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Sunday, February 08, 2026 ..:: Johannes Brahms - The Violin Sonatas ::..   Login
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 Johannes Brahms - The Violin Sonatas - Alessio Bidoli e Bruno Canino Minimize

 

 

Non mi coglie impreparato il nuovo CD "Johannes Brahms - The Violin Sonatas - Alessio Bidoli/Bruno Canino" e questo per due ragioni, una recente e l'altra remota. La nuova è prenatalizia, avendo io assistito il 9 dicembre U.S. alla presentazione di questo disco presso lo Spazio Fazioli di Milano, presenti i due musicisti protagonisti del progetto discografico e Andrea Milanesi in veste di moderatore. La più distante nel tempo risale all'inizio della mia frequentazione dell'opera brahmsiana, io quindicenne o giù di lì, con la Sinfonia N. 3 Op. 90, cui è seguito un approfondimento sulla musica cameristica. Il tempo ha poi innescato quel processo di decantazione che dagli ardori adolescenziali mi ha condotto alla maturità, un periodo della vita in cui le cose si vedono in modo diverso, più riflessivo, senz'altro più idoneo a pensare la musica in termini complessi e non solo come scaturigine di emozioni impulsive e disorganiche. Questo CD mi dà dunque il destro per rimettere a fuoco le tre Sonate per violino e pianoforte Op. 78, Op. 100 e Op. 108, emblematiche della piena maturità di un autore la cui poetica si può riconoscere, nella produzione cameristica e non solo, in quel senso di intima tenerezza, di dolce affettuosità, che un genere come il Lied può esprimere appieno. Non per caso queste sonate, denominate anche "per pianoforte e violino" in ragione del ruolo paritario fra i due strumenti, si abbeverano proprio alla fonte del Lied come importante leva d'ispirazione.

Nella prima Sonata in sol maggiore Op. 78, tra le pieghe del terzo movimento "Allegro molto moderato", riconosciamo le melodie di Regenlied Op. 59 (Canto della pioggia) e, similmente, Nachklang (Eco). Non fa eccezione la Sonata Op. 100 in la maggiore, dall'intenso lirismo, definita anche come Thuner-Sonate, nella quale si affacciano le reminiscenze liederistiche di Komm bald Op. 97 N. 5 (Vieni presto), Meine Liebe ist grün (Il mio amore è verde) Op. 63 N. 5, nel tema principale del finale "Allegretto grazioso quasi Andante", e l'incantevole Wie Melodien zieht es mir leise Op. 105 N. 1 (Come una melodia dolcemente m’attrae). Un canto declinato in forma strumentale, senza l'apporto della voce umana, ma non per questo deprivato della sua toccante poesia. Purtroppo la storia non ci ha concesso la possibilità di apprezzarla anche nelle altre tre sonate composte da Brahms, in quanto due furono distrutte da lui stesso, causa la sua insoddisfazione, mentre il terzo manoscritto di quelle non pubblicate fu smarrito da Brahms a Weimar durante una visita a Liszt nel giugno del 1853. È notorio come il compositore fosse estremamente autocritico, spesso insoddisfatto di ciò che stilava, tanto da arrivare a distruggere diversi lavori che non riteneva all'altezza. La Sonata Op. 78, scritta nel 1879 e pubblicata a Berlino nel 1880, è divisa nei tre movimenti di Vivace ma non troppo, Adagio e Allegro molto moderato.

In essa possiamo ravvisare quel "modus operandi", tipicamente brahmsiano, che lasciava ampio spazio alla variazione e usufruiva della costruzione ciclica come unificatrice dei movimenti attraverso l'interconnessione del materiale tematico. Tale periodicità portava al richiamo dei temi nei movimenti successivi, così anticipando le moderne tecniche compositive. Questo fa pensare alla nota definizione di "Brahms il progressivo" coniata da Arnold Schönberg nel suo celebre saggio, che volle smarcare il compositore dalle accuse di conservatorismo, elevandolo al contrario a dignità d'innovatore del linguaggio musicale. Un concetto come quello della "variazione sviluppante", un nucleo tematico che si sviluppa incessantemente, lo ritroviamo alla radice di queste sonate. Così il tema del Regenlied, sviluppato nell'Allegro molto moderato finale, si avverte pure negli altri tempi, in aderenza a quel sopraffino gusto della variazione e della concezione ciclica che esternava Brahms. Con l'Adagio si entra nella dimensione del sublime, favorita dall'elegiaco canto del violino accompagnato dagli accordi arpeggiati del pianoforte, mentre nell'Allegro molto moderato finale, strutturato in forma di rondò, i due strumenti espongono e variano sapientemente il tema del "Canto della pioggia".

 



Tutta la Sonata Op. 78 è testimone dell'introversione e del delicato intimismo dell'autore, che se burbero e scostante appariva nella realtà, nella sua musica manifestava invece l'esatto opposto. Quale sia il valore dell'interpretazione di Alessio Bidoli e Bruno Canino si percepisce chiaramente dalla loro lettura della partitura, particolarmente equilibrata nel voicing strumentale, non tesa ad appianare, semplificare le complessità insite in questa come nelle altre composizioni presenti nel CD, quanto nell'esternarle con una chiarezza architetturale che non lascia spazio ad alcuna fumosità, a nessun tipo di melassa tardoromantica. Esordisce con un carattere più lieto e azzurrino la Sonata Op. 100, anch'essa foriera di mite espressività, dove l'indole narrativa si fonde meravigliosamente con il panorama interiore di Brahms. Anche qui vale l'indicazione di Sonata "Für Pianoforte und Violine”, a rimarcare una simmetria tra i due strumenti, in cui la funzione del pianoforte è quella di comprimario e va ben oltre il compito di mero accompagnamento. Al pari delle altre due, anche questa Sonata era stata concepita in uno scenario "en plein air", essendo la Prima scritta nell'incantevole verde della Carinzia, a Pörtschach, sul lago Wörtersee (non a caso luogo d'ispirazione anche per Gustav Mahler, che vi soggiornò tra il 1900 e il 1907), mentre le altre due videro lo scenario del lago svizzero di Thun, da cui la denominazione di "Thuner-Sonate" della N. 2.

L'autore stesso ebbe a dichiarare: "Ogni cosa in questi luoghi mi dà l'emozione di un canto assoluto", affermazione che si rivela ottima chiave di lettura di questo "corpus" sonatistico, in cui sotto l'egida di un pressoché perfetto equilibrio formale s'innesta un sentimento di bucolica serenità, alternato a frangenti di una nostalgia velata di malinconia. Ripartita nei tre movimenti di Allegro amabile, Andante tranquillo e Allegretto grazioso quasi Andante, fu pubblicata nel 1886, concepita nel corso di uno dei soggiorni estivi di Brahms. Forse meno enigmatica dell'Op. 78, esprime uno stato di soave tranquillità interiore sin dal primo movimento, sorretto in ogni momento da un'amabile cantabilità ricca di spunti ritmici e melodici. Lo possiamo vedere nell'Andante tranquillo in 2/4, nel passaggio dalla distesa amenità iniziale all'incisività ritmica saltellante del Vivace in 3/4, un passaggio d'atmosfera senza mezzi termini che si risolve nella riconsegna all'Andante in 2/4, a ricostituire quell'arco melodico dell'esordio. Si ritorna all'inciso con il Vivace di più, seguito ancora dall'Andante e da una coda formata da sette perentorie battute in Vivace che chiudono il movimento. II terzo tempo Allegretto grazioso quasi Andante riaccompagna la Sonata nell'atmosfera dell'Allegro amabile, ma presto, dalla battuta trentuno, si viene sorpresi da un'enigmatico "pp". Qui, sotto un tappeto di figurazioni ascendenti del pianoforte il violino sembra avere una pausa di riflessione, quansi di sospensione, coincidente con l'indicazione "espressivo" ("ben legato e dolce" al pianoforte).

Non cerca l'autore in quest'opera drammatiche escursioni dinamiche, ma un andamento piuttosto soffuso, teso a ricreare un climax espressivo che concilia il dialogo tra i due strumenti, piuttosto che metterli in contrasto. Bidoli e Canino affrontano questa partitura con intelligenza e sensibilità, riconoscono e valorizzano le ragioni del cuore come quelle dell'intelletto senza far mai prevalere una o l'altra, in una commovente armonia d'intenti. Ligi a quello spirito di collaborazione che conduce a un dialogo costruttivo, mai eristico tra i due strumenti, che in ogni occasione si embricano con la massima naturalezza e al riparo da indebiti protagonismi. La Sonata N. 3 Op. 108 fu composta tra il 1886 ed il 1888, dedicata al direttore d'orchestra e amico Hans von Bülow. Venne eseguita per la prima volta al Teatro dell'Opera di Budapest da Jenő Hubay al violino e Brahms stesso al pianoforte, il 21 dicembre 1888. Una prima caratteristica che la distingue dalle precedenti due sta nel fatto di essere costituita non da tre ma da quattro movimenti: Allegro, Adagio, Un poco presto e con sentimento e un Presto agitato finale. Questa Terza Sonata si affaccia da subito più tesa e corposa della precedente, che in alcuni momenti rasenta l'evanescenza, dove il pianoforte è coinvolto in un maggior virtuosismo, nell'economia di un affascinante lavoro compiuto in direzione, ancora una volta, della variazione e scambio del ricco materiale tematico.

Come suole accadere nella musica di Johannes Brahms, nell'episodio "molto legato e sottovoce sempre" un clima di "nirvana" viene interrotto da subitanee discese in oscuri abissi sonori, dove il compositore diventa un "pesce di profondità", per poi risalire in superficie. Tali episodi sono accompagnati da un atteggiamento di staticità, non scevro tuttavia da sotterranee tensioni. Il successivo Adagio in re maggiore è abbastanza breve, costruito su melodie fluenti e continue. Il violino è qui protagonista, mentre il pianoforte, dopo aver esternato nel primo movimento un andamento virtuosistico, sembra rilassarsi in più distese volute di suono. Il terzo movimento, Un poco presto e con sentimento, si rivela ritmicamente mosso, basato sullo stretto avvicendamento di violino e pianoforte, impegnati a passarsi continuamente la palla in un andamento quasi a singhiozzo. Possiamo considerarlo se vogliamo come un passaggio preparatorio al Presto agitato finale, un travolgente e drammatico 6/8 foriero di un'urgenza espressiva sconosciuta alle due precedenti sonate. L'undicesima e ultima traccia del CD è dedicata, come dice Franco Pulcini nelle sue bellissime note di copertina, a un'opera nata come "Sonata a sorpresa" in cui Joseph Joachim, amico dei tre musicisti che si alternavano in questa composizione di gruppo, avrebbe dovuto indovinare chi fosse stato l'autore dei vari movimenti, cosa che in realtà fece senza alcuna difficoltà.

Nel titolo F.A.E c'è il riferimento alle note F (fa), A (la) e  E (mi). L'ipotizzabile interpretazione della sigla come acronimo di Frei Aber Einsam (Libero ma solo), rimanda anche alla scelta di vita di Brahms, che non convolò mai a nozze. Dal manoscritto apprendiamo tuttavia che l'acronimo riguarda i termini presenti nella dedica: "Nell'attesa dell'arrivo dell'amico" (Freundes, Ankunft, Erwartung). Le tre crome iniziali di sol in "f" suggeriscono un attacco sornione o luciferino, fa da contrasto l'episodio centrale di scorrevole liricità, ancor di più il Trio con i suoi nobili accenti. La composizione termina con una coda "sempre ff e grandioso", dal sapore ironicamente apoteotico. In questo CD Alessio Bidoli e Bruno Canino emergono come traghettatori d'eccezione del mondo cameristico brahmsiano, forti di un'arte sottile, variegata, elegante. Quanta basta per sconfessare seccamente chi paventa l'esaurimento, se non lo sconfinamento in un senso di noia, dei repertori passati, anche se nobilissimi come quelli presenti in questo disco. L'arte dell'interpretazione si rinnova perennemente con le epoche, varia da artista ad artista, è diversa anche nell'ambito di uno stesso musicista, colto nell'attraversamento delle sue fasi evolutive, così da configurare un "continuum" inarrestabile che rende sempiternamente freschi, vivi e vitali capolavori come questi.




Alfredo Di Pietro

Febbraio 2026


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