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giovedì 26 gennaio 2023 ..:: Duo Alambic - Continuum ::..   Login
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 Johann Sebastian Bach - Ignaz Moscheles - Continuum - Complete Gamba Sonatas - Version for Cello and Accordion - Duo Alambic Riduci


 

 

Due cruciali espressioni ci orientano in quest'ammirevole progetto discografico, dove ancora una volta galeotta è stata l'etichetta Da Vinci Classics: Continuum e Alambic. Il primo, titolo del presente album, è significativo di un qualcosa che non ha soluzione di continuità, che non soffre di fratture né disunioni, mentre il secondo è il nome che questa giovane formazione cameristica si è dato, come di congegno atto a distillare un liquido volatile, separandolo dalle sostanze non volatili in esso disciolte. Notazioni linguistiche a parte, che hanno comunque un loro perché, parliamo dell'esordio discografico di due strumentisti che a un dato momento hanno deciso di unire le loro forze, in un, appunto, distillato artistico. Due esistenze che hanno storie e connotati differenti, le quali si uniscono (sarebbe il caso di dire polifonicamente) in un risultato di alto valore musicale. Vediamole più da vicino. Margherita Berlanda si è formata sotto la guida di Corrado Rojac e Hans Maier, studente anche nella classe di Stefan Hussong alla Hochschule für Musik di Würzburg. Si è poi laureata in Master d'interpretazione solistica, Master di musica da camera, Musikvermittlung Master, Konzertexamen Studiengang. Oltre a essere impegnata con Nicolò Nigrelli nel citato Duo, fa parte del gruppo di musica contemporanea Azione_Improvvisa, il Duo Pérez - Berlanda e il gruppo teatrale strumentale Kala Kara. La sua attenzione per le arti contemporanee la porta a collaborare con vari compositori, come Samir Odeh-Tamimi, Anna Sowa, Lula Romero, Roberto Vetrano e Nikolsus Brass.

Le sue esibizioni si stagliano sul palcoscenico internazionale di rinomati festival, parliamo della Biennale Internazionale di Capodistria, del Transart Festival, Pacta SOUNDZone Milano, Pergine Festival, Spazio Musica Festival, Musica Insieme Panicale Festival, Unerhérte Musik, Cembalo und anderen Tasteninstrumente - Akademie der Künste Berlin. Margherita collabora anche con la Fondazione Haydn Stiftung - OPER.A 20.21, Festival dell'Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, Kammerphilharmonie Mannheim e Shanghai e l'Istituto Internazionale di Cultura e Arti. Suo compagno di avventure musicali è il violoncellista Nicolò Nigrelli, inizialmente cresciuto sotto la guida di Marco Zante al Conservatorio Statale Lucio Campiani di Mantova, dove si è laureato nel 2011. Ha continuato i suoi studi con un Master d'Interpretazione Solistica nella classe di Mario De Secondi alla Staatliche Hochschule für Musik di Trossingen. Determinante per la sua maturazione artistica è stata la figura di Tomasz Strahl, con cui ha frequentato un Post Graduate di Formazione Artistica presso l'Università Frederick Chopin di Varsavia. Sono seguiti i corsi di perfezionamento tenuti dai maestri Enrico Dindo, Raphael Wallfish, Roland Pidoux e poi a Parigi con Romain Garioud al Conservatorio di L'Hay-les-Roses. Anche lui è impegnato in progetti di respiro internazionale, insieme con vari gruppi e orchestre di musica da camera. Tra le collaborazioni stabili spiccano quelle con la JFutura Youth Orchestra, Orchestra Filarmonica Italiana, I Musici di Parma e il Duo Alambic.

Si distingue come violoncellista poliedrico, interessato alla ricerca sonora sul suo strumento, non strettamente legato a un genere musicale preciso, quindi con un ambito non ristretto alla sola musica classica, Da citare la sua collaborazione con il clarinettista Mauro Negri e il violinista Cesare Carretta (al Mantova Festival di musica da camera). Margherita e Nicolò, due vite parallele che si sono alleate in nome della grande musica per la gioia di noi melomani, costituendo il Duo Alambic, una formazione cameristica che esprime le sue capacità attraverso un ampio repertorio, spaziante dal barocco alla musica contemporanea. La particolare impronta sonora di cui si fa foriero nasce dall'accostamento di due strumenti dalle caratteristiche parecchio distanti come il violoncello e la fisarmonica: il risultato è una miscela sonora ricca e malleabile, in grado di esplorare sia il repertorio originale che l'antico. I meriti artistici di questo Duo sono stati riconosciuti non solo in concorsi internazionali (tra cui il primo premio a "Il Mondo della Fisarmonica", Castelfidardo 2013, secondo premio al "Concorso Internazionale di Musica di Stresa" 2018 e il terzo posto al "Premio Crescendo", Firenze 2018), ma anche grazie alla presenza concertistica stabile in festival di fama internazionale come Bel Circolo Bellunese, Mendrisio Music Festival, Festival Contrasti, Festival Musica al Tempio. L'Istituto internazionale di cultura e arti di Shanghai è stato promotore del suo primo tour in Cina nel 2019 (tra i palcoscenici: Grand Theatre Ningbo, Kungmin Teather, Concert Hall Harbin, Grand Theatre Dalian e la sala concerti di Yangzhou). Tra le trasmissioni radiofoniche vale la pena citare il programma dedicato all'attività del Duo da Rai Slovenia nel 2017.

Anche considerando il contributo melodico di Ignaz Moscheles nelle due Fantasie N. 15 e N. 24 sul Primo Libro del Clavicembalo ben temperato, possiamo senz'altro considerare monografico quest'album, dedicato a Johann Sebastian Bach. Le tredici tracce comprendono le tre Sonate per viola da gamba e clavicembalo catalogate Bach-Werke-Verzeichnis 1027 - 1029, certamente tra le più note composizioni di musica da camera per viola da gamba. Tuttavia, la vicenda delle varie assegnazioni strumentali parte da questa e dal clavicembalo per estendersi ad altre tipologie. La viola da gamba conobbe il suo tramonto a partire dal XIX secolo, ma una musica di tale bellezza non poteva estinguersi: queste composizioni continuarono a tramandarsi mediante delle trascrizioni per altri strumenti, come il violoncello, la viola e il contrabbasso, che entrarono a pieno diritto nel repertorio come valide voci contrappuntistiche in un gioco a tre. Ecco allora apparire la Sonata Trio per due flauti traversi e basso continuo BWV 1039, una versione con diversa strumentazione della BWV 1027, mentre una terza trasposizione fu la BWV 1027a, la quale prevedeva un organo o clavicembalo con pedaliera, priva però del terzo tempo. Questa era una prassi tutto sommato normale per quella fucina di musica che fu la Thomasschule zu Leipzig, scuola fondata nel 1212 dove Bach insegnò per ben ventisette anni. Si tratta di opere dalla struttura quadripartita (tranne la BWV 1029, che è in tre movimenti), ascrivibili al genere della sonata da chiesa italiana, con il tipico alternarsi dei tempi lento/veloce/lento/veloce, così il carattere mutava da una severa e pensosa liricità a un'invenzione giocosa, con abbondante uso del contrappunto.

 



Tale genere trovò in Arcangelo Corelli uno dei suoi maggiori esponenti (note le sue Dodici Sonate da chiesa Op. 1). Questa, come quasi tutta la produzione cameristica per archi e fiati di Bach, è collocata negli anni intorno al 1720, quando il Kantor risiedeva presso la corte di Köthen in qualità di maestro di cappella. La Sonata BWV 1028 si distingue dalla precedente per dei tratti stilistici più freschi, attribuibili a una generazione successiva, in particolare nel movimento iniziale dell'Adagio. Di ampio respiro è la Sonata in sol minore BWV 1029, che alcuni musicologi accostano a diversi movimenti dei Concerti brandeburghesi. Una riflessione: ogni trascrizione deve tener conto che la parte del clavicembalo è polifonica a due voci, tuttavia Bach non richiede uno strumento a due manuali, come in altre opere della "Klavieruebung". Sappiamo che queste tre Sonate furono concepite come opere separate e non incluse in una collezione, anche se costituiscono comunque un insieme, pur se piuttosto vario. Le BWV 1027 - 1029 si profilano come dialogo fra tre parti di pari importanza, prive di una separazione tra solista e accompagnatore. Affrontandole, sicuramente Margherita Berlanda e Nicolò Nigrelli si sono trovati di fronte a numerosi problemi da risolvere, in termini di modulazione dinamica, di equilibrio e integrazione timbrica. Si sono mossi sulla base della loro rimarchevole abilità a individuare e realizzare un'esecuzione storicamente informata sullo stile, trasferendo in un "continuum" le regole della pratica esecutiva adattate al violoncello e a uno strumento "atipico" come la fisarmonica.

Eccentrico in realtà ma non inconsueto, poiché, come dice Chiara Bertoglio nelle sue belle note di copertina, le attuali tendenze della scuola tedesca di fisarmonica considerano l'uso di tale strumento, nelle parti di continuo della musica di Bach o per l'esecuzione di opere originalmente per tastiera, comunemente accettato in tutto il mondo, anche se è in Germania che tale pratica è più diffusa. Il loro lenticolare studio sulla partitura ha fatto sì che la trama polifonica fosse in ogni frangente percepibile con nitidezza, laddove l'interferenza tra due strumenti dall'emissione così diversa potrebbe portare a qualche fenomeno di slegatura o mascheramento sonoro. La limpidezza pare dunque essere tra le maggiori preoccupazioni del Duo Alambic, perciò questi gioielli musicali arrivano a noi attraverso il tornio di una certosina calibrazione di livello, di espressione, sia se impegnato nelle rigorose Trio Sonata, sia nei due brani dove Moscheles aggiunge di suo pugno un nuovo contrappunto melodico alla parte originale. La differenza di approccio nei due casi è chiara: il Duo si concede nei brani di Moscheles, che potremmo definire di "sbarazzo", una cantabilità libera, disinvolta e anche dal piglio discretamente romantico, vista attraverso la lente di un periscopio che emerge dalle profondità. Quest'interpretazione rivela la sua efficacia poetica nel mettere d'accordo sensorialità e spiritualità, avendo dalla sua un'inestimabile tensione immaginifica. L'accordion ammanta la musica di un melanconico sostrato, in altri momenti la rallegra, sostiene con perfetta continuità il tappeto melodico proiettandolo in una superiore dimensione di ariosità.

Si trova molto a suo agio nell'Adagio in 12/8 della BWV 1027, con quel re iniziale che si prolunga costante come nota d'organo, una sensazione impossibile da suscitare in tal misura se la parte è suonata dal clavicembalo, com'era in origine. L'Allegro ma non tanto in 3/4 esordisce con un carattere lieto, danzante. I ricami della fisarmonica si organizzano in un delizioso tappeto sonoro, lo strumento si muove con grande agilità e sublime leggerezza, quasi immaterialmente, in contrasto con l'andamento più pomposo del violoncello. L'Andante scandisce il suo passo con le duine di crome al registro inferiore, esprime una severa pensosità, mentre le quartine di semicrome si librano con moto ascensionale. Un canto che dal profondo sale verso il cielo, in un contrasto che troviamo molto spesso in J.S. Bach. Nel dipanarsi polifonico dell'Allegro moderato finale, violoncello e fisarmonica mantengono una propria individualità, procedono con piglio sicuro, quasi "mit humor", dove al brontolare dello strumento ad arco si contrappone, con suggestivo antagonismo dialettico, la meravigliosa levità della fisarmonica. Nell'Adagio della BWV 1028 assistiamo a un più stretto dialogo tra i due strumenti, quasi un duetto d'opera, ricco di affetti, di un'intimità strumentale che commuove. I due si palleggiano delle brevi frasi melodiche come in un cinguettio d'amore. Monadi che si rincorrono, si alternano, si avvicinano e si allontanano per poi riunirsi in un'accorata polifonia. Tutto è perfettamente bilanciato, tecnicamente ed espressivamente, due elementi che vanno costantemente di pari passo per diventare ricreatori di profonde emozioni.

Nell'Allegro in 2/4 lo scambio tra violoncello e fisarmonica da intimo diventa estroverso, si materializza un allegro ed elettrizzante chiacchiericcio, serrato come in un arguto gioco a incastri dove comunque vige il rispetto per la voce dell'altro. Pensoso e meditativo si distende l'Andante. Nell'Allegro in 6/8 di grande effetto è la polifonia che si crea nel "voicing", con le rapide figurazioni di croma del violoncello che s'intrecciano con quelle suonate dalla fisarmonica in due differenti registri. Quando questa scende sulle note basse, viene fuori la sua personalità intensamente vibratile e qualche accenno di ombrosità; dimostra in questi casi la capacità di distaccarsi dall'azzurro del registro alto, scendendo verso tonalità più scure. Nella terza e ultima Trio Sonata, la BWV 1029, la fitta e severa polifonia del Vivace introduce l'ascoltatore in una dimensione ieratica, con un contributo paritario di violoncello e fisarmonica. È un movimento dall'ampio sviluppo, seguito da un Adagio in 3/2 in cui la tensione accumulata si va stemperando. Le ansie costruttive lasciano posto a un declamato disteso, con scorci di riflessiva tranquillità. Nell'Allegro il gioco delle parti si fa più movimentato, con rapidi passaggi di mano e figurazioni d'agilità (molto belle le veloci terzine di semicrome) che rendono l'andamento estremamente mobile, dal carattere a tratti entusiastico e a tratti screziato d'irrequietezza, come se qualcosa sfuggisse di mano per virare al drammatico. Nel frangente del "cantabile" la voce angelica della fisarmonica svetta, prende corpo e calore alla stregua di cantante d'opera, qui s'impone una dialettica polifonica particolarmente serrata.

Anche questo è un movimento dall'ampio sviluppo. Interposte fra le tre sonate la Fantasia N. 15 e N. 24 sul Primo Libro del Clavicembalo ben temperato di Ignaz Moscheles, entrambe caratterizzate da un'incantevole e fluida cantabilità. Il credo del Duo Alambic è quello di non avere confini, nel non volerli, intenzionato a mostrare le sue straordinarie qualità umane e musicali attraverso un vasto repertorio, che spazia dalla musica barocca a quella contemporanea. Tuttavia, c'è un qualcosa che va oltre il valore e la bellezza assoluta della musica contenuta in questo disco, c'è un fondamentale "quid" rappresentato dal fascino di un amalgama timbrica del tutto accattivante. Fisarmonica e violoncello: un connubio che potrebbe apparire piuttosto bislacco ma che si rivela aperto a delle possibilità di evocazione tutte da scoprire. Cosa possono dare quindi, in termini di suggestione percettiva, due strumenti apparentemente così distanti come il violoncello e la fisarmonica? Il suono vibratile, elegante e sottile del secondo spinge la musica verso l'azzurro, il calore umano del primo la dirige verso terrene carnalità, due strumenti in bilico tra la carne e il cielo. È una musica assoluta quella che emerge, pressoché indifferente all'ascendente dello strumento, resa con assoluta naturalezza e proveniente da un superiore alveo creativo, fatta di emozioni che vengono registrate dal sensibilissimo pennino di quel sismografo che è il Duo Alambic. Affiancata al violoncello, la fisarmonica diviene una sorta di convitato di pietra, una presenza incombente ma leggerissima, sempre imprevedibile e capace di seguire con esaltante immediatezza ogni variazione umorale.

Diventa spirito danzante, pulsante magma sonoro, una gazzella che si destreggia con passo felino e amabile disinvoltura. Il violoncello fa da contrasto con la sua voce sensuale, scura, a volte brontola ma non confligge mai, anzi integra le aeree, quasi angeliche vibrazioni della fisarmonica. Si tratta di una vaporosità che non fa mai il paio con l'inconsistenza, che rivaluta il valore di un eloquio sussurrante, anche se impegnata a descrivere stati d'animo doloranti o presaghi di un'ineluttabile destino. Ci sono dischi che fanno innamorare all'istante, altri che non ti dicono nulla, altri ancora che, essendo tu preso da mille impegni, sonnecchiano magari per mesi nella tua teca dopo un primo veloce ascolto. Ma a un certo punto ti penti, trovandoli degni di un'amorevole attenzione, li scopri più in profondità e loro, ripagandoti, ti coccolano, liberano nell'aria la loro magia evocativa. Scoperchi allora un sortilegio che covava in silenzio, paziente, il quale altro non chiedeva che essere sprigionato. Nel CD Continuum affiora con luminosità un Bach nuovo sebbene antico, motore di rinnovate emozioni e d'idee musicali che nel fluire della storia assumono valore perpetuo. Al Duo Alambic oggi il merito di proporci questa musica meravigliosa sotto rinnovate sembianze.


Alfredo Di Pietro

Gennaio 2023


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