
INTRO
Cosa si accende nel recensore che ha chiesto di provare un determinato diffusore e invece il produttore decide di recapitargliene un altro? Direi un misto di sorpresa e autocompiacimento per essere stato individuato come primo critico di un nuovo modello. In realtà attendevo a casa le piccole BadGirl, diffusore da supporto, ma il 28 marzo U.S. mi vedo portare dal buon Emanuele Vangeri e dal suo amico Roberto una coppia di nuovi sistemi BadLady, gli ultimi nati in casa Lahò Loudspeakers. Da una Girl a una Lady il passo non è esattamente breve, ma è soprattutto all'appellativo "Bad" che dobbiamo guardare, come di una ragazza che è diventata con il tempo un'avvenente signora, conservando tuttavia quella "cattiveria" che è sempre stata nella sua indole. Già in diverse altre occasioni ho detto che nella mia esperienza a fare da cicerone audiofilo sono state le fiere audio, ma è probabilmente la mia particolare posizione di recensore che mi fa vedere le cose sotto una luce diversa da quella del semplice visitatore. Con le rassegne HiFi ho potuto prendere contatto con operatori e oggetti che di primo acchito ho trovato stimolanti, meritevoli di uno sguardo più approfondito. Il mio atteggiamento è dunque quanto mai lontano da quello del passante occasionale, da quel "wanderer" che poi magari scrive dei post sui social dove esecra l'affollamento, la confusione, i rumori di fondo indesiderati, la maleducazione e tutto ciò che il vero appassionato deve sorbirsi quando partecipa a una mostra. È quel tipo di astante che, nonostante la disistima esternata "coram populo", torna poi puntualmente a visitare ogni mostra .
La mia prima presa di contatto con questo modello è avvenuta alla mostra audio Degustazioni Musicali di quest'anno, Suite 115 del Primo Piano, dove una coppia di BadLady suonava in compagnia di una sorgente digitale PC con software Pure ASIO Player, convertitore D/A Dual-Mono Bricasti M1 SE e amplificatore finale di potenza stereo Bricasti M15. Dei diffusori che sono subito emersi con la loro voce particolarmente limpida e dinamica. Eccomi dunque impegnato adesso a testarle, accompagnato dalla forte curiosità di appurare se gli sforzi del marchio di Stezzano si siano sostanziati in un oggetto che vuole fortemente distinguersi dagli altri. Una felice e non facile congiunzione, in un mondo audio oggi sin troppo popolato da superfetazioni, tra il miglior professionale e l'alta fedeltà domestica, con una particolare attenzione ai materiali, alla cura costruttiva e, perché no, anche all'eleganza estetica.
LAHO' LOUDSPEAKERS
STORIA E FILOSOFIA DI UN MARCHIO VISIONARIO

Emanuele Vangeri (a destra) e Alex Tuzzi
L'azienda Lahò Loudspeakers nasce quasi casualmente nel 2019 per volontà di Emanuele Vangeri, allora cinquantenne e impegnato a fare un bilancio della sua vita audiofila. Felicemente sposato, era possessore d'impianti HiFi da quando aveva quindici anni, amatore anche di musica e suonatore di tromba. Incarnava il tipo di appassionato che non era mai contento, nel corso del tempo aveva cambiato diversi impianti, sempre alla ricerca di un Sacro Graal che non riusciva mai a trovare. La vita procede per stratificazioni, addizioni e sottrazioni di elementi che non infrequentemente appartengono ad ambiti diversi. Il nostro amico dirigeva, e tutt'ora dirige, un'azienda manufatturiera che lavorava il legno, i metalli, le resine, in qualità d'ingegnere meccanico in tanti anni di attività aveva accumulato una notevole esperienza nella costruzione di oggetti. Ogni tanto gli capitava di progettare delle attrezzature per i suoi clienti, cose fatte da zero, di sana pianta, frutto e occasione di sviluppo del suo estro costruttivo. È successo allora che sette anni fa decise di unire l'utile al dilettevole, mettendo a fattor comune il suo lavoro e la passione per l'alta fedeltà. Da lì all'idea di costruire un diffusore il passo fu breve.
Tuttavia, come primo passo non gli andava di studiarsi l'elettroacustica, così per semplificare le cose comprò un kit di autocostruzione, completo di tutti i componenti necessari, con sottesa l'ambizione di farsi da solo un diffusore, magari anche meglio di quanto fosse pronosticabile. Per cominciare volle dunque prendere questa scorciatoia, al fine di fare un semplice esperimento. Dopo una ricerca su Internet trovò il sito del danese Troels Gravesen, una delle figure più autorevoli e conosciute a livello mondiale nel campo dell'autocostruzione di diffusori acustici, basti pensare che aveva dedicato decenni all'ideazione e alla condivisione di progetti audio ad alta fedeltà. Comprò allora questo kit, tra l'altro abbastanza costoso perché tra woofer, midrange, tweeter e crossover e altro aveva speso 2400 euro. Nella confezione c'era la descrizione dei diffusori, come costruirli, compreso lo schema crossover ma senza indicare i valori dei vari componenti passivi. Nel momento in cui si decideva di procedere all'acquisto arrivava tutto il corredo di elementi da montare con lo schema circuitale e i valori corretti. Si trattava di un sistema del tipo Open Baffle (a pannello aperto), quindi privo di un cabinet chiuso. Emanuele si dette da fare con grande impegno per costruire questo diffusore, equipaggiato da un woofer di 38 centimetri, midrange da 18 centimetri e un bel tweeter da 35 millimetri; erano componenti di qualità, che giustificavano l'elevato prezzo di vendita.

Data la tipologia di carico il mobile era praticamente inesistente, veniva fornito un semplice pannello, che Emanuele sostituì con un altro fatto da lui, curvo, bombato e con spessori variabili. Ovviamente era stato attento a disporre gli altoparlanti sul baffle nelle posizioni corrette, quelle indicate dal progettista. Il pannello nel disegno originale era inclinato, il suo però era molto più bello, assomigliava un po' a quello delle famose Dahlquist DQ10. Dopo avere assemblato il sistema si mise in speranzoso ascolto, ma rimase fortemente deluso dal suono che produceva, pensava fosse un problema di rodaggio, peccato che dopo due mesi il suono non era cambiato di una virgola. Dopo l'iniziale disorientamento si mise a cercare su Internet e nei vari forum le soluzioni per porre rimedio alla sconfortante situazione. Uno gli rispose spiegandogli che il problema risiedeva nel filtro crossover e che era disposto a mostrargli quelli che faceva lui. Si trattava di una persona competente, abbastanza nota nell'ambiente dell'Audio, che progettava e realizzava crossover per utenti che erano intesi a cambiare o modificare quello del proprio diffusore. Emanuele Vangeri alla fine andò a casa sua e costui gli mostrò un diffusore in stato di lavorazione, dotato di un mobile in legno non finito, che a dispetto delle sembianze suonava molto bene nell'impianto in cui era messo.
Dopo un'oretta arrivò un ragazzo con cui cominciò a parlare, anche lui dilettantesi in autocostruzione, gli raccontò che in quel momento aveva bisogno di fare due teste sferiche dove alloggiare i tweeter di un suo diffusore. Emanuele a quel punto gli fece vedere il sito della sua azienda, cosa riusciva a fare con le sue macchine utensili, mostrandosi disposto ad aiutarlo nelle sue desiderata. Sulla base di un disegnino buttato giù da questo autocostruttore, colse la palla al balzo per un test che doveva fare la settimana seguente su una macchina utensile che gli era appena arrivata. Prese due blocchi di resina, dieci minuti di lavoro CAD e il disegno del pezzo era bello che fatto; inviò i due pezzi finiti al DIYer, che fu contentissimo del lavoro. Un suo amico vedendo queste realizzazioni gli domandò chi le avesse fatte, "un ragazzo di Bergamo" rispose. Questo amico allora, fortemente incuriosito, telefonò a Emanuele, si presentò dicendo che era di Ferrara, rimase tre ore al telefono a spiegargli cosa facesse nella vita. Era Alex Tuzzi, colui che in seguito sarebbe diventato il suo collaboratore alla Lahò Loudspeakers. Nel fine settimana seguente Vangeri si recò a Ferrara, entrò nella sua sala trovandosi davanti un enorme diffusore costruito interamente a tromba con un po' di legni di recupero, una sorta di Frankenstein corredato di sub.

Alex accese l'impianto per farglielo sentire e la prima cosa che venne in mente a Emanuele fu come mai una cosa talmente antiestetica potesse suonare così bene, tra l'altro pilotato da un amplificatore valvolare con le 300B che erogava appena 3 Watt per canale. Un sistema che letteralmente lo spettinò, come si suol dire in gergo audiofilo, insegnandoli che in HiFi il bello e il buono non sempre coesistono. L'amico Alex gli mostrò un fascicolo pieno zeppo di suoi progetti, così Emanuele si persuase a proporgli una collaborazione. Di buona lena i due cominciarono a lavorare su un diffusore "singolare", ritenendosi dei megalomani, a quattro vie più subwoofer, triamplificato, dove le tre vie superiori erano filtrate passivamente, mentre il medio basso e i subwoofer erano gestiti da un crossover digitale. Un sistema da ben 110 dB di sensibilità e dal peso di 300 kg, lo conserva ancora in azienda, la sua qualità sonora non è eccelsa, sicuramente migliorabile, ci hanno lavorato su due anni ed è stato un'ottima palestra. Per una cosa tuttavia non passava inosservato, per la sua dinamica mostruosa, concessa dall'altissima sensibilità e dalle trombe. Sul medio basso era stato utilizzato un altoparlante da 12 pollici caricato da una tromba ripiegata lunga due metri e mezzo, il mobile aveva praticamente le fattezze di un armadio.
Fu Alex Tuzzi a curare lo sviluppo di questa tromba, fornì le espansioni e le dimensioni a Emanuele, che riuscì a farcela stare in un mobile tutto sommato compatto, largo 80 cm, profondo 110 cm e alto 170 cm; la fisica è fisica e di più non si poteva fare per una tromba del medio-basso la cui bocca aveva un'area di 5.000 cm quadrati, scendeva in frequenza sino a 60 Hz, aiutata nell'estensione dall'intervento dei subwoofer. Sino a 50-60 Hz la sensibilità rimaneva comunque quella estremamente elevata di 110 dB. Questo progetto è stato la mamma della genia di diffusori Lahò, da questo i nostri due amici hanno imparato tante cose, perseguendo la loro strada nonostante i pareri poco favorevoli dei conoscenti, i quali consideravano una follia poter permettersi un tale diffusore, senza contare la problematica di avere una stanza adeguata dove metterlo (quella di Emanuele era di 50 metri quadri). Loro propendevano piuttosto per la produzione di un diffusore che fosse per tutti. Sopraggiunse lo sventurato periodo del COVID-19 e in quel frangente iniziarono a lavorare sull'Oxygen, un sistema che nel loro pensiero avrebbe dovuto essere per tutti, ma che in realtà non si rivelò tale. Si puntò molto in alto per questo modello, che non è stato affatto una meteora ma è ancora attualmente a catalogo come sistema ammiraglio del marchio bergamasco.

Rappresenta la versione in piccolo, ma molto più raffinata, del colossale diffusore progettato agli esordi, essendo un sistema costituito da due satelliti e un subwoofer che fa da rinforzo per le frequenze più basse. Tali satelliti lavorano fino a circa 60-70 Hz, con i trasduttori tutti caricati a tromba: un driver a compressione da 1 pollice con la membrana in berillio per l'acuto (e si sente), un Radian versione 475BePB , lo stesso componente che c'è nelle BadLady, solo che in queste ultime la membrana è in alluminio. Il berillio è un materiale noto per la sua estrema leggerezza, durezza e per l'alto punto di fusione, tanto da essere utilizzato in leghe ad alta tecnologia nel settore aerospaziale. Si tratta di un driver alquanto costoso che però suona in modo eccezionale. Anche il medio è un driver compressione, da 2 pollici con la membrana in carta, un bellissimo componente dell'italiana Faital. Discorso diverso per il woofer, quello che la Oxygen montava al principio era da otto pollici, caricato sia con una corta tromba anteriore che con una tromba posteriore affacciata sul pavimento, fu scelto quest'altoparlante perché nel momento in cui fu steso il progetto il 10 pollici non esisteva ancora. In seguito fu rilasciato, vantava ben 5 dB in più di sensibilità, consentendo di portare il sistema da 100 dB a 104 dB, parliamo di una differenza non da poco: quattro dB tra una versione e l'altra.
Il nuovo trasduttore purtroppo non entrava nel cabinet pensato per l'otto pollici, fu quindi allargato di un centimetro e alzato dal piano d'appoggio della stessa quota. È stato necessario farlo "obtorto collo", da cui i due mobili diversi. Nonostante i propositi iniziali, l'Oxygen sfortunatamente non si è rivelata essere un diffusore alla portata di tutti e questo sin dalla costruzione del cabinet. La base è formata da un mobile interno, costituito quattro pannelli, che non ha soltanto una funzione estetica: davanti c'è la tromba, mentre la testa è fatta di tre elementi, fresata dal pieno in due blocchi che poi vengono incollati. Insomma, per la sola testa c'è a monte un approfondito studio, i tre altoparlanti sono allineati in fase, e quindi temporalmente, in un punto d'ascolto stabilito a tre metri e mezzo, in questo è come se si avesse un'unica sorgente puntiforme che emette. Il tweeter è inclinato di qualche grado verso il basso per farlo coincidere con la posizione d'ascolto, non si vede ma dentro c'è un piccolo piano che rende possibile l'inclinazione, è stato peraltro condotto un appropriato studio per individuare un corretto posizionamento. Ne è venuto fuori un sistema che non si può definire abbordabile, il suo oneroso costo è giustificato dai materiali, dall'impegno costruttivo nonché dal tempo che occorre per giungere all'oggetto finito.

Due pannelli frontali del diffusore BadGirl.
In seguito è nato il modello BadGirl, un diffusore da piedistallo che è stato poi portato in giro alle fiere audio, e ancora dopo ha esordito la gamma composta dai modelli floorstanding FuturA5 e FuturA7. All'inizio fu la FuturA7, presentata qualche anno fa alla mostra Sintonie Audio Video Expo al Palacongressi di Rimini. È un modello che personalmente già conoscevo, rivisto all'evento monzese «ItaliAcoustic - LAHO'» nel giugno dell'anno scorso. A questo punto cosa ancora poteva sancire l'approccio eminentemente evolutivo di un marchio cui non piace dormire sugli allori? A riguardo Emanuele mi racconta un significativo episodio. Durante una fiera era andato in una sala ad ascoltare un diffusore della concorrenza, tornando piuttosto contrariato nella sua. Riportò ad Alex le sue impressioni e l'insoddisfazione nel paragone tra quel diffusore e i loro, che pure adoperavano altoparlanti egregi ed erano costruiti con tutti i crismi. Per quello che erano dovevano sicuramente suonare meglio. Pungolato dalla piccata osservazione, il suo collega rivide gli schemi dei crossover, quelli che aveva progettato il signore conosciuto tempo addietro. Era stato lui infatti l'ideatore del primo implementato nel grosso diffusore degli inizi. Nulla da dire, era uno sicuramente bravo, competente, ma che aveva un modo di concepire i filtri divisori un po' datato, con l'utilizzo di tante celle di compensazione e di risonanza, i suoi schemi contenevano un gran numero di componenti.
Ecco che si manifestò l'esigenza di fare qualcosa in direzione del miglioramento del suono, rivedendo appunto le reti divisorie perché era lì che secondo Vangeri c'era il vero collo di bottiglia, non certo negli altoparlanti o altro. Passati quasi nove mesi il crossover era a punto, nel fine settimana successivo Alex invitò Emanuele per un ascolto nella sua casa di Ferrara, fu un'audizione che sortì ottimi risultati: il buon umore era recuperato. Riconobbe finalmente nelle Oxygen il suono che aveva sempre desiderato, libero di viaggiare nell'aria come voleva. Sulla base di quella presa d'atto fu rivisto anche il crossover del BadGirl, applicando gli stessi principi anche per il FuturA7 e per il successivo modello FuturA5, ma anche le nuove BadLady hanno beneficiato del medesimo "modus operandi". Per gli ultimi modelli non è stato necessario spendere del tempo in particolari ricerche, ma si è partiti subito in quella direzione. In buona sostanza le ultime creazioni sono nate già a punto, una volta stabilito come dovesse essere già alla nascita il filtro crossover. Alla stregua del BadLady, possiamo considerare il Lahò Unica (2026) come una sintesi tra pregresso e nuovo, mutuando questo la parte medio alta dalla FuturA5, con il medio da 10" non caricato però in Bass Reflex ma in un volume chiuso, e la parte sottostante, costituita da due woofer che seguono la configurazione del subwoofer BadBoy.

Pannello frontale della FuturA7 con il 15" posizionato.
Si tratta praticamente di un BadBoy raddoppiato, quindi in una coppia di Unica è come se ci fossero quattro BadBoy che suonano. Il risultato è stato straordinario, io stesso ho potuto ammirarlo in una recente visita all'azienda: l'importante volume d'aria spostato produce un basso devastante, in grado di scendere a 27 Hz in un mobile dalle dimensioni tutto sommato accettabili. Non così il peso, che raggiunge i 100 kg.
DIFFUSORE LAHO' BADLADY
UN SISTEMA DALLE ARMI BEN AFFILATE

SPECIFICHE TECNICHE
Altoparlanti:
Un driver da 1″ a compressione con membrana in alluminio e tromba mini-Hyperfocus
Tre woofer da 6,5″ ad alta dinamica
Risposta in frequenza misurata in regime anecoico: 30 Hz - 22.000 Hz (± 1 dB)
Sensibilità: 93 dB/2,83 V/1 m
Impedenza minima: 4 Ohm
Pannello frontale in resina composita e cabinet ultra-rigido in HDF
Tutte le lavorazioni sono eseguite mediante fresatura a CNC
Crossover con componentistica di alta qualità: Mundorf, Clarity Cap e Jantzen
Controllo del damping della gamma bassa
Connettori bi-wiring TUM
Dimensioni e pesi: 24x29x122 cm (LxPxH) - 42 kg (singolo diffusore)


In questi anni la dinamica azienda bergamasca sembra aver raggiunto la piena maturità, confluita nello sviluppo dei diversi sistemi d'altoparlanti che oggi compongono il catalogo. Questo comprende i modelli Oxygen (l'ammiraglia da pavimento), BadGirl (da supporto), FuturA5 (da pavimento), FuturA7 (da pavimento), Unika (da pavimento), BadLady (da pavimento), BadBoy (subwoofer), Oxygen voce (centrale), BadGirl voce (centrale). Il canale centrale Oxygen voce, praticamente una Oxygen distesa in orizzontale, è uno strepitoso oggetto da 100 kg, anche lui emblema della "grandeur" presente nel DNA Lahò. La tipologia del centrale è una recente acquisizione, sono in previsione anche un canale centrale per la BadLady, il SadGirl, e un altro per la linea FuturA, in particolare per la FuturA5, per quest'ultimo l'idea è scaturita dall'esigenza di un cliente che ha voluto allestire un impianto audio video completo. Come per tutti gli altri modelli, anche per il BadLady il marchio ha puntato il 99% delle sue energie sul prodotto vero proprio e il rimanente 1% al marketing, una filosofia che emerge anche dai fatti, visto che la prima pubblicazione di una prova è stata fatta dopo cinque anni di esistenza dell'azienda sul mercato. È un modo di fare che non rientra in un calcolato tipo di sprezzatura in quanto derivante dall'indole dei due soci Emanuele Vangeri e Alex Tuzzi, due tecnici che badano al sodo.

Il neonato BadLady è la naturale evoluzione da pavimento del BadGirl, il diffusore più piccolo del marchio, cui si è voluta conferire una voce più importante. Nel nuovo il piedistallo è stato sostituito da un volume che ospita altri due altoparlanti, con il vantaggio di avere lo stesso ingombro in pianta ma con un sensibile incremento delle prestazioni in gamma bassa. Un oggetto HiFi non è soltanto rappresentabile snocciolando una serie di "fredde" specifiche tecniche, in realtà la prima cosa che suscita in chi lo vede e maneggia pertiene alla dimensione sensoriale, che ancor più emerge nell'ascolto. La mia impressione iniziale di fronte al BadLady è stata netta, rimanendo immutata durante tutto il corso della recensione, quella cioè di una grande sostanza, di una costruzione in cui non si è lesinato sull'abbondanza e qualità dei materiali. Non si pensi per questo a un indistruttibile carro armato, ma a un oggetto dotato di eleganza, per rendersene conto basta osservare le linee armoniosamente tondeggianti e assolutamente non banali del frontale in resina, dalle quali traspare la familiarità di Emanuele con i sistemi CAD e CAM. Non vorrei esagerare ma ho ricevuto la sensazione di trovarmi davanti a una sorta di opera d'arte moderna. Non si tratta nemmeno di un disegno artatamente - e inutilmente - sofisticato, atto solo a far colpo sull'eventuale acquirente, ma bensì ligio a una determinata modellazione dell'emissione sonora.


Vedremo meglio questo particolare nella parte tecnica riguardante i diagrammi polari orizzontali. Il BadLady può essere dunque considerato come una derivazione, o meglio un'integrazione, una sorta di "spin-off" del modello da supporto, nato dalla volontà di realizzare un modello che estendesse la risposta in basso delle "ragazze". Da queste eredita la stoffa timbrica e le virtù soniche, adeguandole ad ambienti di maggiori dimensioni. Se le piccole si possono mettere a suonare in locali di 15, 20 o anche 25 metri quadri, le BadLady possono tranquillamente superare questa cubatura. Il fatto di avere tre mid-woofer che lavorano insieme consente di avere il triplo di emissione in gamma bassa, i due accolti nel modulo inferiore sono accordati leggermente più in basso e promettono una discesa di qualche Hertz in più rispetto al BadGirl. Tipologicamente ascrivibile alla categoria della torre snella, è quindi un due vie e mezzo pensato per essere preferibilmente inserito in ambienti domestici di media cubatura. La parte superiore corrisponde esattamente (anche nel crossover) al BadGirl, dove l'altoparlante per le medio-basse è un 6,5" caricato in un volume separato che sbocca sul frontale tramite una porta reflex a fessura con andamento del condotto a clessidra. Come dicevo, nella sezione inferiore troviamo due mid-woofer da 6,5" della stessa marca e modello di quello superiore, usati in funzione di mezza via e filtrati da un passabasso ottenuto con un induttore serie di qualità.

Anche loro sono caricati in Bass-Reflex in un apposito volume dalla cubatura più grande del superiore, la relativa porta non è tuttavia frontale ma collocata sul fondo del cabinet. Il pesante mobile poggia su quattro robusti piedini a punta regolabili in acciaio inox, i quali, oltre a consentire una perfetta stabilità del sistema, regolano con precisione la distanza del fondo (in cui ricordiamo è collocata una delle due porte reflex) dal pavimento. Tale distanza è di 5,5 cm, assolutamente non casuale ma atta a regolare in un determinato modo l'interazione tra l'emissione del complesso condotto/porta, relativo al più grande volume inferiore, e il pavimento. Parliamo di uno sbocco che ha la medesima conformazione del frontale ma è di area doppia, la sua emissione è quindi del tipo "downfiring", rivolta cioè verso il basso, una soluzione che offre degli indubbi vantaggi. Innanzitutto, la distanza dalla superficie prospiciente rimane immutata quale che sia la collocazione del diffusore in ambiente, da cui la minor sensibilità al posizionamento. Inoltre la distribuzione dell'energia alle basse frequenze risulta uniforme a 360° lungo il pavimento, facendo questo da prolungamento del condotto stesso. Non va poi trascurato il miglior accoppiamento dell'emissione con la stanza, foriero di bassi spesso più corposi rispetto a una configurazione frontale di pari dimensioni.


Nemmeno la decisione di adottare due condotti a clessidra è banale e depone per la cura che in questo diffusore è stata messa per ottenere una notevole pulizia e regolarità di emissione. Il Klepsydra, infatti, in confronto ai tubi cilindrici tradizionali riduce nettamente le turbolenze, compresa l'emissione di frequenze spurie. La sua conformazione aerodinamica (svasata) alle estremità riduce il tipico rumore di flusso prodotto dall'aria che transita ad alta velocità nel condotto. Anche la gestione dell'escursione del trasduttore è migliore, specialmente ad alto volume, foriera di una minor compressione dinamica. Tale conformazione permette inoltre di accorciare la lunghezza del condotto mantenendo la stessa frequenza di accordo. Significativo di un concezione simil modulare è il mobile, diviso all'interno in due parti alle quali si può accedere rimuovendo i pannelli tenuti in sede da robuste viti con testa esagonale (sei per la superiore e dieci per l'inferiore). Le tavolette che ospitano i crossover sono avvitate su questi pannelli, bisogna levarli con cautela perché i corti cavi che dal filtro arrivano agli altoparlanti possono staccarsi nella manovra. I mid-woofer hanno dei fast-on semplici, privi cioè del dentino di ritenuta, mentre il tweeter ha dei morsetti a pressione.

Ho chiesto lumi sui layout circuitali dei due filtri divisori, ma questi sono coperti da riservatezza; a ogni buon conto troviamo condensatori e resistori Mundorf, condensatori Clarity Cap, mentre gli induttori sono della Jantzen, per un totale sulla parte superiore di nove componenti. Da sottolineare il fatto che il pannello frontale non è in legno ma in una resina composita la cui densità è vicina ai 1200 kg/m³, quasi doppia rispetto all'MDF, che è di solo 700 kg/m³. Si tratta di un materiale molto sordo, duro e inerte, che poi viene trattato in diverse finiture. Per chi lo desiderasse viene rilasciata pure una versione con il frontale in legno massiccio, questo dà origine a un suono un po' diverso da quello della resina composita, timbricamente meno reattivo e più caldo poiché il legno tende ad ammorbidire le sonorità. I rimanenti pannelli sono invece in HDF di grande spessore e contribuiscono non di poco al peso complessivo del diffusore, l'High-Density Fiberboard è una versione più consistente e pesante dell'MDF, con una densità che si posiziona tra 800 kg/m³ e oltre 1000 kg/m³. Il baffle frontale in resina non è avvitato alla parte sottostante del cabinet ma tenacemente attaccato a essa con un collante strutturale, una colla epossidica praticamente impossibile da staccare una volta avvenuta l'adesione. Altro particolare da segnalare è che, a parte le viti dei pannelli posteriori, non ce n'è nessun'altra a vista essendo i mid-woofer saldamente fissati al baffle tramite un sistema di "clip" ideate e prodotte in azienda.


Ce ne sono di due tipi, quella pertinente al midwoofer è fissata con due viti, una preme la clip sul bordo del trasduttore e spinge il cestello rendendolo fortemente aderente al pannello, la seconda è invece fissata sull'HDF sottostante. Parliamo di una sorta di potente "fermaglio" che ha disegnato personalmente Emanuele Vangeri (è lui che ne ha pure costruito lo stampo) facendolo nello stesso materiale del frontale. La clip del tweeter ha invece una sola vite di fissaggio, essendo questo privo di fori filettati, che lo assicura alla parte interna del frontale. Vale anche qui la regola che un'immagine dice più di tante parole, e la foto c'è. Essendo le due BadLady consegnatemi degli esemplari di preserie, ho evitato di fotografare l'interno per non dare al lettore un'errata idea su quello che sarà l'aspetto definitivo, anche estetico. Sul lato "B" c'è la piastra connettori, dov'è presente un misterioso tastino contrassegnato con la dicitura "Damping", la sua azione consiste nell'incrementare lo smorzamento delle basse frequenze per un miglior adattamento all'acustica della stanza o, perché no, al gusto del cliente. Visto che già di suo questa è ben frenata, tale almeno è risultata nel mio impianto, non ho utilizzato questa funzione, lasciando gli altoparlanti liberi di esprimersi. Tale comando fa capo a un resistore che non lavora in serie ma in parallelo, non va dunque a interferire con il segnale né tantomeno con il crossover, che rimane indisturbato nel suo funzionamento.

Il suo intervento non mi è sembrato comunque drastico e non va a rivoluzionare la prestazione del diffusore nel range inferiore. Quattro robusti terminali a vite TUM Connect consentono il bi-wiring o bi-amping, conducendo alla parte alta e bassa del sistema. Diretta rifrazione della cura estetica che Lahò mette nelle sue creazioni è la disponibilità di un'ampia scelta di finiture "automotive", idonea a soddisfare ogni esigenza di gusto e d'inserimento in ambiente. Per la riproduzione della gamma alta viene impiegato un driver a compressione da 1" con membrana in alluminio, caricato da una tromba Mini-Hyperfocus, progetto originale ed esclusivo di Laho’. Ma di questo argomentiamo nel paragrafo che segue, dove diamo nome e cognome ai due trasduttori, illustrandone le caratteristiche tecniche.


GLI ALTOPARLANTI
È venuto il momento di occuparci dei due altoparlanti che equipaggiano il nostro diffusore, lo facciamo attingendo ai rispettivi Datasheet. Il primo che vi presento è il woofer (in realtà possiamo considerarlo un medio-basso) Eighteen Sound 6ND430 8Ω da 6", espressamente progettato per la riproduzione delle basse frequenze in sistemi a due vie o anche multivia dove sono richiesti un peso ridotto un'elevata intelligibilità. Il Qts di 0,27 e il Vas di 12,6 litri suggeriscono l'utilizzo in casse reflex compatte (proprio come le BadGirl) per coprire la gamma medio-bassa. È particolarmente indicato dalla casa produttrice, in considerazione della sua estrazione professionale, per l'uso nei monitor da studio, pur non disdegnando i sistemi Line Array o i multivia. Il gruppo magnetico esterno al neodimio risulta molto potente, assicura un'elevata concentrazione di flusso, una bassa compressione di potenza e un ottimo scambio termico. C'è lo dice senza mezzi termini il fattore di forza, pari a 10 Tesla/metro, certamente elevato per un woofer da 6 pollici, di conseguenza la gestione della potenza è di alto livello, come il rapporto peso/potenza. Interessante è anche la sua struttura: l'incapsulamento della struttura magnetica all'interno del cestello, insieme all'ampio spazio di contatto tra la piastra posteriore e la struttura dissipante, garantisce un efficace e costante trasferimento del calore.
Particolare cura è stata dedicata alla forma e al progetto del materiale che costituisce il bordo, allo scopo di minimizzare le risonanze sulle frequenze medio-alte. La bobina mobile da 45 mm è realizzata in filo di alluminio leggero, assicura linearità ed elevata tenuta in potenza, cosa che ho verificato essere veritiera durante le prove d'ascolto. Implementa un trattamento proprietario del cono mirato a proteggere dall'umidità, in vista di un utilizzo all'esterno in condizioni meteorologiche avverse. In questa direzione va anche lo speciale rivestimento applicato sia alla piastra superiore che a quella posteriore, atto a rendere il 6ND430 molto più resistente agli effetti corrosivi dei sali e dell'ossidazione. Il diametro effettivo della membrana, che ho misurato da centro a centro della sospensione esterna, è di 12,5 cm. Di seguito possiamo vedere le sue specifiche tecniche e i parametri di Thiele & Small.
SPECIFICHE TECNICHE

Diametro nominale: 152 mm
Impedenza nominale: 8 Ohm
Impedenza minima: 6,1 Ohm
Potenza nominale gestibile: 200 Watt
Potenza continua gestibile: 260 Watt
Sensibilità: 92,5 dB/2,83 V/1 m
Gamma di frequenza: 63 Hz - 5500 Hz
Diametro della bobina mobile: 44 mm
Materiale di avvolgimento: Alluminio
PARAMETRI DI THIELE & SMALL
Frequenza di risonanza in aria libera: 61 Hz
Re: 5,5 Ohm
Qes: 0,28
Qms: 6,5
Qts: 0,27
Vas: 12,6 dm3
Sd: 133 cm2
Xmax: 5 mm
Mms: 13,3 g
Bl: 10 Txm
Le: 0,28 mH
EBP: 217 Hz
Anche il driver a compressione Radian 475PB da 1" appartiene alla grande famiglia dei trasduttori professionali, essendo progettato per resistere a un funzionamento gravoso, prolungato e con un elevato fattore di picco. Sono condizioni facili a verificarsi durante i tour concertistici nei monitor da palco, compresi i sistemi audio ad alte prestazioni. Dal suono particolarmente dinamico, dettagliato e trasparente (virtù che ho molto apprezzato durante gli ascolti), ha un diaframma proprietario in lega di alluminio di grado aerospaziale con il più alto rapporto "resistenza alla trazione/peso", caratteristica che il produttore ha ritenuto necessaria per renderlo resistente alla fatica a lungo termine, ha inoltre un elevato smorzamento che elimina le risonanze tipiche di altre cupole metalliche. Notevole pure l'estensione delle alte frequenze sino a 25 kHz e la possibilità di tagliarlo piuttosto in basso (la frequenza minima di crossover consigliata e di appena 1,2 kHz), cosa che lo rende molto versatile nell'abbinamento con mid-woofer o woofer. Il bordo è in polimero termostabilizzato, per conseguire una bassa distorsione e la tenuta ad alti livelli di pressione sonora, oltre che garantire una notevole stabilità delle prestazioni a lungo termine. La sua bobina mobile da 44,5 mm è a nastro, trattata con adesivi avanzati per la massima affidabilità.
Non manca un anello di demodulazione in rame all'interno del traferro magnetico, sulla cui utilità vale la pena soffermarsi. Chiamato anche anello di cortocircuito o anello di Faraday, serve a ridurre l'induttanza (Le) della bobina mobile tramite un'azione che contrappone un campo magnetico a quello creato dalla bobina, avviene così che riducendo l'induttanza, l'impedenza dell'altoparlante rimane più lineare alle alte frequenze (senza la tipica risalita in zona induttiva), permettendo una risposta più estesa e uniforme. Un altro beneficio è la stabilizzazione del flusso magnetico, che porta a ridurre sia la distorsione armonica che quella d'intermodulazione, soprattutto in presenza di grandi escursioni della bobina mobile nel muoversi avanti e indietro all'interno campo magnetico. Cosa molto importante per la resa dinamica è l'abbassamento della compressione di potenza, come sappiamo determinata dalla variazione d'impedenza che causa il calore. Si verifica infine una miglior dissipazione del calore prodotto dalla bobina mobile, poiché il rame di cui è composto l'anello favorisce il trasferimento termico da questa al gruppo magnetico. Tra le sue specifiche c'è anche una potenza di programma continua di 100 Watt e il gruppo diaframma autoallineante. La tromba che carica questo driver a compressione è la Mini-Hyperfocus, derivata da quella adoperata nel modello Oxygen ma con una modifica che ha previsto la sua ovalizzazione, atta ad aumentare la dispersione laterale.
SPECIFICHE TECNICHE

Diametro nominale: 1"/25,4 mm
Impedenza nominale: 8/16 Ohm
Potenza gestibile: 50 Watt
Potenza continua: 100 Watt
Sensibilità: 109,5 dB/2,83 V/1 m
Gamma di frequenza nominale: 1,0 kHz - 25 kHz
Frequenza minima di taglio consigliata: 1,2 kHz
Re: 6,2/11,5 ohm
Impedenza minima: 7,6/14,0 Ohm
Materiale del diaframma: lega di alluminio strutturale
Diametro della bobina mobile: 44,5 mm (1,75")
Avvolgimento della bobina mobile: nastro avvolto sul bordo
Filo della bobina mobile: alluminio rivestito di rame
Supporto della bobina mobile: poliimmide ad alta temperatura
Anello in ferrite sul magnete
Angolo di uscita: 11,4°
LE MISURE----->
ON THE ROCKS!
L'ASCOLTO
L'IMPIANTO
Streamer WiiM A2 Pro AFC
Convertitore D/A MicroSound Technology CDA1
Giradischi Pro-Ject Debut II SE con testina Denon DL 160
Preamplificatore Phono Grandinote Celio
Amplificatore integrato stereo EAM Lab Studio 102i
Amplificatore integrato stereo NAD 3020B
Amplificatore integrato stereo NAD 304
Amplificatore integrato stereo Mohr SV50
Amplificatore integrato stereo Aiyima A02
Preamplificatore linea stereo Advance Acoustic MPP-202
Amplificatore finale di potenza stereo Rotel RB 1070
Preamplificatore NAD Masters M66
Amplificatore finale di potenza stereo NAD Masters M23
Cablaggio di segnale Audio Quality, di potenza Fluxus Labirinti Acustici LTZ 900 e Supra LoRad 2.5 di alimentazione.
ALBUM ASCOLTATI
Ange - Emile Jacotey Resurrection
Premiata Forneria Marconi - Jet Lag
Lars Danielsson Liberetto - Cloudland
Marc Andrè - Mirage
Francesco Libetta - The Complete Beethoven Piano Sonatas: Op. 101, 106, 109, 110, 111
Calidore String Quartet - The Middle Quartets
Time Out (Legacy Edition) - The Dave Brubeck Quartet
Chet Baker - Sings
Mahler Symphony N. 5 - Tonhalle-Orchester Zürich. Paavo Järvi
Berliner Philharmoniker - Bernard Haitink - Anton Bruckner: Symphony N. 5
Falla: Noches en los jardines de España. Orquesta Sinfonica Pro-Musica De Viena. Hans Swarowsky
Anthology. Franco Battiato: Le Nostre Anime
Ivano Fossati - Lindbergh. Lettere Da Sopra La Pioggia
Bruce Springsteen - Nebraska
Fiorella Mannoia - Le Mie Canzoni
Liberty - Anette Askvik
The Best Of Enya - Paint the Sky with Stars
Gaudi - 100 Years of Theremin (The Dub Chapter)
Salon Musical Ondes Martenot
Izabella Effenberg - Crystal Silence - Music for Array Mbira
Cookin' - Charly Antolini: Jazz Power
La Bamba - The O-Zone Percussion Group. Director Gary Olmstead
Billy Cobham - Drum'n Voice Vol. 1-2-3-4
Inizio in maniera nostalgica con Emile Jacotey Resurrection degli Ange. Di questo gruppo rock progressivo francese posseggo il quarto album in studio, Émile Jacotey, un vinile del 1975 che custodisco gelosamente. Lo acquistai per sentirlo sul mio compatto Philips 22GF827 di allora, questo lavoro è un felice impasto di progressive e fiabesco, tanto da essere divenuto un disco fondamentale nel repertorio della band. Purtroppo il disco è rimasto solo in apparenza in ottime condizioni, il giradischi del Philips era ahimè dotato di una testina piezoelettrica con un peso di lettura di 10 grammi, la quale ha "arato" questo come diversi altri LP della mia collezione. Résurrection è una nuova interpretazione "live" del vecchio album, arricchita e pubblicata nel 2014, non una semplice ristampa ma include nuove tracce e versioni. Emerge immediatamente una peculiarità strategica di Lahò, non la sola, che ha fortemente voluto proporre con questo sistema un basso magari non profondissimo, ma estremamente controllato e frenato. Ne hanno beneficiato l'articolazione e quella capacità discriminante che deriva da un suono assolutamente non monocorde, in altre parole nel BadLady di colorazioni non ce n'è nemmeno l'ombra. Nel brano Peninsula, tratto dall'album Jet Lag della Premiata Forneria Marconi, si ammirano l'abilità a esprimere in modo fulmineo i transienti e la superba microdinamica, elementi che rendono emozionante l'assolo di Franco Mussida.
Sono davvero pochi i sistemi di mia conoscenza in grado di palesare una tale limpidezza del timbro, un'assenza di quegli elementi di disturbo che vanno poi a contaminare la "voce" originale dei trasduttori. Mirage di Marc André è un lavoro rilasciato dall'etichetta Warner Classics nell'aprile di quest'anno, registrato molto bene. Ascolto un suono che non posso definire chirurgico o freddamente analitico, questo è magari un rischio cui si va incontro pilotando il nostro diffusore con una determinata amplificazione, con altri invece che manifestano musicalità e calore si viene calati in un clima da "comfort zone", in quell'ideale condizione psicologica che ispira in chi ascolta un'atmosfera di naturalezza, familiarità. Dal punto di vista del pilotaggio non me la sento di definire il BadLady un sistema di bocca buona, facile da accontentare e che digerisce di tutto senza fare storie, dobbiamo piuttosto sapere che sarà un giudice severo delle nostre amplificazioni, con i loro pregi e limiti. Nel corso dei miei lunghi ascolti ho potuto chiaramente rilevare delle notevoli differenze tra una e l'altra. Un'insidia per quel recensore che voglia valutare il BadLady affrettatamente o condurre gli ascolti con un solo amplificatore.
Il Lahò può mutare camaleonticamente la sua personalità, adeguandosi con puntiglio a ciò che gli viene somministrato: da piatto, poco profondo e incolore può diventare generoso, dinamico e quanto mai espressivo, sta a noi metterlo nelle mani giuste, sicuri che sarà sempre pronto a uniformarsi a ciò che esiste a monte. Non potrebbe essere diversamente vista l'egregia ricettività e potenzialità degli altoparlanti impiegati. Mai una sbavatura o un'indecisione appaiono nel gestire il contenuto musicale, nemmeno nello stupendo album Nebraska di Bruce Springsteen, non per nulla inserito nella posizione 150 della lista dei 500 migliori album stilato dalla rivista Rolling Stone. Il grande Bruce lo registrò nella sua casa di Colts Neck nel New Jersey con un multitraccia portatile a 4 piste, usando solo la chitarra acustica, l'armonica e poca altra strumentazione. Un disco che raccomando caldamente proprio a chi nutrisse dei dubbi circa le doti di penetrazione espressiva di questa "cattiva signora". Ascoltando Liberty di Anette Askvik e, a seguire, The Best Of Enya - Paint the Sky with Stars, la medesima qualità riscontrata sul medio-basso e basso la ritrovo sulle alte, che meglio di così non potrebbero essere: limpidissime, in grado di esprimere una dinamica micro e macro da primato, fantascienza per la media delle cupole che girano sul mercato.
Succede quando un progettista lungimirante riesce a cogliere i migliori frutti del professionale, delle virtù espresse da un ottimo medio-basso e da un driver a compressione di pregio, cercando poi di non rovinare tutto con incroci sbagliati o mobili rabberciati e risonanti. La scena tridimensionale risulta in ogni occasione ben proporzionata, scolpita, rimarchevole la decisione e l'energia con cui vengono affrontati i salti di livello sonoro. Nessun ammorbidimento si manifesta, con una resa ideale delle percussioni, sia le piccole che le grandi, che si affacciano definite, molto veloci e vigorose. Sono qualità che nei miei ascolti (gli album citati non sono che una piccola parte di quanto ho sentito) hanno fatto leggermente virare gli ascolti in direzione dei generi cosiddetti energetici. Nella mia lista non li trovate, ma ho ascoltato anche parecchio materiale che, francamente, mi è poco congeniale ma senz'altro utile a definire le potenzialità di un sistema. In certo Death, Black e Thrash Metal ho fatto ingurgitare alle nostre Lady una grande quantità di Watt, in assenza di moglie e vicini, mentre i miei due gatti si sono rifugiati in un'altra stanza. A volumi insostenibili a lungo ho sentito voci "growl" profonde, batteristi pestoni oltre ogni immaginazione e bellicose chitarre distorte.
Per l'occasione mi sono fatto prestare da un amico un preamplificatore NAD Masters M66 e il correntoso amplificatore finale di potenza NAD M23 da 200 Watt per canale su 8 Ohm. Non ho problemi a dichiarare che è quello che più mi è piaciuto nella rosa delle amplificazioni prescelte, dandomi il destro per valutare la rocciosa tenuta in potenza del diffusore. Ma non si pensi con questo che il BadLady sia un diffusore per metallari, ma un interprete polivalente e mai in difficoltà su alcun genere musicale. Possiamo indifferentemente somministrargli un duo cameristico barocco o la "grandeur" di un'orchestra sinfonica tardoromantica, Bruckner o Mahler per capirci, che infatti ho voluto includere negli ascolti. In ogni caso potremo beneficiare di una prospettiva tridimensionale equilibrata e attendibile, insieme con un'altrettanta cura del timbro, tale da rendere piena giustizia sia un delicato flauto diritto in una sonata di Telemann o al terribile colpo di maglio nella Sesta di Gustav Mahler. Se un piccolo sbilanciamento mi sono concesso negli ascolti, questo è dovuto al grande piacere d'ascolto che mi hanno dato strumenti come la batteria di John Bonham o il basso di Jaco Pastorius. Non parliamo delle poi dell'entusiasmante resa sulle percussioni, cui ho dedicato un terzetto di validissime registrazioni. Ma hanno avuto spazio anche certi inusuali strumenti come il Theremin, le Onde Martenot e l'Array mbira.
Un basso così impattante e controllato, in nessun caso incline a rigonfiamenti o lentezze di sorta, non poteva che sortire un risultato esemplare anche su uno strumento come il contrabbasso e altri che si muovono nella regione inferiore dello spettro audio. Magari non scenderà sino agli inferi, ma ciò che questo sistema Lahò riesce a fare lo pone su un livello superiore di riproduzione. Anche riguardo alla coerenza timbrica, alias assenza di scalini tra un trasduttore e l'altro, nell'azienda bergamasca hanno lavorato egregiamente. Come detto, e gli album Drum'n Voice Vol. 1-2-3-4 di Billy Cobham lo confermano, si possono raggiungere livelli di pressione acustica particolarmente elevati per un ambiente domestico, tali da essere sostenibili dall'orecchio solo per un tempo molto breve, senza avvertire un sensibile degrado nella qualità del suono, cosa che in qualche occasione porta a esagerare con il volume. Nonostante il basso rimanga granitico, con il giusto amplificatore conserva una bella rotondità di emissione, un basso davvero godibile, veloce, reattivo, "punchy", di grande impatto e fermezza. Dalla sua proverbiale nitidezza di emissione trae beneficio uno strumento come il pianoforte (vedi la registrazione di Francesco Libetta), ricco di armonici, dalle ampie escursioni micro e macro dinamiche, riconoscibilissimo nel suo peculiare timbro in virtù del grande smorzamento dei trasduttori e assenza di risonanze strutturali.
Succede anche questo quando si lavora in direzione dell'abbattimento di ogni fenomeno di mascheramento. Il risultato può essere colto nell'affiorare di ogni minima inflessione armonica e dinamica, che vengono rivelate all'ascoltatore nella loro ricchezza e insieme essenzialità. Comprendo come sia un concetto piuttosto difficile da spiegare, in ragione della coesistenza di due termini antipodici come "ricchezza" ed "essenzialità". Per la prima intendo il non tralasciare nulla del messaggio sonoro, il non perdere nulla per strada, per la seconda il fare piazza pulita di ogni elemento che sia estraneo al puro segnale musicale, prendendo le distanze da quel cosmetico aggiunto che ne occulta la sua genuina naturalità. Fuochi d'artificio con il brano "Jazz Variants", dove uno smagliante elemento percussivo la fa da padrone, pezzo ipergettonato alle fiere audio e non. Cosa possiamo dire in conclusione? Che Emanuele Vangeri e Alex Tuzzi hanno voluto varare un preciso progetto, sintetizzando nel BadLady una visione dell'HiFi per certi versi radicale e molto, molto sana. Ne è venuto fuori un sistema veramente obliquo, trasversale, nel nome dell'HiFi più autentica, in grado di rendere veritiero ed emozionante qualsiasi genere musicale.
Alfredo Di Pietro
Aprile 2026