussori, una sorta di ibridi di cembalo e pianoforte. Il Tangentenflügel o Springerflügel si affermò come strumento a tastiera di transizione, integrando elementi del clavicembalo e del clavicordo nel fortepiano. La forte e brillante risonanza del pianoforte tangente è prodotta da doghe di legno nudo senza perno, che colpiscono da sotto corde relativamente sottili. Franz Jakob Späth è stato il suo più rinomato costruttore tedesco, famoso anche per averlo dotato di diversi fermi a mano e/o leve a ginocchio, che producevano effetti sonori come una corda, moderatore, arpa/liuto, fortepiano e alzata degli smorzatori, anche separati per la mano destra e sinistra.

Quando Mozart, si legge nelle note di copertina, visitò la bottega di Johann Andreas Stein ad Augusta nell'ottobre 1777, in una lettera al padre menzionò che fino a poco prima lo "Spättischen Claviere" era stato il suo tipo di strumento preferito, ma visto il tocco uniforme, lo smorzamento rapido e l'azione di scappamento dei fortepiani di Stein, dovette ammettere la loro superiorità. Il rapporto tra l'interprete e la "macchina" da musica è uno degli aspetti più avvincenti di questo disco. Michael Tsalka, l'interprete, riesce a gettar luce su composizioni ora giocose ora dolenti, lo fa con singolare sensibilità e perfezione di tocco, consentendoci di entrare nelle più riposte fibre di una sublime materia sonora. L'aura dolorosa che emana un brano come l'Adagio in si minore K. 540, vengono da lui colte con quell'asciuttezza, una sorta di rarefazione sonora, che ha l'effetto di detergerle da ogni alone romanticheggiante, riportandole alla nudità del nucleo da cui sono state generate. Nella sua lettura di Pantalon und Colombine trovano declinazione una forte istintualità teatrale, la voglia di mettersi in gioco nel travestimento, in quella rappresentazione della vita che è gioia e dolore insieme. Il nostro interprete riesce sempre e comunque a conciliare arte e artigianato, a sintetizzare quell'esito artistico derivante dal rapporto fra strumento e musica, tra significato e significante. Si dimostra padrone di quanto passa sotto le sue mani, da vero "magister" delle tastiere sa trasformare il segno scritto modellandolo sulle peculiari possibilità espressive della tastiera che in quel momento suona.

Ciò che ne esce è musica pura, una materia sonora che sgorga come acqua di sorgente. La vivificazione del tenero universo fanciullesco di Mozart è uno dei punti più alti di questo progetto discografico, una sorta di avventura parallela insieme all'Adagio K. 540 e il balletto- pantomima Pantalon und Colombine. Alla fine emerge un concetto su tutti. Uno strumento come quelli presenti nella registrazione altro non è che un meccanismo fatto di tasti, leve, percussori, legno e altri materiali; una materia di per se senza vita ma che si anima mossa dalla mente, il cuore e le dita di un esecutore, da esse prendono caleidoscopica forma idee musicali cangianti e sempre diverse. È questo il vero miracolo della musica. Per tornare al quesito iniziale, se potremmo cioè considerare questo "Mozartiana" come un'uscita superflua, una di quelle tante superfetazioni che offre il mercato discografico buone magari per le strenne natalizie, la mia risposta, ma si sarà già capito, è un netto e deciso "no".


Alfredo Di Pietro

Febbraio 2021


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