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 The music of cosmos minimieren


 

 

Per quest'evento organizzato da Art In Conversation, in collaborazione con l'Istituto di Cultura Romena di Londra e il Centrum - Education Through Music, tutto è stato accuratamente pianificato, dalla preventiva chiusura al pubblico del Royal Observatory, l'accesso al sito, il trasporto degli ospiti sino al Planetario con il bus navetta, un benvenuto con delle bevande nel Foyer, l'ingresso, l'inizio dello spettacolo e della conversazione, cui è seguita la tavola rotonda di domande e risposte e, infine, l'uscita degli ospiti dal luogo. Questo è in estrema sintesi quanto avvenuto nel corso di "The music of cosmos" venerdì 4 novembre 2022 presso il Royal Observatory, osservatorio astronomico sito nel sobborgo londinese di Greenwich, noto in tutto il mondo perché la sua cupola passa per il meridiano di Greenwich, proprio quello che indica la longitudine "0". Una piccola nota di rammarico da parte mia per non aver potuto assistere a questo spettacolo d'immagini, musica e pensiero, arricchito dai brani suonati dalla pianista Elena Piccione (prima al mondo a esibirsi in questo luogo) e dai racconti del cosmonauta Dumitru-Dorin Prunariu, l'unico rumeno andato nello spazio. Per me preclusa anche la tavola rotonda che ha fatto seguito, costituita delle domande e risposte sviluppate nel corso di una mezz'ora di tempo. Al centro dell'attenzione la musica di J.S. Bach e la narrazione del cosmonauta, per un ideale ponte culturale aggettato tra il mondo dei suoni e l'esperienza esistenziale dei voli cosmici. Due elementi in grado d'incarnare l'insopprimibile desiderio umano di trascendenza.

Occorreva dunque un'ambientazione suggestiva di tale elevazione, che favorisse il rapporto dialettico con gli ospiti e facesse da sfondo alla selezione di brani bachiani. La si è felicemente trovata nell'Osservatorio, con le proiezioni della NASA sulla cupola del Planetarium. Poco importa se il luogo non fosse quello elettivo per un'esibizione pianistica, al contrario, la sua atipicità non ha fatto altro che aumentare la magia dell'evento. Mi sono apprestato a stilare quest'articolo con un misto di entusiasmo (come sempre accade quando parlo di musica), ma anche di consapevolezza dei forti limiti che remavano contro la sua stesura. Il non aver presenziato all'evento, non aiutato nemmeno da un video sull'onnipresente YouTube, mi ha costretto a delle interpolazioni la cui audacia ho dovuto tenere bene a bada. La fantasia in certe occasioni può prendere la mano del reporter e ingenerare degli "alias", termine estrapolato dall'ambito del digitale, cioè delle immagini non reali originate da un'insufficiente frequenza di campionamento, comunque scollegate dalle caratteristiche proprie del segnale analogico a monte. La mia presa di contatto con Elena Piccione e la sua arte pianistica è avvenuta esclusivamente tramite i video che circolano nel suo canale YouTube. Tanto è bastato per incuriosirmi, cercando di approfondire la sua conoscenza anche con un'intervista pubblicata su Non solo audiofili nel novembre 2020. Qualche notizia biografica è necessaria per comprendere meglio il suo percorso artistico. Inizia a suonare presto il pianoforte, all'età di sette anni, con la professoressa Stefania Tigossi, e nello stesso anno comincia a esibirsi sia in veste di solista che in formazioni cameristiche.

Cinque anni più tardi tiene il suo primo recital e un anno dopo entra al Conservatorio di Musica "Niccolò Paganini" di Genova, dove si diploma diciottenne. In seguito Elena ha deliberatamente deciso di non partecipare ad alcun concorso pianistico, scelta emblematica di una personalità fortemente originale che ha voluto impegnare il suo tempo per ampliare il repertorio e perfezionare la tecnica pianistica. Il suo stile rivela una potente e nobile interiorità, la propensione a non aderire ai soliti percorsi formativi ma a studiare musica al di fuori dei contesti accademici. Con il tempo si è creata un vasto repertorio, spaziante dal barocco al contemporaneo; intensa la sua empatia con F. Chopin, con le mazurche, i valzer, i notturni e le ballate, ma anche con W.A. Mozart, di cui ha eseguito l'integrale dei trii, delle sonate e delle opere per pianoforte a quattro mani. Di G.F. Händel si è occupata dell'integrale delle suites e di M. Mussorgsky ha esplorato l'opera pianistica. Sul versante bachiano ha suonato Il Clavicembalo ben temperato. Ha affidato alle sue mani pure dei brani poco conosciuti di compositori russi e ucraini. È fondatrice dell'AMI (Associazione Mozart Italia) di Finale Ligure, di cui è stata anche presidente e direttore artistico. È inoltre membro dell'ISME, Società Internazionale per l'Educazione Musicale. La pianista finalese vive da qualche anno a Bologna. Oltre all'attività musicale, ha studiato Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Bologna.

 



Vista la sua larghezza d'orizzonte, va da sé che Elena Piccione non è artista la cui conoscenza può dirsi perfezionata dalla silloge di brani presenti nel Culture Channel YouTube, solo una piccola e fugace rappresentanza del suo repertorio, comunque importante per comprendere lo spirito con cui affronta autori come J.S. Bach, F. Chopin, S. Rachmaninov, G.F. Händel, R. Gliere. Elena avvolge di spiritualità ogni cosa che suona, ma sa al momento opportuno anche alleggerire l'atmosfera, allentare certe tensioni che vogliono trovare un acme per poi distendersi. Creatrice di un quasi monastico processo di essenzializzazione espressiva, dove a emergere è l'idea generatrice che sta alla base della composizione. È doveroso anche qualche cenno biografico del cosmonauta Dumitru-Dorin Prunariu, che oggi lavora in qualità di esperto all'interno dell'Associazione rumena per la tecnologia e l'industria spaziale ROMSPACE e come membro del consiglio dell'Agenzia spaziale rumena. Una tappa importante della sua vita risale al maggio del 1981, quando compì un volo spaziale di otto giorni a bordo della navicella Soyuz-40 e della stazione spaziale Saliut-6. Prunariu è uno dei membri fondatori ed ex presidente dell'Associazione degli esploratori spaziali (ASE), già presidente dell'Agenzia spaziale rumena dal 1998 al 2004, ambasciatore di Romania presso la Federazione Russa (dal 2004), presidente del Comitato delle Nazioni Unite per gli usi pacifici dello spazio esterno e rappresentante della Romania nel Comitato per le relazioni internazionali dell'Agenzia spaziale europea (ESA), membro del Consiglio di fondazione dell'Accademia astronautica internazionale.

Prunariu è coautore di numerosi libri sulla tecnologia e sul volo spaziale, responsabile della presentazione e pubblicazione di parecchi articoli scientifici. È anche membro onorario dell'Accademia rumena, cittadino onorario di diverse città e Doctor Honoris Causa di numerosi istituti d'istruzione superiore di Romania, Repubblica di Moldova e Stati Uniti. In suo onore, un asteroide è stato chiamato "10707 Prunariu". In una pregnante intervista concessa per l'occasione, Elena Piccione ha efficacemente sintetizzato quest'esperienza nella frase "È stato come trascendere il tempo e lo spazio", attribuendo alla musica l'importante funzione di traghettatrice verso l'infinità dello spazio cosmico e individuando nella figura di Johann Sebastian Bach il musicista più titolato a compiere quest'operazione, forse l'unico nella storia della musica ad aver gettato un ardito ponte di collegamento tra arte e scienza, due entità in apparenza molto distanti tra loro. Insieme ai due protagonisti della serata c'era il moderatore Calin Huma (presidente di Art In Conversation) e Catinca Maria Nistor (direttrice dell'Istituto di Cultura Rumena di Londra). Mi sforzo d'immaginare il grande fascino che ha potuto rappresentare per il pubblico un evento del genere, introspettivo e allo stesso tempo proiettato verso siderali vastità, due elementi considerabili agli antipodi nel sentire comune, qui tuttavia unificati in una visione globale, mirata a integrare nel medesimo empito lo spirito umano e l'esperienza dei voli nello spazio. Ecco giustificata la simbiosi tra le immagini provenienti dallo spazio (realizzate dalla NASA) e la musica del compositore tedesco.

Non c'è separazione tra arte e scienza, tra poesia e numeri, come testimoniano i tanti saggi dedicati all'argomento. Una cosa che anche Jean Philippe Rameau aveva perfettamente compreso nel suo "Trattato dell'armonia ridotto ai suoi principi fondamentali" (1722): "La musica è una scienza che deve avere regole certe: queste devono essere astratte da un principio evidente, che non può essere conosciuto senza l'aiuto della matematica". A quello di Rameau possiamo aggiungere un altro paio di esempi: Giuseppe Tartini, con il suo Trattato di musica secondo la vera scienza dell’armonia (1754), e, più recentemente, Iannis Xenakis e la sua Musica formalizzata (1971). Ma tale legame si mostra in tutta la sua evidenza proprio con il Kantor, con i processi compositivi da lui messi in atto. In tre sue somme opere come le Variazioni Goldberg, l'Offerta musicale e L'arte della fuga, utilizza in maniera puntuale e sistematica quelle tecniche compositive geometriche che capovolgono e traspongono su piani diversi i temi musicali. Lo stesso pentagramma può essere visto in maniera scientifica in quanto pone sull'asse delle ordinate i valori relativi alle altezze sonore e su quello delle ascisse invece la dimensione temporale [si delinea una funzione del tipo y = f(x)]. Ma lasciamo da parte i particolareggiati approfondimenti del caso per rituffarci nella malia di "The music of cosmos". Racconta Elena che "Il pubblico è stato affascinato dall'elemento visuale e da quello uditivo. D'altronde la musica di Bach ben si abbina, se così si può dire, al mondo della scienza.

Bach stesso era un musicista-scienziato, che, oltre a comporre, si dedicava alla progettazione e alla costruzione di organi, attività impensabile senza un notevole bagaglio di conoscenze nel campo della matematica, della fisica e dell'ingegneria meccanica". A questo punto chiudo gli occhi e m'immagino quelle futuristiche immagini proiettate sulla cupola del Planetarium. Le vedo mentre ascolto in cuffia Ich ruf zu dir, Herr Jesu Christ, BWV 639 di Bach/Busoni suonato da Elena Piccione. Sono ancora le sue parole a confortarmi, ad aprirmi una nuova strada, più profonda e rivelatrice: "Quando si suona è come se si esplorasse una dimensione parallela che trascende il tempo, la sua nozione e anche lo spazio. Si compie una sorta di volo cosmico, un'esperienza esistenziale unica". Anche se soltanto in maniera virtuale, mi lascio anch'io coinvolgere in questa platea non convenzionalmente accolta in una sala da concerto, ma in un luogo/non luogo dagli interminabili spazi, che consente alla mente di vagare liberamente.

 




Alfredo Di Pietro

Gennaio 2023


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