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 Visita alla Grandinote Riduci

ALLA RICERCA DEL FATTORE MATERICITÀ



Sono stato molto contento quando Massimiliano Magri mi ha invitato a visitare il suo nuovo sito di produzione dedicato ai diffusori, la grande famiglia dei Mach. Tredici modelli in cui la trasduzione elettro/meccano/acustica è operata da due soli componenti, un largabanda e un tweeter, variamente combinati in un numero che va da tre a sessantuno. Conosco e stimo Max, come affettuosamente lo chiamano gli amici, da tanti anni. Conquistato dalla sua personalità empatica e incuriosito dalle sue realizzazioni, sempre basate su idee molto originali, nel lontano dicembre 2010 gli dedicai un articolo in occasione di una sua visita a casa mia. In quel frangente, al centro dell'attenzione ci fu il suo amplificatore integrato Shinai, elettronica dalla potenza non enorme ma dalle notevoli genuinità timbrica e capacità di pilotaggio. Quel tipo di suono mi entrò letteralmente nel sangue; ricordo ancora come per la prima volta i damper in spugna che tenevo nel condotto reflex delle mie Dynavoice Definition DF-6 furono sputati fuori, a causa della grande energia sviluppata sulle basse frequenze. Non vorrei apparire troppo deamicisiano, ma non posso negare che la mia produzione di articoli sia sempre connotata da un coinvolgimento emotivo (talvolta anche affettivo) maturato nel tempo. Mi riesce difficile scrivere di cose e persone con cui non riesco a entrare in sintonia, un pregio ma anche un limite che mi tiene lontano dal modo considerato "ortodosso" di fare il recensore, cioè stilare critiche con un approccio che sia possibilmente "freddo", atto a garantire l'obiettività dei giudizi, che comunque cerco sempre di conservare.



Ecco che spesso mi piace ripescare dalla memoria delle realtà, dietro cui ci sono immancabilmente delle persone, appassionati od operatori, con cui ho avuto in passato dei contatti e che hanno contribuito a formarmi un'immagine dell'HiFi che reputo significativa. E uno di questi è certamente l'amico Massimiliano Magri.


L'ANELLO MANCANTE
STORIA DI UNA PASSIONE



Max ha cominciato il suo percorso nell'ambito della riproduzione audio nel 1996, quando non si era ancora laureato in elettronica, facendo i primi giochi di appassionato. Erano esperimenti in cui si cimentava a progettare amplificatori a valvole, diffusori e altro. La laurea è poi arrivata nel 1997. Nel soggiorno del bellissimo sito che ho visitato il 26 aprile, c'è una piccola ma significativa rappresentanza di queste primizie: su un mobile tipo parete attrezzata ho visto un integrato valvolare dal nome "Grandi Note" e, accanto, il trittico costituito dal preamplificatore Essenza e i due finali monofonici MsE 02. Erano i tempi in cui l'idea vincente della "Magnetosolid" dava i suoi primi frutti, concretizzandosi in un pre con due soli stadi accoppiati in corrente e un finale da 30 Watt di potenza, dalla strabiliante risposta in frequenza di 0 - 500 kHz. Si tratta di una tecnologia messa a punto tra il 2000 e il 2002, invero semplice quanto originale, basata sull'interazione di componenti a stato solido e dispositivi ferromagnetici, da cui l'unione dei termini "magnetico" e "solido" che sta all'origine del nome. Per componenti ferro-magnetici s'intendono quegli elementi presenti nei valvolari (tranne gli OTL) che sono i trasformatori d'uscita, retaggio dovuto agli schemi circuitali implementati in tale tipologia di amplificatori. Anzi, furono proprio gli studi condotti su questi che fornirono le basi per la Magnetosolid. Max comprese molto presto che avere trasformatori d'uscita di qualità è della massima importanza per le prestazioni sonore.



Nella tensione al continuo miglioramento, decise di testare uno speciale materiale per produrre i nuclei ferro-magnetici, dal costo davvero elevato ma dalle prestazioni notevolissime, le quali si sostanziano in una risposta in frequenza molto estesa, sia in alto che in basso, e una grande naturalezza delle voci. Per il primo amplificatore, realizzato nel 2002, come anche per tutti i valvolari prodotti in seguito, i trasformatori d'uscita sono sempre stati progettati e realizzati in casa. Il primo stato solido che implementava questa tecnologia possedeva, a detta di Max, quelle doti che solo i migliori valvolari possono vantare, come il suono ricco, le voci carnose, calde e naturali. Uno stato solido che aveva il suono ma non le criticità degli ampli a tubi, con una risposta in frequenza regolare ed estesa e un elevato controllo, derivante da un fattore di smorzamento (Damping Factor) ben superiore a quello tipicamente basso dei valvolari. Parametri sorprendenti, in considerazione del fatto che i Magnetosolid non sono retroazionati (Feed-Back), con tutti i benefici che ciò comporta sulla qualità del suono. Per avere un'idea semplice e immediata di questa tecnologia, possiamo pensare a un amplificatore valvolare al quale sono stati sostituiti i tubi con altrettanti componenti a stato solido, quindi transistor dove servono i transistor, JFET dove servono gli JFET e MOSFET dove servono i MOSFET. Altre particolarità tecniche delle elettroniche Grandinote erano e sono l'assenza di condensatori tra gli stadi (ci sono solamente prima dei finali), l'utilizzo di due soli transistor finali in configurazione Push-Pull e l'utilizzo di un alimentatore dedicato per ciascun dispositivo.



A quei tempi Max, parallelamente alle elettroniche giocava a fare diffusori acustici. "A oggi posso dire che i miei amplificatori sono gli unici stato solido che hanno la ricchezza, la naturalezza delle valvole ma con la precisione dei transistor. Se per questi ho trovato abbastanza velocemente la quadra, riuscendo a fare un prodotto particolare e dotato di una sua firma sonora, anche per i diffusori non volevo un qualcosa che già c'era sul mercato. Com'era successo per le elettroniche, desideravo che pure questi avessero delle caratteristiche particolari, solo che progettare delle cose speciali che funzionino bene non è affatto facile." Così, dopo anni e anni di sperimentazione, in casa Grandinote sono arrivati i primi prototipi delle casse che sono state poi chiamate "Mach". Come mai questo nome? Perché è quello del numero adimensionale, definito come il rapporto tra la velocità di un oggetto in moto in un fluido e la velocità del suono nel fluido considerato, che a parere del progettista meglio rappresentava la rapidità di questi sistemi. Max mi spiega il tipo di carico, assolutamente non banale, impiegato in sei dei tredici modelli della gamma: "Alla base di esso c'è un sistema denominato SRT (Semi Resonant Tube), in buona sostanza una linea di trasmissione tronca, più corta del normale, sboccante con una larga porta posta in basso, che a differenza di quella tradizionale, dove si cerca di uscire con la minor decelerazione possibile, opera una compressione tipica del Bass-Reflex. È quindi una combinazione tra una linea di trasmissione e un Bass-Reflex, la quale consente l'emissione di basse frequenze profonde e allo stesso tempo controllate.



Tutto è partito dall'esigenza di avere un diffusore senza crossover, il che implicava l'esigenza di smorzare meccanicamente l'emissione dei trasduttori, segnatamente del largabanda. È stato allora escogitato un sistema che rallenta in modo meccanico l'altoparlante e, per compensare quest'azione di freno, vengono impiegati più driver, ottenendo così anche una notevole velocità." Secondo Max in questo modo si riescono a sopprimere gli "spike", vale a dire i Break-Up di membrana, senza mettere nel percorso del segnale elementi reattivi. Il risultato è un suono che così diventa naturale, il meno elettronicamente manipolato possibile. Salendo poi con il numero degli altoparlanti, aumenta la superficie di emissione. Si è ricercato nei modelli a forte sviluppo verticale e con molti driver un tipo di emissione cilindrico, che presenta molti vantaggi rispetto al puntiforme in termini di stabilità dell'immagine sonora. "Con questa velocità e tipo di emissione, i Mach ricordano per certi versi i diffusori planari come i Magneplanar oppure gli elettrostatici Quad, per altri versi le trombe nella velocità. Si tratta comunque di casse a radiazione diretta, capaci di quella linearità che può difettare nelle trombe, ma soprattutto si elimina quella sensazione di suono tirato che solitamente queste danno." Si è voluta insomma intraprendere un'operazione ambiziosa, analogamente con quanto fatto nella Magnetosolid, in cui l'obiettivo primario era di avere tutta la naturalezza e la ricchezza delle valvole in un'elettronica a stato solido.



Facendo leva sulla medesima originalità di approccio, nei diffusori è stata preferita la radiazione diretta, però con la velocità e l'emissione dei planari. Anche qui, cosa molto importante, il progettista ha cercato di replicare l'impronta sonora del marchio Grandinote. Ma come si è arrivati alla scelta dei due altoparlanti? "Testammo una gran quantità di Full-Range e di gamma estesa, ma tutti esprimevano un suono nasale e fastidioso sulle alte frequenze. Responsabili del deleterio fenomeno sono i citati fenomeni di Break-Up nel range superiore di funzionamento, eliminabili con un filtro crossover ma a costo di alcune controindicazioni per quanto riguarda la musicalità, senza parlare della sottrazione d'importanti dettagli del messaggio sonoro." Questa è la ragione per la quale si è optato per la soluzione meccanica, filtrando in modo minimale il solo tweeter con un semplice condensatore serie. Inoltre, l'apposito trattamento riservato alla parte posteriore della membrana ha avuto l'effetto di modificare i parametri funzionali dell'altoparlante, abbassando la Frequenza di Risonanza (Fs) e aumentando il Fattore di Merito Totale (Qts). Per il tweeter è stato tutto sommato facile. "A me non piace il suono aggressivo", dice Massimiliano, "ho voluto quindi impiegare un componente a cupola morbida in seta, che in realtà nell'economia del progetto è usato come supertweeter. La maggior parte dei due vie sono tagliati tra i 1500 Hz e 3500 Hz, nei Mach invece abbiamo il largabanda che va sin dove può arrivare, in funzione del trattamento e della lunghezza della linea di trasmissione, con un decadimento che siamo riusciti a modellare a 6 dB/ottava, cui segue l'azione del tweeter.



Per esempio, le Mach 4 (che hanno suonato nella sessione d'ascolto) hanno l'incrocio con il trasduttore degli alti a 9947 Hz, un valore molto prossimo ai 10.000 Hz. Le Mach 18, anche queste ascoltate, sono tagliate invece più in basso, esattamente a 7863 Hz, comunque sempre al di sopra dei 5000 Hz, il tweeter è quindi presente in funzione di supertweeter e lavora molto bene poiché sgravato da tutte quelle frequenze che possono metterlo in difficoltà." Si ottiene in questo modo la rifinitura in alto e insieme una buona velocità, con il trasduttore degli alti che deve seguire coerentemente il largabanda, cioè il più grande tra i due. Particolare importanza è stata data alla timbrica, che è in linea con la filosofia Grandinote, quella cioè di una resa sonora molto corposa sulle frequenze inferiori, assolutamente non fastidiosa come avviene nel classico tweeter tagliato in gamma medio-alta intorno ai 3000 - 3500 Hz e che magari ha la cupola in Titanio o Alluminio. Le frequenze medie sono quindi pienamente riprodotte dal largabanda di 13 cm che, con la sua bobina mobile da 19 mm, da solo presenterebbe dei fenomeni di Break-Up decisamente consistenti. "È un altoparlante", dichiara Max, "che con un classico crossover andrebbe bombardato tantissimo, invece nei sistemi Grandinote, con il loro trattamento, smorzamento, guida d'onda e sistema di carico, non ha alcun bisogno di essere pesantemente filtrato." Top secret il suo marchio, Max può soltanto dirmi che è prodotto appositamente per lui da un artigiano tedesco che lo aveva contattato per degli amplificatori, dopo aver letto la recensione del finale di potenza monofonico Demone apparsa sulla rivista tedesca "Audio".



"Da lì abbiamo iniziato un percorso di collaborazione, dove lui ha assecondato le mie idee. I largabanda sono di tre impedenze diverse: 8 Ohm, 12 Ohm e 16 Ohm. Partiamo dal presupposto che tutte le casse Grandinote sono di 8 Ohm perché, se tu decidi di farla a 4 Ohm, hai già rinunciato ad avere un buon coefficiente di smorzamento, passando, a parità di amplificatore, alla metà di quello che avresti con 8 Ohm. Senti di più i cavi perché ti avvicini sempre più alle impedenze critiche. Tuttavia, nel mercato ci sono tantissime casse che hanno un'impedenza nominale di 4 Ohm."


LA STRUTTURA



Da quando io e Max ci siamo conosciuti, la produzione Grandinote è stata trasferita a Bordighera per quanto riguarda le elettroniche, mentre a Rea è stato deciso di organizzare la struttura dedicata alla produzione dei diffusori. Nel primo sito 200 metri quadri bastano per la tipologia di produzione, mentre i 700 della struttura di Rea sono più adeguati per la produzione dei sistemi d'altoparlanti. Max mi fa da Cicerone negli ampi spazi della sua nuova location. Giungo nel piccolo paese in provincia di Pavia in una giornata piovosa, che invita a un incontro al chiuso, proprio come quello che abbiamo fatto noi e un terzo uomo, l'amico Matteo. Appena arrivato, con non qualche difficoltà perché Google Maps faceva i capricci e alla fine anche lo Smartphone mi ha abbandonato, mi trovo di fronte a un grande capannone industriale, con un ingresso nuovo fiammante, come tutto all'interno. Oltrepasso il grande zerbino rosso vermiglio posto all'ingresso, riportante il logo dell'azienda, e mi trovo in un ampio "open space" dove l'ordine regna sovrano. Sul lato destro c'è poca roba, un mobiletto, un appendiabiti, qualche seduta, alcuni scaffali e una coppia di Mach 8. Prima e per fortuna ultima gaffe della giornata: i diffusori erano girati e gli avevo scambiati per due subwoofer, che in realtà nella produzione Grandinote non esistono, sinché Max non gli ha messi per il verso giusto e io, arrossendo, ho potuto contare sul frontale di ciascuno esattamente otto largabanda e otto tweeter. Molto più affollato il lato destro del locale, con dei banconi di lavoro coperti da teli in plastica, un bel carrello porta-attrezzi Holzmann - Maschinen e due carrelli elevatori a pantografo Güde-Hebetechnik nuovi di pacca.



In prossimità della parete sono disposti diversi tavoli e armadi metallici dove ci sono svariati materiali utili per la costruzione dei diffusori come viti, pregiati condensatori Siemens, tiranti, una stazione saldante Kaisi 936A e quant'altro; vedo sugli ultimi ripiani due belle placche metalliche portacontatti per i modelli Mach 2; sono prodotte con una macchina CNC (Computerized Numerical Control) che vedrò poi nell'ampio magazzino. Le prendo in mano trovandole solide e discretamente pesanti, di grande sostanza, come ogni cosa che fa Max. In fondo ci sono due scrivanie sulle quali vedo un paio di Mach 2P, una per ciascun tavolo, e altre due, diversamente rifinite, poste su casse di legno che fanno da supporto. Una porta a sinistra dell'open space dà in due ambienti interni: una piccola sala d'ascolto in via di allestimento e un bel salotto, piacevolmente arredato e molto accogliente, è in questo che mi fermo a chiacchierare un po' con Max, bere un buon caffè, ammirare le vecchie glorie Grandi Note, Essenza-MsE 02, A Solo e fare una piccola intervista dove lui mi chiarisce diversi punti della filosofia Grandinote riguardo i diffusori. Dopo aver superato una parete divisoria in metallo, entriamo in un magazzino dove ai lati ci sono parecchi diffusori imballati e pronti per essere spediti nei 26 paesi dove il marchio Grandinote esporta i suoi prodotti. A ridosso della parete divisoria vedo anche diversi mobili grezzi, protetti da teli d'imballaggio millebolle, sui quali andranno poi montati gli altoparlanti e tutta la componentistica.




IL LATO NASCOSTO DEL SUONO
L'ASCOLTO



L'IMPIANTO

Giradischi Technics SP-10
Preamplificatore Phono MM/MC Grandinote Celio
Streamer-DAC Grandinote Volta
Amplificatore integrato stereo Grandinote Shinai
Amplificatore integrato stereo Grandinote Dual-Cabinet Prestigio
Diffusori Grandinote: Mach 2 - Mach 4 - Mach 18


I BRANI ASCOLTATI

Johann Sebastian Bach
- Toccata e Fuga in Re minore BWV 565

Pink Floyd - The Dark Side of the Moon
- Speak to Me
- On The Run
- The Great Gig in the Sky
- Money

Dire Straits
- Private Investigations
- Telegraph Road

Gianmaria Testa
- 20.000 leghe

Jennifer Warnes - Famous Blue Raincoat
- Famous Blue Raincoat

Yello
- Oh Yeah

Roger Waters
- The Ballad of Bill Hubbard

Demo assoli di batteria

Rosalía de Triana
- Flamenco



Io, Max e Matteo entriamo nella grande sala d'ascolto con le meraviglie Grandinote, elettroniche e diffusori, dove potrò finalmente togliermi ogni dubbio circa l'ottemperanza al feeling di casa anche dei sistemi d'altoparlanti. È un ampio locale non ancora acusticamente trattato (il sito è stato aperto da poco) con delle pareti in cemento, tranne quella frontale che è invece in pietra. È quindi potente il ritorno d'energia nel punto d'ascolto in termini di riflessioni e risonanze. Ma a questo problema presto si porrà rimedio con degli interventi "ad hoc" di acustica ambientale. Non è per fare il verso al celeberrimo disco dei Pink Floyd "The Dark Side of the Moon", in parte ascoltato, che ho voluto così intitolare questo paragrafo finale dedicato alla "degustazione" del suono. In HiFi esistono tante scuole di pensiero e il tanto agognato uniformarsi a quel suono unico, che dovrebbe derivare dalla maggior aderenza possibile alla registrazione, è destinato a infrangersi sulle sponde del reale poiché rappresenta, nei fatti, un obiettivo del tutto teorico. Se la tensione verso l'ideale dell'alta fedeltà deve rimanere in cima ai pensieri del progettista, le vie per realizzarla sono davvero tante e ognuna è foriera di un connotato, un'impronta sonora particolare più o meno riconoscibile. Ogni filosofia a monte, il materiale impiegato, la circuitazione, la componentistica e quant'altro hanno la conseguenza di plasmare il suono che viene poi consegnato alle orecchie. Ecco perché mi accingo ad ascoltare con calma dei sistemi che ho già sentito diverse volte, solo però di sfuggita alle mostre audio, e sappiamo tutti che queste sono il luogo meno opportuno per formarsi delle opinioni che siano attendibili.



Questa è la ragione per cui l'intera sessione di ascolti è contraddistinta dal desiderio di conoscere se e in quale misura le elettroacustiche Grandinote concordino con quello stesso ideale di suono espresso dalle elettroniche. Una voce inconfondibile, per la quale uso un singolo termine che ne condensi l'indole: la matericità, colta nel suo significato di grande adesione alla fisicità del suono. Per quanto si possa pensare che questo sia un elemento incorporeo, navigante nell'etere, in realtà le sue onde sono esse stesse materia in movimento. Una volta emesse da una sorgente, si propagano nell'aria o in un qualunque altro mezzo elastico, costituito da particelle fisiche, per poi arrivare all'orecchio. La materia diventa quindi espressione e sostanza di quelle trepidazioni accese dalla musica. Questo mi hanno sempre dato gli oggetti firmati dall'amico Max: l'impressione di una grande sostanza, forza in basso e l'assenza di quelle limitazioni che in qualche modo mortificano il fattore emozionale della musica. Per correttezza ho citato tutti i componenti dell'impianto, ma il giradischi Technics è stato messo in "tacet" per lasciar posto esclusivamente allo Streamer-DAC Volta. Lo stesso dicasi per il bellissimo Prestigio, il quale è rimasto spento in favore del non meno prestante Shinai. La bachiana BWV 565 è di una maestosa luminescenza, corroborata da un'immagine larga ma soprattutto profonda, a ricreare la sacrale ambienza di una grande cattedrale, qui sono le Mach 18 a impressionarmi oltre misura per la loro opera di massimizzazione di tali parametri.



Non oso pensare a cosa sarebbe venuto fuori se davanti a me ci fossero state le Mach 36, alte due metri, con i loro trentasei largabanda e venticinque tweeter... L'audiofilo che ama la musica organistica stimerà la perizia timbrica con cui sono trattati i vari registri dello strumento. Di suggestione diversa è il soprassalto dinamico che in "Time", da The Dark Side of the Moon, conduce dal sommesso ticchettio di orologi all'improvviso suono assordante di sveglie e pendoli. L'argento sonoro si riversa inondando tutto lo spazio della sala in cui ascoltiamo. Il cammeo sonoro di The Great Gig in the Sky si presenta dai lineamenti delicati, a rammentarci che quest'impianto non ripone le sue armi solo nella forza bruta, nell'impatto a tutti i costi, ma sa essere anche aggraziato. Money è un gran pezzo di rock, espresso con una compattezza e vigoria che farebbe impallidire molti impianti. Il "picking" di Rogers Waters e David Gilmour è aggressivo, autentiche bordate di suono mi raggiungono e rafforzano il significato d'iconoclastica critica all'eccessivo attaccamento al denaro che questo brano suggerisce. Il fatto di ascoltare dei sistemi sanguigni, potenti e dal gran corpo sul basso e mediobasso (sensazione vitaminizzata dalle evidenti risonanze ambientali), mi porta a classificarli agli antipodi di quelli "chich", dal comportamento si raffinato ma esile e per certi versi inconsistente. La grande coerenza di emissione tra i due altoparlanti traluce senza se e senza ma in ogni brano ascoltato, anche quindi nei due dei Dire Straits.



Private Investigations esordisce misteriosamente, in sordina, fino a quando la chitarra di Mark Knopfler fa il suo ingresso. L'impianto ci cala in un'atmosfera narrante di estremo fascino, non per nulla questo brano ha raggiunto la seconda posizione nella classifica dei singoli più venduti del Regno Unito. Come in una novella dai tanti personaggi, la musica inizia sommessamente per poi prendere maggior vita intorno a strumenti e voci, che come degli attori accedono alla scena. Entra il basso, un assolo di chitarra elettrica fa da introduzione a un non breve dialogo strumentale tra chitarra classica e marimba. Chiude il dittico la bella Telegraph Road. Diamo spazio al cantautorato d'autore con Gianmaria Testa e il suo 20.000 leghe. La sua voce è profonda, il tono tenebroso e vissuto viene sottolineato dall'impianto di Max, aumentato il fascino dei suoi sofisticati ricami poetici. Flutti acquatici di un "sound" acustico fresco e leggero fanno da contrasto alla visionarietà del testo. Il finale è affidato agli strumenti con un'accelerazione di vita e ritmo, quasi un riaffiorare in superficie dopo lo scandaglio degli abissi. Ma mi sto forse facendo troppo prendere la mano dalla poesia, mentre a qualcuno magari interesserà di più il "come suona". Se sinora ho calcato la mano sugli aspetti più spettacolari di questi diffusori, che le elettroniche Grandinote assecondano piuttosto che bilanciare, poco invece ho detto circa la ragguardevole lucidità e apertura in gamma medio-alta, dotata tra l'altro di uno straordinario spessore armonico. Forse la loro caratteristica più evidente insieme alla corposità.



Possiamo parlare di sistemi possenti, dalla stoffa "americana", ma non sbilanciati su tinte scure e comunque capaci di una restituzione del dettaglio di primo livello. Va da sé che la voce di Jennifer Warnes in Famous Blue Raincoat, non solo è collocata stabilmente al centro della scena, ma gode di un'accattivante sensualità tanto è carnosa e ricolma di sfumature espressive. Mi sento cullato a bordo di una deliziosa nave che mi traghetta verso il cuore della musica, come una gigantesca trivella che trapana la crosta terrestre per agevolare l'ingresso nel nucleo di fuoco. Non è un'Hi Fi per audiofili "anoressici" questa, proprio no. Oh Yeah degli Yello è una divertente parentesi. Qui sono la velocità e l'incisività che fanno la differenza e le aspettative in tal senso non vengono certamente deluse. Sento un "mood" che è quanto di più lontano ci possa essere dal torpore, dalla melassa propinata da quei sistemi che sono lenti e non "rock", per usare l'espressione di Celentano. Gran disco e gran pezzo Amused to Death e The Ballad of Bill Hubbard. Terzo album da solista di Roger Waters in cui il musicista dà sfogo alla sua visionarietà, ai suoi "giochi" in studio di registrazione con il Q-Sound, una sorta di surround virtuale dell'epoca che incrementa l'ampiezza dell'immagine e rende più netta la percezione spaziale del suono che proviene da dietro o dai lati. Ma anche il suo valore artistico è notevolissimo. Tecnicamente, è una sorta di sovrapposizione di piani sonori che tuttavia conservano la loro individualità. Al lancinante ingresso della chitarra elettrica segue la registrazione della vera voce del soldato Alf Razzell, un compagno d'armi di Bill Hubbard.



Il famoso cane abbaiante si materializza sulla scena come un lontano ectoplasma. A questo punto si sarà ampiamente capito che ascoltare degli assolo di batteria su una simile catena si può rivelare un'esperienza devastante. Contro ogni apparenza e ragionevole dubbio, tanto può un "misero" largabanda da 13 cm di diametro se messo nelle mani di un progettista che sa il fatto suo. Le esplosioni sui piatti "splash", le fucilate sul rullante e le bordate sulla cassa a pedale mettono a dura prova le mie orecchie, ahimè non più giovani, ricordandomi che anche io suonavo da ragazzo batteria e percussioni. Un massiccio muro di suono mi bombarda riportandomi ad alcuni parallelismi a effetto, come i montanti di George Foreman o l'Armata Rossa all'attacco. Iperboli a parte, è incontestabile l'efficacia dimostrata dalle Mach in questo tipo di materiale sonoro. L'avvincente sessione di ascolti si conclude con un brano altrettanto "tellurico", Rosalía de Triana in "Flamenco", solo che qui non ci sono bacchette, piatti e tamburi, ma dei fulminei colpi di tacco battuti con grande forza sul pavimento. Ma, alla fine della fiera, mi si potrà chiedere se ho ravvisato delle differenze fra i tre modelli ascoltati. Ovvio, rispondo io, ma riguardano esclusivamente la grandiosità del suono e una maggior stabilità spaziale della scena a favore del Mach 18 cambiando la posizione d'ascolto (e non poteva essere diversamente), non certo l'impostazione timbrica, che invece è perfettamente sovrapponibile nei tre modelli.



Alla prossima Max!


Alfredo Di Pietro

Maggio 2021


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