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domenica 24 ottobre 2021 ..:: Le Maschere di Karol Szymanowski ::..   Login
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 Le Maschere di Karol Szymanowski Riduci

 

 

"Egli non vede il mio vero volto dietro queste maschere, le quali una dopo l’altra mi fa indossare, affermando che io non possegga del tutto una mia vera faccia"

 

Karol Szymanowski

 

Il messaggio che il maestro Aldo Dotto vuole comunicare con "Le maschere di Karol Szymanowski" è trasparente sin dall'individuazione del tipo di lettore cui è dedicato. Secondo le sue stesse parole, questo "vuol essere un libro per tutti, rivolto sia ai musicisti che a tutti quegli appassionati semplicemente incuriositi dalla vita di un grande compositore e interessati a scoprire la bellezza della sua musica". Una dichiarazione d'intenti in cui riecheggia il precetto dell'immenso Arturo Benedetti Michelangeli, "la conoscenza è un diritto di tutti" diceva, lui figura aristocratica e notoriamente fredda con il pubblico ma che aveva indicato questo suo atteggiamento come un "fatto puramente esteriore e superficiale, svuotato a priori di ogni sostanza polemica".

Appare subito chiaro che il libro è uno di quelli sinceri, veraci e lascia trapelare tutta la passione che l'autore nutre nei confronti non solo del musicista polacco, ma anche verso un certo tipo di approccio all'arte e alla cultura in generale. Viviamo in un'epoca bizzarra, fatta di forti contrasti culturali, dove ha preso piede una nuova generazione di artisti che divulga piuttosto che aspettare passivamente la pioggia del consenso, consapevole che bisogna rinnovare le modalità di fruizione dell'arte adeguandole alla modernità. Questo significa presentare sotto una nuova luce compositori e opere già note ma soprattutto portare all'attenzione ciò che era ignoto o che il tempo aveva eclissato. Aldo Dotto si muove in questa sfera, tra i suoi desideri c'è infatti quello d'incontrare e approfondire autori e repertori poco noti in Italia.

Ma c'è un altro elemento che aiuta a comprendere meglio lo spirito che lo ha guidato nella stesura del libro: lui, come per esempio Maurizio Baglini e Roberto Prosseda, è un convinto fautore non solo della produzione saggistica ma anche della Lezione-Concerto. Le parole non possono sostituirsi alla musica ma sono utili per illustrare il contesto storico, la vita, le intenzioni del compositore e quei dettagli tecnici che favoriscono la penetrazione del senso più autentico di un'opera. Va da sé che nella doppia veste di musicista/saggista ha una marcia in più rispetto a un "semplice" critico musicale. L'aver studiato ed eseguito opere pianistiche di Szymanowski lo pone senza dubbio su un livello diverso di comprensione, più profondo e completo.

Questo saggio si affaccia nel panorama letterario tanto più gradito in quanto deciso a sanare, come afferma la professoressa Joanna Domańska nella prefazione, la carenza di scritti in lingua italiana sul compositore. Mancanza non da poco visto che stiamo parlando del musicista polacco più grande dopo Chopin. Un'altra buona ragione è che Szymanowsky amava molto l'Italia, paese che fu per lui fonte di cultura e ispirazione. Vi tornò più volte per lasciarsi incantare dall'atmosfera mediterranea della Sicilia, terra magica che lo stimolò alla creazione di capolavori come le Metope e i Miti. Aldo Dotto colma quindi un'imperdonabile lacuna regalandoci un testo che fa della completezza il suo fiore all'occhiello, scritto con uno stile asciutto, rigoroso, molto poco incline alla retorica. Non si fa intrappolare in un pur plausibile pulviscolo emozionale (ne avrebbe tutte le ragioni) ma conserva sempre un ammirevole equilibrio tra rigore e passione.

Le "Maschere", nella sua relativa brevità, è in realtà un libro complesso dove troviamo un condensato di emozioni/motivazioni difficile da esaurire in poche parole. Nasce dall'esperienza di vita e studio dell'autore in Polonia presso l'Accademia Musicale "Karol Szymanowsky" di Katowice, dalla voglia di conoscere e far conoscere un autore che in Italia non gode di particolare fama ma che in Polonia invece figura spesso nei programmi di sala. La ricerca approfondita, lo studio di diverse fonti bibliografiche, l'incontro con la professoressa Anna Gorecka e altri musicisti hanno reso Aldo Dotto un affidabile esperto in grado di condurci non solo nella storia, ma anche nella natura musicale di questo importante compositore del '900.

L'intelaiatura della dissertazione è formata da otto sezioni. Alla sentita prefazione scritta da Joanna Domańska, Presidente della Società "Karol Szymanowski", segue una nota dell'autore e poi il trattato vero e proprio, costituito dal Prologo, un'ampia prima parte dedicata alla vita del compositore, la seconda intitolata "Szymanowski e la critica" e una terza parte, conclusiva, riservata all'analisi di Masques Op. 34. Chiude il libro il catalogo delle opere musicali di Szymanowski e la bibliografia di riferimento.

La tormentata vicenda umana e artistica del musicista polacco viene tratteggiata da Aldo Dotto con dovizia di particolari. Il risultato è la svolgersi di un avvincente racconto dove emerge la statura artistica di un uomo, non mortificata dalla disillusione di un sogno mai realizzatosi ma suffragata dalla grandezza degli obiettivi cui aspirava, oltre che dall'incontestabile valore della sua musica. Per tutta la vita Szymanowski lavorò all'ambizioso progetto di portare la musica fuori dalle secche del "dopo Chopin", farla viaggiare oltre le frontiere della Polonia affinché arrivasse a rivestire una posizione di rilievo nella musica europea.

Questa tensione si avverte dalla prima all'ultima pagina del libro diventando quasi un "leitmotiv". Purtroppo l'anelato ideale non poté tramutarsi in realtà a causa delle avverse condizioni sociali e politiche di allora. Di effimera durata fu il gruppo "Giovane Polonia in musica", costituitosi con la ferma intenzione di promuovere una nuova musica polacca sotto la potente spinta della modernità wagneriana e straussiana. Il testo non si limita solo a raccontare "il compositore" ma fornisce quegli addentellati storici che aiutano a capire perché un artista dalla vista così lunga abbia assistito alla caduta nella polvere del suo sogno.

C'è un "fil rouge" nella vita di Szymanowski che Aldo Dotto coglie con rara sensibilità: il desiderio, tramutatosi in lotta, di liberarsi dalle maschere che i detrattori volevano affibbiargli. E' noto che la critica conservatrice non fu certo tenera con lui, nonostante i successi di pubblico conseguiti. Particolarmente infiammate furono le critiche negative di personaggi come Niewiadomski e Rytel, che gli si scagliarono contro definendo la sua musica troppo influenzata dalla corrente impressionista francese, Claude Debussy (che però si definiva un simbolista) e Maurice Ravel su tutti. La maschera che alcuni vollero far indossare "obtorto collo" a Szymanowski, oggi appare come un escamotage messo in atto dai denigratori per paralizzare la sua sfuggente ecletticità, per rendere il bersaglio più facile.

In realtà la sua musica, anche se in qualche modo richiama certi stilemi, ha una sua inconfondibile personalità. Quel Karol Szymanowski che si dichiarò shockato dal Lohengrin di Wagner, fino al punto da perdere l'equilibrio e vedersi segnato il cammino dalla conoscenza di quella musica in poi, era in realtà un uomo dalla cultura sterminata, in grado di assorbire quanto di interessante offriva la sua epoca senza però subirlo passivamente. Strinse forti legami tra letteratura e musica, come testimoniato da gran parte delle sue composizioni, sorte proprio da suggestioni poetiche.

La sua grandezza sta anche nell'aver metabolizzato determinate correnti artistiche, filtrandole però con la sua personale sensibilità. Non un imitatore, un mero rimasticatore, ma piuttosto un sublimatore degli stili tanto ammirati, espressi poi in uno suo, unico e originale.

Nel saggio vengono puntualmente analizzate le tappe biografiche del compositore. La nascita a Tymoszówka in una famiglia di ricchi proprietari terrieri, i primi passi nello studio della musica con il padre, la successiva regolare formazione musicale con la frequentazione, a partire dal 1892, della Scuola di Musica di Gustav Neuhaus. La nomina a direttore del Conservatorio di Varsavia, carica che conservò dal 1926 al 1930, i viaggi in Europa, Nordafrica, Medio Oriente, Stati Uniti d'America e nella tanto amata Sicilia. Il precario stato di salute contro il quale dovette combattere gran parte della vita, tra la sindrome depressiva e la tubercolosi, che lo condizionò pesantemente. Infine la morte, avvenuta per una neoplasia alla laringe in un sanatorio di Losanna, all'età di soli cinquantaquattro anni. Emerge la complessa figura di un uomo che visse intensamente i suoi anni, senza risparmiarsi, tra una fervida attività di compositore, insegnante, scrittore e infaticabile "traveller".

Un personaggio dalla cultura onnivora, particolarmente orientata verso la letteratura, poesia e pittura, dotato di una sensibilità talmente acuta da rasentare il morboso. Egli ha lasciato al mondo una musica meravigliosa, dall'intenso potere evocativo e caratteristiche spesso raffinatamente "esotiche". Karol Szymanowski assorbì, spiritualizzandole, le suggestioni di autori come Richard Wagner, Alexander Scriabin, Richard Strauss, fu incantato dall'impressionismo di Claude Debussy e Maurice Ravel, ma trasse anche viva ispirazione dal grande connazionale Fryderyk Chopin.

Toccante il racconto dell'amico di una vita, Artur Rubinstein, sorpreso di trovarsi di fronte un musicista di tale levatura:

"Ero convinto che mi sarei trovato davanti lo scarabocchio naïf di un qualche studente. E' difficile descrivere lo stupore dopo aver suonato solo le prime battute di un preludio. Questa musica era opera di un Maestro! Con fervore lessi tutto il manoscritto, e l'entusiasmo e l'eccitamento cresceva, con la consapevolezza di star scoprendo un grande compositore polacco! Il suo stile doveva molto a Chopin, e la forma aveva un qualcosa di Scriabin, ma c'era già lo stampo di una prorompente e originale personalità nel trattamento della linea melodica e nelle audaci e originali modulazioni".

Il maestro Aldo Dotto, con il saggio "Le maschere di Karol Szymanowski", alla fine è riuscito a trasmettermi il suo entusiasmo. Si è fatto traghettatore di cultura e suggestioni che oggi è raro incontrare, mi ha avviato alla conoscenza di una musica oggi universalmente riconosciuta come "grande".

Una cosa è certa: il suo libro lascia nel panorama odierno della saggistica musicale una fotografia perfetta, destinata a non ingiallire facilmente.

 

 

INTERVISTA AD ALDO DOTTO

 

Alfredo Di Pietro: Maestro, come nasce il suo interesse per la figura umana e artistica di Karol Szymanowski?

Aldo Dotto: Ho iniziato ad approfondire la mia conoscenza di Karol Szymanowski quattro anni fa, quando mi trasferii in Polonia per frequentare un Master presso l' Accademia di Musica di Katowice.

ADP: Nelle opere di Szymanowski si manifesta l'influsso di altri autori e correnti artistiche, penso soprattutto ai contemporanei Claude Debussy e Maurice Ravel. In qualità di profondo conoscitore della sua opera, quali ritiene siano i suoi tratti più autenticamente personali?

AD: Szymanowski è stato un compositore cosmopolita, sebbene sia nato e cresciuto in una Polonia di fine Ottocento che ancora portava le ferite della dominazione degli zar di Russia. Fin da giovanissimo i suoi interessi musicali si spinsero oltre i confini conservatori della Polonia, verso la Germania di Wagner, Reger, Strauss e verso la Russia di Scriabin. Successivamente viaggiò in Sicilia, Tunisia, Stati Uniti ed ebbe modo di soggiornare per periodi abbastanza lunghi in capitali come Parigi, Londra e Vienna. In queste città, che all'epoca rappresentavano i grandi centri della cultura europea, Szymanowski si inserì subito negli ambienti frequentati da altri grandi compositori come Stravinsky, Ravel, Debussy, Casella, Tansman e molti altri, con i quali ebbe modo di condividere riflessioni e ricevere ispirazioni. Tutti questi stimoli sono racchiusi nella sua musica che, come in un mosaico, unisce gran parte delle correnti stilistiche e di pensiero diffuse in Europa nella prima metà del Novecento. Grazie a queste esperienze la musica di Szymanowski mutò molto nel corso degli anni, consolidando però dei connotati assolutamente unici e innovativi. La grande cura dell'orchestrazione e maestria nel gestire una scrittura spesso molto stratificata e polifonica, il trattamento di linee melodiche dal carattere sinuoso ed ammaliante, innovazioni tecniche nella scrittura violinistica e l'unitarietà della forma in brani estremamente frammentati da un punto di vista tematico, sono solo alcuni dei tratti distintivi di questo grande compositore. Per questo molti dei brani di Szymanowski sono oggi presenti nel repertorio dei grandi virtuosi.

ADP: "Le Maschere di Karol Szymanowski" è dedicato non solo agli addetti ai lavori, ma anche agli appassionati curiosi di approfondire la conoscenza del grande musicista polacco. Con questo lavoro qual è l'idea che ha voluto trasmettere con maggior forza, quella di un uomo costretto da altri a indossare delle maschere oppure il valore innovatore della sua musica?

AD: Nel mio libro ho cercato di presentare questo grande compositore sotto differenti punti di vista. La biografia occupa gran parte del mio lavoro perché oltre a permettere di 'inquadrare' meglio il personaggio, offre l'occasione di descrivere il rapporto di amicizia con grandi musicisti come Rubinstein e Kochanski e affrontare tematiche molto interessanti come il percorso travagliato di Szymanowski per affermare la propria personalità di compositore. Il concetto di 'maschera' fa riferimento alle calunnie dei critici polacchi che, per ostacolare la diffusione della musica di Szymanowski, mettendone in dubbio l'originalità, ne paragonavano la forma a quella di altri grandi compositori. Non si può però parlare di Musica e di grandi compositori senza un dettagliato riferimento alle loro composizioni. Per questo ho fornito specialmente nella seconda parte del libro un'analisi più accurata che può offrire agli appassionati interessanti chiavi di lettura delle musiche di Szymanowski, mostrandone il contenuto innovatore, ma anche annotazioni più tecniche e di natura compositiva per i musicisti.

ADP: Nel suo libro emerge un concetto di grande significato, quello della "maschera" come occultamento della vera personalità, di un grande artista nel nostro caso. Quella del rinchiudere una figura in steccati precostituiti è una vecchia quanto esecrabile pratica che non ha risparmiato nemmeno Szymanowski. Crede che il passare del tempo sia riuscito a disgregarla, mostrando il vero volto del compositore polacco?

AD: Karol Szymanowski si circondò di numerose amicizie fra cui figuravano molti musicisti come il pianista Artur Rubinstein, il violinista Paul Kochanski, il direttore d'orchestra Gregorz Fitelberg e compositori come Alfredo Casella Alexandre Tansman, Igor Strawinski. Nessuno di loro mise mai in dubbio l'autenticità del genio compositivo di Szymanowski, anzi in più casi si prodigarono per favorire la diffusione della sua musica. Per loro la musica di Szymanowski si presentava senza 'maschere', in maniera originale ed innovativa ed era chiaro che i giudizi dei critici polacchi nei suoi confronti fossero solo calunnie, dettati da interessi di natura non musicale. Il passare del tempo, come sempre, chiarisce ogni dubbio ed oggi Szymanowski è considerato a pieno titolo ed unanimemente uno dei più grandi compositori del Novecento.

ADP: Il suo saggio è molto articolato, ricco di riferimenti storici, ma assolutamente non "agiografico", nonostante la grande passione che dimostra per quest'autore. Con rigore testimonia la figura quasi eroica di un artista impegnato per tutta la vita al rinnovamento della cultura polacca, nello sforzo di farla riemergere dalla situazione stantia in cui versava.

AD: Esattamente. Nel corso della sua vita, Karol Szymanowski vide una larga diffusione ed apprezzamento della sua musica in gran parte dei paesi europei e negli Stati Uniti ma dovette quasi sempre scontrarsi con la critica quando le sue composizioni venivano eseguite nel suo Paese natale. In un Paese culturalmente molto conservatore come era la Polonia alla vigilia della prima guerra mondiale, in un momento di grande tensione politica, era inevitabile che l'apertura mentale di Szymanowski e le sue tendenze musicali filo-russe e filo-francesi trovassero ostilità da parte della critica conservatrice e dello stato polacco. La lungimiranza e modernità del pensiero di Szymanowski risiedeva invece nell'aver capito che il progresso poteva avvenire solo uscendo dall'isolamento e aprendo i confini alle innovazioni culturali degli altri Paesi.  La lotta per l'affermazione dei propri ideali e lo svincolamento definitivo dalle 'maschere', ovvero dal giudizio dei critici polacchi che in maniera dispregiativa svilivano il livello del suo lavoro, descrivendolo come una mera  imitazione di altri grandi compositori, fu un elemento caratterizzante della vita di Szymanowski. In ambito musicale Szymanowski ha compiuto una vera e propria rivoluzione che ha dato modo alla Polonia di uscire dalla situazione di stallo in cui era piombata dalla seconda metà dell'Ottocento, aprendo la strada a grandi compositori come Lutosławski e Gòrecki che hanno riportato la musica polacca al livello degli altri grandi stati europei.

ADP: Com'è valutato oggi Karol Szymanowski nel suo paese e in tutto il mondo?

AD: In Polonia oggi Szymanowski è considerato come il più grande compositore polacco dopo Chopin. La sua fama offusca quella di gran parte dei compositori polacchi della sua generazione, fra cui figurano anche gli stessi critici che lo attaccarono severamente nei loro articoli. Non di rado le composizioni di Szymanowski vengono oggi presentate al BBC Proms, accompagnate da articoli lusinghieri o alla Carnegie Hall di New York, Recentemente per promuovere la diffusione della musica di Szymanowski è stata fondata in Polonia l'associazione 'Karol Szymanowski' che ha sede in Zakopane, presso la casa dove Karol visse tra il 1930 e il 1936. Questa associazione, coordinata dalla professoressa Joanna Domanska, che ha gentilmente accettato di scrivere la prefazione del mio libro, ha all'attivo centinaia di concerti in Polonia e all'estero dedicati a Szymanowski. In Italia trovo che la musica di Szymanowski non sia ancora abbastanza diffusa e spero che col tempo si sentano più spesso nei grandi teatri capolavori come i Miti per violino e pianoforte o come la 'Sinfonia Concertante'.

ADP: Che traccia ha lasciato nel suo animo il suo soggiorno in Polonia presso l'Accademia musicale "Karol Szymanowski" di Katowice?

AD: Il mio soggiorno a Katowice è stata sicuramente un'esperienza fondamentale per la mia formazione umana e di musicista. Nonostante le difficoltà iniziali legate principalmente alla comprensione della lingua polacca, ho avuto l'occasione di conoscere grandi musicisti ed apprezzare l'umiltà che contraddistingue il popolo polacco. Sono stato fortunato a capitare in Polonia in un momento di crescita economica, dove si aprono numerose opportunità lavorative e la gente è generalmente ottimista sul proprio futuro. Spero che i legami che ho consolidato in questi anni siano destinati a durare molto tempo.

ADP: Come vede la situazione attuale della cultura musicale nel nostro paese? Pensa che una nuova classe di valenti musicisti possa dare rinnovato impulso all'amore per la grande musica?

AD: Ciò che ho notato in Polonia è una grande attenzione nei confronti della musica 'colta' contemporanea. Ci sono molti festival, primo fra tutti il prestigioso 'Warszawska Jesien', che hanno come obiettivo la valorizzazione dei compositori contemporanei più o meno giovani, ma comunque ancora in attività, incentivando la produzione di nuove musiche. Queste iniziative in Italia mi sembra siano più rare, mentre credo che investire risorse economiche ed energie sulla produzione di nuove opere musicali di alto livello qualitativo sia l'unico modo per portare avanti la grande tradizione musicale che abbiamo ereditato nei secoli. Per quanto riguarda i grandi capolavori del passato è necessario invece evitare che il trascorrere del tempo sedimenti su di loro uno strato di polvere che alla lunga li faccia apparire alle nuove generazioni come una voce fioca proveniente da tempi remoti. Per evitare che questo accada occorre porre particolare attenzione all'educazione della musica nelle scuole e sensibilizzare il pubblico ai messaggi universali e imperituri contenuti nelle pagine dei grandi autori classici. Questo vale per me sia per la Musica, che per altre discipline umanistiche come la Letteratura, la Filosofia la Storia e la Pittura. Sono infatti queste le discipline che ci permettono di gettare uno sguardo fugace al nostro interno, quando cercano di descrivere quell'universo di emozioni e sensazioni, comunemente chiamato 'Anima', che contraddistingue il nostro essere umani. Per il momento i grandi concerti di musica classica registrano molta affluenza di pubblico ma quanto potrà durare questa condizione se non verrà messa in atto un'opera di sensibilizzazione per i giovani? Se le note di Mozart, di Beethoven, Chopin e dei grandi geni del passato cessassero un giorno di risuonare nelle sale da concerto sarebbe come se le case editrici smettessero di ristampare capolavori come la Divina Commedia o il Faust di Goethe. Sarebbe una grande perdita e un segnale di inaridimento per tutta l'umanità!

ADP: Lei è molto attivo nell’ambito della divulgazione musicale con le già citate Lezioni- Concerto. Nella sua biografia si legge che nel giugno 2015 è stato invitato dall’Istituto italiano di cultura di Varsavia a tenere un concerto e una conferenza sul tema "Szymanowski e l’Italia". Mi sembra un'attività molto importante che condivide, per esempio, con il suo illustre concittadino Maurizio Baglini.

Ha voglia di dire qualcosa di più su questo importante tema?

AD: Generalmente un musicista prima di affrontare un nuovo brano compie ricerche sul compositore, analizzandone lo stile, studiandone il periodo storico e interiorizzandone il linguaggio. Al momento del concerto poi viene presentata solo una parte di tutto questo lavoro. Certo il lavoro di ricerca del musicista traspare in qualche modo anche dalla sola esecuzione ma credo che gran parte del pubblico sarebbe comunque incuriosito di conoscere qualche cosa in più sulla vita del compositore o magari qualche dettaglio strettamente legato alla composizione eseguita, che ne offra qualche interessante chiave di lettura. Per questo, quando le condizioni del concerto me lo permettono, cerco di anticipare l'esecuzione al pianoforte con delle concise spiegazioni che incanalino l'attenzione del pubblico su determinati aspetti del brano. Credo però che spiegazioni troppo lunghe o particolareggiate durante il concerto possano sortire l'effetto opposto, ovvero far quasi passare in secondo piano l'esecuzione delle musiche. Per questo motivo ho scelto di raccogliere le mie ricerche in un libro che può essere letto prima o dopo il concerto, trovando informazioni più dettagliate sul compositore e alcune mie personali chiavi di lettura della sua musica.

ADP: Vista la sua giovane età forse è una domanda inopportuna: ha qualche sogno nascosto in un cassetto di cui ha perso la chiave?

AD: Questa domanda mi ha fatto riflettere parecchio e sono arrivato alla conclusione, forse momentanea, che non ho mai riposto i miei sogni in un cassetto, rischiando poi di perderne la chiave. Considero la mia vita come un viaggio dove ogni esperienza che faccio, positiva o negativa, sia come un tassello che mi porta a svilupparmi come persona. Più che sogni cerco di fare progetti, magari molto ambiziosi ma che hanno un margine seppur minimo di essere realizzati. Se poi si realizzeranno o meno sarà il tempo e soprattutto la mia dedizione a deciderlo. Sarà comunque un'altra esperienza!

 

Alfredo Di Pietro

 

Ottobre 2015

 


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