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 Schumann - For a Beloved Listener A Secret Lament - Giuseppe Rossi minimieren


 

 

 

 

ROMANTICISMO ILLUMINATO

Suona fra tutti i suoni, nel variopinto sogno terrestre, un suono silenzioso, teso per chi presta segretamente orecchio.

Friedrich Schlegel



Un mondo è compreso nel CD Schumann - For a Beloved Listener A Secret Lament, racchiuso tra i due estremi della Fantasia Op. 17 e del Canone über "An Alexis" HK/WoO 4, affrontato con determinazione e insieme circospezione dal pianista Giuseppe Rossi. Attento, come sempre sono, a tutti gli elementi che concorrono a formare il prodotto "album", anche in quest'occasione non posso trascurare l'immagine di copertina, che mette in evidenza l'occhio sinistro del pianista, simbolo d'introspezione; il titolo, che prolunga l'idea della discesa in regioni profonde dell'animo (A Secret Lament) e la considerazione verso chi ascolta (For a Beloved Listener); le note di copertina, molto belle, a cura di Danilo Prefumo e, "last but not least", la qualità della cattura sonora. L'ingegnere del suono Tommaso Cancellieri ha svolto un ottimo lavoro, restituendo uno Steinway & Sons molto naturale, non ammorbato da riverberi aggiunti o altro durante la fase di editing, tra l'altro molto ben bilanciato timbricamente tra regione grave, media e alta. Robert Schumann, nel lasso della sua non lunga vita (1810 - 1856) fu una delle più pure espressioni del romanticismo in musica, in gioventù "rovinato dalle buone letture", volendo citare Ennio Flaiano, da entusiasta frequentatore delle opere di Johann Paul Richter ed E.T.A. Hoffmann. A ben vedere, oltre che nell'ambito musicale, pure in quello della letteratura il genio di Zwickau lasciò un profondo solco con le sue acutissime critiche musicali, principalmente affidate alla rivista Neue Leipziger Zeitschrift für Musik, da lui creata nel 1834, più delle collaborazioni con il periodico tedesco Allgemeine musikalische Zeitung.

Profondamente colpito dalla produzione di Richter e Hoffmann, credette di trasporne in musica le illuminazioni letterarie. Dal primo distillò le due contrapposte figure di Walt e Vult, protagoniste dei Papillons Op. 2 e create da Richter nel suo romanzo "Flegeljahre" (Anni della pubertà), come antitetici furono l'ardente Florestano e il sognatore Eusebio, presi a simbolo nella raccolta Davidsbündlertänze Op.6, quella Lega dei compagni di David che voleva idealmente abbattere la grettezza e retrività dell'arte borghese. Da Hoffmann, invece, Schumann prese spunto per la Kreisleriana Op. 16, dove appariva il fittizio personaggio di Johann Kreisler, eccentrico maestro di cappella. Sulla scorta di questo bagaglio interiore nacquero delle composizioni pianistiche, veri capolavori, entrate a pieno diritto nella storia della musica, parliamo dei Papillons Op. 2, Carnaval Op. 9, Toccata Op. 7, Phantasiestücke Op. 12, Studi sinfonici Op. 13, Kinderszenen Op. 15, la citata Kreisleriana Op. 16, Fantasia Op. 17 (presente in questo disco), Arabeske Op. 18, Novellette Op. 21, Faschingsschwank aus Wien Op. 26, Album per la gioventù Op. 68, Waldszenen Op. 82 e i Gesänge der Frühe Op. 133, scritti nel 1853 ed estremo lascito del compositore tedesco. In Schumann vi fu una singolare coincidenza tra vita e arte, da artista sincero consegnò alla sua musica travolgenti impeti e repentini ripiegamenti, dove trovano posto momenti di intima autoanalisi e propensione verso il mondo dei sogni. Un mondo poetico cui fecero da contraltare cocenti dolori.

Dovette subire l'umiliazione di essere poco compreso in vita, patire i pareri negativi espressi da R. Wagner sulla sua musica, i danni alla mano procurati da un aggeggio che aveva escogitato per favorire l'estensione della mano (precludendo così la sua carriera concertistica), la ferma opposizione del padre di Clara Wieck alla loro relazione, i disturbi nervosi, infine, che lo tormentarono per tanti anni della sua vita (è stato ipotizzato fosse affetto da un meningioma o, più verosimilmente, da una malattia maniaco-depressiva, il cosiddetto disturbo bipolare). Esiste un'ambivalenza sulla scaturigine della Fantasia Op. 17, composta nel 1836 e pubblicata nel 1839 con dedica a Franz Liszt, in origine lavoro celebrativo dettato dalla necessità di raccogliere denaro per la costruzione di un monumento a Bonn in onore di L.v. Beethoven (Für Beethoven's Denkmal), anche se il compositore, nell'atto della creazione, pare aver pensato alla sua amata Clara, lo testimonia il contenuto di una lettera inviata a lei nel 1836, dove si legge: "II primo tempo è davvero quanto di più appassionato abbia mai fatto: un profondo lamento per te". In altro passo l'intenzione emerge con ancora maggior chiarezza: "Potrai capire la Fantasia soltanto se ti riporti all'infelice estate 1836, quando rinunciai a te" (lettera inviata a Clara nel 1839). Un'opera complessa, libera nella forma, forse anticipatrice del Leitmotiv con i suoi vari richiami alla perentoria frase che apre il primo movimento, quel Durchaus phantastisch und leidenschaftlich vorzutragen che possiamo considerare verace manifesto del romanticismo.

Miniaturista eccelso, pensiamo soltanto alle venti meravigliose "Scènes mignonnes sur quatre notes" del Carnaval Op. 9 (in realtà ventidue), più che in forme rigorose ripose la sua arte in un tipo d'idioma musicale più libero, ritenendolo più idoneo a manifestare le emozioni del momento. Lo chiarì inequivocabilmente lui stesso in una lettera indirizzata a Liszt: "Sembra che la forma abbia concluso il suo ciclo vitale, e questo è nell'ordine delle cose; perciò non dovremmo ripetere per secoli sempre le stesse cose, ma mirare anche al nuovo." Non fu tuttavia un processo indolore: il compositore si lambiccò lungamente sul problema del titolo, se da un lato Fantasia gli pareva termine più adatto di Sonata, dall'altro non voleva, come invece auspicava l'editore, mettere da parte i sottotitoli. Così "Rovine, Arco di trionfo e Costellazione" scomparvero al momento della pubblicazione. La Fantasia s'impone con veemenza sin dal movimento iniziale, quel Durchaus fantastisch und leidenschaftlich vorzutragen (In modo assolutamente fantastico e appassionato) in cui il turbinoso tappeto di quartine di semicrome affidato alla mano sinistra scorre morbidamente, senza mai compromettere l'intelligibilità del canto, segno di un ben ponderato bilanciamento tra le due mani. L'intensa liricità delle quattro battute in Adagio che preludono alla sezione Im tempo, assumono il valore di una tregua, uno stacco che fa da introduzione al secondo episodio. Una profonda nota di "mi" alla fine del ritardando conduce dunque all'episodio Im Legendenton (In tono di leggenda), dall'esordio cupo dolente, poi più animato, è costellato di repentini trasalimenti, come nel tumultuoso Im Tempo, dove appaiono dei rapidi passaggi di quartine di semicrome da una mano all'altra.

In Erstes Tempo, come Leitmotiv ricompare l'assertivo tema dell'incipit, ritorna alla fine un breve passaggio in Adagio (cinque battute) che fa da ponte di collegamento con il successivo Im Tempo, riproposizione dell'iniziale. Fuochi che divampano in lampi di luce per poi spegnersi nell'assoluta tenerezza, segno di un animo tormentato e in continuo subbuglio, alla ricerca di una quiete interiore, conquistata se non episodicamente. Il nostro pianista passa dal tumulto a momenti di estrema rarefazione senza mediare, anzi accentuando i contrapposti caratteri che emergono di volta in volta. Massig. Durchaus energisch (Moderato. Abbastanza energico) è il secondo movimento di quello che potremmo definire un vero e proprio poema pianistico, qui incontriamo un momento di grande energia propositiva, ricco di quella baldanza racchiusa nel termine tedesco "mit humor, dove humor va inteso nell'accezione di una disposizione d'animo incline a un'audace sfrontatezza. Per la legge degli opposti schumanniana, Etwas langsamer (Un po' più lento) esordisce invece timido, introverso, quasi claudicante nell'andamento ritmico. Ma ben presto si rianima, risultando nel complesso enigmatico e anche un po' bizzarro. Ritorna il tema di Massig. Durchaus energisch, affacciandosi poi l'episodio Viel bewegter (Molto più commovente), col suo ostinato martellare di note. Ampie volute di crome nel movimento finale di Langsam getragen. Durchwegleise zu halten (Suonato lentamente. Per mantenerlo silenzioso ovunque), un suggestivo tempo dal sapore aurorale con le sue progressioni ascendenti e discendenti, dove sembra instaurarsi un dialogo tra due voci, quasi duetto d'opera, con una che parla dal presente mentre l'altra interviene (negli arabeschi di crome ascendenti e discendenti) provenendo da regioni lontane.

Voci che alla fine confluiscono in un unico meraviglioso palpito. Questo movimento conclusivo è in forma di lied. Le note di copertina riportano che nel manoscritto originale, prima della conclusione, ci sono sedici battute diverse da quelle che compaiono nell'edizione stampata del 1839. In queste Schumann cita il tema dell'ultimo lied del ciclo beethoveniano An die ferne Geliebte (All'amata lontana), tuttavia, al momento della pubblicazione queste sedici battute furono sostituite da altre cinque, usualmente accettate nell'interpretazione della Fantasia. Nella presente incisione sono invece proposte quelle sedici battute iniziali, poi eliminate. Scelta apprezzabile poiché tesa a dare maggior peso alla suggestiva situazione della sofferenza per la lontananza della persona amata. Prova ardua questa Fantasia Op. 17, brillantemente superata dal nostro. Con Albumblätter (Fogli di album) Op. 124 si entra a pieno diritto nell'habitat della miniatura, forma che fu molto congeniale all'autore tedesco. Qui sono raccolti dei brevi brani per pianoforte (il primato spetta a Elfe, che in questo disco dura appena 32 secondi), mai pubblicati prima, in origine da includere in un'unica antologia intitolata Spreu, insieme a Bunte Blätter Op. 99. Anche il divario temporale fra le due opere è abbastanza limitato in quanto circa due anni le separano. Altra questione è l'Album für die Jugend Op. 68, che è invece una "compilation" di pezzi semplici composti da Schumann nel 1848 appositamente per le sue tre figlie, anche se, si narra, fu proprio il successo conseguito dall'Op. 68 a spronarlo. L'assemblaggio dell'Albumblätter cominciò alla fine del 1850, con del materiale scritto da Schumann all'inizio della sua carriera, ma non pubblicato.

Ad ogni modo l'idea di una raccolta unica non fu mai realizzata e le due rimasero separate. Presentano comunque una differenza, provenendo i brani radunati in Bunte Blätter da un ampio periodo della produzione musicale, anche molto vari nella concezione, inclusi alcuni che erano destinati (poi esclusi) dal Carnaval Op. 9. Piuttosto insofferente alle forme strutturalmente complesse, il compositore affidò a questi brevi brani l'estemporaneità di sensazioni colte nel momento del nascere, con il risultato del conseguimento di una straordinaria freschezza melodica. Giuseppe Rossi anche in questo frangente si dimostra pianista eclettico, raggiunge dei risultati di primo piano nella sottolineatura del discrimine emozionale e lo fa sulla base di uno studio oculato, mai mirato a concedersi degli uzzoli protagonistici. Lo apprezziamo nell'incalzante urgenza di Impromptu, in cui, pur tallonato dalla partitura trova il modo di dosare sapientemente l'agogica, fugando ogni sentore di meccanicità. Si muove con circospezione in Leides Ahnung, con il passo felpato di un felino. Nello Scherzino risentiamo il caratteristico "mit humor" schumanniano, con le figurazioni puntate atte a dare slancio ed energia propulsiva al moto musicale. Nel Walzer che segue si rimane ammirati di come, con uno stesso tema, il compositore riesca a rimembrare due stati d'animo talmente differenti, senza preavviso nella transizione dall'uno all'altro. Terreno, propositivo il primo, sognante e tenero il secondo. Altri momenti salienti sono l'ironia del Ländler in re maggiore, con le sue ammiccanti acciaccature. In Lied ohne Ende, di squisita fattura liederistica, si fa avanti la figura di Eusebio, nel breve intermezzo il discorso si anima per poi ritornare nel sogno.

Dopo un brillante Walzer si affaccia Romanze, dal bouquet schiettamente operistico, seguito dalla Burla, un Presto in 2/4 che fa pensare alla vivacità ritmica di Ritter vom Steckenpferd delle Kinderszenen Op. 15. Vision è un vivace 12/8 di saltellanti crome puntate, il quale nell'inciso diventa quasi evocativo di una tarantella napoletana (è forse questa la visione?), mentre dall'indole quieta è Schlummerlied, il brano più lungo e articolato dell'intera raccolta (oltre 4 minuti), con uno stupendo movimento altalenante di accompagnamento, seguito dal più breve del gruppo: Elfe, un aforisma di appena 32 secondi. Chiude la raccolta Canon, quasi severo corale bachiano, in qualche modo preludente all'ultima traccia di questo magnifico CD, quel Canone über "An Alexis" HK/WoO 4 che sembra uno di quei bis suonati alla fine di un faticoso recital pianistico, adatto a rilassare l'interprete e immergere la platea in una pensosa tranquillità, una sorta di commiato dal mondo fatato della musica. È un brano giovanile risalente ai primi anni '30 dell'Ottocento, reca vestigia dell'amore nutrito da Robert Schumann per il sommo Kantor, divenendo punto di sintesi tra il mondo contrappuntistico barocco e le nuove istanze del romanticismo. In esso viene ripescato il tema popolare del Lied An Alexis send' ich dich del compositore tedesco Friedrich Heinrich Himmel. C'è un sicuro dato di fatto, in questo For a Beloved Listener A Secret Lament Giuseppe Rossi dimostra di essersi ben compenetrato nell'impervio mondo schumanniano, interiorizzato le due opposte polarità di Florestano ed Eusebio, riuscendo nell'intento di permearle in un discorso dove vengono senza posa palleggiati i due stati d'animo della Sehnsucht (Desiderio) e Ruhe (Tranquillità).

Il giovane artista si mostra sempre a suo agio, non si lascia mai coinvolgere troppo dall'accaloramento romantico, mantiene costantemente il controllo delle sue notevoli facoltà pianistiche, che trasfonde in una visione lucida ed equilibrata. Anche dal punto di vista tecnico nessun sostanziale appunto gli può essere mosso, avendo io già apprezzato la sua prestanza digitale nel precedente disco "L.v. Beethoven - Große Fuge Op. 134 - Hammerklavier Op. 106", suonato in collaborazione con la pianista Elisa Viscarelli. Questo gli consente di mantenere salde le redini anche nella temibile coda del primo movimento della Fantasia, vera bestia nera per ogni pianista. A noi rimane il piacere e il privilegio di ascoltare oggi un artista così maturo.

 




Alfredo Di Pietro

Novembre 2023


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