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 Visita alla Lector Audio Riduci




INTRO

Claudio Romagnoli

Tra i corsi e ricorsi della mia passione per l'alta fedeltà, questa volta la voglia di approfondimento riguarda la Lector di Claudio Romagnoli. Non è il desiderio di novità a muovermi poichè conosco da molti anni questa realtà per averla spesso incontrata nelle mostre audio. Raggiungo la sua sede in un afoso pomeriggio d'inizio agosto, il navigatore m'indica la strada per raggiungere Albuzzano, Campagna Sottana. Quest'ennesima avventura mi porta quindi a percorrere in auto la campagna del pavese, già altre volte attraversata, un territorio che m'infonde una profonda pace interiore e si presenta quasi interamente pianeggiante, eccetto che per un breve tratto nei pressi del Colle di San Colombano al Lambro. Chi lo percorre vede il corso inferiore dell'Olona, il Lambro meridionale, il suggestivo Naviglio Pavese, il Naviglio di Bereguardo e numerose rogge, cioè quei canali artificiali di piccola portata impiegati per l'irrigazione e l'alimentazione dei mulini. Ma non sono qui in veste di reporter di viaggio, anche se i particolari paesaggistici hanno sempre esercitato su di me un certo fascino, bensì di entusiasta audiofilo che ha voluto rendere visita a un'azienda rinomata in tutto il mondo e che reca onore al nostro Paese. In un coinvolgente pomeriggio trascorso tra musica e tecnica, Claudio ha voluto illuminare a giorno, con la grande generosità che gli è propria, un periodo di storia che si estende per quarant'anni, dagli '80 del secolo scorso sino ai nostri giorni, quello che ogni audiofilo dovrebbe conoscere prima di lanciarsi in avventati giudizi da Forum.


CAVALLO DI RAZZA
L'ASCOLTO DELL'IMPIANTO




Lettore CD valvolare Lector CDP-707 (con inversione di fase)
Preamplificatore valvolare stereo Lector Zoe
Amplificatore finale di potenza stereo Lector Z100
Diffusori Sonus Faber Electa Amator III
CD Player Lector 0,5 T (non utilizzato nell'ascolto)
Piastra a cassette Nakamichi LX-3 (non utilizzato nell'ascolto)
Diffusori Clements RT-3 (non utilizzati nell'ascolto)


Claudio mi accoglie cordialmente nella sua casa/laboratorio. Subito dopo essere entrato mi offre un buon caffè, è un ottimo modo di rompere il ghiaccio per poi abbandonarci al calore della musica, riprodotta da una catena di tutto rispetto. Oltre che dai suoi apparecchi, già conosciuti in altre occasioni, la mia curiosità viene attratta dalla coppia di Sonus Faber Electa Amator III che staziona ai lati dell'impianto. L'occhio scorre dall'alto verso il basso fermandosi alla fine sulle pesanti basi degli stand, costituite da una bella lastra di marmo di Carrara, non a caso questi sono stati chiamati "Carrara". Claudio ha preferito mettergli sotto non gli spike, ma dei gommini, perché delle punte non è molto convinto: "Tagliano troppo le armoniche" dice. "Meglio avere un po' più di colorazione, come dicono gli audiofili, poiché questa è indice della presenza di più segnale." Chi disprezza o minimizza le prestazioni dei piccoli diffusori, dovrebbe prima ascoltare per bene queste Electa, sono persuaso che si ricrederebbe all'istante. Ho trovato veramente notevole la resa di queste Sonus Faber e tale da meritare alcune valutazioni a latere. Sono sistemi che spiccano non solo per ciò che devono garantire al cliente, dato il loro censo, cioè un'alta qualità di riproduzione, ma anche per alcune peculiarità difficili a trovarsi in altri. Parlo della micidiale capacità di focalizzazione (mai ottenuta con dei contorni affilati), della profondità dell'immagine, la nitidezza e pienezza dell'incarnato, il prelibato smalto timbrico, l'insospettabile estensione delle basse frequenze (dichiarata essere di 45 Hz), che non esiterei a definire sorprendente per il loro cabotaggio.



Delle basse per'altro ben controllate e meticolosamente articolate, per una rappresentazione precisa e mai approssimativa dell'immagine sonora. Non va ovviamente dimenticato il fondamentale apporto delle elettroniche Lector a monte, per questo parlerei più correttamente (come sempre si dovrebbe) di resa sonora globale della catena e non di un singolo anello, per quanto influente possa essere. In ogni registrazione costantemente sotto i riflettori è quella capacità micro e macrodinamica che conferisce vitalità al suono. Molto elevata è pure la capacità di dettaglio e sostanzioso il comparto medio basso, da sempre caratteristica del marchio. Secondo Claudio non sono facili da pilotare, ma le sue elettroniche riescono a tirargli fuori ciò di cui sono capaci in termini di resa dinamica e dettaglio sul medio-alto. Il finale di potenza a stato solido è il Lector Z100, erogante 100 Watt per canale, i suoi dispositivi attivi sono dei transistor bipolari Sanken. Si tratta del finale più piccolo prodotto dal marchio ed è proprio con questo che Claudio ha voluto provare le Sonus Faber, cioè con un'elettronica non impegnativa. La profondità del palcoscenico sonoro è, in particolare, superiore a quella mediamente nelle possibilità di un diffusore di tale tipologia. Me ne accorgo ben presto ascoltando la colonna sonora di "Star Wars", etichetta Telarc, e altre registrazioni che non starò qui a elencare nel dettaglio. Noto che la membrana del tweeter è di buone dimensioni; me lo conferma la lettura delle specifiche tecniche, dove il diametro della cupola è dichiarato essere di 28 mm. Non pochi.



Di solito, in configurazioni del genere se da una parte è assicurata una buona discesa verso le medie, non altrettanto lo è la salità sulle alte. Non è però il caso delle Electa, in cui le alte frequenze si estendono sino a 35 kHz. Un altro brano molto significativo che abbiamo ascoltato è "Chebika Courage" dall'album di Henri Texier "Remparts d'Argile". In quest'ottima registrazione le note vengono scoccate dal contrabbasso con grande veemenza, sono tese e corpose, ricchi di armonici i piatti della batteria e la voce del sax madida di espressione. Il medio, difficile zona di passaggio tra i due trasduttori, è coerente, equilibrato e privo di sensibili scalini, oltre che realmente emozionante nella sua carnosità e presenza. Se devo essere sincero, proprio questa è stata la prestazione che mi ha definitivamente convinto delle qualità di questo sistema, che si pone sicuramente su un livello "Top". "Sono nuove di pacca", dice Claudio, "le ho qui da un mese." Ma non è mia intenzione imbastire un panegirico su quest'ottimo impianto, anche se la tentazione di farlo è forte (e in parte già l'ho fatto), ma voglio considerarne l'ascolto come piacevolmente collaterale al mio incontro con Claudio Romagnoli. Il vero obiettivo è in realtà quello di sviscerare la storia, le ragioni e l'evoluzione del suo marchio, che a tutt'oggi vanta un catalogo di tutto rispetto. Questi sono, d'infilata, tutti gli apparecchi compresi nelle diverse tipologie:

DIGITAL CD/DAC
- Digidrive TL MK2 (CD Mechanism)
- Digicode 2.24HZ (DAC)
- Digicode S-192 (DAC)
- CDP 7T MK3 (CDP)
- PSU-7 (Power Supply)
- CDP 0.6T32 (CDP)
- Digitube S-192 (DAC)

PREAMPLIFICATORI
- Zoe
- Zor
- Phono Amp System
- Phono Amp MM
- VPP 02
- Fonix

AMPLIFICATORI INTEGRATI
- VFI 700MM
- Zax 120
- Zax 70
- Zum
- ZXT-70

AMPLIFICATORI DI POTENZA
- VM200
- VM200M Mono
- Z100

Un elenco che può dire nulla o veramente molto per chi ha avuto modo di apprezzare la qualità di questi oggetti. È bene dire che il patron della Lector non ha mai curato con meticolosità la disposizione dell'impianto nella sua sala perchè non voleva metterlo nelle migliori condizioni di funzionamento, nella convinzione che in questo modo avrebbero potuto manifestarsi dei falsi positivi. Se un componente suona bene, lo fa anche in condizioni non ideali di posizionamento. Nei suoi dischi di riferimento, usati per testare il suono di un prodotto Lector, non deve mai mancare un elevato range dinamico, un parametro che l'azienda pavese ha sempre tenuto in grande considerazione. Il ragionamento non fa una piega poiché appiattire la gamma di escursione tra il suono più debole e il più forte significa togliere vita a qualsiasi programma musicale, ovverosia allontanarlo da un sano realismo. Se rivado con la memoria agli ascolti degli oggetti Lector, anche se avvenuti sempre nel contesto di una fiera o dimostrazioni in negozi, ciò che mi è rimasto scolpito nella memoria è proprio quel suono vigoroso, vivido, pulsante e dai contorni decisi che è un po' il suo segno distintivo.


LA LECTOR PROIETTATA NELLA STORIA DELL'HI FI
COLLOQUIO CON CLAUDIO ROMAGNOLI




La Docet-Lector nasce nel 1982 su iniziativa di Claudio Romagnoli. Suo padre era progettista alla Radiomarelli, poi alla Geloso, aveva perciò l'audio nel suo DNA. Claudio a un certo punto gli disse che anche lui aveva intenzione di essere attivo nel campo della riproduzione audio e il suo papà, saggiamente, non lo dissuase da quest'idea. All'inizio lavorarono insieme sul cablaggio degli apparecchi, nello stesso laboratorio che ho avuto il piacere di visitare oggi. A quei tempi le apparecchiature a valvole erano praticamente estinte, tuttavia lui rimase letteralmente fulminato da un amplificatore a tubi inglese che ebbe la ventura di ascoltare. Visto il risultato sonoro, rifletté molto sul perché nessuno usasse le valvole in modo moderno, poiché laddove queste venivano ancora utilizzate, lo si faceva in maniera "antica". Questa è un'idea che è stata poi incessantemente sviluppata dal marchio, tanto è vero che si pregia di aver implementato sulle sue apparecchiature delle originali innovazioni. Per esempio, il Bias ottico catodico è stato inventato proprio dalla Lector, ora adoperato da tanti altri, compreso il progettista audio Bartolomeo Aloia. La tecnologia del catodo controllato esternamente tramite un circuito è stata ideata da Claudio Romagnoli, come anche l'alimentazione Shunt Parallelo a bassa impedenza d'uscita (0,2 Ohm) applicata alle valvole. "La gente pensa che la corrente che cavalca il segnale funzioni in una sola direzione, ma questa si comporta in realtà secondo principi fluidodinamici. Se tu butti per terra un bicchiere d'acqua, non puoi predeterminare dove questa va a disporsi sul pavimento, la stessa cosa avviene per la corrente poiché questa si dirige dappertutto.



Non è come una fetta di salame che tu la tagli e rimane di un certo spessore. E se la corrente cavalca l'alimentazione, il risultato che si avrà in uscita sarà costituito dall'alimentazione più il circuito audio, perciò potrai cambiare il circuito di amplificazione quanto vuoi, sostituire le valvole, ma nove volte su dieci non riscontrerai nessuna differenza." Cos'ha fatto allora il patron dell'azienda? Ha progettato un alimentatore a bassissima impedenza per minimizzare il problema della corrente che gira in esso. Da prove fatte su uno serio di tipo Shunt, si è scoperto che che l'80% del suono ottenuto è fatto dal circuito audio e non da quello audio più l'alimentatore. È un'idea sviluppata anche sul preamplificatore presente nell'impianto, lo Zoe, definito anomalo dallo stesso progettista in quanto costituito da un circuito originale che non si trova in altri apparecchi. Poi, come tutte le cose di questo mondo, tale filosofia può piacere o meno e questo può dipendere da mille fattori. "Tutti i circuiti Lector sono originali, oramai se ne sono accorti tutti." La logica sta proprio nel produrre delle elettroniche che siano differenti da quelle presenti sul mercato, perché se ti limiti a copiare quello che fanno gli altri non hai fatto che delle repliche. Romagnoli ha iniziato facendo un braccio fonografico, impegnandosi in quel periodo nella cinematica. Si trattava di uno dei primi prodotti del marchio (parliamo dell'85-86), nato con la ferma intenzione iniziale di fare giradischi. Ma in quegli anni l'analogico subì un forte ridimensionamento, i giradischi furono praticamente spazzati via dai lettori CD che, dicono, ora stanno morendo perchè soppiantati dalla musica liquida, ma la Lector continua imperterrita a produrne tanti.



"Non so quanti ne abbiamo spediti l'altro giorno a Hong Kong. Dall'azienda sono partiti due pallet di materiale imballato, del peso complessivo di 180 kg, e dentro c'erano anche un bel po' di lettori CD. Adesso i miei ragazzi ne stanno preparando diversi anche per gli Stati Uniti". La tecnologia CD è ormai stabile, è ben definita e funziona con sicurezza. Mettiamoci dentro pure il fatto che il tempo occorrente per far partire la riproduzione di un dischetto, rispetto a quello che ci vuole per un file audio cosiddetto "liquido", è parecchio inferiore, potremmo dire 1 a 10. Il PC è una macchina ancora instabile, tanto è vero che Microsoft non ha mai aperto le porte USB in 2.0; se l'avesse fatto non avremmo oggi il problema dei driver. Tanti utenti utilizzano i computer Apple con i sistemi operativi OS X appunto perché in questi le porte sono aperte a 2.0 e non serve alcun driver. Già questa differenza fa capire come il sistema informatico applicato all'audio sia ancora lontano dall'essere maturo, nonostante ciò l'azienda di Albuzzano si è impegnata nella progettazione di cinque o sei prototipi di apparecchi per la musica liquida. "Steve Jobs intendeva fare un computer che fosse un elettrodomestico, vale a dire un qualcosa che si mette in funzione e fa quello che deve, punto, non che tu devi scervellarti per farlo andare. Il driver inoltre, dove presente, deve star dietro all'evoluzione del Sistema Operativo; se si compie un aggiornamento c'è la possibilità che il driver installato funzioni male o cessi addirittura di farlo. Quello USB che la Lector ha creato per Windows, infatti, è stato fatto certificare per questo specifico sistema tramite la Global Sign, che è una riconosciuta autorità di certificazione.



Allo stato dei fatti, il PC non è un sistema pensato come un elettrodomestico, come un frigorifero che si collega alla rete elettrica e raffredda o un televisore che lo accendi e subito ti consente di guardare e ascoltare. Claudio mi racconta che per le prime porte USB montate c'era qualcuno che installava i driver senza però riavviare il PC prima dell'utilizzo. Queste persone poi chiamavano in ditta perché l'apparecchio non funzionava e, dopo cinquanta minuti di telefonata, confessavano di non aver fatto il riavvio (tra l'altro operazione indicata a schermo). Se la musica liquida presenta dei vantaggi, la Lector però non esclude un sistema di riproduzione a scapito di un altro e non capisce perché si debba rinunciare al CD Player, considerando anche il tempo occorrente per un'eventuale  masterizzazione dei file. Sin da quando era una neonata, non si occupa di elettroacustiche, convinta che chi si dedica alle elettroniche non deve produrre casse acustiche, essendo i due campi completamente diversi. Tuttavia, non ha mancato di collaborare con grandi aziende come la Chario o la Sonus Faber. "Se costruisci un diffusore, devi poi inventarti un amplificatore che sia adatto a pilotarlo. Se invece desidero produrre amplificatori che vadano con il 90-95% delle casse in commercio, senza diventare pretenziosi, devo avere a disposizione diverse tipologie di elettroacustiche da poter utilizzare per i test." Ecco perché nella sala Lector stazionano 6-8 coppie di sistemi da poter adoperare, ma si vorrebbe averne ancora di più; si passa dall'alta alla bassa efficienza, ai driver a nastro, partendo dal concetto che gli amplificatori dell'azienda pavese devono essere in grado di pilotare nel miglior modo possibile la maggioranza dei diffusori presenti sul mercato.



È soprattutto una questione di conformità timbrica, poiché i moderni amplificatori difficilmente soffrono sul versante dei parametri elettrici. Sulla "vexata quaestio" dell'indole sonica, va detto che in un'elettronica basta cambiare due condensatori che si modifica anche il suono. Claudio Romagnoli si sforza quindi di fare amplificatori, non sa se male o bene, che si devono interfacciare con un ampio spettro di elettroacustiche. Si tratta certamente di una qualità che è da sempre nelle desiderata del marchio. Per inciso, il CD Player presente nell'impianto consentiva l'inversione di fase, così la prima voce ascoltata, prima ben centrata sulla scena, con l'inversione subiva una dislocazione spaziale verso i lati della scena. Dopo la realizzazione di questo braccio "Made in Italy" per giradischi e testine Moving Coil, fu progettato il primo preamplificatore (il VP-04), un oggetto che era in controtendenza con le realizzazioni dell'epoca essendo privo di controreazione sia locale che totale e avendo il Bias ottico catodico a LED, alimentazione Shunt Parallelo a MOSFET e circuito Phono con RIAA passiva. Correva l'anno 1985. Dopo l'inizio "fonografico" la Lector decise di dedicarsi alla produzione di elettroniche, per il semplice fatto che il CD aveva praticamente spazzato via il vinile, che tempo dopo ha però avuto una sua rivalsa, nonostante non faccia certo i numeri del CD. In quel periodo la Thorens aveva chiuso; in pochi hanno resistito, la Rega e qualche altra ditta. "Il primo prototipo che ho fatto è stato un amplificatore integrato ibrido, pensato in contemporanea con i primi ibridi che uscivano negli Stati Uniti, sui quali io non sapevo nulla.



Ai tempi c'era il Moscode e altri marchi. Il nostro lo chiamammo VFI-70, un 30 Watt munito di stadio Phono; non demordevo dall'idea dell'analogico pensando che chi aveva comprato il mio braccio poteva poi usare quest'ingresso per ascoltare i suoi vinili." Era dotato di uno stadio driver di linea a valvole che pilotava quello finale di potenza, uno schema certamente interessante che implementava sia MOSFET che Transistor. Il VFI-70 fu copiato in Cina (Claudio ne ha le prove) e rimase in catalogo per vent'anni nelle sue varie versioni: da 30 Watt si passò a 50 Watt, oltre non si poteva andare a causa dello schema circuitale impiegato: per fare un significativo salto di potenza si sarebbe dovuto rivoluzionare il circuito. La potenza non elevata fu un fattore forse penalizzante perché ai tempi il cliente ne chiedeva molta. In realtà con 30 Watt in casa si può pilotare qualsiasi diffusore o quasi. L'azienda si è quindi dovuta adattare a questi canoni, infatti nella produzione attuale l'integrato più piccolo è il VFI - 700 MM con i suoi 50 Wrms per canale su 8 Ohm, mentre sui finali con il VM200 si arriva sino a 115 Watt su carico di 8 Ohm. Fedele a questa configurazione, ancora oggi l'azienda di Albuzzano produce amplificatori integrati ibridi e finali ibridi. È stato deciso di non affidare alle valvole il compito per loro più critico, vale a dire l'utilizzo come dispositivo finale di potenza, escludendo anche la presenza del trasformatore d'uscita. Si tratta di due elementi che, per quanto siano ottimizzabili dal punto di vista teorico, rimangono comunque delicati. Tra questi il più spinoso è proprio il trasformatore d'uscita, in grado di condizionare moltissimo la qualità del suono.



Per raggiungere delle buone prestazioni soniche, bisogna che sia di qualità elevata, non si possono usare i nuclei in ferro e basta, ma devi drogarli. I migliori in circolazione sono quelli giapponesi, come i Tamura, che sono però anche parecchio costosi (si può arrivare a cifre di 1000 euro per un esemplare). Per di più le valvole di potenza hanno una durata limitata, mettiamoci quindi pure il costo da sopportare nel caso di una loro sostituzione e vedremo come la gestione di un finale a tubi possa facilmente diventare parecchio onerosa. Se quelle usate nella preamplificazione arrivano a durare circa 15.000 ore, più di un condensatore elettrolitico, quelle di potenza resistono molto meno. Ecco perché si è scelto nella sezione di potenza di sostituire le valvole con i Transistor o i MOSFET. Questi ultimi negli apparecchi Lector sono particolari e vengono fatti produrre in Inghilterra, dalla Exicon. L'obiettivo dell'azienda è sempre stato quello di proporre degli oggetti dall'alto rapporto qualità prezzo, in modo tale da allargare il loro mercato, senza quindi rimanere confinati in quello d'elite non per mancanza d'interesse verso questo, ma perchè con una produzione media (in magazzino c'erano circa 500 telai pronti da montare) è possibile accedere a una componentistica custom. "Quando vado dal mio costruttore di condensatori e gli dico di volerne uno fatto in un certo modo, lui mi risponde che è possibile a condizione però che ne vengano prodotti almeno mille pezzi. È una quantità che smaltisco facilmente, mentre se io immettessi sul mercato un numero molto basso di apparecchi, sarei costretto a usare la componentistica che si trova sui cataloghi."



È bene specificare che con il termine "custom" s'intendono delle piccole variazioni sul progetto originale o talune cose particolari decise dal richiedente. A titolo di esempio, la Sonus Faber non produce altoparlanti in proprio, ma ha la forza contrattuale per chiedere al suo fornitore alcune caratteristiche speciali. Sta di fatto che l'obiettivo dell'azienda pavese è proprio quello di arrivare a sfornare alcuni prodotti realizzati su specifiche. Incuriosito dal discorso dei dispositivi finali di potenza, a un certo punto chiedo a Claudio se dal punto di vista timbrico ci siano dei cambiamenti a seconda dei componenti utilizzati, se Transistor, MOSFET o Transistor Bipolari. "Basta osservarne le curve caratteristiche, però questo significa poco o niente. C'è da dire che i MOSFET moderni sono un passo avanti rispetto ai vecchi, mi riferisco ai primissimi, stesso discorso vale per i bipolari." La Lector usa moltissimo i Sanken bipolari, quelli che hanno il diodo integrato di controllo della temperatura. C'è però un serio problema che afflige l'odierna Hi Fi: purtroppo la componentistica analogica sta man mano scomparendo, si fa fatica a trovare dei Transistor, anche di segnale. Romagnoli è arrivato a usare dei Transistor ROHM, che deve cercare da chi li ha ancora in magazzino. Ma l'inconveniente non riguarda solo questi; la Alps, per esempio, ha annunciato la cessazione della produzione del suo noto potenziometro "Blue-Velvet". In laboratorio ha ancora uno stock di potenziometri ma in futuro sarà difficile reperirne di nuovi, lo stesso vale per alcuni tipi di componenti come le resistenze, che negli apparecchi Lector sono particolari.



Siccome oggi nelle elettroniche si cerca sempre più la miniaturizzazione, si trovano facilmente resistenze SMD ma non quelle belle di potenza, come per esempio le Philips, che è decisamente difficile trovare. Senza il passato il futuro non esisterebbe, ecco allora che nella produzione vengono a galla i CD Player, da sempre tenuti in grande considerazione dal marchio lombardo. La progettazione e produzione del CDP-1T risale al 1989, fu il primo lettore italiano ed europeo a valvole, differiva dagli altri non solo per la presenza di queste, ma perchè fu eliminato il convertitore I/V attivo, sostituito da un circuito completamente passivo che consentiva d'interfacciare direttamente l'uscita del DAC all'ingresso della griglia della valvola, senza che nessun altro componente a stato solido s'interponesse tra i due. Altra genialata proprietaria Lector fu il circuito "Drive-the-Cathode", ovverosia il pilotaggio controllato del catodo della valvola che permetteva di utilizzare bassi valori resistivi catodici e, conseguentemente, controllare senza aggiunta di controreazione il suo guadagno. Sono soluzioni circuitali ancora implementate nei CD Player dell'attuale produzione. Ai tempi Romagnoli riuscì pure a mettersi in contatto con degli inventori, un gruppo misto formato da fisici belgi e olandesi. La stessa Philips gli forniva senza problemi i laser e quei componenti critici non reperibili sul mercato, come i circuiti integrati. I primi lettori CD erano tutti analogici, nel senso che il trattamento del segnale proveniente dal laser era tutto fatto in dominio analogico.



Ci fu in seguito una rivoluzione che portò i circuiti servo a diventare digitali, con la conversione del segnale in questo dominio. Non stiamo parlando del processo di conversione, ma proprio del trattamento del segnale, nel quale dei fotodiodi leggono la luce di ritorno del laser che ha colpito i "pit" e i "land" del CD. Inizialmente, questo processo ottico di lettura veniva gestito in modo analogico. La tecnologia digitale è poi arrivata nel '95-'96, quando la Philips annunciò che per il trattamento del segnale questa tecnologia era ormai matura, ma in quel preciso momento si presentarono dei problemi. I primi convertitori A/D avevano delle difficoltà, oggi pienamente superate da una tecnica ormai consolidata, mentre attualmente il vero scoglio da superare sono le meccaniche, purtroppo non più prodotte. Non trascurò la Lector la sperimentazione dei nuovi formati audio con l'arrivo del primo DVD Player costruito in Italia, l'SMC-100 del 1998, seguito immediatamente dal primo lettore SACD/DVD-A e CD a valvole: l'SCD-3. Naturalmente il tutto costruito con idee originali: cablaggio misto con filo e circuito stampato, condensatori in polipropilene fatti su specifiche, selezione accurata della componentistica attiva e passiva (valvole, resistenze, condensatori). Progettazione interna di ogni singolo componente critico, come i circuiti stampati (alcuni prodotti internamente alla ditta stessa), telai in metallo ad alto spessore (1,5-2 mm), pannelli frontali anti-magnetici in metacrilato ad alto spessore (10 mm), senza dimenticare i collaudi ipercritici di di ogni apparecchio, che veniva e viene a tutt'oggi sottoposto a un "Burn-In" minimo di 24 ore.



Dal canto suo la Philips è stata nel tempo smembrata, venduta a pezzi. Ai tempi d'oro in quel di Eindhoven c'era un reparto di ricerca composto da tremila persone. "Uno degli ingegneri Philips ha lavorato qui da me per sei mesi dopo il suo licenziamento dalla realtà olandese, pagato dalla Regione Lombardia. Qualche anno fa c'è stato un bando dove venivano selezionate delle aziende per accogliere al loro interno un tutor che doveva seguire l'esportazione. Furono individuate cinquanta, sessanta ditte lombarde e la mia riuscì a entrare in quel novero, allora mi mandarono un ex ingegnere della Philips, italiano, che lavorava nella sede principale con incarichi di consulenza." Questi raccontò tutto della Philips a Claudio Romagnoli, gli disse che nel reparto RD del marchio olandese c'era ogni sorta di professionista, dai falegnami ai muratori, idraulici, ingegneri elettronici, meccanici, fisici. È il gruppo che fa la forza. Se in un team si mettono insieme degli ingegneri elettronici, questi faranno anche delle belle realizzazioni ma queste potrebbero tuttavia risultare irrealizzabili senza l'apporto di un vero gioco di squadra. "Quest'ingegnere si occupava in realtà di apparecchi televisivi. Mi diceva che in Italia era stato sviluppato un primo telaio monolitico, quando in Olanda i televisori erano ancora fatti a schede. Non si occupava quindi di audio, ma qui da me doveva dedicarsi all'export, promuovere i miei prodotti attraverso le sue conoscenze." Tornando a bomba alle meccaniche, oggi nella Lector vengono usate quelle DVD a doppio laser (uno per i CD e l'altro per i DVD), dove viene inibito l'uso di quello destinato ai DVD e adoperato invece l'altro.



Perché questa scelta? La ragione sta nel fatto che tale tipo di meccanica ha un ingranaggio molto più complesso e preciso rispetto a quella dedicata al CD, la quale ha dei margini di errore piuttosto ampi se confrontata con la DVD, essendo quest'ultima destinata a ricevere un segnale decisamente più multiforme. Le più grandi innovazioni tecnologiche sono state realizzate durante la guerra poiché nel momento del bisogno ci si deve sforzare a trovare delle soluzioni che siano valide. La Lector ha dovuto quindi fronteggiare la mancanza di reperibilità di un certo componente, nell'ambito di un oggetto composto da centinaia e centinaia di pezzi com'è un lettore CD, con un'idea originale. Una resistenza si può cambiare, ma un componente fondamentale, non trovandosi sul catalogo RS, va sviluppato in un certo modo. Tra l'altro nei CD Player del marchio c'è anche tanto software necessario per farli funzionare, scritto in casa (Claudio parla di sei o settemila righe di programma). Si tratta in ogni modo di macchine originali, fatte da zero, e non come altri costruttori fanno ricavate dallo smontaggio di apparecchi economici poi rimontati in un bel cabinet. E per compiere un'operazione del genere bisogna conoscere in modo preciso come funziona l'oggetto; passato il momento di panico conseguente alla cessazione della produzione di meccaniche, è stato quindi necessario rimboccarsi le maniche e agire di conseguenza. "In realtà, queste si reperiscono ancora ma trovi tantissima roba riciclata, vecchia di magazzino. Quando alcuni audiofili mi chiamano chiedendomi perché non uso le valvole Mullard o di altri marchi, io rispondo perché non posso selezionarle.



Non devo fare una selezione su dieci tubi, ma su cinquecento poichè il mio obiettivo è intraprendere una certa produzione." C'è, in buona sostanza, da soddisfare una precisa omogenità nel prodotto finito, per cui tutti gli esemplari che escono dall'azienda devono essere uguali tra loro e questo da tutti i punti di vista. Pur dichiarandosi un artigiano, Claudio Romagnoli non si riconosce in quello che si bea dall'uso di condensatori firmati o componenti esclusivi, oppure in quello che usa un certo elemento perché quello ha trovato sul mercato, senza porsi il problema di misurare un condensatore. Spesso l'audiofilo acquirente di un'elettronica valvolare la prima cosa che fa è sostituire i tubi in dotazione con altri, nella convinzione che quelli equipaggiati siano di scarsa qualità. Poi magari si lamenta che un canale suona più forte dell'altro. Se un produttore seleziona le valvole sui due canali affinchè il livello di segnale emesso sia entro 1 dB, è logico che cambiandole senza alcuna misurazione si può andare incontro a questi problemi. Le valvole montate in azienda sono tutte nuove di fabbrica, abbisognano quindi di un certo periodo di tempo per stabilizzarsi, queste inoltre sono parte integrante di un preciso progetto e non possono essere disinvoltamente sostituite senza provocare delle variazioni non previste in fase di ideazione. Altro punto importante: le elettroniche Lector sono prive di controreazione, tranne che un po' sui finali di potenza, parliamo di tassi percentuali comunque bassi e applicati localmente, non in modo generale.



Il marchio pavese si è dedicato anche alla produzione di amplificatori per cuffia, come il modello Zum H, ibrido, che è Valvola/MOSFET e può pilotare validamente cuffie con qualsiasi impedenza. Funziona in Classe A pura, anche nella sezione finale, e ha la possibilità di scegliere tra due livelli di potenza, basso e alto, a seconda della sensibilità della cuffia. Nella sezione driver troviamo un triodo 12BH7A ma, se l'utente lo desidera, può essere montata anche un ECC-802S; nel cambio si evidenza una certa differenza di comportamento: il primo triodo rende un suono più frizzante mentre il secondo ha una personalità più rotonda. Sarà poi l'audiofilo a scegliere qual è l'opzione giusta per lui, in base al suo gusto. "Lo Zum H sta riscuotendo un buon successo in Austria, dove viene trattato in un negozio che vende solo cuffie." Dedicandosi solo alle elettroniche e non alle elettroacustiche, il nostro progettista ha più tempo per concentrarsi sullo scibile dell'elettronica audio, sperimentando anche cose nuove, come la "Grounding Box", e altre non fatte da alcuno. In questo dispositivo viene affrontato il problema della messa a terra di un apparecchio, che di solito è decisamente problematica andando questo a pescare in una condizione elettrica "perfettibile", per usare un eufemismo, basta infatti modificarla per rendersi subito conto di come cambi il suono. Per questo motivo, in un laboratorio di misure che si rispetti non deve mai mancare un trasformatore d'isolamento. Lo stesso Claudio Romagnoli ha scritto un interessante articolo sui trasformatori d'isolamento parametrici, atti ad attenuare alcune frequenze dannose.



D'altronde la sua filosofia parte dall'assunto che un circuito debba essere "intelligente", privo cioè di sovrabbondanze o inutili orpelli e questo per il semplice fatto che è chiamato a riprodurre dell'audio, trattando un segnale che dev'essere quanto più possibile conforme a quello d'ingresso. "Io continuo a pensare che un circuito ideato sulla base di un'alimentazione sana, ben fatta e a bassa impedenza, sia quello più idoneo per funzionare bene. E farne una con tali parametri non è affatto facile poiché si tratta di un circuito attivo con impedenza ridotta, se così non fosse questo ci metterebbe del suo nel suono che otteniamo." Si possono mettere in un apparecchio tante alimentazioni, ma se sono fatte male si va sicuramente incontro a dei problemi. Argomento Damping Factor, per il nostro progettista un problema su cui si è indebitamente "ricamato". Per fare un calcolo serio dello smorzamento bisogna non trascurare nulla, anche l'impedenza del cavo, le bobine degli altoparlanti, si scoprirà così che, in realtà, questo può risultare molto basso. Ci sono degli amplificatori in Classe D della ICE-Power in cui il DF è altissimo, arrivando addirittura a 5000, allora si che questo conta, ma in elettroniche in cui si aggira tra 200, 300 o meno, alla fine non cambia niente. Anche sulla "vexata quaestio" delle misure il patron della Lector ha le idee ben chiare. Esistono degli amplificatori che hanno un ottimo comportamento sonoro, pur mostrando delle misure "perfettibili" se non cattive. Innanzitutto bisogna saperle fare, poi anche interpretare e contestualizzare, soprattutto correlandole a quello che si sta ascoltando, diversamente non ha senso farle.



"È un po' come i governi, che non sono mai collegati alla vita reale." In casa non si nega la loro importanza, ma altrettanta se ne dà agli ascolti, che vengono condotti in vario modo, con diversi diffusori e in varie situazioni ambientali, in cuffia e sul banco di laboratorio con due piccoli diffusori, i quali funzionano come i pad di una grande cuffia. La realtà di Albuzzano si pregia di praticare nella sua gamma di prodotti un rapporto qualità/prezzo attentamente calibrato, senza fare prezzi "fantasia" come alcuni: "Sono l'unico in Italia ad avere in catalogo un amplificatore integrato, lo ZAX-70, venduto al pubblico a 1000 euro. Pratico questa politica di prezzi perché spero sempre di attirare l'audiofilo che sia interessato ad acquistare un mio prodotto e non il solito integrato giapponese da 500-600 euro, impossessandosi di un amplificatore con dei finali veri, dove ci sono i pregiati Transistor Sanken." Bisogna dare atto al nostro marchio che i suoi prezzi di vendita sono ben lontani da quelli esosi praticati nella cosiddetta "High End" e questo non avviene assolutamente a discapito della qualità sonora, che ho avuto più volte modo di apprezzare come eccellente. La grande onestà, anche intellettuale, di Claudio Romagnoli gli impedisce di ricorrere al solito "modus operandi" di vestire un circuito banale con un abito di lusso e venderlo a "n" volte il prezzo che vale realmente. Non bisogna d'altronde trascurare la questione psicologica. L'ambizione di chi acquista un orologio è che questo sia fatto in oro, stessa cosa avviene anche per un'elettronica Hi Fi, che a certi livelli e con certi utenti assume la funzione di "status symbol".



A un certo punto Claudio mi fa una domanda e si dà subito la risposta: "Sai perché io uso il Plexiglas? È una cosa che ho imparato da Pierre Lurné, per il quale ho lavorato. Intanto perché il mio nero è un elegante "Piano Finish", lucido come un pianoforte, e poi perché dopo vent'anni il suo colore non cambia, rimanendo come da nuovo." Anche i trasformatori in casa Lector hanno un qualcosa di originale, di personalizzato secondo le desiderata del progettista. Quelli di alimentazione, a differenza di quanto comunemente avviene, nelle elettroniche Lector non ronzano, cioè non generano vibrazioni. Sono dei toroidali costruiti in un modo particolare, inresinati con un materiale frutto di ricerca e sperimentazione, in cui si è cercato un tipo di resina che entrasse negli interstizi tra una spira e l'altra, quindi avente il suo effetto in spazi microscopici. L'effetto della vibrazione, oltre a essere dovuto alla saturazione del flusso magnetico, può essere imputabile al nucleo costruito con lamelle non adeguatamente trattate e che quindi si mettono a vibrare. Ma l'effetto più rilevante è quello provocato dalla magnetostrizione. "Se tu appoggi l'orecchio sui miei oggetti, non senti alcuna vibrazione." Una cura particolare, mi spiega Claudio, che è stata adottata in previsione dell'esportazione in Germania, dove nessuna "ronza" viene tollerata. Lì il telaio viene aperto e l'orecchio posto a diretto contatto con questo componente. Per questo gli apparecchi tedeschi sono tutti sottoposti a processo di resinatura e non se ne trova uno che non sia trattato.



Inoltre, se il trasformatore vibra causa problemi anche ad altri componenti, specialmente le valvole, in cui tale fenomeno è il nemico numero uno. Chi se ne intende, sicuramente conosce i deleteri fenomeni chiamati "pop corn" o "din din", che si verificano se il filamento tocca il catodo. Così, i famosi anelli di gomma che si mettono all'esterno della valvola altro non servono che a creare un mercato dell'accessorio, poiché smorzano il vetro ma non quanto c'è all'interno del tubo. In azienda comunque viene prodotta una ciabatta, la Edison 230, che blocca la corrente continua contribuendo alla correzione di tale tipo d'inconveniente. Alla Lector hanno saggiamente pensato anche a questo.


IL LABORATORIO
UNA WUNDERKAMMER




Claudio mi apre le porte del suo laboratorio, una sorta di "wunderkammer" ricolma di oggetti "in fieri", strumenti di misura di elevatissimo livello e tutto ciò che occorre per creare un oggetto Lector. Da appassionato di rilevazioni strumentali, mi brillano gli occhi alla vista di quelle numerosissime apparecchiature usate per mettere a punto delle elettroniche di livello davvero molto alto, costruite con scienza e coscienza e sulla base di un'indefessa ricerca mirata alla ricostituzione di un non casuale ideale di suono. Come si può condensare in uno scritto giornalistico una vita passata al banco di misura? È operazione molto ardua, direi impossibile, molto più facile ascoltare la sapienza di un professionista come Claudio Romagnoli e limitarsi a qualche cenno descrittivo che può fare da didascalia alle immagini. Iniziamo dal banco per la misura della compatibilità elettromagnetica, la Lector è l'unica in Italia nel campo dell'audio ad averlo. Passiamo al banco di misura principale, adoperato per realizzare ogni sorta di rilevazione, qui ci sono, tra i molti altri dispositivi, un d-Scope Series III e un Multimetro HP 34401A. Ogni banco è dotato della sua strumentazione. Visitiamo il banco bruciatura apparecchi, dove i medesimi vengono messi sotto stress. Mi dice Claudio: "Non è mai successo che un utente, in normali condizioni di funzionamento, incorresse in questo tipo di sollecitazioni, ma il bravo produttore dev'essere in grado di conoscere qual è il comportamento di un suo oggetto in condizioni limite." Vedo su uno scaffale a muro due piccoli monitor, sono in sospensione pneumatica e costruiti dalla stessa Lector.



M'incuriosisce molto quel tweeter a cupola rovesciata, che è un Focal, dotato di una risoluzione altissima e adatto a rivelare eventuali ronzii più altri disturbi che possono emergere durante la riproduzione. Accanto al monitor di sinistra c'è un driver a tromba collegato in parallelo, la sua funzione è spostare la risposta in frequenza completamente sulle alte. Della serie scopri le differenze: mi viene fatto notare che i due woofer sono diversi, è una cosa voluta e utile per sentire differenze fra l'una e l'altra cassa. Non bisogna mai avere due diffusori perfettamente uguali quando si fanno i test di qualità, ma bisogna appunto averne due diversi, da alternare tramite un commutatore. Tutti i telai, una volta verniciati vengono avvolti in una pellicola per evitare che si rovinino. Nella parte del laboratorio che si occupa della meccanica, vediamo una taglierina per le lamiere, più avanti c'è un tornio, componentistica varia e una piccola macchina CNC al laser. Nella sezione imballaggio c'è tutto ciò che occorre per confezionare un apparecchio. In un certo punto del laboratorio Claudio mi mostra un provavalvole Sofia della Audiomatica, collegabile al PC. Grazie a un ponte RLC di precisione viene testata la componentistica passiva: resistori, induttori e condensatori, operazione indispensabile per la loro selezione. Scorgo tante valvole ordinatamente riposte all'interno di alcuni cassetti. In un mobile tipo libreria trovo una stazione saldante Weller, la nuova PU 81, uno strumento molto evoluto che, oltre al controllo della temperatura, ha lo spegnimento automatico in caso d'inattività e consente la sostituzione al volo della punta.



In un mobile tipo libreria stazionano diversi braccetti snodabili per le operazioni di saldatura, un Philips SBC 350I, stazione ad aria calda, è un altro oggetto che gravita in quella zona. Ogni strumento di lavoro è doppio, in modo tale da poter essere immediatamente soppiantato in caso di guasto. Ci sono diversi oscilloscopi, sia analogici che digitali. "Sui primi si possono vedere cose che i secondi non consentono", mi spiega Claudio. Dal punto di vista produttivo, la Lector si avvale di due dipendenti in gamba, in grado di gestire autonomamente il lavoro. Sulla base della manualistica a colori redatta dallo stesso Romagnoli, riportante i piani di montaggio, si può assemblare con precisione ogni apparecchio. I suoi tecnici prendono da un grande raccoglitore il manuale dov'è spiegato dettagliatamente come costruire un dato apparecchio, da zero sino al prodotto finito, in ognuno è indicata anche l'ultima vite e bullone da usare. Si tratta di manuali ultraprecisi che vengono dati anche al Service di assistenza all'estero. "Se devo fare un progetto o dei collaudi particolari me ne occupo io. Loro sarebbero anche in grado di farli, ma preferisco farlo io. A ogni modo, mi sono ripromesso che un apparecchio non collaudato di qui non deve mai uscire: lo sono tutti al 100%, lasciati in "bruciatura" almeno per 24 ore per verificare l'esistenza di problemi." Poche aziende audio hanno dei dipendenti in Italia, essendo tutte delle "self man band".


IL MERCATO SECONDO LA DOCET LECTOR

Claudio Romagnoli è un professionista che ha dedicato tutto il suo tempo all'audio, adottando (e questo va assolutamente riconosciuto e lodato) una politica dei prezzi quanto mai onesta, tutta a vantaggio di un ottimo rapporto qualità/prezzo. Il suo comportamento è quanto di più lontano ci possa essere da quello degli operatori che sfruttano il mercato per adescare dei polli da spennare. La sua produzione, di grande sostanza tecnica e sonica, non aderisce ne mai lo ha fatto al credo di quegli utenti danarosi che vogliono trasformare il proprio impianto in uno "Status Symbol". Una parola va detta anche sui Forum Audio, in cui si è accettati solo se possessori di marchi prestigiosi, mentre se si hanno marchi considerati minori, si vede sminuita la propria credibilità se non addirittura snobbati. Oggi si va incontro a quel deleterio fenomeno di costume per cui non si vende più un prodotto per la sua qualità intrinseca, ma per il brand che rappresenta. Sotto il vestito niente. "Ho capito che tantissimi non sanno ascoltare ma valutano un oggetto sulla base di criteri molto discutibili. Questo complica sicuramente un mercato che è già difficile di suo." La Lector partecipa a diverse fiere in Europa, specialmente in tanti paesi dell'Est, poiché a questi ha aperto il suo mercato. Soprattutto a tre: Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia, è lì che il mercato inizia a farsi interessante. Le fiere in questi Paesi hanno costi abbordabili e si trova nella gente un entusiasmo che qui in Italia abbiamo conosciuto solo negli anni '80, tra l'altro sono piene di giovani, cosa che da noi non riscontriamo.

"Una sera abbiamo tirato le 23,30 in una saletta con degli amici. Non capivo nulla, anche perché il polacco è una delle lingue più difficili al mondo, con loro che parlavano pieni di passione, sorseggiando una birra. La stessa cosa è avvenuta per'altro in Ungheria e Repubblica Ceca. Un altra realtà cui partecipo è la grande fiera di Monaco, il prestigioso Munich High End, che probabilmente si svolgerà l'anno prossimo dopo il protratto fermo dovuto al COVID-19; anche lì la mia azienda ha allacciato rapporti con tanti clienti." La grande Elisabeth Schwarzkopf, in risposta a un giornalista che le chiedeva di che cosa avvertisse l'assenza nei critici, disse: "Del rispetto per l'artista". Potremmo traslare questo concetto anche all'ambito della riproduzione audio. Il vero critico è colui che s'informa, prende consapevolezza di un preciso iter e poi emette il suo pensiero. Ritorno a casa con le orecchie ancora piene della bella musica ascoltata da Claudio Romagnoli, una persona che ho sentito subito amica grazie all'entusiasmo per una comune passione. Nel tornare a casa apro tutti i finestrini della mia auto. Il cielo è carico di nuvole violastre, talune hanno delle bellissime sfumature di bianco. Un'aria fresca e odorosa di campagna m'investe, è il refrigerio che ristora il mio corpo e il mio spirito dopo gli afrori del viaggio d'andata.




Alfredo Di Pietro

Agosto 2021


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