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VISITA ALLA TMAUDIO

Sono ritornato con grande piacere il 6 maggio U.S. a Milano, metropoli industriosa e inventiva, desideroso di conoscere da vicino un'altra realtà nascente del firmamento Hi Fi. Tutto ha principio da un'e-mail che ho ricevuto in data 08/03/2021, un Comunicato Stampa inviatomi dalla gentile Cecilia Maselli dell'Ufficio Stampa TMAudio. Da audiofilo curioso l'ho pubblicato volentieri sul mio sito. Chi mi conosce un po' sa che non sono tipo da fermarmi alla superficie, tra l'altro Milano è facilmente raggiungibile da casa mia: una mezz'oretta scarsa di treno, qualche fermata di metropolitana, due passi a piedi ed eccomi giunto, a distanza di un paio di mesi e dopo un breve carteggio telematico, alla sede dell'azienda, zona Lambrate. All'arrivo vengo cordialmente accolto da Marco Tagliaverga, CEO dell'azienda, che mi fa da Cicerone all'interno della sede dopo avermi offerto un buon caffè. Ma è la prima immagine che mi si para davanti a riempirmi il cuore di tenerezza. Faccio il mio ingresso in un ampio "Open Space" dove scorgo diversi giovani al lavoro sui PC, uno di loro potrebbe essere mio figlio. È la vita che continua, diramandosi in una miriade di rivoli aperti al futuro e alla speranza. "Sarà un bellissimo pomeriggio", mi dico, e il prosieguo della visita confermerà questo mio presentimento. Al centro del locale c'è un calciobalilla "Evolution", anche questo riporta la mia memoria parecchio indietro nel tempo, a quando anch'io ci giocavo con i miei amici dopo le ore di studio pomeridiano. Subito dopo accediamo al laboratorio, dove mi viene subito detto che non posso scattare fotografie; qui rivedo Alberto Bellino in tenuta da lavoro mentre è al computer, alle prese con il layout circuitale di un filtro crossover.



Mi sorride porgendomi il gomito (in questo periodo ci si saluta così...). Lui è una vecchia conoscenza, nell'aprile 2014 gli resi visita dedicandogli un articolo che potete trovare su queste stesse pagine. Alberto è un vero entusiasta dell'elettroacustica, progettista eclettico e versatile, sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni in cui avventurarsi. Una sorta di geniale alchimista che sa miscelare tecnologie e configurazioni, sempre tese all'ottenimento di oggetti ben suonanti, e questo è ciò che alla fine della fiera importa. Passiamo infine alla sala d'ascolto, sul tavolino portaelettroniche vedo un imponente EAM Lab Element 260 Ai, amplificatore integrato stereo Dual Mono operante in Classe A da 60+60 Watt di potenza su carico di 8 Ohm. Le sorgenti si trovano al piano inferiore, sono il lettore CD Grundig CD 360 e il Blu-Ray Disc Player Yamaha BD-S1900. "In questa sala", mi dice Marco Tagliaverga, "si utilizzano un po' di apparecchiature per fare tutti i test d'ascolto. Nel loro corso ci siamo accorti di come un amplificatore valvolare, che implementa una tecnologia assolutamente consolidata, per alcuni obsoleta, regala ancora delle grandissime soddisfazioni sfoderando delle prestazioni di assoluta eccellenza." L'audio è un settore denso di realtà, ricco di proposte più o meno interessanti a seconda dei punti di vista o dei risultati. La scelta amplificativa al momento della mia visita è quest'integrato EAM Lab, presente insieme con le altre elettroniche. "Riusciamo a ottenere delle prestazioni più che soddisfacenti anche con dei prodotti non propriamente High End, sui quali noi poi ci mettiamo le mani.

Marco Tagliaverga

Per esempio, il lettore CD che adoperiamo, un Grundig CD 360, per nulla esoterico e dal costo irrisorio, è stato trattato internamente con alcuni "tweaks" riguardanti anche lo stadio d'uscita." Mi guardo intorno e vedo numerosi oggetti vintage del marchio tedesco, una scelta quindi non casuale e davvero ben suonante quella del CD 360, me ne renderò conto dopo un po' nel corso degli ascolti. "Questo delle modifiche è in realtà un'altro dei progetti che abbiamo intenzione di curare. Con degli interventi mirati si riescono a ottenere prestazioni veramente molto distanti dai dati di targa e dal suono del prodotto così come viene venduto." Comprendo subito che lavorare su diversi piani d'azione è uno dei meriti di quest'eclettico marchio, un'impressione che viene confermata anche navigando nel sito ufficiale (https://tmaud.io/), dove troviamo delle realizzazioni molto interessanti nella sezione "Custom Creations". Non solo diffusori quindi ma anche delle soluzioni veramente originali di Home Hi Fi, come l'idea di realizzare un impianto Home Cinema invisibile, che sia il meno possibile invasivo in ambiente. Quello milanese della TMAudio è un laboratorio a tutti gli effetti, dove vengono condotte delle sperimentazioni su tecniche e tecnologie che poi puntano a concretizzarsi in un prodotto finale. "Prima ovviamente ci divertiamo un pochino", dice sorridendo Marco Tagliaverga, "perché il nostro è un settore che vive sulla passione e sul gioco. Ma si tratta, attenzione, di un'intenzione inizialmente ludica che però alla fine porta a qualcos'altro.



Ci sono molti appassionati che parlano dei prodotti Hi Fi come di "toys", di giocattoli, un'idea un po' distante dalla mia poiché si tratta di creazioni che possono essere anche estremamente raffinate, costose, quindi relegarle esclusivamente nella dimensione del gioco non è appropriato. Sono delle macchine fatte per suscitare emozioni, con una storia alle spalle, frutto di ricerca e soluzioni sofisticate, che sarebbe riduttivo definire semplicemente prodotti in quanto sono a tutti gli effetti degli strumenti che regalano belle sensazioni." Sottolinea come, a certi livelli di qualità, si arrivi a cifre anche molto importanti. "Nel termine gioco c'è pure una sorta di snobismo che proprio non mi convince. Pensiamo soltanto a tutto l'ingegno e la passione che occorrono per intraprendere un certo percorso." In questo periodo la TMAudio ribolle d'idee e progetti, sta allestendo per dei clienti diversi prodotti che saranno terminati quando arriverà la componentistica necessaria. Nella seduta d'ascolto protagonista è stato il top di gamma JEM66 LaPurista, una bella torre snella da pavimento in finitura "Hi-Tech". La famiglia JEM verrà ingrandita da bookshelf che saranno di varie dimensioni, infatti ne sono già stati progettati due, insieme a una versione floorstanding. E qui entra in campo la competenza, maestria e creatività del progettista Alberto Bellino, ideatore per questi sistemi di un crossover denominato "Sinecap", vale a dire senza condensatori, che è unico al mondo dice Marco Tagliaverga. La sua collaborazione per il marchio milanese è molto importante è si sostanzia in un apporto tecnico e concettuale di primo livello.



Mi trovo quindi di fronte al modello da pavimento della linea ammiraglia, la Naked, mentre lateralmente a sinistra c'è quello che il CEO considera un altro dei capolavori di TMAudio, il Deca One, questo dal vivo mi appare molto più piccolo di quanto immaginassi, con il suo risicato Baffle largo appena 10 centimetri, pari al diametro del cestello del mid-woofer. Si evita così il deleterio fenomeno del "Baffle Step" laterale periferico, dando in questo modo la possibilità all'altoparlante di funzionare per metà del suo diametro come se fosse in aria libera, a tutto vantaggio dell'apertura in gamma media. Se da un lato il doppio midrange da 90 mm con ogiva di dispersione si occupa della gamma media, il woofer laterale da 170 mm, caricato in cassa chiusa, assicura delle basse frequenze ragguardevoli in considerazione delle minuscole dimensioni del cabinet in legno massello a pareti non parallele. Per di più, la sua collocazione in basso è mirata allo sfruttamento dello specchio acustico che si forma tra questo e la superficie d'appoggio. Infine, il tweeter a cupola morbida da 25 mm montato sulla sommità del mobile, al pari della configurazione riservata ai midrange garantisce un'emissione sonora che approssima quella in campo libero. In azienda è in corso di completamento un secondo diffusore, che magari in un'altra occasione avrò modo di ascoltare; Tagliaverga rimane molto abbottonato su quest'ultima creazione, non rivelandomi alcun particolare. "Il Deca One è a tutti gli effetti una sfida. Ci siamo seduti intorno a un tavolo con Alberto Bellino, manifestando l'intenzione di realizzare il primo diffusore al mondo capace di prestazioni eccellenti in dieci centimetri di larghezza.



In quella direzione abbiamo fatto delle ricerche; ci potrebbe essere qualcuno che ha fatto il baffle frontale largo cinque centimetri, ma questo in realtà non sono in grado di dirlo. Ci siamo sforzati di trovare nella produzione attuale un diffusore avente una larghezza sotto i quattordici o dodici centimetri, non trovando però nulla. In questo caso, essendo il cestello dell'altoparlante a filo del mobile, il fattore limitante è proprio il suo diametro. Ci siamo imposti di lavorare su questa linea, prendendo la cosa come una provocazione, e questo è il risultato." Ecco che la novella TMAudio, facendo leva sulle capacità di design all'interno del proprio personale, ha ideato un sistema dotato di una sicura attrattiva estetica, oltre che tecnica, nella tensione verso un prodotto che suona come i grandi sistemi pur avendo dimensioni assolutamente contenute. Originariamente nata come cassa per piccoli ambienti, in azienda hanno tuttavia constatato, e i clienti l'hanno confermato, che il Deca One anche se messo a suonare in stanze medio-grandi sfodera delle performance interessanti. Il fatto poi che la larghezza del frontale sia così risicata si traduce nella prerogativa di avere il meno possibile di riflessioni sul baffle, con l'indubbio vantaggio di approssimare una sorgente di tipo puntiforme, con evidenti benefici sull'apertura della scena, che risulta ariosa e svincolata dalla fisicità del diffusore. È una delle tante "magie" che Alberto Bellino ha tirato fuori dal suo cilindro, sfruttata anche sui modelli da stand, anche in questi quindi il baffle è a filo degli altoparlanti.



Un altro degli elementi più caratterizzanti del progetto è il Reflex frontale, che qui è del tipo distribuito/multiporta, con otto piccoli sbocchi. Il progettista ha pensato così di risolvere tutte le classiche criticità del caricamento in Bass-Reflex, ottimizzando l'uniformità di emissione e minimizzando i rimbombi. Su questo e altri particolari tecnici ho poi sentito la voce diretta di Bellino. Una soluzione che, a detta di Marco Tagliaverga, rende unico il carattere di questo diffusore, oltre ad avere un grande beneficio sul posizionamento in ambiente grazie agli sbocchi frontali, i quali consentono una maggior libertà di collocazione. Una scelta certamente intelligente, raffinata, che non tutti sanno implementare. "Una decisione che ritengo considerevole in questa fase della nostra attività, in cui siamo impegnati a lanciare i nostri primi prodotti, è quella di chiamare "Naked" la prima gamma. Il termine significa "nudo" e differenzia questa linea dal Deca One, che mostra invece una ragguardevole ricercatezza dal punto di vista estetico, laddove nella JEM si è optato per delle forme pure. Abbiamo quindi studiato una livrea che, per quanto assolutamente classica, avesse una notevole eleganza formale intrinseca, data pure dal fatto che tutte le proporzioni dimensionali sono state ponderate in modo matematico con la sezione aurea e la sequenza di Fibonacci. Questo è il nostro punto di partenza. Noi a oggi abbiamo già progettato", afferma orgogliosamente Tagliaverga, "e ci accingiamo a prototipare tutta una serie di prodotti che si discosteranno tra loro, essendo sempre più personalizzati dal punto di vista estetico, pur mantenendo quelle performance acustiche che abbiamo individuato come pre-requisito fondamentale.



Questo è il nostro primo passo, di cui siamo estremamente orgogliosi." Non meno interessante è la finitura e la costruzione del mobile, assolutamente non banale come mi ha poi spiegato il progettista. Ma quando nasce la TMAudio? Dal punto di vista anagrafico, come registrazione, quattro anni fa, ma per un primo periodo è esistita solo formalmente sulla carta perché quando è stata fondata il CEO era ancora un dipendente. Nel momento in cui poi è riuscito a mettere insieme un po' di elementi, si è completamente dedicato a quello che per lui è sempre stato un sogno. Mese dopo mese, cliente dopo cliente questa chimera ha sempre più preso forma diventando pian piano realtà. Gli va dato atto di essere una persona audace ma soprattutto appassionata, se gettiamo appena uno sguardo al mondo dell'audiofilia, ma non solo, cioè un settore che veramente vive di persone che amano visceralmente ciò che fanno. In qualità di dipendente ha girato molte aziende, viste moltissime realtà, e oggi è fermamente convinto che questo è l'unico ambito in cui i fondatori e le persone che ci lavorano fanno leva su una grande passione. Questo elemento fa una differenza incredibile. Chiaramente, come sempre avviene, alcuni riescono di più e altri meno nel loro intento, poi dobbiamo anche considerare le dinamiche commerciali, che sono però un altro paio di maniche. Racconta Marco Tagliaverga: "Come dicevo, è da circa un anno e qualche mese che abbiamo iniziato questo cammino, all'inizio eravamo io e Alberto, con il suo grande bagaglio di conoscenze tecniche, progettuali e di conoscenza del mondo audio a largo spettro.

TMAudio JEM56 LaPurista (a sinistra) e JEM66 LaPurista

Oltre alla preparazione, lui può anche vantare una notevole capacità di riuscire a trasmettere attraverso la propria opera un significato, un senso, una sua firma. Noi conosciamo tanti produttori e autocostruttori, piccoli e grandi, che si muovono in un mercato veramente ampio, però riuscire a unire nei propri prodotti la capacità tecnica con quella di trasmettere emozioni non è facile. C'è nei diffusori che crea Alberto una firma sonora immediatamente riconoscibile, un "quid" che, sin dalla prima volta in cui sono entrato in contatto con lui, mi ha assolutamente affascinato." Marco parla della separazione dei piani sonori, per esempio, che l'ha particolarmente colpito, poi la capacità di restituire il dettaglio e il microdettaglio, il respiro dinamico che Alberto riesce a infondere nei suoi diffusori, da lui mai sentito prima in questa misura. E la qualità delle basse frequenze, gestite con una speciale cura nell'implementazione dei tipi di carico, che nella mia visita di anni fa presso la sua Audiojam riconobbi profonde, frenate e articolate. Secondo Tagliaverga, negli ambienti audiofili abbastanza di frequente si confonde la raffinatezza con la secchezza, dando magari la preferenza a un suono povero di bassi, ma questo è un equivoco nel quale la TMAudio non è incorsa. È sua cura infatti progettare dei sistemi che ripropongano correttamente tutte le gamme; d'altronde un buon bilanciamento tonale non può prescindere da un suono corposo perché l'assenza di tale requisito crea dei problemi alla riproduzione di strumenti e voci. È sicuramente difficile scendere molto in frequenza, a 25 Hz o giù di lì, ma bisogna impegnarsi affinché il sistema abbia la maggior estensione possibile in basso.



"Nel dire che tutte queste caratteristiche vengono espresse ai massimi livelli dai nostri diffusori ammetto di essere un po' di parte, ma credo ci sia del vero in quello che affermo. In tutte le mie pregresse esperienze professionali, e un po' di conoscenza di settore diretta ne ho avuta, di rado ho trovato questi elementi espressi ai livelli dei nostri sistemi. La nostra formula attuale è portarli al mondo, su un ampio palcoscenico, e per ottenere un tale risultato abbiamo iniziato il mese scorso a mettere fuori la testa, cercare i primi contatti e avventurarci in un certo percorso, quello di riproporre la più alta capacità emozionale, che significa anche veridicità di riproduzione, all'interno di un "modus operandi" produttivo di tipo semi-artigianale. Tutte le persone coinvolte nella nostra azienda si muovono in una dimensione che è a metà strada tra l'artigianale e l'industriale." Se il modello JEM66 LaPurista rappresenta la punta di diamante della produzione TMAudio, anche negli altri modelli vengono messi in atto una serie di accorgimenti tecnici che il progettista ha sviluppato, come quello molto significativo dell'Energy Filler, collocato sul pannello posteriore delle JEM56 Turbo. Grazie a questo si aggiunge alla riproduzione ambienza e ricchezza armonica. Se il termine "LaPurista" suggerisce un prodotto audiofilo per eccellenza, il Turbo è suggestivo di uno sprint in più, una sorta di arricchimento. L'Energy Filler è attualmente montato solo sul modello citato, ma sarà in seguito implementato in diverse tipologie di prodotti che ora sono in fase di sviluppo.



Molto interessante è anche la possibilità offerta al cliente di passare dal Mono al Bi-Wiring semplicemente spostando un selettore a levetta, senza quindi l'utilizzo di alcun ponticello esterno. "Anche il nostro stand è stato studiato con attenzione, pensato con le stesse logiche dei diffusori e con i medesimi i principi matematici. Si tratta di un oggetto che è stato ingegnerizzato in maniera autonoma internamente al nostro laboratorio. Anche questo contribuisce non poco all'ottenimento di un suono che sia di un certo livello." Alberto Bellino pone sullo stand una JEM56 LaPurista non finita, in azienda erano in attesa della fornitura dei tweeter. La mette con il lato posteriore davanti. Sarà completata in un secondo momento per poi essere consegnata al cliente. Dal foro dove verrà alloggiato l'altoparlante posso vedere un MDF di buon spessore.


A COLLOQUIO CON ALBERTO BELLINO

Alberto tiene subito a chiarire: "Mi duole una cosa, ma a differenza di Marco e per mio gusto personale mi piace di più come suona il modello da stand. È per me un rammarico non fartelo sentire. Sono entrambi ben riusciti ma la piccola ha qualcosa di magico, anche se la cassa grande ha più abbondanza." Non ho potuto fare un ascolto comparativo tra i due modelli, le mie impressioni d'ascolto hanno quindi riguardato esclusivamente le JEM66 LaPurista, le uniche che ho potuto sentire. Dalla livrea "Hi-Tech" è un sistema studiato con la matematica di Fibonacci, ha quindi dei rapporti dimensionali molto particolari. Partiamo dal cabinet, che è stato concepito con una  filosofia che il progettista ha chiamato "Clever Cabinet", mobile intelligente. Cosa vuol dire? Che è fatto secondo un certo rapporto dimensionale e con due tipi di legno differenti, in parte MDF e in parte multistrato di faggio. La ragione di questa preferenza sta nel fatto che con un solo materiale si sarebbe ottenuta una sola risonanza fondamentale. Se fosse stato fatto interamente in MDF ne avremmo avuta una sola e, di conseguenza, una timbrica particolare, lo stesso nel caso del multistrato. Ovviamente, in un monomateriale la risonanza è tutta concentrata su un'unica frequenza, mentre spalmando la densità, e soprattutto le parti, si riesce ad avere un mobile che risulta molto meno risonante su una determinata frequenza e non crea pronunciate colorazioni nel suono. Inoltre, i rinforzi interni (il cosiddetto embracing) sono fatti in una maniera tale che se anche il mobile è a pareti parallele non s'innescano all'interno delle risonanze perniciose.



L'assorbente è stato collocato principalmente nelle nicchie, lasciando delle parti di legno scoperte e altre coperte da esso, questo allo scopo di sfruttare un'alta assorbenza soprattutto laddove si concentra l'energia sonora delle onde stazionarie. È proprio qui che troviamo la massima pressione e la minima velocità dell'onda e il materiale assorbente deve primariamente annullarne l'azione. I laterali rimangono invece scoperti per non abbassare troppo il fattore di merito meccanico del woofer, un parametro fra quelli di Thiele & Small che anche se non viene contemplato nella progettazione di un diffusore, è tuttavia molto importante perché interessa la capacità di rendere il macro e microcontrasto, così da rendere viva la gamma medio-bassa. Un esempio: se hai un woofer con un Qms di 8 in aria, lo metti in una cassa riempita di assorbente e questo si abbassa a 2, all'ascolto si noterà immediatamente che tale gamma rimane frenata. Magari si riesce ad avere un bel basso ma la mediobassa rimane comunque trattenuta. Tale fenomeno avviene in quanto con l'assorbente viene introdotta una perdita che ha effetto non sulle bassissime frequenze, ma proprio sulla mediobasse, diciamo dai 120-130 Hz fino a 400-500 Hz. Nel caso dei diffusori TMAudio si cerca di evitare al massimo l'introduzione di questa debolezza. In questi il Qms si abbassa di qualche unità, ma rimane quasi lo stesso di quello in aria libera, pur essendo il mobile al riparo delle onde stazionarie. Basta fare una misura dell'impedenza per rendersi conto che la curva è perfettamente lineare, priva dei tipici becchi o "spike" provocati dai fenomeni di risonanza.



Passiamo alla parte più interessante del progetto, che secondo Alberto Bellino è il crossover. In questa cassa è del tipo Sinecap, completamente bilanciato, vale a dire che ha gli stessi componenti sia sul polo caldo che sul freddo. L'altoparlante rimane perciò flottante, similmente all'architettura di un amplificatore Circlotron però traslata su un diffusore acustico. Il trasduttore rimane sospeso tra i due rami, avendo lo stesso carico meccanico e di componentistica elettronica, addirittura di cablaggio (cioè di quantità di rame) su entrambi i lati. Il risultato è il conseguimento di una purezza sonora e di una dinamica davvero notevoli. Nella produzione TMAudio il Sinecap è affiancato dal Ghostcap, ovverosia una versione rivisitata e semplificata della più complessa tecnica Sinecap. A detta del progettista si trae notevole vantaggio dall'alloggiare il filtro su piastre di rame, accorgimento che consente di nettare il segnale da tutte le spurie e i decadimenti dei vari componenti del diffusore, per una timbrica piena e trasparente. Quest'ultima qualità rimane alta anche perché non vengono utilizzati condensatori, cioè dei componenti reattivi che spezzano letteralmente il suono, mentre i resistori e gli induttori lo modulano. Alberto Bellino fa un esempio molto efficace: "Nel condensatore è come se entrasse dell'acqua dal lato di una bacinella, tramite un tubo, e poi uscisse dall'altro lato con la sedimentazione. Nel caso degli JEM non c'è nessun componente che interrompa il segnale, il quale dall'amplificatore va agli altoparlanti modulato soltanto da quei componenti (resistori e induttori) che non siano capacità, con un netto vantaggio sulle prestazioni dinamiche.



Questione pannello frontale. Per questo si è scelta di adottare la minima larghezza possibile, proprio per stare lontani dall'emissione in semispazio a frequenze ancora udibili. Le prestazioni all'ETC (Energy Time Decay) sono in questo modo eccezionali per un sistema che emette in semispazio (2 π steradianti), praticamente è come se fosse privo di baffle. Esiste però una differenza tra il modello da stand e quello da pavimento, suonando meglio il primo poiché in una torre si ha giocoforza un pannello anteriore di maggiori dimensioni, il suo effetto si sente quindi un po' di più. Inoltre nel floorstanding, essendo montato un woofer da 22 cm, che è più grande e pesante di quello equipaggiato nel modello da stand, l'incrocio con il tweeter è più difficile d'attuare, anche per via della sua risposta angolare sulle medie frequenze. L'azienda rimane abbottonata sul marchio dei trasduttori, mi dice soltanto che sono di produzione tedesca, costruiti non proprio su sue specifiche ma moddati dopo il loro arrivo in laboratorio. Non banale nemmeno il carico, un Bass-Reflex non tradizionale ma del tipo distribuito, idoneo per non avere un punto unico di pressione; il miglior modo di spalmare l'energia del Reflex in ambiente e, soprattutto, di evitare l'effetto "tubo", il quale è normalmente flangiato da un lato e libero dall'altro così da creare un'interferenza di flusso. Nel nostro caso si ha la medesima flangia da entrambi i lati, per un maggior rispetto della meccanica dei fluidi.

TMAudio Deca One

Questo sistema non ha nemmeno l'inconveniente delle grosse risonanze a canna d'organo che si creano adoperando un condotto unico e soffia veramente molto poco, anche se togliere completamente il rumore da turbolenza in un Bass-Reflex è impossibile, a meno che non si adotti la tecnica del radiatore passivo. "Ho scelto d'implementare un Bi-Wiring intelligente.", mi dice Alberto, "Di solito le casse hanno i morsetti separati, che poi possiamo collegare con dei ponticelli, ma quando tu inizi a svitare questi cascano, talvolta non fanno bene contatto o si ossidano. Allora ho fatto una cosa semplicissima: ho collegato i due morsetti tramite delle barre di rame interne e un selettore a levetta ha la funzione di permettere o escludere il contatto. Una soluzione davvero molto pratica." Una sorta di uovo di Colombo, aggiungo io. Altra cosa non certamente comune a trovarsi è il cosiddetto "Energy Filler", attualmente presente solo sul modello JEM56 Turbo, anche questo gestibile con un classico selettore a levetta, che può essere inserito o disinserito a seconda della collocazione del diffusore, se molto vicina o distante dal muro. Negli altri modelli è invece presente un commutatore che consente la regolazione del livello di emissione del tweeter (0/+2 dB), per una piccola compensazione ambientale. Va da sé che, a seconda del locale in cui il sistema viene messo a suonare, otteniamo una resa timbrica differente. In ambienti poco assorbenti (come quello in cui è avvenuto l'ascolto) si ha bisogno di un po' meno di acuti, ma in stanze con tende, magari Tube Traps, divani e cuscini, può essere necessaria una piccola aggiustatura cha va a incrementare il livello delle alte frequenze.



La cosa buona e giusta è che tale compensazione nei diffusori dell'azienda milanese è stata realizzata senza l'ausilio di componenti in serie al segnale, il quale rimane perciò intonso, pulito, proprio per il fatto che nulla si frappone tra altoparlante e segnale elettrico. La piastra portacontatti appare robusta, spessa 3 mm. È stato deciso di non mettere la classica griglia protettiva davanti, soluzione che a loro non piaceva, anche perché il tweeter ne ha già una, molto importante, poiché la sua membrana di materiale metallico si rovina soltanto toccandola. La serie Turbo, che fa parte della famiglia "Naked", monta gli stessi componenti della JEM, compresi driver e cabinet, e anche il sistema di carico è il medesimo. La differenza tra le due sta nel crossover, che nelle Turbo è tradizionale, fa uso di condensatori, non è bilanciato e ha un'architettura più complicata rispetto al primo, che è invece di una semplicità quasi "bambinesca". La sua vera particolarità è la presenza sul retro dell'Energy Filler. È una soluzione in realtà già nota in elettroacustica, ma comunemente viene impiegato un tweeter cosiddetto d'ambienza, mentre qui troviamo un piccolo largabanda, oltretutto caricato in Bass-Reflex non perché faccia i "bassi" ma per una maggior tenuta in potenza e minor distorsione. "Più che un vero e proprio carico", dice Alberto, "è un foro di decompressione." Quest'altoparlantino da pochi millimetri si permette di produrre un sensibile arricchimento energetico ambientale che va dai 300 ai 20.000 Hz, a differenza di un tweeter che ha un ambito d'intervento molto più limitato, generalmente dai 2000 ai 20.000 Hz.



Aumenta in questo modo la quantità d'energia immessa in ambiente, anche a frequenze relativamente basse, con un palcoscenico sonoro che si allarga anche alla gamma media, quella cioè che interessa le voci. Alcuni appassionati potrebbero ritenere lo stand un elemento secondario, ma la TMAudio la pensa diversamente. Loro l'hanno ideato non per essere un semplice supporto, ma con una funzione che è quasi altrettanto rilevante di quella delle casse. In buona sostanza il diffusore è stato creato insieme al suo stand, che è anch'esso dimensionato secondo i principi matematici che citavamo prima e monta dei "plug", delle piccole antenne di Tesla fatte in rame e un altro materiale. Tali appendici rendono incorporeo il contatto tra diffusore e supporto, tanto che la cassa sembra suonare sospesa in aria. È inoltre privo del piattello superiore d'appoggio, vale a dire quella parte della struttura che vibra di più e che quindi colora maggiormente il suono. Nel nostro caso le vibrazioni dello stand vengono assorbite da queste spine passando direttamente nella struttura e nella sua base, che è molto pesante, per poi essere scaricate a terra, tipo effetto ventosa. "Si può fare una prova molto significativa su una cassa, prima mettendola su un qualsiasi stand classico dotato di piattello e poi spostandola sul nostro: nel confronto tra le due situazioni si ha davvero l'impressione di ascoltare due diffusori diversi. Per questo spesso i nostri clienti acquistano diffusore e stand Atlas insieme, sicuri di avere un'abbinata non casuale ma due elementi studiati per essere sinergici."



L'Atlas è un supporto pensato, nella disposizione, nella forma e nel materiale, in modo tale da non mortificare l'ottimale resa timbrica del diffusore. I quattro plug sono messi alle estremità perché il punto della cassa che vibra di più è il baffle anteriore, soprattutto nella sua parte mediana, quindi l'appoggio dev'essere fatto in linea a quella porzione, cioè nel punto dove le vibrazioni hanno più bisogno di essere scaricate. Il materiale usato per la sua struttura è il multistrato di faggio, un legno molto robusto. È buona regola fare sempre lo stand di un materiale più duro e rigido del diffusore stesso, altrimenti non funziona bene. "A livello estetico, oltre che sonoro, l'Atlas aggiunge tantissimo al sistema. "Noi che lavoriamo all'interno di TMAudio non tutti eravamo degli esperti audiofili, però da quando siamo qui anche noi lo siamo diventati e ascoltiamo solo con casse TMAudio." afferma con soddisfazione Floriana Luciani, Manager della Comunicazione in TMAudio. Attualmente, il marchio mette a disposizione del cliente la collezioni Naked (JEM66 LaPurista - JEM56 LaPurista - JEM56 Turbo), il diffusore Deca One e il New Atlantys, oltre allo Stand Atlas.




FIGLIE DI UN DIO MAGGIORE
L'ASCOLTO




BRANI

Dal CD High End Society Hörkurs 2019
- David Roth - Rise We Will
- Hoff Ensemble - Polarity
- Jan Gunnar Hoff Group - Point Blank
- Hattler - Someone Alive
- Vivaldi: La Primavera, da "Le Quattro Stagioni" - La Folia Barockorchester.
- Giovanni Gabrieli - Canzona XV a 10 - Berliner Dom. Music for Brass & Organ.
- Carl Nielsen - Aladdin Suite Op. 34 FS 89: VII - Negro Dance
- Gustav Mahler - Sinfonia N. 2 "Resurrezione". Minnesota Orchestra. Direttore Osmo Vänskä
   5 Satz: Im Tempo des Scherzo. Wild herausfahrend. Langsam. Misterioso - "Aufersteh'n"

Dire Straits Communiqué
- Once Upon a Time in the West
- Lady Writer
- Single Handed Sailor

Henri Texier - Remparts d'Argile
- Tehouda Désert (Prologue)
- Sacrifice
- Corde Fatigue
- Chebika Courage

Bene, cosa dire dopo aver conosciuto la storia della TMAudio e ascoltato dal progettista un'analisi tecnica così approfondita? Che è venuto il momento di dare la parola a lui, al top di gamma JEM66 LaPurista. Gli ascolti iniziano con Rise We Will del cantante e compositore statunitense David Roth, un ottimo biglietto di presentazione per un diffusore il cui comparto medio non lascia certo indifferenti. Parlo di quel "middle ground" tanto importante per l'effetto presenza, che qui è solido, dinamico, certamente autorevole ma al contempo (e questo per le caratteristiche fisico/dimensionali del driver) nel complesso un po' ambrato e talvolta leggermente tendente all'ipertrofico. Su questo non posso che essere in accordo con quanto dichiarato dal progettista, pur non avendo potuto ascoltare il modello da stand. Non possiamo certo considerare questo un difetto poiché un buon bilanciamento tonale è conservato in ogni occasione, quanto una sorta di personalizzazione che porta a determinati risvolti espressivi, conseguenti alla configurazione adottata. Che questi JEM66 LaPurista siano dei diffusori di sostanza l'ho capito subito e una conferma arriva dal brano Polarity del gruppo Hoff Ensemble. Ciò che viene fuori è un suono oltremodo pulito, naturale, privo di sensibili enfasi. Il mediobasso è molto godibile, ben frenato, articolato e anche piuttosto veloce, ne avverto la stoffa ascoltando delle percussioni dalla giunonica rotondità e allo stesso tempo icastiche. Riempiono molto bene lo spazio della sala d'ascolto e sono in grado di smuovere emozioni viscerali.

Sono più o meno le stesse sensazioni che provo con Point Blank del Jan Gunnar Hoff Group, potenziate da un'aggiunta di sprint ritmico che nel più tenebroso Polarity non troviamo, non almeno in questa misura. La rincorsa alle sonorità intense prosegue con Someone Alive di Hattler, un pezzo davvero elettrizzante proposto dalla voce sensuale di Fola Dada, accompagnata dal possente tappeto ritmico del basso di Hellmut Hattler. Il suo groove ricco di feeling passa intonso, non infiacchito da eventuali limiti di reattività in gamma bassa, che nelle TMAudio si dimostra vivace, sempre pronta a balzare sulla scena libera da briglie. Se devo essere sincero non nutro una grande simpatia per le cupole metalliche e quella del tweeter montato sulle TMAudio è in Titanio. Ma la mia prevenzione si è rivelata in questo caso infondata: sono rimasto piacevolmente sorpreso dall'assenza di sonorità algide nel comparto superiore, che è risultato sempre estremamente pulito e privo di colorazioni. Virtù di un driver a cupola senza ferrofluido nel traferro e privo di quel sapore, un po' freddo e azzurrino, tipico dei metallici? Le sue qualità traspaiono in pieno nell'ascolto de La Primavera di Vivaldi. Il suono eminentemente acustico degli archi è uno di quelli dove il diffusore non può bluffare; senza una buona naturalezza timbrica e l'essenziale contributo di una convincente ricostruzione armonica il sistema può facilmente rivelare delle inaccettabili falle. Tali "defaillance" non si manifestano certo con le JEM66 LaPurista, che colpiscono per l'assenza di forzature e una naturalezza che si estende su tutta la gamma audio.

Gli archi sono trasparenti, vestiti di una grande ariosità, risaltano genuini nell'ambito di un'immagine ampia e profonda, dove la prospettiva non soffre dei tipici dissesti generati da eventuali problemi di fase all'incrocio. La riproduzione della Canzona XV a 10 di Giovanni Gabrieli trae pieno vantaggio da queste virtù, si riesce così a cogliere con speciale purezza la grandiosa matrice rinascimentale di questo brano. La differenza la fa proprio il nitore del suono, insieme a una deliziosa restituzione del dettaglio, anche il più fine, che risulta veramente di alto livello. Questo diffusore nulla sembra smarrire per strada, mostra sempre e comunque una pronta reattività al segnale, di alto o basso livello che sia, cosa che mi porta a considerarlo come uno tra i più dinamicamente validi che mi sia capitato di sentire. A questo punto so cosa aspettarmi dall'ascolto dei due magnifici pezzi sinfonici che seguono, la Negro Dance dalla Aladdin Suite di Carl Nielsen e i due estratti dalla Sinfonia N. 2 "Resurrezione" di Gustav Mahler. Non si fa intimorire questa coppia di JEM66 LaPurista dall'imponente massa orchestrale della grandiosa sinfonia mahleriana, grazie alla sostanziosità del mediobasso i violoncelli non perdono un briciolo della loro calda cantabilità. Ma qui è ogni gamma, in realtà, a essere sollecitata sino al suo limite timbrico e dinamico. Innanzitutto apprezzo un passaggio di testimone fra i due trasduttori abbastanza inavvertibile, anche se quella porzione di frequenze medie immediatamente nei pressi dell'incrocio a mio parere patisce un po' il diametro non indifferente del mid-woofer (22 cm), facendo emergere la gamma di pertinenza del tweeter alla frequenza di taglio come un po' più trasparente e aperta.

I timbri peculiari degli strumenti nelle varie sezioni orchestrali si rivelano veritieri. Nel quadro di una rappresentazione ampia e profonda, riconosco una prestazione sostanzialmente corretta, lineare, non affetta da colorazioni, zone d'ombra o parzialismi. Ben riproposte le proporzioni tra le varie sezioni e profondo il nero infrastrumentale. Abbandoniamo la classica per ritornare a sonorità più vicine ai nostri tempi con uno degli album più noti e gettonati degli anni a cavallo tra i '70 e gli '80: Communiqué dei Dire Straits. Tre sono i pezzi che da questo secondo album della band inglese ascoltiamo, tutti connotati da grande energia e un'empatia con la musica difficile a trovarsi in questa misura. Le evoluzioni chitarristiche di Mark Knopfler sono lancinanti ma possono anche diventare liriche ed evocative. Alla consistenza delle medie e delle basse frequenze si contrappone un comparto alto mai pungente, dinamico, preciso e privo di aspirazioni al protagonismo. In questo senso, il suo cruciale intervento ai fini di una corretta ricostruzione sonora si fa sentire, ma in maniera assolutamente discreta. Gli ascolti terminano con il CD Remparts d'Argile di Henri Texier. Dalle percussioni di Tehouda Désert al brano "cult" di Chebika Courage si beneficia di una filosofia tesa a non snaturare il suono in nessuna delle sue componenti, altamente conservativa del messaggio, e per far ciò mette ogni parte funzionale del diffusore nelle condizioni di esprimersi al meglio, in un modo che sia il meno inibito possibile. I piatti della batteria sono "giusti", né troppo scintillanti, poveri di corpo, né penalizzati nelle loro armoniche superiori.

L'ascolto di tutta la batteria ha un che di eccitante e mi riporta alle considerazioni di Marco Tagliaverga sull'emozionalità del suono. Forse noi audiofili, frastornati da quei proclami emessi dagli uffici di marketing che sempre più mirano al sensazionale, dovremmo riconciliarci con l'essenza più autentica di certi termini, forse usati con troppa disinvoltura nelle brochure dei prodotti. E queste TMAudio JEM66 LaPurista assolvono alla fondamentale funzione di mettere in stretto collegamento la tecnica con le emozioni della musica. L'impressione costante che ho ricevuto è quella di un sistema che, pur non rinunciando a palesare una personalità ben riconoscibile, non è tuttavia disposto a prevaricare la naturalità del messaggio. Davvero poco invasivo pare l'operato del crossover, che non intacca il microdettaglio nè deprime la dinamica o toglie lucidità ai driver, che in questo modo sono liberi di esprimersi al meglio. In conclusione, mi sono trovato al cospetto di un sistema timbricamente sano, corretto, polivalente, valido su qualsiasi genere musicale, come ogni progetto oculato dovrebbe essere. Non riserva sorprese, se non quella - piacevole - di un lindore riproduttivo che credo trovi pochi riscontri nell'attuale panorama dell'Hi Fi.

E complimenti alla TMAudio per essere partita con il piede giusto!

Da destra: Marco Tagliaverga: CEO - Alberto Bellino: Progettista - Floriana Luciani: Manager della Comunicazione - Juan Cruz del Granado: Designer


Alfredo Di Pietro

Giugno 2021


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