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miércoles, 10 de junio de 2026 ..:: Giovanni Nesi e Gregorio Moppi al MaMu ::..   Entrar
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 Giovanni Nesi e Gregorio Moppi al MaMu Minimizar

 

 

 

 

C'è un qualcosa in comune tra il clima primaverile che si respirava a Milano e la musica ascoltata al MaMu sabato 26 marzo. Nell'Aria e nelle note una freschezza tutta particolare e il compiacimento di poter finalmente assaporare la primavera dopo i rigori dell'inverno. Ma andiamo con ordine. Questo è il mio terzo appuntamento al Magazzino Musica, bella realtà di cui abbiamo ampiamente parlato in precedenza. Anche questa volta gli ingredienti per una serata interessante c'erano tutti, un tris di personaggi tutto toscano, due contemporanei, Giovanni Nesi e Gregorio Moppi, il terzo del passato: Domenico Zipoli, pratese come Nesi mentre Moppi è fiorentino. Qualche cenno sui due gioviali ragazzi che ho davanti è d'uopo. Cominciamo da Giovanni Nesi, classe 1986, oggi considerato uno dei più interessanti pianisti della sua generazione. Sul sito ufficiale possiamo leggere della sua intensa attività musicale, dei recenti concerti per il Maggio Musicale Fiorentino, per il Festival dei Due Mondi di Spoleto e ancora per la Società Umanitaria e la Società dei Concerti di Milano, il Teatro La Fenice a Venezia, la Società Aquilana dei Concerti, gli Amici della Musica di Firenze, Modena e Mestre, per il Festival Pianistico Internazionale di Antalya (Turchia), per il Mozarteum di Salisburgo e la Yamaha Concert Hall di Vienna (Austria). Più volte ospite della Rai e della BBC, si è esibito come solista con diverse orchestre tra le quali l'Orchestra Sinfonica di Sanremo, i Concerti Spirituali e la Camerata Strumentale Città di Prato, nonché nei principali centri musicali di Italia, Olanda, Grecia, Spagna, Francia e Gran Bretagna. Un artista che fa onore alla cultura del nostro paese e che può, ad appena ventinove anni, già vantare un curriculum di tutto rispetto. Ha avuto due importanti maestri, Maria Tipo e Andrea Lucchesini, oggi insegna pianoforte presso l'Istituto Superiore di Studi Musicali “Vecchi” di Modena e la Scuola di Musica Comunale “Mabellini” di Pistoia.

Sul versante della produzione discografica, dal 2014 Giovanni Nesi incide per l'etichetta Tactus. La prima registrazione per questa casa è dedicata a Mario Pilati (1903-1938), con le Bagatelle (Prima Mondiale) e la Suite per Pianoforte e Archi, insieme all'Orchestra Nazionale Artes diretta da Andrea Vitello. Ha inoltre registrato un DVD per il Mozarteum di Salisburgo, con i Preludi di Chopin, Scriabin e Debussy.
Concittadino di Domenico Zipoli (1688 – 1726), mostra un grande legame affettivo-espressivo con questo grande del passato, tanto da decidere di slancio nel 2014 di affrontare la prima esecuzione mondiale sul pianoforte moderno di tutte le sue Suite e Partite. Oggi al MaMu si coglie l'occasione di parlare di questa realizzazione discografica, recentemente uscita per l'etichetta londinese Heritage. L'album non ha mancato di riportare notevoli consensi di pubblico e critica, ricevendo entusiastiche recensioni in Italia e all'estero. Il premio “Clef du Mois” della francese ResMusica ne è testimone. Nesi è particolarmente apprezzato per l'intensità e l'originalità delle sue interpretazioni, segnalandosi anche in diversi importanti premi in competizioni nazionali e internazionali. Ricordiamo il prestigioso Premio William Walton, assegnato dalla Fondazione William Walton di Ischia, e al premio “R. Serkin”, assegnato ogni anno dalla Scuola di Musica di Fiesole.
Suona spesso in varie formazioni cameristiche e forma un duo pianistico stabile con Federica Bortoluzzi. Sue interviste e registrazioni sono spesso mandate in onda dalle principali radio e televisioni nazionali e internazionali.

Giovanni Nesi

Non è da meno Gregorio Moppi, nato a Firenze nel 1974, dove ha studiato pianoforte con Clara Saldicco e musica da camera con Vittorio Chiarappa al Conservatorio “Luigi Cherubini”, diplomandosi nel 1994. Nello stesso anno è stato allievo del pianista Sergio Perticaroli al Mozarteum di Salisburgo. Da studente di Conservatorio ha suonato in diverse manifestazioni musicali e partecipato a concorsi giovanili nazionali e internazionali. Nel 2001 si è laureato a Firenze con il massimo dei voti e la lode in Lettere moderne discutendo la tesi in Storia della musica moderna e contemporanea “Madrigali a cinque voci. Libro primo” di Pietro Pace (1597). Studio critico e edizione moderna (relatore il professor Franco Piperno). Nel medesimo ateneo ha conseguito nel 2006 il titolo di dottore di ricerca in storia dello spettacolo con la dissertazione "Mena le lanche su per le banche". Giornalista pubblicista, collabora dal 1997 con la pagina toscana del quotidiano "La Repubblica", oltre che con il mensile "Amadeus”, il bimestrale “Archi Magazine” e diverse altre pubblicazioni. Scrive regolarmente le note illustrative ai concerti del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, di Ort-Orchestra della Toscana, Amici della Musica di Firenze, Orchestra da Camera Fiorentina, Accademia Filarmonica di Verona. Ha redatto voci relative a musicisti rinascimentali per il Dizionario Biografico degli Italiani (Istituto della Enciclopedia Italiana – Treccani). Dal 2007 insegna Storia della musica alla Scuola di musica di Fiesole e dal 2009 è docente a contratto della stessa disciplina all'Università di Firenze - Centro di Cultura per Stranieri. Più recentemente, dal 2010, è consulente musicale dell'Assessorato alla Cultura della Provincia di Firenze tenuto da Carla Fracci.

La vicenda terrena di Domenico Zipoli fu breve e tormentata. Fu contemporaneo di Bach essendo nato tre anni dopo di lui, ma vissuto molto meno del Kantor poiché scomparso all'età di soli 37 anni (uno in più di Mozart) nella città di Córdoba. La sua storia è abbastanza singolare, romanzesca la definisce Moppi. Nato a Prato nel 1688, città allora considerata la periferia del mondo, Zipoli si affaccia come pianista. A quell'epoca anche una città oggi importante come Firenze era da ritenersi molto periferica rispetto ai grandi movimenti musicali e culturali. La cosa curiosa è che lui, da questa zona del mondo, andrà poi a vivere e morire in Sudamerica. Si sa pochissimo della sua vita, solo le tappe fondamentali. Una ritrattistica praticamente inesistente non ci ha riportato di lui l'aspetto fisico, sappiamo dalle note del documento d’imbarco per l’America che era un uomo di media statura, con due nei sulla gota sinistra. Le cronache parlano di un viso dall'espressione molto dolce, tanto da essere ricordato nelle memorie degli amici quasi come un santo.

Andò incontro a varie peregrinazioni, studiò con maestri più o meno importanti a Firenze, Bologna e Napoli, dove ebbe dei rapporti non facili con Alessandro Scarlatti, padre di Domenico, i due si lasciarono presto e male e Zipoli andò in cerca di altri insegnanti. A Roma nel 1716 apparve l'unica opera che abbia pubblicato in vita sua, oggi consegnataci dalla registrazione di Giovanni Nesi: "Sonate d'Intavolatura per organo e cimbalo Op.1", composta da due libri, uno per clavicembalo e uno per organo. La registrazione di Nesi riguarda la parte clavicembalistica. Bach e Scarlatti scrissero molto per questo strumento ma oggi le loro partiture sono affidate spesso al pianoforte, come anche quelle di Händel, Rameau, Couperin. E' possibile suonare qualche composizione organistica sul pianoforte, ma insorge il problema della pedaliera e, soprattutto, un elemento decisivo: l'organo può tenere delle note molto lunghe mentre nel pianoforte (e ancor meno nel clavicembalo) questo non può avvenire. In questo senso il pianoforte può essere visto come una via di mezzo tra questi due estremi.

Situazione diversa per le composizioni clavicembalistiche, nella pratica totalità eseguibili tranquillamente sul moderno pianoforte. Racconta Giovanni Nesi: "Quando mi capitò di avere in mano la registrazione al cembalo delle Sonate d'intavolatura, mi dissi che sicuramente qualcuno le aveva suonate anche sul pianoforte. Mi misi alla ricerca accorgendomi però che nessuno mai lo aveva fatto". Iniziò così il suo studio dello spartito, soprattutto incuriosito dalla resa sul piano di questa musica, ciò che venne fuori dalla tastiera gli piacque molto. Tutto suonava bene, in maniera molto gradevole. Le conclusioni sorsero spontanee: due musicisti accomunati dall'essere della stessa città, nessuna precedente interpretazione per il pianoforte di una musica così bella, convinsero Giovanni che incidere un disco sarebbe stata una sfida certamente interessante. Eseguì le Suite e Partite per la prima volta proprio a Prato, nel 2014, in seguito si concretizzò l'idea di registrarle. Diverse etichette discografiche si dichiararono interessate all'operazione e alla fine la registrazione fu affidata alla Heritage di Londra.

Quest’album vuole essere il suo trampolino di lancio, secondo nel suo carnet discografico, dopo la Suite per pianoforte e Archi e le Bagatelle per pianoforte di Mario Pilati incise per la Tactus. Il disco contiene quattro Suite, in si minore, sol minore, do maggiore e re minore insieme alle due Partite in do maggiore e la minore, due composizioni queste ultime in realtà configurate come tema e variazioni. Giovanni ci suona la Gavotta dalla prima suite in si minore, quarto e ultimo movimento dagli echi scarlattiani ma più spiccatamente polifonico rispetto alle notissime sonate del musicista napoletano. Possiamo sicuramente azzardare un paragone tra questi due artisti. In Domenico Scarlatti c'è del brillante virtuosismo, dei "guizzi arditi" come acutamente li ha definiti il clavicembalista Ralph Kirkpatrick mentre in Zipoli emerge una scrittura più articolata nello sviluppo, a fronte di un certo schematismo che sorregge la produzione di Scarlatti. In generale quest'opera si distingue per il languore intrinseco alla sua poetica, molti dei tempi lenti hanno un afflato malinconico, un po' sognante.

Zipoli è stato una specie di organista "Freelance" che suonava in diverse chiese romane. Le Sonate d'intavolatura sono dedicate a una nobildonna che frequentava la chiesa dei gesuiti a Roma, Maria Teresa Mayorga Renzi Strozzi, di cui il maestro pratese ammirava la "perfetta cognizione dell’armonia". Nata in una ricca famiglia di banchieri fiorentini, era nota anche per sovvenzionare la stampa, si vociferava all'epoca su una storia d'amore tra il compositore e lei, ma si tratta di una notizia abbastanza improbabile, di sicuro sappiamo della sua opera di mecenatismo nei confronti dei musicisti. Dopo la stampa di questa raccolta a un certo punto Zipoli decide di allontanarsi da Roma, risoluzione inspiegabile visto il successo e la stima di cui godeva nella capitale, membro tra l'altro dell'Accademia di Santa Cecilia. Lascia quindi improvvisamente questo mondo per farsi missionario gesuita in un posto lontanissimo, destinazione Mar del Plata, in Argentina. In lui agì potente il desiderio di diventare un legionario della fede per i popoli. Prima di andare in Sudamerica si sottopose a un percorso di preparazione che prevedeva l'apprendimento della lingua Guaraní. Nella tappa intermedia di Siviglia si ferma a studiare per circa un anno e mezzo.

Gregorio Moppi

Affronta il viaggio in nave, in un racconto narra di una terribile tempesta alla quale le navi avevano dovuto opporsi, quasi rivoltandosi nelle acque, dove qualche marinaio perse la vita. La traversata oceanica verso il Nuovo Mondo fu molto lunga, durata dall'aprile 1716 al luglio del 1717. Zipoli rimase per qualche settimana a Buenos Aires, tappa intermedia prima della destinazione definitiva nella città di Cordoba, a seicento chilometri dalla capitale argentina. Qui studia al Colegio Maximo, istituto gesuitico in cui venivano preparati i novizi, lo stesso in cui si è preparato Papa Francesco, diventandone anche rettore. Si dice che Zipoli sia il compositore preferito di Bergoglio, il quale non è un grande amante di musica ma quando era cardinale a Buenos Aires faceva eseguire la sua Messa di Sant'Ignazio, riproposta poi a Roma come evento propiziatorio per il pontificato. In Sudamerica ci sono varie etnie Indios molto dotate per la musica. Si racconta che imparavano a suonare sia gli strumenti a fiato che gli archi a orecchio, per non sapere né leggere né scrivere la musica, sia a cantare dedicandosi anche con successo a lavori di liuteria. Gli strumenti che costruivano furono importati in Spagna, Portogallo e in altre parti dell'Europa.

Le riduzioni Gesuite (Reducciones) erano dei piccoli villaggi di stampo socialisteggiante, in cui erano organizzate le missioni gesuitiche per l'evangelizzazione delle popolazioni indigene dell'America Meridionale. In queste gli Indios lavoravano la terra e prendevano una parte equa del raccolto. Domenico Zipoli non giunse mai nelle riduzioni, primo perché sfruttato dai gesuiti, poi perché ammalatosi e rimasto allo stato di novizio. Non riuscì infatti a prendere gli ordini per l'assenza del vescovo, mandato a Santiago del Cile. Per uno scherzo del fato questo poi ritornò a distanza di una settimana dalla morte di Zipoli. Dopo la sua scomparsa iniziò una notevole fama in Sudamerica, dimenticato invece dall'Europa. Le sue Sonate furono eseguite ancora per due-tre anni prima di finire nel dimenticatoio, ristampate poi in Inghilterra mentre nei paesi dove aveva vissuto l'ultima parte della sua esistenza diventò una sorta di divinità. Gli Indios suonarono la sua musica in posti sperdutissimi, nelle foreste dell'Amazzonia, sulle cascate, la tramandarono di generazione in generazione. Per gli Indios, tutto ciò che era musica era Zipoli. A Cordoba oggi c'è una via e una scuola dedicata a lui. A Prato ogni due anni si tiene il festival internazionale di Domenico Zipoli, dove si fa uso di strumenti d'epoca. Qualche anno fa hanno partecipato al festival musicisti Indios venuti dalla Bolivia, paese dove si svolge un festival dedicato al compositore pratese. Nel corso di una ricorrenza negli anni '80, a Prato fu portata un po' di terra della zona in cui è sepolto Zipoli, ora conservata in un'urna di marmo nel chiostro della chiesa di San Domenico. Sull'organo di questa chiesa aveva suonato Zipoli in persona.

Domenico Zipoli si dedicò con passione all'insegnamento per questi musicisti, li educò come fece con gli occidentali. C'è la bella immagine di un suo confratello gesuita diventato uno storico importante, lo spagnolo Luzzano, che aveva fatto il viaggio con lui. Lo descrive come un uomo dalla eccezionale bontà d'animo, tanto da non osar alzare lo sguardo sulle donne e neppure sui bambini. Nella non copiosa produzione di Zipoli sul versante strumentale, oltre alle Sonate d'intavolatura si conta una Sonata per violino e continuo, il resto è musica vocale sacra. In questa spicca la bellissima "Missa di Sant'Ignazio" in fa maggiore, una sorta di opera india, forse primo esempio di teatro musicale cerimoniale. Si tratta di un melodramma a tema composto per strumentisti e cantanti indios e per un pubblico locale. Il secondo pezzo suonato da Nesi è la Sarabanda in sol minore dalla seconda Suite. In brani cantabili come questo nasce la pratica delle fioriture, successioni di note veloci immesse nella linea melodica con funzione ornamentale. Ammiriamo in una danza lenta, di carattere solenne come la Sarabanda, le possibilità espressive offerte dal pianoforte. Sono evidenti nel trattamento del legato, nel prolungamento del suono dato dal pedale di risonanza.

C'è chi afferma che la musica di questo periodo vada suonata sul pianoforte in maniera asettica, addirittura illustrissimi interpreti suonano con i piedi dietro allo sgabello per evidenziare il loro non uso del pedale, dicono che a portare un po' di emozione si rischia di suonare in maniera romantica. Invece, sul clavicembalo, sul violino barocco, si possono ascoltare rubati e tutte quelle libertà agogiche che rendono più fantasiosa l'interpretazione. Anche sul pianoforte, se lo si fa con buon gusto, è un fattore che di certo arricchisce l'interpretazione moltiplicando le emozioni. Suonare in modo molto metronomico, "minimal" lo definisce Nesi, Bach o Scarlatti può essere interessante ma di sicuro emotivamente meno coinvolgente. A questo punto si potrebbe avviare un lungo discorso sulle interpretazioni filologiche Vs quelle più libere da vincoli, l'uso di strumenti d'epoca o moderni. Fatto sta che oggi i capolavori del barocco pensati per il clavicembalo sono ormai entrati stabilmente nel repertorio pianistico, quindi praticare un eccesso di filologia ormai non ha più senso. Nelle note scritte da Vladimir Horowitz per il suo ultimo disco, contenente brani di Mozart e Schubert, il grande pianista temeva di essere criticato per il carattere romantico che contenevano le sue interpretazioni. In queste note dice che, se si apre un dizionario e si va a "romantico", si trovano termini come "espressivo" o "emotivo". In tutte le epoche si sono provate e si provano emozioni, che sono poi sempre le stesse. Non è che nel '600 un ragazzo amava una ragazza in maniera diversa da oggi, cambia solo il modo di esprimerlo, muta il mezzo espressivo, non il sentimento. Il Bach o lo Zipoli suonato su un pianoforte acquista maggior spessore e corposità, le sonorità si fanno più moderne, come un ponte gettato tra l'antico e il moderno.

Qualche critica però sullo Zipoli pianistico di Giovanni Nesi è arrivata, da una rivista tedesca per esempio, che ha storto un po' il naso. Sui giudizi e opinioni diverse Gregorio Moppi afferma: "Sulla tomba di Muzio Clementi nell'abbazia di Westminster, sulla lapide è scritto "qui giace Clementi, padre del pianoforte", c'è invece qualcuno che vuole suonarlo sul fortepiano, sostenendo che è più aderente alla sua musicalità". La stessa Maria Tipo, che è stata insegnante di Nesi, quando pubblicò l'integrale delle sonate per pianoforte di Clementi, fu criticata da Piero Rattalino proprio per la scelta di un pianoforte e non di un fortepiano. In J.S. Bach l’indicazione generica "für Klavier" (per tastiera) individua la destinazione tastieristica senza però specificare quale tipo di strumento a corde debba essere adottato. In realtà all'epoca esistevano tanti tipi di tastiere, non c'era un solo tipo di clavicembalo, c'erano quelle a più manuali, più piccole, più grandi, dei modelli addirittura da tavolo. Dobbiamo d'altronde pensare che grandissimi compositori come Bach, Scarlatti e anche Zipoli scrivevano la musica non pensando a uno strumento in particolare, ma in assoluto, avevano un'idea in testa e non gli interessava neanche tanto che venisse poi eseguita. Il brano era composto per loro stessi e quando un interprete decideva di restituirlo, utilizzare un mezzo o un altro non aveva soverchia importanza. Alcuni pezzi organistici si suonano sul clavicembalo, per esempio.

Domenico Zipoli musicista obliato? Anche Johann Sebastian Bach fino all'800 cadde nel dimenticatoio, conosciuto e sfruttato più che altro per scopi didattici. Fu Mendelssohn che ebbe il merito di riscoprirlo, in particolare la sua Passione secondo Matteo di cui diresse un'esecuzione nel 1829. Invece Zipoli, a parte gli Indios che amorevolmente lo tramandavano, nessuno lo conosceva. Per fortuna in Italia si è vissuta una "Zipoli renaissance", avviata all'inizio del '900 con la pubblicazione di suoi spartiti nella grande collana "Classici Musica Italiana D'Annunzio". La raccolta è composta da 150 volumetti, reperibili alcuni su e-bay, in cui sono stampate le musiche di autori sei-settecenteschi allora sconosciuti. La cura di quello dedicato a Zipoli fu affidata ad Alceo Toni, compositore e musicologo italiano fedele al fascismo e nemico giurato delle tendenze musicali progressiste, noto anche per essere stato tra i fautori di un manifesto contro Gian Francesco Malipiero e Alfredo Casella. Anche Bela Bartok si era interessato a Zipoli, sua è una trascrizione della "Pastorale" in do maggiore per organo, come anche Alberto Ginastera, autore del brano per pianoforte "Toccata, adaptación de la toccata per órgano de Domenico Zipoli", sino a frequentazioni improbabili, come quella del chitarrista dei Genesis.

Come ultimo brano proposto c'è la Partita in la minore, in forma di tema e variazioni, suonata integralmente dal nostro pianista. Si conclude così il viaggio in parole e musica che ci ha trasportato nell'arte sopraffina di questo grande compositore italiano, una specie di meteora nella storia della musica che ha però lasciato segno tangibile del suo genio in composizioni che risplendono come diamanti. Quasi con stupore oggi, grazie a Giovanni Nesi, possiamo riscoprirle in una splendida versione pianistica.
Traspare nello Zipoli di Nesi una luce tutta particolare, un'olimpica compostezza che evoca sensazioni di stupenda cristallinità interiore. L'aderenza a una concezione che tutto comprende dell'animo umano: la meditazione, la malinconia, il moto tempestoso, l'allegria ricade sotto il magistrale dominio tecnico-espressivo del giovane pianista pratese. Con la sua vis melodica si fa perfetto cantore di queste gemme musicali, ha un approccio che più naturale di così non potrebbe essere, semplice ma assolutamente non semplicistico. Sa toccare il nostro cuore con la purezza della sua arte pianistica, sommamente fluida, carezzevole a tratti, meditativa ma che sa anche scattare felinamente nelle parti più movimentate. Dosa con sapienza arguzia illuministica e trasporto poetico, forte di una maturità sorprendente per la sua età.

Giovanni Nesi sarà impegnato in un giro di concerti in Argentina, Uruguay, Brasile, Città del Messico, dove suonerà la musica di Domenico Zipoli. Dal canto suo Gregorio Moppi è legato a questa novità discografica per averne scritto le note di copertina, ma anche per partecipare a uno spettacolo che lui stesso definisce un po' pomposo, un "concerto-racconto" che i nostri due amici stanno presentando in varie sedi, tra cui Modena, Genova e prossimamente a Conegliano. Lo spettacolo-concerto vede impegnato il duo (voce e pianoforte) in una ricognizione della vita e opere di Domenico Zipoli, in cui al racconto della vita vengono intervallati brani musicali.

Un'occasione davvero da non perdere per chi vuol approfondire vita e arte del grande compositore pratese.


INTERVISTA A GIOVANNI NESI

 



Alfredo Di Pietro: Come nasce il suo interesse per questo bellissimo strumento che è il pianoforte?

Giovanni Nesi: E' successo per caso. Nella mia famiglia non ci sono musicisti. Frequentavo le scuole elementari e mia madre, un po' per gioco, decise di mandarmi a lezione da una conoscente: Roberta Gabbiani, sorella del maestro Roberto Gabbiani, noto direttore di coro. Lei era una vicina di casa, abitava nella stessa via dove c'eravamo noi. Così imparai a leggere la musica, studiai un po' di violino, qualche rudimento, a quei tempi non avevo nemmeno il pianoforte in casa. A undici anni la cosa è diventata seria, decisi di studiare il pianoforte e m'iscrissi al conservatorio. In seguito ho conosciuto Maria Tipo che ha accresciuto ancor più l'amore che provavo verso questo strumento. E' stato un incontro molto importante perché mi ha aperto tanti orizzonti. Dopo gli undici anni quindi la mia strada era già segnata. Un'altra figura che ho incrociato sulla mia strada è Andrea Lucchesini, considero questi due i miei veri maestri.

ADP: In quest'ultima release discografica Giovanni Nesi si approccia a un autore non conosciutissimo. Si tratta di amore a prima vista?

GN: Devo dire di si. Quando presi in mano lo spartito delle Suite e Partite di Zipoli, lo misi sul pianoforte e mi è subito piaciuto.

ADP: Qual è, se esiste, il suo tratto interpretativo più congeniale all'arte di Domenico Zipoli?

GN: Penso, e qui ritorniamo a Maria Tipo, alla cantabilità che io spero di riuscire a ottenere e alla cura del suono, cosa che mi sta molto a cuore, la sua morbidezza. Secondo me queste qualità si addicono molto alla musica del periodo barocco. Di questo CD, registrato in una chiesa di Prato, sono molto soddisfatto della ripresa del suono. I microfoni erano stati posti non lontanissimi dallo strumento però il riverbero è senz'altro percepibile, cosa che io ritengo molto importante. Il pianoforte è uno strumento a percussione ma noi dobbiamo riuscire a farlo cantare, se il suono non corre perdiamo il nostro obiettivo.

ADP: Le rivolgo una domanda che nelle mie interviste non manca mai, una specie di sondaggio "en travesti": come vede la situazione della cultura musicale nel nostro paese?

GN: E' una domanda giustissima. Al momento è molto dura, soprattutto per noi giovani. Troviamo tanti ostacoli. Il problema è nella formazione sin da piccoli. La mia idea personale è che ormai il pubblico della musica classica sta calando, l'interesse della società. Da lì poi deriva la mancanza di fondi. Bisogna risvegliare questo interesse. Ma il discorso in realtà è ancora più ampio, manca la voglia nelle persone di emozionarsi. Oggi se una persona va al cinema si commuove, se si mette a piangere viene preso in giro. Invece l'emozione è una cosa bellissima e quindi il teatro, la letteratura, il cinema, la pittura, tutto è in crisi perché questo cinismo che c'è oggi nella società è terribile. Noi giovani ci scontriamo contro questa realtà. E' importante far capire ai giovani che l'emozione, il sentimento, sono cose belle e quindi anche la musica classica che concorre a crearli. Diceva Horowitz che la musica classica è emozione controllata.

ADP: Ha qualcosa in cantiere d'interessante per il prossimo futuro? Può farci qualche anticipazione?

GN: Si. Quest'anno lo sto dedicando a Zipoli e Schubert, che è un'altro mio grandissimo amore. Ritornerò al MaMu a maggio per suonare un po' Zipoli e un po' Schubert. Per l'anno prossimo approfondirò un nuovo autore italiano, anzi più di uno in un nuovo CD che farò. Lascio però la sorpresa di scoprirlo a suo tempo.


Alfredo Di Pietro

Marzo 2016


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