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 Spazio Teatro 89 - W.W. Trio - Arie e Duetti dalle Opere mozartiane minimieren



INTRO
STORIA DELLO SPAZIO TEATRO 89




Questa primavera si preannuncia ricca di eventi e scoperte, come in una sorta di "Sagra della primavera" si manifesta il liberarsi di nuove energie e una voglia di fare che ci proietta verso un futuro che si spera radioso. L'evento concertistico dell'8 marzo U.S. è avvenuto in un luogo che avuto la sua scaturigine da un progetto ambizioso, Spazio Teatro 89, sotto il motto/precetto "La musica innanzitutto - Contributi sonori alle priorità dell'esistenza". Foriero di nobili e interessanti prospettive sonore, ha una storia molto bella che Luca Schieppati mi racconta. Inizia con l'inaugurazione della Sala, nel gennaio 2006. Ricorrerebbero dunque i vent'anni dalla sua nascita, ma in realtà l'idea di dotarsi di una nuova sala era nata qualche anno prima, poiché la cooperativa proprietaria dello Spazio, che era la Ferruccio De Gradi, adesso confluita in un'altra che si chiama LUM, Libera Unione Mutualistica, aveva già voluto da sei anni prima una stagione di musica classica, accolta nella loro Sala all'Unioni a Quinto Romano, non lontano dal quartiere dove siamo adesso, il Quarto Cagnino. La stagione aveva avuto molto successo, inaspettatamente, perché svolta nella periferia ovest estrema di Milano, malissimo collegata. La sua matrice derivava dall'iniziativa di una persona straordinaria, Claudio Acerbi, all'epoca vicepresidente della cooperativa, mancato purtroppo nel 2010.



La sua mente lungimirante, visionaria, aveva creato questo punto di riferimento culturale, definito la "luce sempre accesa alla periferia di Milano", cosa che lo portò a vincere nel 2019 l'Ambrogino d'Oro. Gli era piaciuto partire con una stagione di musica classica per far conoscere anche a cittadini meno fortunati di quelli che vivono in centro la bellezza della musica. Una prova di maturità culturale da parte di un non musicista, ma appassionatissimo di musica. Dopo il successo conseguito nei primi cinque, sei anni di attività nella Sala di Quinto Romano, Claudio pensò che era giunto il momento di dotarsi di uno spazio più adeguato. Visto che la cooperativa aveva questa ormai obsoleta sala da ballo, ospitante un circolo ARCI qui a Quarto Cagnino, convinse i vertici a trasformarla in un moderno auditorium, quello in cui siamo adesso. Ha tutto quello che serve per far bene la musica, una bella acustica, il legno che ci circonda, anche il soffitto è trattato, allo scopo di conferire allo spazio la migliore acustica possibile. Dispone di parecchi posti, tra i 250 e i 300, con delle sedute variabili in platea. Con dinamismo è qui proseguita la rassegna, che oggi approda al ventiseiesimo anno di attività, fiera di aver ospitato sia artisti già affermati, Francesco Libetta è uno di questi, che altri in evoluzione.



Per fare un esempio, quest'anno si è esibito Domenico Nordio con Orazio Sciortino, nomi importanti insomma, ma c'è la costante accortezza di dedicare ampio spazio anche ai giovani talenti, quelli che poi diventeranno famosi. Convive con lo Spazio Teatro 89 anche la volontà di fare da "talent scout", nel suo piccolo ci tiene a lavorare con molta attenzione. Riguardo alla programmazione, questa è prevalentemente di musica da camera o recital pianistici, ma non manca mai lo spazio anche per la musica vocale, come quella di oggi con un concerto interamente mozartiano dedicato ai ruoli femminili delle opere. Il gentilissimo maestro Luca Schieppati, pur non investendo incarichi ufficiali nello Spazio Teatro 89, collabora con esso  fin dai tempi del compianto fondatore Claudio Acerbi. È inoltre curatore della rassegna di classica fin dalla prima edizione di 26 anni fa. A lui devo queste note introduttive, il tratteggio di uno scenario musicale vivo e vitale, che si presagisce dalle sue parole dotato d'infinite sfaccettature e di una costante evoluzione nel tempo. Un elenco esauriente di artisti che hanno suonato a Spazio Teatro 89, tutti di grande notorietà:

Alessandra Ammara
Emanuele Arciuli
Roberto Balconi
Carlo Boccadoro
Marina Boselli
Paolo Bordoni
Cristiano Burato
Davide Cabassi
Andrea Carcano
Gala Chistiakova
Luca Ciammarughi
Emanuele Delucchi
Pier Francesco Forlenza
Sofya Gulyak
Aljosha Jurinic
Tatiana Larionova
Francesco Libetta
Domenico Nordio
Marco Pasini
Simone Pedroni
Maria Perrotta
Roberto Plano
Costanza Principe
Roberto Prosseda
Quartetto Indaco
Andrea Rebaudengo
Piercarlo Sacco
Orazio Sciortino
Vestard Shimkus
Jeffrey Swann



Domenica 8 marzo 2026, ore 17.00

Ventiseiesima Rassegna Musicale “In Cooperativa per amare la Musica”
In collaborazione con Milano Classica

Winged Words Trio

Manuela Bisceglie, soprano; Külli Tomingas, mezzosoprano; Luca Schieppati, pianoforte


PROGRAMMA DI SALA

Arie e Duetti dalle Opere mozartiane

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791)

Cherubino l'Androgino (Fase 1: Voi che sapete)
"Voi che sapete" (Le nozze di Figaro)

Ilia, o la coscienza infelice
"Padre, germani, addio" (Idomeneo)

Vitellia e Sesto ovvero la Dark Lady e il Sottone
Duetto "Come ti piace, imponi" (La clemenza di Tito)

Donna Anna, la Vendicatrice
"Or sai chi l'onore" (Don Giovanni)

La miglior vendetta? Il perdono
Ouverture da "Il ratto dal serraglio"

Fiordiligi e Dorabella, o della Sorellanza
- Duetto "Ah, guarda, sorella" (Così fan tutte)
- "Smanie implacabili" (Così fan tutte)

L'ultima musa di Amadeus: omaggio a Marianne Kirchgessner
Adagio per Glasharmonika K 617a

Marcellina e Susanna, da serpenti a parenti
Duetto "Via resti servita" (Le nozze di Figaro)

Cherubino l'Androgino (Fase 2: Io che non so)
"Non so più, cosa son, cosa faccio" (Nozze di Figaro)

La Contessa, Alma-viva che assolve e risolve
"Dove sono i bei momenti" (Nozze di Figaro)

Bis: "Barcarolle" ("Belle nuit, ô nuit d'amour") tratto da Les Contes d'Hoffmann di Jacques Offenbach.




Più che un racconto è stato una favola, un luogo immaginario eppur realistico dove ciò che ha contato è stata una musica sublime, che degli eccellenti interpreti hanno saputo portare al pubblico con il cuore in mano. Una parentesi dalla routine quotidiana questo concerto: "Voi che sapete che cosa è amor - Personaggi femminili nelle opere di Wolfgang Amadeus Mozart", protagonista il Winged Words Trio, con Manuela Bisceglie, soprano, Külli Tomingas, mezzosoprano e Luca Schieppati al pianoforte, per l'occasione un magnifico mezzacoda Shigeru Kawai. Cristalline nella loro purezza lirica le dieci arie e duetti d'opera mozartiani in programma, nel documento informativo preceduti da accattivanti e divertenti titoli, che la dicono lunga sull'estrosità, contagioso entusiasmo e lontananza da qualsiasi paludamento accademico propri di Luca Schieppati. Un entusiasta della musica che non ha bisogno di reinventarsi o nascondersi dietro delle contaminazioni letterarie per dimostrare la sua fantasiosa quanto brillante personalità. Questa emerge senza infingimenti nel sottotitolo che, per esempio, ha voluto dare al duetto "Come ti piace imponi", da La clemenza di Tito, cioè "Vitellia e Sesto ovvero la Dark Lady e il Sottone". Nel corso di tutta la serata Schieppati è emerso come persona di grande cultura musicale, formidabile affabulatore, schietto, diretto ma soprattutto coinvolgente.



Ma si celebrava anche la festa delle donne, ricorrenza che questo concerto ha voluto ricordare e onorare con una serie di personaggi operistici femminili mozartiani. Nel primo brano proposto, "Voi che sapete" da Le nozze di Figaro, vediamo un uomo che attraversa una fase della vita in cui ha le idee ancora un po' confuse su quelle che debbano essere le mete del suo Eros. Questo personaggio si chiama Cherubino e appartiene alle Nozze di Figaro, ma prima di queste è stato protagonista di un altro dramma, di Beaumarchais, messo in musica da Rossini e prima ancora da Giovanni Paisiello con il suo Barbiere di Siviglia. Questo ruolo "en travesti" è importante nel momento in cui vogliamo fare un omaggio alle donne. Nonostante sia un uomo, Mozart lo affidò a una voce femminile, il che all'epoca non era così scontato perché spesso le figure maschili venivano affidate alle voci degli evirati. C'era ancora purtroppo la brutta abitudine di evirare i maschietti, che poi in compenso ricevevano la gloria per la loro eccellenza canora. Mozart fa una scelta di teatro, non tanto di etica, perché vuole rappresentare un personaggio che equivale al mito dell'androgino di Platone. Nel dialogo Simposio del filosofo greco, Aristofane dice che una volta uomo e donna erano delle figure complete, avevano quattro braccia, quattro gambe, ed erano dotati dell'apparato riproduttivo sia maschile che femminile, erano contenti e autosufficienti.



Poi Zeus si è arrabbiato e li ha tagliati a metà. Da lì nasce il desiderio di una parte per l'altra. Gli antichi greci erano molto aperti mentalmente, quindi Aristofane afferma che c'erano anche quelli in possesso di due parti maschili e altri con due parti femminili. In tale contesto la spiegazione del desiderio dell'eros era impersonata proprio dall'androgino. Cherubino è dunque tale, cioè un ruolo maschile ma con voce e corpo di donna. Un buon inizio in questo 8 marzo per celebrare e festeggiare le donne. Nell'aria successiva, "Padre, germani, addio", facciamo un passo indietro nella storia del repertorio mozartiano con l'Idomeneo re di Creta. Siamo nel 1781, Mozart se ne va da Salisburgo e arriva a Monaco di Baviera, qui c'è un'orchestra straordinaria e gli viene commissionata un'opera seria con un soggetto di origine mitologica. Nel libretto di Giambattista Varesco il compositore dà il meglio di sé, capisce che quella è un'occasione importantissima per lui, infatti poi dall'Idomeneo la sua fama si espanderà e riuscirà ad arrivare lo stesso anno anche alla Corte di Vienna. In quest'opera ci sono due personaggi femminili, quello che abbiamo conosciuto dalla voce del soprano Manuela Bisceglie si chiama Ilia. È una figura femminile che corrisponde a quello che possiamo chiamare un meccanismo vittimario.



Troiana, figlia di Priamo, venne fatta prigioniera dai Greci che la portarono come schiava a Creta, in più aveva una rivale in amore perché, pur essendo troiana, era innamorata di Idamante, figlio di Idomeneo, e questo la rendeva rivale di Elettra. Cosa ci facesse Elettra a Creta non è dato sapere, gli studiosi di mitologia hanno arricciato il naso, ma i poeti e i musicisti sono ben liberi di creare le loro storie anche con un po' di arbitrio, tanto il mito è comunque frutto di fantasia. Elettra era veramente una furia infernale, così come ci appare anche nei tragici Greci. Mozart, anche all'interno di un contesto convenzionale, l'opera seria, con i personaggi presi dall'antichità, dalla mitologia, riuscì a fare lo scavo di un personaggio femminile tale da commuoverci. Ilia era tormentata, divisa nel suo animo tra il lutto per i compatrioti e i familiari che erano periti durante la guerra di Troia e l'amore per un greco. Dopo quest'aria segue un duetto, "Come ti piace, imponi" da La clemenza di Tito, l'ultima opera di Mozart, per esaurire in questi primi due esempi i personaggi mitologici e storici. Per omaggiare le interpreti dei tempi, sul programma di sala è stata stampata una carrellata di prime interpreti dei ruoli operistici più importanti del compositore salisburghese. Come piccola curiosità puramente storico-editoriale, nella serie d'immagini c'è la prima interprete di Vitellia, il ruolo che Manuela Bisceglie ha interpretato nel duetto.



Il nome di questa cantante è Maria Marchetti Fantozzi. Chi conosce i film di Fantozzi, dice Schieppati, sa che uno dei tormentoni ricorrenti è che il povero ragionier Ugo viene chiamato Fantocci. Ma, guarda caso, anche nel nome della povera Maria Marchetti in una stampa del Settecento è riportato Fantocci. Sembra proprio un destino... Chiusa questa curiosità, l'immagine successiva proiettata sul fondo ci fa vedere una moneta di epoca romana, con l'imperatore Vitellio, mentre sul retro dell'effigie ci sono due dei suoi pargoli, dal nome Vitellio il maschio e Vitellia la femmina. Insomma, non c'era una grande fantasia in casa Vitellio. Fatto sta che lui regnò per breve tempo, nell'anno cosiddetto dei quattro imperatori, il 69 d.C., dopo di lui arrivò la dinastia Flavia prima con Vespasiano, che imperò invece abbastanza a lungo, e poi Tito, che governò soltanto per un paio d'anni, dal 79 all'81 d.C. Forse proprio per questo che si fece un'ottima fama, perché, si sa, i capi di governo più si fermano e più fanno danni. Nei due anni del suo impero successe oltretutto la terrificante eruzione del Vesuvio e pare che lui intervenne con grande solerzia per aiutare le popolazioni colpite. Anche da quest'episodio nacque la sua fama, tanto che in epoca settecentesca fiorirono i libretti, poiché allora si usava oltre alla mitologia anche la storia antica. Una notorietà benevola, che rifletteva la bontà e la clemenza di quest'imperatore.



Su libretto metastasiano, nel 1791, fu scritta La clemenza di Tito, era l'ultimo anno di vita di Mozart, il quale parallelamente compose anche Il flauto magico. Fu scritta per un'occasione storica, l'incoronazione del nuovo imperatore Leopoldo II. Vitellia è dunque un personaggio realmente esistito, sul quale il libretto dell'opera ci fiorisce molto; di questa figura non sappiamo molto, ma siamo a conoscenza che, da figlia di un imperatore la cui dinastia non proseguì, era mossa da una forte brama di potere e gelosia. Luca Schieppati l'ha chiamata Dark Lady, perché dal che entra in scena non vuole altro che far fuori l'imperatore Tito: per lei può anche essere il più buono del mondo, ma siccome non la sposa, e quindi non le ridà i privilegi imperiali, può anche morire. Tuttavia Tito non si sogna nemmeno di corrispondere il suo sentimento, di Vitellia è invece innamoratissimo Sesto, un personaggio maschile ma "en travesti", affidato a una voce femminile, o meglio, all'epoca di Mozart a dei cantanti castrati. Canta il ruolo di Sesto la bravissima mezzosoprano Külli Tomingas. Dice Schieppati: "Mi sono divertito a intitolare questo capitolo la Dark Lady è il Sottone perché lui è proprio un sottone, come dicono i giovanissimi, cioè uno che si sottomette a fare qualunque cosa, cosicché alla fine del duetto sembrerebbe essersi convinto a guidare la congiura per sopprimere l'imperatore Tito.



Finito con la mitologia antica e con la storia, si prosegue con le opere universalmente più note di Wolfgang Amadeus Mozart, basate su soggetti più eterogenei. Che delizia erano le figurine Liebig dei primi del Novecento! Insegnavano un po' il melodramma anche a chi magari non andava a teatro, così si comprava l'estratto di carne e vedeva in ogni confezione una scena da un'opera diversa, anche più scene della stessa opera. Ne vediamo una che riguarda il brano successivo, "Or sai chi l'onore" dal Don Giovanni, una delle arie di Donna Anna. Parliamo di un'opera piena di personaggi femminili, visto che nel protagonista sappiamo che c'era questa passione predominante. Ognuno di essi mostra una straordinaria profondità. Donna Anna è divisa tra il lutto per il padre barbaramente ucciso in duello da Don Giovanni, e l'amore, il rispetto per il suo promesso sposo Don Ottavio, il quale scalpita per convolare alle nozze già previste e che lei continua a rinviare. Molti esegeti di quest'opera ipotizzano che in realtà Donna Anna non avesse tanta voglia di sposare Don Ottavio. Il suo è un personaggio veramente ricco, anche di ambiguità, che però nella prima aria sembrano non esserci. Qui appare come una Vitellia numero due, una furia che chiede solo ed esclusivamente vendetta. Mozart non dà mai l'ultima parola delle sue opere alla ripicca, neanche nel Don Giovanni.



Quando l'iniquo sprofonda all'inferno, la vita continua senza particolari trionfalismi da parte di chi si è liberato di lui e, soprattutto, Mozart scrive anche opere dove ci sono finali di cui oggi dovremmo fare tesoro. Uno degli esempi migliori è Il Ratto del Serraglio, da cui abbiamo ascoltato al pianoforte l'Ouverture. Siamo a Vienna nel 1782, il secondo anno in cui Mozart risiedeva in questa città dopo il trionfo di Monaco. Era arrivato alla Corte di Vienna e si aspettava che gli commissionassero delle opere importanti, ma per cominciare gliene ordinarono invece una di caratura minore di quello che sperava. Ne auspicava una come il precedente Idomeneo, invece gli venne ordinato un Singspiel, vale a dire un'opera in lingua tedesca che non è tutta musicata, ma composta da parti recitate in cui tra una e l'altra ci sono dei numeri, delle canzoni, dei duetti, degli insiemi, quindi un genere per un musicista meno interessante. Ma cosa ne cava Mozart! Artisticamente stupì tutti perché di solito i Singspiel erano musichetta d'intrattenimento, canzoncine. È interessante ciò che racconta Goethe a riguardo. Il poeta aveva provato in gioventù a diventare uomo di teatro, lo sappiamo dal suo bellissimo romanzo "Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister", in quel periodo ci stava provando sul serio e voleva scrivere proprio un Singspiel in collaborazione col suo fido Zelter, un buon musicista ma niente più.



Così iniziarono a scrivere, poi però in una sua pagina disse che era arrivato Mozart con il suo Ratto del serraglio e non ce n'è stato più per nessuno. Un capolavoro senza dubbio perché è da lì che possiamo far nascere tutta la storia successiva dell'opera tedesca. Questo Singspiel è importante non solo musicalmente ma anche per i suoi contenuti; in brevissimo, narra la storia di un Pascià chiamato Selim, che come tutti i Pascià sulle coste del Mediterraneo ogni tanto faceva rapire qualche nave degli occidentali. Così capitano da lui la bellissima Constanze e il suo innamorato Belmonte, che sono in balia di lui. Selim inoltre scopre che Belmonte altri non è che il figlio del suo più acerrimo nemico, che dunque è già lì pronto a farsi passare a fil di spada quando i suoi tentativi di fuga falliscono, ma a quel punto avviene un colpo di scena. Selim, quando tutti si aspettano la sua vendetta, si rivolge a Belmonte e gli dice: "Tu sei qui che aspetti di morire. Ah, ma allora vuol dire che per il tuo popolo commettere ingiustizie è normale perché lo dai per scontato. Sbagli, io ho troppo detestato ciò che mi ha fatto tuo padre per seguirne l'esempio." E lo libera augurandogli di diventare migliore di suo padre. È un finale che sorprende, oltretutto pronunciato dal rappresentante di un popolo con il quale i viennesi dell'epoca si scambiavano mazzate un anno sì e un anno no.



La storia ci racconta della famosa lotta di Giuseppe II d'Asburgo-Lorena contro l'Impero Ottomano, inquadrata nella guerra austro-turca. Questa conclusione rappresentava un segnale, un messaggio di pace e questo brano rende omaggio a un'altra figura femminile, la pace. Vediamo sul fondale dello Spazio Teatro 89 L'Allegoria della Pace e della Guerra di Pompeo Batoni, nel quale la pace placa il dio della guerra. Passiamo a una delle opere preferite da Schieppati, Così fan tutte. Sullo sfondo il pubblico può vedere un signore con un'enorme calamita in mano, è Franz Anton Mesmer, il medico tedesco che ha dato il nome al mesmerismo, un sinonimo del magnetismo. Nel Settecento, il secolo dei Lumi, sappiamo che tutte le arti e le scienze si svilupparono aprendo nuovi confini. Così anche così la medicina, la fisica, cercarono di capire come funzionano gli esseri umani mediante tentativi che alle volte avevano più il sapore della stregoneria che non della scienza vera e propria. Però tutto alla fine contribuì a espandere la ricerca. Mesmer credeva nel magnetismo animale e lo divulgava a Vienna, la sua città di origine, poi andò anche in Francia. Nel Così Fan Tutte viene ricordato nell'episodio in cui Despina si traveste da medico, citando la pietra mesmerica. Anton Mesmer aveva incontrato personalmente Mozart, fu un contatto importante, come spesso sono quelli che facciamo nell'infanzia.



Allora il compositore aveva dodici anni e aveva già scritto un'opera, Bastien und Bastienne, un Singspiel molto semplice con tre soli personaggi: Bastiano, Bastiana e un presunto stregone dal nome di Colas, che era un po' a imitazione di Mesmer. Non vi sono certezze ma una grande probabilità che fu messa in scena proprio a casa di Anton Mesmer, colui che tanto aveva colpito il giovanissimo Mozart, al punto tale da ricordarsene nel Così Fan Tutte. Ma perché in quest'opera è importante menzionare il legame con quest'illustre medico? Perché non è solo la storia di due coppie che a un certo punto s'incrociano, con le due donne, sottoposte a una tentazione dal subdolo Don Alfonso, che alla fine cedono alla corte dei loro stessi fidanzati, ma travestiti e scambiati tra di loro. Non è solo questo, ma è anche una maniera del compositore e del suo grande librettista Lorenzo da Ponte di dare una lettura dell'animo umano preso dall'amore. E cos'è l'amore? Certamente il sentimento, le scambievoli promesse, ma è anche la chimica, appunto il magnetismo animale. Nel programma sono stati messi insieme i duetti "Ah, guarda, sorella" e "Smanie implacabili" da Così fan tutte. I due personaggi femminili si chiamano Dorabella e Fiordiligi, nomi meravigliosi con ascendenze ariostesche. Al duetto d'esordio segue senza soluzione di continuità l'Aria di Dorabella.

Marianne Kirchgessner

Vengono presentate due situazioni diverse: nel duetto le giovani sono felicemente innamorate dei propri fidanzati, mentre quando arriva l'aria questi sono già stati al gioco di Don Alfonso e fanno finta di partire, con Dorabella che è fuori dal ben dell'intelletto. Come sfondo Schieppati ha messo un quadro di non tanti anni dopo quello di composizione dell'opera, rappresenta le Eumenidi, visto che Dorabella in questo suo furore tira in ballo addirittura le furie infernali. Gli è sembrato quindi di dover sottolineare l'esagerazione, anche all'interno di un clima da commedia, di quest'aria di furia che Mozart e Da Ponte avevano deciso di affidare a una delle due sorelle. Risulta funzionale nel contesto dell'opera a farci un po' sospettare, poiché questi eccessi nascondono qualcosa. E infatti qualcosa poi succederà nel corso della rappresentazione. Il libretto di Lorenzo Da Ponte è del tutto originale, non è come quello del Don Giovanni che si rifà a Tirso de Molina e a varie leggende e miti dell'età moderna, tanto meno a Le Nozze di Figaro che ha un intreccio teatrale già collaudato. No, Così fan tutte è proprio farina del suo sacco creativo. Significativa in tal senso è la scelta dei nomi. La citata Despina non è un nome dato a caso, ma si riferisce a una divinità dell'antica Grecia: Dèspoina.



Sullo sfondo ligneo appare il velo di questa divinità ctonia, di quelle che stavano sottoterra; era la sorella di Persefone, solo che questa una volta all'anno a primavera usciva fuori donandoci la bellezza dei fiori e del raccolto, mentre Dèspoina se ne stava sotto e portava solo il gelo dell'inverno. Chiamandola così Da Ponte ha voluto suggerire un personaggio che raggela tutti gli slanci amorosi delle due sorelle. In più ricorda l'antica Grecia. Siamo nel 1790, l'anno prima c'era stata la rivoluzione francese e Despina sembra veramente una tricoteuse, una donna che durante la Rivoluzione francese sedeva davanti alla ghigliottina lavorando a maglia mentre assisteva alle esecuzioni pubbliche. Una figura negativa questa Despina, che proponeva alle sorelle di non dare la minima importanza ai giuramenti amorosi dei fidanzati poiché gli uomini sono tutti uguali e traditori. Un altro tipo di magnetismo era collegato al pezzo successivo, che Mozart scrisse per uno strumento realmente magico, l'armonica a bicchieri. Il suo meccanismo di funzionamento prevede delle coppe di vetro di diverso diametro poste una nell'altra, dalla più piccola fino alla più grande. Con una pedaliera vengono fatte girare e l'abilità dell'interprete sta nell'usare di volta in volta quella che ha l'intonazione della nota richiesta.



Non è uno strumento tanto usato, lo adoperò Mozart per due composizioni scritte quando conobbe Marianne Kirchgessner, un'interprete di glassarmonica da quattro anni non vedente a causa di una malattia. Il compositore fu commosso dalla sua triste situazione, ma pure per la sua bravura di grande interprete. Per tale strumento scrisse oltre a quest'Adagio, che è eseguibile pure sul pianoforte, anche un quintetto con altri strumenti. Come non commuoversi sino alle lacrime di fronte alla vicenda di questa sfortunata artista? Luca Schieppati ha suonato per noi l'Adagio per glassarmonica sola K. 356/617a con una delicatezza estrema, quasi sottovoce, ma è proprio quella fragilità che si è rivelata strumento potentissimo per toccare la nostra più recondita sensibilità. All'esecuzione sono seguiti degli applausi altrettanto sommessi, quasi a non turbare l'atmosfera delicatamente eterea che si era creata nella sala. Nel brano successivo, il duetto "Via resti servita", torniamo alle nozze di Figaro, da cui siamo partiti. Nei personaggi operistici femminili Wolfgang Amadeus Mozart non tratta le donne come se fossero tutte portatrici di esempi edificanti. Ce ne sono di reali in carne e ossa che hanno alle volte motivi di conflitto. Se osserviamo il "corpus" operistico mozartiano, ci accorgiamo che c'è una sola disputa tra donne e avviene proprio ne Le nozze di Figaro, le altre sono tutti attinenti alla guerra dei sessi.



Accade all'inizio dell'opera tra Susanna, che è la promessa sposa di Figaro ma è concupita dal conte d'Almaviva, e Marcellina. Senonché si scopre che Marcellina è la mamma di Figaro. Lui che credeva di essere un orfanello, un trovatello, a un certo punto viene a conoscenza di un geroglifico che Marcellina ha sul braccio, cosicché lei non può che rivelarsi. Segue la scena di agnizione di questa parentela, al tempo stesso commovente ma soprattutto spassosa perché Mozart e Da Ponte approfittano della situazione per farci ridere. Ma perché si manifesta questa rivalità? Per il fatto che Marcellina vorrebbe lei sposare Figaro, dando adito a una situazione che si presta a facili ironie, visto che descrive una signora decisamente "Âgée" che ha delle mire su un giovanotto. Nella schermaglia, perché è un duetto ma può essere definito un battibecco più che un duetto, termine musicale un po' asettico, le due donne si rinfacciano a vicenda quelli che secondo loro sono i difetti di una e dell'altra, finché Susanna sfodera l'arma letale e le rimprovera l'età. Con l'Aria "Non so più, cosa son, cosa faccio" da Le Nozze di Figaro torniamo al personaggio che ha aperto il concerto, Cherubino, che di arie ne ha due. Un ruolo indicativo di un modo di pensare il rapporto tra uomo e donna come una sintesi fra le diversità. Ci dà il destro per sottolineare la sua ambivalenza, che è presente sin dal testo di quest'aria.



Lorenzo Da Ponte è stato di una sottigliezza ineguagliabile. Quella che abbiamo sentito inizialmente, "Voi che sapete", si rivolge alle donne, mentre in "Non so più, cosa son, cosa faccio" i pensieri di Cherubino si dividono tra la sua convinzione che le donne sappiano tutti i misteri di quella cosa meravigliosa che lui sente essere l'amore, ma non sa che cos'è, e la sua interiorità, la quale è ancora come un magma indefinito che non ha ancora forma alcuna. La prima aria ha una struttura formale chiara, come di una canzonetta, nella finzione scenica Cherubino fa un omaggio da innamorato a tutte le donne, ma accade che si apre uno squarcio, un "tranche de vie" su questi personaggi. Lui sta appresso alla contessa, una donna sposata di una generazione più matura, testimonianza che le sue mete amorose sono ancora indefinite. Nella seconda il compositore cerca di darci invece l'idea di un flusso di coscienza, uno slancio che dalla prima nota all'ultima trascina questo fanciullo. Parliamo, nella funzione teatrale di Beaumarchais prima e di Mozart poi, di un ragazzo all'incirca quindicenne. Insieme al suo animo l'emozione trascina anche noi, compartecipi di sentimenti che riguardano da vicino ogni persona. Sarebbe bello riuscire a tenere il Cherubino che è in noi sempre vivo per tutta la nostra esistenza.



Mentre il brano si svolge, sullo sfondo appare un quadro di Jacques-Émile Blanche, un pittore vissuto tra fine ottocento e primi del novecento che i musicisti conoscono e amano perché ha fatto un bellissimo ritratto di Claude Debussy. Gli piaceva ritrarre anche delle modelle in costume teatrale e quella che vediamo è la sua preferita in costume da Cherubino. Nel gran finale si appalesa "La Contessa, Almaviva che assolve e risolve nell'aria "Dove sono i bei momenti" da Le Nozze di Figaro. Viene tenuto per ultimo il personaggio femminile considerato in questo contesto il più importante, cioè la Contessa d'Almaviva, un ruolo femminile non solo meraviglioso dal punto di vista vocale, foriero di arie una più bella dell'altra, ma anche una figura risolutiva della folle giornata delle nozze di Figaro, con un marito che la vuole tradire ma al tempo stesso è geloso di lei. Le varie vicende s'intersecano e la mettono in condizione di sentirsi umiliata, offesa. Ebbene, lei invece di reagire, cercare facilmente vendetta del suo consorte, dandosi a sua volta ai bei momenti, ripensa agli episodi di felicità col marito, il Conte d'Almaviva, che, non dimentichiamolo, è lo stesso che la corteggiò con successo nel Barbiere di Siviglia. Invece no, cerca con l'intelligenza, con il lume della ragione, di creare una situazione che metta il marito nella condizione di prendere coscienza del male che le sta facendo.



Un consorte che è stato così disinvolto nel tradire il suo affetto e nel comportarsi in un modo che offende sia lei che i suoi sottoposti, Susanna e Figaro. È un atto finale che ogni volta fa venire i lucciconi (Ah! Se almen la mia costanza nel languire amando ognor mi portasse una speranza di cangiar l'ingrato cor). Comprendiamo tutta la nobiltà del suo animo, ovviamente spirituale e non certo relativa al suo status di moglie di un conte. Dopo Il barbiere di Siviglia e Le nozze di Figaro, Beaumarchais scrisse anche un terzo capitolo sulle tormentate vicende dei coniugi Almaviva e di Susanna e Figaro. Meno famoso perché scritto in seguito, tra l'89 e il 90, quando né Mozart né altri musicisti dell'epoca lo degnavano d'attenzione, S'intitola "La madre colpevole", in verità non una commedia ma un dramma con risvolti seri e pure tragici. Cherubino poi partirà per la guerra e morirà. Tutto il dramma è incentrato ancora sulla Contessa di Almaviva, la quale ci mostra il suo animo lacerato dal rimorso. Qui casca a fagiolo un'altra figurina Liebig, messa perché sembra una scena da Le nozze di Figaro. Si tratta in realtà di un'opera che sappiamo essere sicuramente stata ispirata dalle nozze, Il Cavaliere della Rosa, dove Octavian è un sosia di Cherubino e la Marescialla una sosia della Contessa. Mai una madre colpevole è stata messa in musica con quest'intensità.



La potenza germinativa e inventiva della triade Mozart/Da Ponte/Beaumarchais ha avuto un seguito nel Novecento. A conclusione della serata un bis stupendo con le due cantanti che interpretano il duetto "Barcarolle" ("Belle nuit, ô nuit d'amour") tratto da Les Contes d'Hoffmann di Jacques Offenbach. Delle due superbe voci di Tomingas e Bisceglie non si può dire che tutto il bene possibile. Straordinaria la loro espressività e potenza, si sono dimostrare mozartiane sin nel midollo poiché ricche di quella grazia ammiccante che era tipica del genio salisburghese. I temi melodici dispiegati hanno così acquisito una scultorea plasticità, in linea con una narrazione a volte accorata tal altra brillantemente umoristica, a rappresentare le più eterogenee gradazioni degli stati d'animo umano. Se da un lato il mezzosoprano Külli Tomingas ha esibito una rara intensità di voce, altamente coinvolgente nei frangenti drammatici, la soprano dal canto suo ha ammaliato tutti noi con una sensazione d'immediata freschezza, forte di una duttilità vocale meravigliosamente fusa con i moti espressivi. Sono qualità che messe insieme hanno reso particolarmente coinvolgenti i duetti, rivelando un impasto timbrico di grande ricchezza armonica. Due artiste di vaglia che si sono segnalate anche per la loro bravura di attrici, forti di una raffinata e sicura presenza scenica. Luca Schieppati è quel professionista che tutti vorrebbero ascoltare, per la sua valentia strumentale, per l'immensa cultura e per una non comune carica di simpatia che tutto irradia di una confortante solarità.




Alfredo Di Pietro

Marzo 2026


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