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 Preamplificatore/Amplificatore per Cuffia/Diffusori MicroSound Technology XSP 10.0 Minimalizovat

INTRO

Apparecchi come questo MicroSound Technology XSP 10.0 possono facilmente essere sospettati di "eccentricità" a causa di un'impostazione che non trova grande diffusione. Nella stragrande maggioranza dei casi incontriamo nel mercato dei preamplificatori o amplificatori integrati dotati di uscita cuffia (quando c'è) oppure amplificatori a essa espressamente dedicati. Riferendoci a questi ultimi, pochissimi sono quelli che propongono, in aggiunta all'uscita cuffia, anche un dispositivo, una sorta d'interfaccia, che ne consente l'utilizzo anche con dei diffusori, nel caso dell'XSP 10.0 un robusto scatolotto che reca la dicitura "MicroSound Technology - 6,3 mm Jack to Speaker passive adapter - Max Power 9 W". I quattro connettori multifunzione (banana, forcella e filo spellato) disposti sul pannellino superiore servono, appunto, per collegare una coppia di diffusori. La brianzola MicroSound Technology di Carlo Colombo non è nuova alle pagine di Non solo audiofili. Si tratta di un'azienda orientata verso progetti davvero interessanti, sempre improntati a una grande serietà d'approccio e al raggiungimento di elevate prestazioni strumentali, con una non comune tendenza all'evoluzione di quanto proposto. Sono elementi di spicco, messi in evidenza nella mia recensione del Preamplificatore XSP 11 e Amplificatore finale di potenza MSA 11 (Gennaio 2022). Altre disamine ho in cantiere, compresa una versione intermedia dell'XSP 11, un preamplificatore allo stato dell'arte oggetto di un continuo affinamento, sino a giungere alla versione odierna.

E non sono nemmeno certo che il buon Colombo non ci metta ancora su le mani. Nel sito ufficiale troviamo a catalogo pochi apparecchi ma tutti di alto livello, con una novità rappresentata dall'amplificatore integrato AI 60, presentato all'ultimo Milano Hi-Fidelity, a detta di chi l'ha ascoltato provvisto di una grande musicalità. Attualmente non figurano nel listino l'oggetto protagonista della prova odierna nè l'amplificatore finale di potenza MSA 11, che ha lasciato posto agli straordinari monofonici SMA 10. Non so quante aziende possano permettersi il lusso di estendere, oltre ai due anni garantiti per legge, la garanzia dei propri prodotti di altri otto anni, in modo totalmente gratuito e con una copertura esattamente identica a quella obbligatoria dei primi due anni. Questo è certamente sintomo di un professionista che sa il fatto suo, nel nostro caso progettista e allo stesso tempo manufattore di apparecchi destinati a durare nel tempo.


LA STORIA

Troviamo sul sito Web del marchio la sua narrazione, che qui sintetizzo. L'interesse per l'ascolto musicale e l'elettronica sono stati costantemente presenti nella vita di Carlo Colombo, il secondo in particolare ha iniziato a interessarlo nel 1974, senza più lasciarlo. Erano gli anni in cui la tecnologia in Italia stava lasciando le valvole per passare ai transistors e ai primi circuiti integrati. Nel settore dell'audio il suo percorso è stato segnato dalla prima coppia di preamplificatori Phono a valvole a doppio telaio progettati per Europa Radio Milano, rilasciati nei primi anni '80 e utilizzati per oltre un decennio, sino all'approdo sul mercato della MicroSound Technology. Dopo il Liceo Scientifico e l'iscrizione alla facoltà d'Ingegneria con indirizzo elettronico, non ha completato gli studi poichè messo di fronte alla scelta tra lavorare subito come libero professionista presso una azienda o terminare il ciclo di studi. Inizialmente Carlo si è impegnato in vari progetti, dai trasmettitori FM per le radio private fino alla telefonia mobile. Dai gruppi di continuità ai campionatori di provette, dai sistemi automatizzati per il settore zootecnico ai sistemi di alimentazione per la nautica da diporto. Creatore anche di sistemi di movimentazione a tre assi a schede per elettrotrazione, lavorando sia per svariate società che in proprio. Ha inoltre sviluppato personalmente pure il firmware, già dagli anni '80. Parallelamente, sia la progettazione audio che l'ascolto musicale sono state le attività appaganti nei momenti di relax.

Acquistò le sue prime casse acustiche, le B&W 801, non appena apparvero sul mercato italiano, sistemi memorabili che intensificarono in lui il desiderio di progettare e realizzare quello che c’è prima dei diffusori: l'elettronica. In anni più recenti, nel 2020, quindi in pieno "lockdown", ha deciso di utilizzare il suo tempo per creare prodotti HiFi che fossero una specie di "masterpiece" sia delle sue competenze acquisite in oltre quarant'anni di progettazione elettronica che delle sue idee nell'audio. Non si tratta certo di produzioni in grande scala, nella convinzione che è meglio consegnare dei pezzi ben fatti, in quantità limitata, che produzioni affidate a terzisti con differenti obbiettivi.


I QUATTRO PRINCIPI CARDINE DELLA MICROSOUND TECHNOLOGY

SEMPLICITÀ
Tutto quello che non c'è non altera il segnale e aumenta l'affidabilità. Questo non significa ricercare schemi "francescani", ma nemmeno utilizzare circuitazioni gratuitamente complesse. Il risultato va ottenuto con la più semplice circuitazione possibile. Uno schema elettrico non dev'essere una dimostrazione di superiorità tecnologica fine a se stessa. Semplicità quindi anche nel layout. Meglio ingegnerizzare per giorni un apparecchio piuttosto che far perdere tempo (molti più giorni in genere) nei cablaggi.

QUALITÀ
Componentistica di alta qualità abbinata a circuitazioni intrinsecamente sicure. Quella impiegata dalla MicroSound è una specie di compendio del meglio della produzione mondiale, sia in termini di qualità, sia per il prestigio delle case produttrici prescelte: Texas Instrument, Cornell Dubilier, Lumberg, Neutrik, Elna, Panasonic, Vishay, Bourns, Toshiba, ONSemiconductor, MillMax, Cinch, Hirose, Kemet, Wima e molte altre. Sono nomi che non significheranno nulla per molti, ma che indicano invece una ricerca del meglio della produzione mondiale di componentistica.

SIA I NUMERI CHE L'ASCOLTO.
Un apparecchio elettronico per riprodurre il suono, secondo il credo di Carlo Colombo, non dev'essere la dimostrazione di saper progettare schemi bellissimi e dalle caratteristiche elettriche superlative, ma la prova di riuscire a fare apparecchi che riproducano bene il suono per le orecchie umane. Purtroppo l'attuale tecnologia di misurazione non è in grado di qualificare completamente un oggetto esclusivamente dalle misure. Possono esistere apparecchi dalle caratteristiche elettriche superlative ma dalla pessima resa di riproduzione audio, come per converso possono esserci apparecchi dalle mediocri caratteristiche alle misure che hanno un'eccellente capacità di suonare bene. Perciò una progettazione elettronica valida deve considerare sia le misure che anche il suono reso. Non si può sacrificare uno dei due ambiti a favore dell'altro. Dunque realizzazioni senza pregiudizi ma con due obbiettivi ben chiari: una riproduzione musicale di qualità elevata ed una qualità costruttiva di pari livello.

NESSUN NOS
Solo componentistica recente reperibile sul mercato.


PREAMPLIFICATORE/AMPLIFICATORE PER CUFFIA/DIFFUSORI MICROSOUND TECHNOLOGY XSP 10.0
CENTRAL SCRUTINIZER




CARATTERISTICHE PRINCIPALI

- Sezione Phono MM con equalizzazione RIAA passiva (40 dB di guadagno)
- Sezione preamplificatore da 20 dB di guadagno
- Ingressi: Phono - DAC - Tuner - AUX
- Regolazione volume con rete resistiva a relè a 6 bit indipendenti per i due canali
- Regolazione bilanciamento integrata nel controllo volume
- Funzione Mute
- Canali destro e sinistro completamente indipendenti
- Alimentatore in chassis separato
- Amplificatore cuffie per impedenze in uscita da 8 Ohm a 600 Ohm
- Condensatori al solfuro di polifenilene (PPS) nella circuitazione audio (solo pre)
- Condensatori ELNA Silmic II (seta) nella circuitazione audio completa
- Resistori a film sottile SMD ad alta stabilità 0,1% nella circuitazione audio (solo pre)
- Resistori a ossido metallico 0,1% nel resto della circuitazione
- Circuiti stampati a 4 strati nello chassis preamplificatore
- Completamente protetto dalle sovratemperature
- Pannelli con scritte incise al CNC (macchina a Controllo Numerico Computerizzato)
- Montato e saldato completamente a mano in Italia
- Componentistica elettronica di classe elevata reperita principalmente in USA




SPECIFICHE TECNICHE


INGRESSO PHONO

- Guadagno amplificazione: 40 dB a 1 kHz
- Resistenza d'ingresso: 47,5 kOhm
- Capacità d'ingresso: 22 pF
- Risposta in frequenza pesata RIAA: +/- 0,25 dB da 20 Hz a 20 kHz
- Distorsione armonica totale (THD) pesata RIAA: 0,0028%
- Distorsione armonica totale più rumore (THD+N) pesata RIAA: 0,013% (incluso stadio finale preamplificatore)
- Massimo segnale in ingresso: -40 dBV a 20 Hz, -20 dBV a 1 kHz, 0 dBV a 20 kHz
- Ingressi accoppiati in alternata, a salvaguardia della testina in caso di guasto dell'elettronica
- Separazione tra i canali: 105 dB a 1 kHz


INGRESSI DAC - TUNER - AUX

- Resistenza d'ingresso: 50 kOhm
- Massimo segnale d'ingresso: +18 dBV
- Sensibilità d'ingresso per generare 1 Vrms (0 dBV): -20 dBV


SEZIONE D'USCITA PREAMPLIFICATORE

- Risposta in frequenza: +/- 0,1 dB da 20 Hz a 20 kHz
- Risposta in frequenza: -3 dB da 4 Hz a 70 kHz
- Distorsione armonica totale (THD): 0,00059% a 1 kHz a +20 dBV
- Distorsione d'intermodulazione (IMD ITU-R): 0,0015% a 0 dBV
- Distorsione d'intermodulazione (SMPTE IMD): 0,0039% a 0 dBV
- Rumore di fondo in uscita: -120 dBV Max (10 Hz-300 Hz)/-135 dBV (300 Hz-20 kHz) (ingressi cortocircuitati)
- Ingressi accoppiati in corrente alternata a protezione del preamplificatore
- Separazione tra i canali: 110 dB a 1 kHz
- Impedenza d'uscita: 100 Ohm
- Segnale in uscita al massimo carico: +12 dBV a 1 kHz su 100 Ohm (150 mW)


AMPLIFICATORE CUFFIA

- Guadagno regolabile da +6 dB a +16 dB
- Classe di lavoro AB, inferiore a 1 Watt d'uscita: Classe A
- Distorsione armonica totale (THD): 0,003% a 1 kHz/5 Watt RMS su carico di 8 Ohm
- Distorsione armonica totale (THD): 0,0035% a 5 kHz/5 Watt RMS su carico di 8 Ohm
- Risposta in frequenza (-3 dB): da 11 Hz a 67 kHz a 5 Watt RMS su carico di 8 Ohm
- Uscita cuffia in simmetria complementare accoppiata in corrente continua


SEZIONE DI ALIMENTAZIONE

- Potenza assorbita dalla rete elettrica: 10 Watt a 230 Volt tipica, 30 Watt mssima
- Tensione d'ingresso: 230 Volt AC/50 Hz +/- 10% (115 Volt AC impostabile internamente mediante saldatura)


MISURE E PESI

- Dimensioni unità preamplificatrice: 234 (L) x 200 (P) x 95 (H) mm
- Dimensioni unità alimentatore: 234 (L) x 200 (P) x 95 (H) mm
- Temperatura di lavoro: -10/+40 °C
- Peso unità preamplificatore: 1,9 kg
- Peso unità alimentazione: 2,8 kg



Che il MicroSound Technology XSP 10.0 sia un oggetto principalmente dedicato al pilotaggio di una cuffia si evince dal connettore d'ingresso Jack 6,3 mm posto sul frontale. Una presa che spicca anche cromaticamente sul pannello in alluminio color argento, con il suo bordo nero e il pulsantino di disinnesto rosso. La parvenza estetica tradisce una certa nostalgia per i bei tempi andati, almeno a me pare un po' retrò. Sul frontale, partendo da sinistra, ci sono impilati i led verdi che segnalano i quattro ingressi: Aux, Tuner, DAC e Phono, con accanto il loro selettore, il citato ingresso per la cuffia, la manopola del volume, il tastino del Mute, la manopola per il bilanciamento dei due canali e la finestrella per il sensore del telecomando. I fianchetti non sono lisci ma presentano delle scanalature di larghezza differenziata che vanno a movimentare il profilo. Sul retro come al solito c'è il parco connessioni, con a sinistra la presa multipolare maschio di collegamento per l'alimentazione, che è alloggiata in un telaio separato. Sulla linea centrale troviamo una vite per la regolazione del guadagno cuffia e il Ground per il giradischi, mentre sulla fila in basso ci sono i connettori d'ingresso/uscita, tutti sbilanciati (RCA): sempre da sinistra, l'uscita Pre Out e quelli dedicati ai già citati ingressi di Aux, Tuner, DAC e Phono. Per la "Visual Inspection" dell'interno occorre rimuovere il pannello superiore, fissato con quattro viti.



Nell'interno, e su questo non avevo dubbi avendo già conosciuto l'XSP 11, regna sovrano l'ordine. Notiamo l'abbondante presenza di condensatori, il rinvio meccanico
per regolare il guadagno delle cuffie dal retro (Headphone Gain) e i tre principali chip che costituiscono il cuore di quest'oggetto. L'unità di alimentazione duale (+/- 18 Volt e 5 Volt per la circuitazione digitale) presenta sul frontale l'interruttore di accensione con relativo LED e sul retro la vaschetta IEC per il collegamento del cavo di alimentazione, questa ha incorporato uno sportellino portafusibili che alloggia due fusibili di rete: 5x20 315 mA normal bow e Schurter 0034.2511. Ospitato anche il connettore di tipo IEC (EN60 320-1 Standard Sheet C14 Class I), al quale andrà collegato il cavo (fornito in dotazione) per il collegamento all'unità preamplificatrice. Apprezziamo la generosa dotazione di condensatori Cornell Dubilier CDE SLPX da 15.000 µF e il trasformatore schermato R-Core da 50 VA.




MODALITÀ D'USO E PARTICOLARITÀ

Senza voler trasformare questa recensione in un manuale utente, può essere utile comprendere la non banale operatività che l'XSP 10.0 offre a chi lo usa. Innanzitutto, il tasto "Select" consente la memorizzazione dell'ingresso allo spegnimento dell'apparecchio, in tal modo da ritrovarselo paro paro alla riaccensione. La manopola del volume regola il livello del segnale in uscita dal preamplificatore da 0 dB a 96 dB di attenuazione, con passi di 1,5 dB. Agendo sul tastino "Mute" (quando inserito si accende un LED rosso) i relè d'uscita vengono disattivati e le uscite stesse cortocircuitate a massa, vale anche per lui il discorso della memorizzazione, per cui non vi fate prendere dal panico alla riaccensione se putacaso l'avete lasciato inserito al momento di spegnerlo. La manopola del bilanciamento effettua l'attenuazione del canale opposto al senso di rotazione, non meravigliatevi quindi se girandola verso destra si diminuisce il volume sul canale sinistro. Riguardo la regolazione del guadagno amplificatore cuffia sul pannello posteriore, bisogna tener presente che consente di aggiustare a piacere il volume delle cuffie rispetto a quello impostabile dalla manopola principale anteriore. Ci è d'aiuto per compensare il livello di potenza in base all'impedenza interna della cuffia stessa: se ne usiamo una a 8 Ohm (caso raro) bisognerà ruotare la vite completamente in senso antiorario, mentre per cuffie ad alta impedenza (600 Ohm) bisognerà girarla dal lato opposto.



Tale regolazione ha pure la non trascurabile utilità di ridurre il rischio di un'eccessiva differenza tra il volume in uscita dedicato ai diffusori e quello che invece va alla cuffia, anche in considerazione del fatto che la presa è la stessa. Non manca di finezza nemmeno il connettore del filo di terra del giradischi, che permette tre tipi differenti di terminazioni: un capocorda a occhiello aperto, un semplice filo spellato nel foro presente di lato e un Jack a banana nel foro centrale. Un LED verde/rosso segnala lo stato dell'alimentatore, se spento significa che non è presente alcuna tensione di rete a 230 Volt, se verde vuol dire che è alimentato dalle rete elettrica, mentre il colore rosso indica che l'unità non è connessa a quella preamplificatrice. Interessante la possibilità di passare da un ingresso a un altro senza azzerare il volume, poiché esiste una funzionalità automatica che mette a zero il volume prima di cambiare l'ingresso, incrementandolo poi gradualmente fino al livello precedentemente impostato. Per inciso, c'è un motivo ben preciso dell'utilizzo dei relè per la regolazione del volume, visto che i comuni potenziometri analogici logaritmici di solito non sono perfettamente lineari, ma possono presentare differenze di attenuazione tra le due sezioni anche di qualche dB. Ecco giustificato l'impiego di un attenuatore, comunque analogico, elettromeccanico e basato su resistori, ma comandato da relè azionati digitalmente da un microcontrollore (il PIC 16F886).



Il preamplificatore Phono è costituito da due distinte sezioni, la prima amplifica in parte il segnale d'ingresso e pilota la rete di equalizzazione RIAA, che è completamente passiva, mentre la seconda amplifica e isola il segnale in uscita dalla rete RIAA, rendendolo disponibile alla sezione finale del preamplificatore. L'audiofilo duro e puro si chiederà come mai non sia presente un filtro "Anti-Rumble"; tale mancanza non è frutto di trascuratezza ma deriva dal fatto che, per fornire dei buoni risultati, avrebbe richiesto una circuitazione particolarmente complessa, con il risultato di peggiorare la qualità del suono. Nel telaio del preamplificatore è stato messo un sensore di temperatura, in prossimità degli elementi di amplificazione. Se la temperatura del pannello laterale (dove si trova l'amplificazione finale) dovesse raggiungere i 50°, il microcontrollore che governa il funzionamento del preamplificatore attiva il "Mute" e attende che il calore si smaltisca prima di riattivare in autonomia il transito del segnale. La sovratemperatura implica anche la disattivazione di tutti gli ingressi, compresi i loro indicatori a LED. Situazione diversa quella dell'alimentazione, dove un eccesso di gradi centigradi porta alla riduzione delle tensioni d'uscita, compresa quella del preamplificatore, e quindi un corrispettivo abbassamento della potenza erogata. La sezione preamplificatrice implementa una circuitazione che prevede un pre Phono da 40 dB di guadagno e una finale da 20 dB.



L'amplificazione fornita dalla sezione pre Phono sarà quindi la somma delle due, cioè 60 dB (40 più 20), mentre i rimanenti tre ingressi non sono preamplificati se non dallo stadio finale (20 dB). Ulteriore finezza: il relè che mette in comunicazione gli ingressi con la sezione finale di regolazione del volume ha i contatti in Palladio, materiale che garantisce la qualità del collegamento nel tempo. Infine, l'amplificatore cuffia/diffusore riceve il segnale dal preamplificatore aggiungendo un guadagno da +6 dB a +16 dB.


I CHIP

Due ST ULN2803A, un PIC 16F886 e dodici relays COMUS 3563.1231.052 5018 sono i dispositivi che governano l'XSP 10.0. Diamo una veloce occhiata alle loro caratteristiche. L'ST ULN2803A contiene otto transistor Darlington con emettitori comuni e diodi di soppressione integrali per carichi induttivi. Ogni Darlington presenta una corrente nominale di carico di picco di 600 mA (500 mA continui) e può resistere a una tensione di almeno 50 Volt nello stato di OFF. Le uscite possono essere messe in parallelo per ottenere una maggior capacità di corrente. L'ULN2803A, in particolare, ha un resistore d'ingresso da 2,7 kOhm per 5 Volt TTL e CMOS; viene fornito in un DIP di plastica a 18 conduttori, comoda la piedinatura ingresso-contro-uscita, la quale semplifica il layout della scheda. Con il PIC 16F886 si entra nel territorio dei microcontrollori. Tale chip è dotato di una CPU RISC ad alte prestazioni, con solo 35 istruzioni da impartire, tutte a ciclo singolo tranne i rami. Alta è la sua velocità operativa, potendo disporre di un ingresso Oscillatore/Clock DC operante a 20 MHz, con ciclo d'istruzioni da 200 ns. Capacità di interruzione e Stack hardware approfondito a 8 livelli, con modalità d'indirizzamento diretto, indiretto e relativo. Il termine RISC, acronimo di Reduced Instruction Set Computer, nell'elettronica digitale indica una concezione di progettazione per microprocessori che predilige lo sviluppo di un'architettura semplice e lineare, tale semplicità permette di realizzare IC in grado di eseguire il set d'istruzioni in tempi minori rispetto a una più complessa architettura CISC (Complex Instruction Set Computer). I COMUS 3563.1231.052 5018 altro non sono che dei relays, utilizzati nel nostro apparecchio per la gestione del volume. Qualche cenno tecnico meritano anche i condensatori Cornell Dubilier CDE SLPX, dall'ottimo rapporto qualità/prezzo. Una serie idonea per applicazioni di filtraggio DC e alimentazione, dove sono necessarie una lunga durata ed elevate capacità di ripple. I suoi punti salienti sono
le ore 3000 ore di test ai valori massimi dopo le quali deve presentare determinate caratteristiche di lavoro: tale "tour de force" si svolge a 85° di temperatura, la variazione di capacità deve stare nel +/-20%, l'ESR entro il 200% del limite e il leakage in corrente entro il 100% Inoltre, le ridotte dimensioni dell'involucro non pregiudicano un'elevata capacità.




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ANDANTE CON MOTO
L'ASCOLTO


L'IMPIANTO

Giradischi Pro-ject con fonorivelatore Denon DL 160
Lettore CD Rotel RCD-1070
Diffusori Canton LE 109
Diffusori UBSound Velvet VL48
Diffusori Pylon Opal Monitor
Diffusori Lonpoo LP-42
Diffusori Aliante Caterham Seven Exclusive
Cuffia Sennheiser HD 660S
Cuffia Beyerdynamic DT 770 PRO
Cuffia AKG K702 Open Back
Cavi di segnale Supra Dual RCA e Kimber Hero
Cavi di potenza Fluxus Litz 900 FB/FF
Cavi di alimentazione Supra LoRad e Fluxus Alimentami

BRANI ASCOLTATI

Johann Sebastian Bach - Das Wohltemperirte Clavier - Buch I & II - Roger Woodward (Celestial Harmonies 2012)

Bach - Inventions & Sinfonias BWV 772-801 - Simone Dinnerstein (Sony Classical 2014)

Rossini/Respighi La Boutique Fantasque - Britten/Rossini Soirées Musicales/Matinées Musicales - The National Philharmonic Richard Bonynge (Decca 1983)

Bob Mintzer - Bop Boy (Explore Records 2007)

Bob Mintzer - Quality Time (TVT Jazz 1998)

Stéphane Grappelli, Michel Petrucciani - Flamingo (Dreyfus 1996)

Angelina mango - Che t'o dico a fa' (singolo) (La Tarma Records - BMG 2023)

Elodie - Red Light (Island Records 2023)

Pinguini Tattici Nucleari - Nightmares (singolo) (Epic Records - Sony Music 2023)

Telemann - The Colourful Telemann - Ouverture/Concertos/Sonata/Sinfonia Melodica - Indianapolis Baroque Orchestra - Barthold Kuijken (Naxos 20209

Quello che potrebbe sembrare nato come un "divertissment" nei i ritagli di tempo di un progettista, è invece un oggetto serio, molto serio, vestito con un gusto tra l'artigianale e il vintage, che conserva al suo interno tutta la capacità tecnologica del marchio misintese. Nella prolungata permanenza da me ho potuto saggiarlo con ogni genere musicale e con i diffusori che dispongo (li potete leggere alla voce "Impianto"). Diciamo subito che, seppur non potente, se l'è cavata bene dal punto di vista della SPL producendo volumi di livello "condominiale" con le Canton LE 109 e le UBSound Velvet VL48, un po' meno con i modelli da stand, notoriamente poco sensibili. Va da sé che per poter sprigionare una potenza di fuoco abbastanza elevata e disporre di una dinamica sufficientamente ampia bisogna collegargli diffusori piuttosto sensibili, diciamo dai 90 dB/2,83 V/m in sù. Nessun problema invece con le cuffie, che siano a bassa, media o alta impedenza. Per quanto riguarda queste, qualche buon amico audiofilo ha rimpolpato il mio non ampio parterre ma la parte del leone l'ha fatta la mia ottima Sennheiser HD 660S. Complicato fare delle valutazioni individuali su ogni cuffia o diffusore, procedura tra l'altro non opportuna perché in questa sede è dell'XSP 10.0 che dobbiamo parlare, cercando di distillarne la personalità sonora. Inizio con un ascolto ispirato al sommo Kantor J.S. Bach, con il suo meraviglioso Clavicembalo ben temperato in una buona incisione del 2012, etichetta Celestial Harmonies.

Il pianoforte di Woodward sembra provenire da sfere celesti, suona piuttosto lontano e contornato da un discreto alone di riverbero. Già dai primi minuti è possibile spendere qualche parola sui talenti sonici del MicroSound Technology XSP 10.0, che si manifesta molto ben bilanciato tonalmente, limpido nella parte medio-alta, rotondo e continente nella bassa, che è dotata di una particolare piacevolezza. Rimango su questo compositore con il CD Bach - Inventions & Sinfonias BWV 772-801 - Simone Dinnerstein (Sony Classical 2014), una registrazione certamente più equilbrata, senza riverbero aggiunto e con uno strumento più presente, qui è la piacevole liquidità della gamma media che mi colpisce, oltre alla superba qualità artistica della pianista americana, intima nei brani più riflessivi, estrosa e incisiva in quelli più brillanti. L'XSP 10.0 va davvero a nozze con la Sennheiser HD 660S e la sua favolosa resa del "middle ground", terso, veloce, naturalissimo e con un'abbondante quantità di dettaglio da offrire a chi la indossa. Ma, rimanendo nella classica, è forse la varietà timbrica di un'orchestra sinfonica quella che meglio può lasciarci intuire la cifra sonora del MicroSound. Ascolto dunque la La Boutique Fantasque, uno sfavillante balletto in tre parti creato da Léonide Massine, suo coreografo e librettista, mentre Ottorino Respighi si occupò delle musiche orchestrando dei brani per pianoforte di Gioachino Rossini tratti dalle raccolte Péchés de vieillesse e Les Soirées musicales.

Qui il divertimento è assicurato, nella splendida direzione del grande Richard Bonynge. La resa del nostro XSP 10.0 è deliziosa, la bomboniera musicale si presenta ricca di grazia, sempre ben inquadrabili le rispettive individualità strumentali, strutturate e intelleggibili. Il nostro non è un amplificatore che aggredisce con la botta dei Watt nell'utilizzo con i diffusori, ma si rivela raffinato interprete, soprattutto schietto, genuino traghettatore di suoni. Complice un'incisione piuttosto datata (1983) ma ottima sotto tutti i punti di vista (la Decca è sempre la Decca...), riconosciamo anche un palcoscenico sonoro corretto e discernibile nei piani sonori. Detto che la carrellata di brani qui esaminati non è che una minima rappresentanza di quanto ascoltato nel corso della lunga permanenza in casa mia dell'XSP 10.0, passo ad altro genere musicale. Se parliamo di Jazz, vi confesso di essere molto affezionato alla produzione di Bob Mintzer, musicista statunitense a tutto tondo, compositore, arrangiatore, sassofonista, clarinettista, e bandleader. Non indifferente la sua produzione discografica, da cui pesco l'album Bop Boy. Si apprezza la presenza netta ma molto ben integrata del sassofono, che si rivela rotondo, dai tratti metallici non affilati come un rasoio, in una rappresentazione globale generosa, tendente al carezzevole ma sostanzialmente neutra. Se siete alla ricerca di qualche "trapano" o devastatore timpanico buono per l'Heavy Metal state alla larga da questo MicroSound, anche se con sistemi di adeguata sensibilità (penso, per esempio, ai Davis Acoustics XL da 97 dB di sensibilità) ha da dire la sua pure nei generi "fracassoni".

Proseguo con la classe di Bob Mintzer semtendo un disco tra i miei preferiti, il bellissimo Quality Time, magnifico esempio di Contemporary Jazz, un tipo di Jazz popolare, avulso da sperimentazioni e cerebralismi. Con il nostro DUT la sua classe emerge intonsa, forte di un portamento sonoro che favorisce in ogni occasione il godimento della struttura melodico/armonica, luminescente, senza sconfinare in certe esilità "radical chic" da amplificazioni che vogliono fare le raffinate, risultando però anche piuttosto fredde. E qui di freddezza non ne vedo l'ombra. C'è invece molta sostanza, corpo e scorrevole musicalità (mi viene in mente la scioglievolezza della cioccolata Lindt...). Da Bob Mintzer a Michel Petrucciani il passo è breve, da questo CD mi piace sentire un brano elettrizzante: Little Peace In C For U, che da qualche tempo a questa parte non riesco a non includere nelle mie Playlist. Uno swing fresco, sbarazzino e di grande fascino mi assale, i piatti della batteria di Roy Haynes sono scintillanti il giusto, corredati del loro tipico corteo armonico bronzeo, che non è assottigliato, per una resa più completa e credibile. L'alta capacità descrittiva del dettaglio non confligge mai con una rappresentazione pastosa, è questo il vero segreto del marchio brianzolo, combinare elevate prestazioni strumentali con un buon suono, consapevole della funzione ultima dei suoi oggetti che è quella, appunto, di riprodurre musica.

È venuto il momento di andare su qualcosa di nuovo. Frugo allora tra le Hit del momento, estraendo dal cappello magico di Spotify (Premium) il brano singolo Che t'o dico a fa' di Angelina Mango, poi A fari spenti di Elodie e Nightmares del gruppo Pinguini Tattici Nucleari, tutti brani di recentissima uscita. Chi mi conosce un po' sa che i miei sconfinamenti nell'Urban Folk, Elettropop, Dance pop, Musica house e quant'altro sono del tutto sporadici, ma non si può escludere a priori che tra gli acquirenti del MicroSound XSP 10.0 ci siano anche degli estimatori di tali generi. Rientro quindi nella musica che mi è più familiare, non prima però di aver approfondito il comportamento del nostro sulle voci, distorte e meno che siano. Promosso a pieni voti anche su queste l'XSP 10.0, con un resa sempre piena, carnosa, armonicamente faconda, tutte qualità che a questo punto rientravano nelle aspettative. L'impatto con la vocalità è insomma dei migliori. L'essere dozzinale non è nel DNA del nostro oggetto, ne ricevo conferma dall'ascolto del CD The Colourful Telemann, un'ottima registrazione della Naxos che mette in rilievo proprio uno degli aspetti che mi ha più impressionato del MicroSound Technology, vale a dire la beneducata riproduzione di ogni strumento e voce. Qui non ci sono fittizi imbellettamenti, una sorta di smalto aggiunto tipo Brillantina Linetti, ma ogni cosa trova una sua genuina carnalità. E veridicità.


Alfredo Di Pietro

Novembre 2023


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