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domingo, 30 de noviembre de 2025 ..:: Presentazione libro su Vittorio Rota 25/11/2025 ::..   Entrar
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 Milano. Presentazione del libro "Vittorio Rota e il teatro del suo tempo (1864 - 1945) Minimizar




UNA GIORNATA PARTICOLARE: LA RISCOPERTA DI UN GRANDE SCENOGRAFO



Vado sempre con grande piacere a Milano, una città ricca di storia e così culturalmente viva da soddisfare qualsivoglia ambito d'interesse. Se poi s'incontra un clima novembrino si pungente ma limpido e si consuma un evento come quello di ieri sera, l'attrattiva diventa quasi irresistibile. Ad aprire la serata meneghina c'è stato questo "vernissage" di presentazione, utile a rammentare che ci sono dei nomi importanti per troppo tempo relegati nel dimenticatoio e Vittorio Rota è certamente uno di questi. Un'elegante serata organizzata dal Teatro alla Scala e gli Amici della Scala in omaggio all'apertura della stagione scaligera, che quest'anno esordirà con un'opera dalla singolare attualità: Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič. In questa si narrano le vicende di una giovane donna sposata, Katerina Izmajlova, che nella Russia zarista del XIX secolo s'innamora di uno dei servitori del suocero, uomo gretto e violento che la umiliava continuamente. I due amanti poi uccidono sia il suocero che il marito, ma vengono scoperti e l'opera termina con la morte della donna durante la sua deportazione in Siberia.



La presentazione di martedì 25 novembre 2025 ha avuto corso alle ore 18 nel Ridotto dei Palchi "Arturo Toscanini" del Teatro alla Scala e ha riguardato il libro "Vittorio Rota e il teatro del suo tempo (1864-1945) di Vittoria Crespi Morbio, presidente degli Amici della Scala, storica dell'arte, curatrice di mostre ed esperta di scenografia nell'opera lirica, nota per essersi occupata di numerose esposizioni, in particolare quelle legate agli artisti e agli allestimenti del Teatro alla Scala di Milano. Chi meglio di lei quindi poteva raccontarci le vicende umane e artistiche di una figura come Vittorio Rota? Una monografia che già alla sola vista sembra considerevole. La vedo aperta su un tavolo, ne sfoglio timidamente qualche pagina scoprendo una rara qualità editoriale e una ricca documentazione iconografica dell'epoca. Si tratta di un testo che entra a far parte della collana Sette Dicembre, dedicata dagli Amici della Scala ai protagonisti della scena e della creatività teatrale legati alla storia del Teatro alla Scala. Ce ne parla appassionatamente l'autrice stessa, Vittoria Crespi Morbio, ne spiega la scaturigine in un veloce quanto suggestivo affresco, grazie ai numerosi addentellati storici cala il pubblico nella temperie dell'epoca, quegli epici anni epici che si estendono dal 1864 al 1945.

Teatro alla Scala. Locandina stagione 1900-1901

Vittorio Rota. Parsifal di Wagner. Scala, Serafin (1914)

Lei prende la parola, il suo eloquio non è mai affrettato, ma scolpito e chiaro, lascia intendere una tensione, un'emozione sotterranea che urge e alla fine si libera. Racconta al pubblico le vicende umane e artistiche dello scenografo Vittorio Rota, s'impegna nella ricostruzione storica della carriera di un personaggio non propriamente milanese, nato a Pomponesco, comune italiano situato nel basso mantovano. Nel suo cappello introduttivo alla relazione, il sovrintendente del Teatro alla Scala Fortunato Ortombina racconta un piccolo ma significativo aneddoto, relativo a un fatto accaduto Viadana, non molto lontano dal luogo di nascita di Rota. Uno scandalo consumatosi negli anni '60 dell'Ottocento, quando Vittorio Rota scoprì che la casa editrice Ricordi non pagava nessuna percentuale a Giuseppe Verdi. Lo venne a sapere da alcuni amici del posto che glielo dissero in occasione di una rappresentazione del Trovatore in una piazza del paese. Gli Amici della Scala dunque dedicano a questo geniale scenografo un volume. Ma la domanda che sorge spontanea è "Chi era Vittorio Rota? Cos'ha fatto di così importante e perché dedicargli un volume?" Un ringraziamento va innanzitutto agli amici dell'Accademia di Parma (presenti all'evento), i quali hanno collaborato alla stesura del volume.

Vittoria Crespi Morbio e Fortunato Ortombina

Vittorio Rota. Studio

Un palco al Teatro alla Scala. Achille Beltrami (1901)

Vittorio Rota è stato lo scenografo ufficiale del Teatro alla Scala per trent'anni, dal 1894 al 1923. La sua è stata un'esistenza ordinata, concentrata alla realizzazione di centinaia di allestimenti nel sottotetto della Scala, dove c'erano i laboratori di scenografia. Per contratto, i suoi bozzetti dovevano ricevere l'avallo da parte del segretario generale e del direttore, pertanto lui lavorò per anni con Arturo Toscanini e Giulio Gatti Casazza. Allora lo scenografo non doveva solo dipingere le tele, ma doveva anche farle lavare a fine stagione perché alla Scala non esisteva un teatro di repertorio, non erano quindi previsti i magazzini di stoccaggio. Si conservavano solo le tele di un paio di spettacoli che si allestivano in tutta fretta quando un'opera veniva fischiata e tolta immediatamente dal cartellone. Chi faceva il mestiere di scenografo doveva occuparsi pure dell'illuminazione, così Rota si trasferiva dal sottotetto al sottosuolo della Scala, revisionava la scena e dava disposizione ai tecnici sull'orientamento delle luci, sulle tonalità. In quell'epoca le opere venivano abbinate anche ai balletti, così la serata durava ben oltre la mezzanotte. Però lui aveva una fortuna, quella di essere affiancato da un gruppo di colleghi che lo aiutavano, gli erano molto vicini, affiatati, parliamo di Angelo Parravicini, Mario Sala e Carlo Songa, che Giulio Gatti Casazza definirà il "glorioso quartetto della scena".

New York-Metropolitan Opera House. Il teatro nell'antica sede a Broadway, tra la 39ª e la 40ª Strada (1905)

Vittorio Rota. Pagliacci di Leoncavallo. Metropolitan (1915)

All'Opéra national de Paris la messa in scena di un'unica opera veniva affidata a degli specialisti che si suddividevano il compito di realizzare i vari quadri. Questa è un'usanza che fu portata in Italia dall'editore Edoardo Sonzogno, lui aveva un legame molto forte con la Francia e governò alla Scala dal 1894 al 1896, insieme al nuovo Teatro Lirico Internazionale. Rota ebbe un'altra fortuna: lavorare in un periodo dove c'erano i grandi direttori stabili, erano loro che si facevano garanti della qualità della messa in scena. Parliamo di grandi della bacchetta come Toscanini, Serafin e Marinuzzi. Erano anche però anni molto difficili dal punto di vista politico, si pensi all'insurrezione popolare di fine '800, poi domata in modo cruento dal generale Bava Beccaris, lo scoppio della prima guerra mondiale. La Scala stessa ha più volte dovuto chiudere i battenti per mancanza di fondi, nel 1897, 1919 e 1920, e chi aiutatò moltissimo il teatro, rimettendoci di tasca propria, fu la famiglia Visconti. In vicende così complesse Vittorio Rota rappresentò un punto fermo fondamentale, la sua autorevolezza stilistica fu portavoce di quella tradizione scenica italiana che riconduce a Carlo Ferrario, suo maestro e scenografo prediletto di Verdi.

Francesco Maria Colombo

Orazio Sciortino

Teatro Colòn-Buenos Aires (1910)

L'epoca di Rota era anche quella in cui la rivalità fra teatri, editori musicali e compositori raggiunge l'apice, questo certamente lo avvantaggiò in quanto chi commissiona un'opera acquisisce un'eccellenza, così lui fu conteso tra i due grandi antagonisti dell'editoria musicale, Ricordi e Sonzogno. Sono questi pure gli anni in cui i grandi teatri internazionali fiorirono, preclari esempi il Teatro Metropolitan di New York e il Teatro Colón di Buenos Aires. A dirigerli vennero chiamati gli stessi direttori che governano le sorti del Teatro alla Scala: Edoardo Vitale, Arturo Toscanini, Tullio Serafin, Gino Marinuzzi, questi imposero una grande attenzione alla qualità della messa in scena, affidata a Rota e ai suoi collaboratori. In tal modo gli spettatori di due continenti si trovarono a condividere il medesimo immaginario visivo, sostenuto da un lato dai grandi magnati americani e dall'altro dai potenti latifondisti argentini. Le scene venivano dipinte a Milano, poi caricate a Genova su piroscafi dai nomi leggendari come Italia, Principe di Udine, Duca degli Abbruzzi, Regina Elena, Principessa Mafalda, Principe Umberto. Le navigazioni vennero interrotte dallo scoppio della prima guerra mondiale, con la tragica ferita dell'affondamento del Lusitania, il 7 maggio 1915, causato da un siluro tedesco.



Toscanini avrebbe dovuto essere a bordo di quel transatlantico (tra l'altro lui non sapeva neanche nuotare). Questo è il panorama internazionale dell'epoca, di cui questo libro si prende cura, un volume su un ragazzo, dice l'autrice Vittoria Crespi Morbio, della provincia lombarda che si fece da sé. Grazie a una borsa di studio potè studiare all'Istituto di Belle Arti di Parma, non demorse rimanendo sempre in vetta. Si trovò al centro del grande panorama internazionale musicale, vide andarsene i suoi compagni di lavoro, colleghi come Odoardo Antonio Rovescalli. Era benvoluto da tutti. Toscanini, che non era un uomo propriamente alla mano, gli dava del tu, gli era amico, proprio Rota si rivolse al grande direttore per commissionargli il Falstaff, in occasione del suo rientro a Milano nel 1921. Una rappresentazione che fu portata da Toscanini a Vienna e a Berlino nel 1929 in occasione della tournée della Scala. In questo modo si concluse il capitolo di un dimenticato protagonista della scena italiana.



A ornamento musicale della bellissima serata era prevista l'esibizione di Francesco Libetta, purtroppo assente a causa di un'indisposizione e sostituito da un altro eccellente pianista, Orazio Sciortino, che sullo Steinway & Sons appartenuto a Dino Ciani ha dato una lettura particolarmente ispirata delle trascrizioni per pianoforte di Franz Liszt di Isoldens Liebestod, da Tristan und Isolde di Richard Wagner, e del Quartetto da Rigoletto di Giuseppe Verdi. Calorosa l'accoglienza riservata al pubblico, al quale il milanese Hotel Principe di Savoia ha offerto dell'ottimo panettone innaffiato con un altrettanto eccellente prosecco. All'uscita lo aspettava una monografia in omaggio. Oggi l'Associazione Amici della Scala, nata a Milano nel 1978, prosegue con successo la sua meritoria attività culturale, non un semplice e freddo "repêchage" storico, ma autentico coinvolgimento nel clima culturale di un'epoca. Al di là della storia che narra, questo libro ci restituisce un contesto, la storia del Teatro alla Scala, il suo sistema produttivo, ma dà anche una trasparente visione di com'era a quei tempi Milano, capitale industriale della musica nell'800 e '900.




Alfredo Di Pietro
Novembre 2025


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